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E QUESTO VORREBBE GUIDARE LA NOSTRA PATRIA……..?????

da DAGOSPIA

10 gen 2018 09:50

“USCIRE DALL’EURO? NON E’ PIU’ IL MOMENTO” – ORA CHE SI AVVICINANO LE STANZE DEL POTERE, LUIGINO SI TOGLIE I PANNI DA GRILLINO-GRULLINO E SI MOSTRA PER IL DEMOCRISTONE CHE E’ – OSPITE DI “PORTA A PORTA”, HA VOLUTO RASSICURARE GLI ELETTORI (E I POTERI FORTI) SULL’EUROPEISMO DEL M5S

Alessandro Trocino per il “Corriere della Sera”

BRUNO VESPA E LUIGI DI MAIO BRUNO VESPA E LUIGI DI MAIO

Uscire dall’ euro? «Non è più il momento». I candidati esterni? «Rafforzeranno il nostro gruppo». Il suo ruolo? «Tutelare il Movimento dagli approfittatori». Luigi Di Maio presenta così a Porta a Porta il nuovo M5S a sua immagine e somiglianza. E attacca il Pd per la vicenda dei rifiuti di Roma: «È sempre successo che in un periodo di picco come le ferie, Roma mandasse i rifiuti in altre regioni. Dico al Pd: smettetela di fare campagna elettorale sulle spalle dei romani».

Il capo politico dei 5 Stelle fa un ennesimo passo lontano dall’ antieuropeismo di qualche mese fa e rassicura l’ elettorato che non ci saranno strappi: «Non credo che sia più il momento per l’ Italia di uscire dall’ euro, perché l’ asse franco-tedesco non è più così forte e spero di non arrivare al referendum sull’ euro che comunque per me sarebbe una extrema ratio».

Nella sua prospettiva, Di Maio immagina un 5 Stelle vincente, che va a governare: «Se saremo quelli con più voti non vedo alternative, credo che il presidente Mattarella debba dare l’ incarico a chi è in grado di costruire una maggioranza».

Naturalmente, la questione che si pone è come faranno a crearla questa maggioranza, vista la nota allergia alle alleanze con gli altri partiti: «Se non avremo la maggioranza, il mio appello, la sera delle elezioni, sarà rivolto ai gruppi, per avere una maggioranza che sostenga una squadra di governo che annunceremo prima del voto. Non voglio cambi di casacca: farò appelli ai gruppi, con incontri trasparenti».

Per ottenere un buon risultato, Di Maio ha aperto il Movimento, finora blindato ai soli iscritti di lungo corso, anche a personalità esterne, nonostante i molti mugugni: «Faccio un appello alle migliori persone che hanno voglia di fare. Se volete cambiare questo Paese, il M5S è aperto.

E ho apprezzato che anche chi ha tanto da perdere si metta in gioco con le parlamentarie.

Le farà anche Gregorio De Falco». Allusione alle polemiche nate per un vecchio post del comandante De Falco contro Alessandro Di Battista: «Ho sentito De Falco – spiega Di Maio – e mi ha detto che era solo una battuta».

Il capo dei 5 Stelle prova a ridimensionare il ruolo di Davide Casaleggio: «Non ha incarichi decisionali, manda solo avanti Rousseau, a costo zero». E lancia alcuni temi per la prossima legislatura: l’ introduzione in Costituzione del vincolo di mandato per i parlamentari; un programma di «investimenti ad alto deficit, con grandi opere»; e il reddito di cittadinanza, grazie al quale «nessuno sarà mai più sotto la soglia di povertà».

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E’ FORSE UN MESSAGGIO AI SINDACI NON ALLINEATI CON IL REGIME ROSSO ????

Fino all’ultimo minuto secondo del suo disastroso mandato, deve sottolineare di essere il PEGGIORE governatore (minuscolo voluto e dovuto) che il Friuli Venezia Giulia abbia mai avuto!!!!

Naturalmente, trattandosi del PD, non poteva mancare quella che oramai è una prassi : LA MENZOGNA!!!!

Patrick di Majan

da IL CORSARO DELLA SERA 10gen 2018

Scritto da Il Corsaro
ECCO LA LETTERA CON BUGIA DELLA SERRACCHIANI

La governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ha inviato in omaggio a tutti i sindaci della Regione il libro “Signor/a Sindaco. Come fare quando” a cura di Leonardo Gambo che per 25 anni è stato capo del cerimoniale di Palazzo Oberdan. Leggendo quanto scritto nella lettera della Serracchiani ai sindaci, si apprende che l’editore del volume sarebbe l’Ancep, ovvero l’associazione nazionale cerimonialisti enti pubblici, sodalizio senza fini di lucro. Nella fotografia del libro pubblicata a fianco all’articolo appare totalmente sfumata la parte inferiore della copertina. Presto spiegato il motivo. In verità la casa editrice non è l’Ancep, bensì la pordenonese Primalinea. In ultima di copertina nel libro in oggetto, si legge testualmente “la presente pubblicazione è stata realizzata in collaborazione con Ancep”, che è cosa ben diversa da quanto riferito sui giornali; poco sotto, appare il logo ufficiale della Regione Fvg che sta ad indicare due cose: il libro è stato sovvenzionato dalla Regione Fvg e la diffusione è riservata ai soli sindaci “bisognosi di galateo” del Friuli Venezia Giulia e non su tutto il territorio nazionale. Da una rapida visione su internet è possibile vedere che il libro “Signor/a sindaco. Come fare quando?” è edito dalla casa editrice Primalinea di Pordenone, è stato pubblicato il 1 gemmaio 2017 ed ha un costo al pubblico di 25 euro. Tenendo per buoni almeno 400 comuni in Friuli Venezia Giulia arriveremmo alla cifra forfettaria di 10mila euro.

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VEDIAMO INSIEME CHI SONO I PRO IMMIGRATI……!!!!

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ONG e Associazioni varie che hanno capito che gli immigrati e miserabili vari sono una fonte di ricchezza…….. e se per caso non sei d’accordo con loro, sei un razzista un idiota e un fascista!!!!

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Sinistraglia varia, che non sanno fare altro che mettere le mani nelle tasche degli italiani e che per arricchire le loro cooperative rosse non ci hanno pensato neanche un secondo a tradire il loro popolo!!!!

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Il MoViMento 5 Stelle, progettato per intercettare i voti di protesta e renderli inutili!!!!

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Un ramo della Magistratura, che niente perdona agli italiani e tutto ai clandestini!!!!!

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I Sindacati, ideati e nati per difendere la classe operaia e che oggi come oggi difendono solo i propri interessi……….dirigenti e funzionari sindacali che guadagnano cifre enormi!!!!

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La Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che con le loro Caritas Diocesane guadagnano l’ira di Dio……… forse sono i peggiori, perché predicano bene e razzolano male, infatti, predicano l’accoglienza e sono pro Ius Soli, ma guai se qualche bisognoso si presenta in Vaticano……. viene immediatamente sbattuto fuori!!!!

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Patrick di Majan

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FORSE HO CAPITO………!!!!

Eh sì, probabilmente ho capito perché hanno fatto fuori da Presidente dell’ASP MORO l’amico arch. Andrea D’Antoni……….!!!!

Patrick di Majan

da LEOPOST

CODROPIO EXXX…POLZIVE!!! IL MEDIO FRIULI COME L’IRAN: IAN LAHEY, GUIDA SUPREMA DI AGORA’ CODROPIESE, SEQUESTRA LA LIBERTA’ DI STAMPA, DISABILITATI I COMMENTI SU VALENTINA BATTISTON, PROCURA!

Date: gennaio 8, 2018 5:32 PM

La procura (leggi ultimo commento qui sopra), a causa dell’interesse del blogger verso il doppio incarico (direttore ASP a Codroipo e Cordenons) di Valentina Battiston, si interessa di nuovo del blogger su istanza di Ian Lahey, guardia militare della propaganda del regime conservatore di centrodestra nel medio Friuli (Codroipo).

Caro soldatino, quali sarebbero le figure meschine? quelle di pubblicare atti pubblici che voi ignorate?

Chi è Ian Lahey? Dal suo profilo di facebook, risulta che sia “English Teacher presso il Ministero di Istruzione Università E Ricerca.” Siamo onorati per l’attenzione. Davvero. E’ stato anche “Teacher presso il centro studi Volta”, si presume di Udine, non è specificato. Doppiamente onorati, ma non basta, Ian Lahey è anche amministratore del sito “Agorà codroipese…” una piazza social che narra di questioni locali. Ebbene, Ian Lahey finisce sulla pagina che fa tendenza per via di una censura su facebook che il prof. Lahey ha imposto al blogger più querelato del Nord; il teacher dev’essersi indispettito per la notizia pubblicata sul blogger e relativa a Valentina Battiston che, oltre a dirigere l’Asp Moro di Codroipo (71mila euri/anno), si trova anche nella favorevole condizione di essere direttore generale dell’Asp “Arcobaleno” di Cordenons (37mila euri/anno).

Per quale remoto motivo sono stati disabilitati i commenti? Quali sensibilità…, segreti…, affari…, amicizie…, pilotaggi…, soldi…, compensazioni…, potevano emergere dall’incontrollabile stampa libera? Perché sequestrare la libertà di commento su un fatto pubblico? Su un doppio direttore che riceve soldi pubblici? Chi è Valentina Battiston? L’Iran chiama, il Medio Friuli risponde.

Il professor Lahey, novello Ali Khamenei, guida suprema del medio Friuli dove i ducetti del centrodestra vogliono mantenere così com’è l’attuale sistema politico; un sistema basato sul potere delle guardie militari che hanno il compito di controllare la stampa locale ed evitare che le notizie scomode si possano diffondere. La censura ai tempi di facebook.

Proprio ieri, un celebre politico regionale, a proposito dei social ebbe a dire: “Vi aspetto, qui la porta è sempre aperta”. Altra levatura.

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SE SI TRATTASSE DI UNA BARZELLETTA FAREBBE ANCHE RIDERE……..!!!!

Il bello è, che se magari lo chiami IDIOTA, potrebbe pure offendersi…..!!!!

Patrick di Majan

da TODAY

Rassegna

“Matteo Renzi vuole abolire il canone Rai”

Il retroscena su Repubblica. Sarebbe questa la prima mossa del Pd in campagna elettorale. Dura la replica del ministro dello Sviluppo economico Calenda

Redazione
05 gennaio 2018 11:11

“Matteo Renzi vuole abolire il canone Rai”

Matteo Renzi starebbe pensando di abolire il canone Rai. In un articolo pubblicato su Repubblica, Tommaso Ciriaco riferisce infatti un retroscena che vede il segretario del Pd pronto a proporne l’eliminazione: “Nella prossima direzione del Pd proporrò l’abolizione del canone Rai”.

Perché abolire il canone Rai

Si tratta di una “brutta tassa”, invisa agli italiani, avrebbe spiegato Renzi. L’annuncio sarebbe stato fatto in gran segreto. Ma il segretario dem avrebbe in mente anche di modificare i tetti pubblicitari che penalizzano la Rai rispetto alle reti private.

“Matteo Renzi vuole abolire il canone Rai”

Matteo Renzi starebbe pensando di abolire il canone Rai. In un articolo pubblicato su Repubblica, Tommaso Ciriaco riferisce infatti un retroscena che vede il segretario del Pd pronto a proporne l’eliminazione: “Nella prossima direzione del Pd proporrò l’abolizione del canone Rai”.

Perché abolire il canone Rai

Si tratta di una “brutta tassa”, invisa agli italiani, avrebbe spiegato Renzi. L’annuncio sarebbe stato fatto in gran segreto. Ma il segretario dem avrebbe in mente anche di modificare i tetti pubblicitari che penalizzano la Rai rispetto alle reti private.

Abolire canone Rai? La replica di Calenda

Carlo Calenda però dice no. “Spero che l’idea di abolire il canone Rai sostituendolo con un finanziamento dello Stato non sia la proposta del Pd per la campagna elettorale come riportato da Repubblica – scrive il ministro su Twitter -. I soldi dello Stato sono i soldi dei cittadini e dunque sarebbe solo una partita (presa) di (in) giro”.

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ERANO MERDE INFAMI ALLORA E TALI SONO RIMASTI……… I SINISTRATI !!!!

Acca Larentia. Franco, Francesco,Stefano: PRESENTE!

da Marco Vannucci

Acca Larentia, io non dimentico. Ma perché tutti possano ricordare riporto il volantino siglato dai comunisti dopo la strage compiuta. Lo dedico a tutte le persone ignobili, Boldrini in testa.
« Un nucleo armato, dopo un’accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larentia, ha colpito i topi neri nell’esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l’ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga. Da troppo tempo lo squadrismo insanguina le strade d’Italia coperto dalla magistratura e dai partiti dell’accordo a sei. Questa connivenza garantisce i fascisti dalle carceri borghesi, ma non dalla giustizia proletaria, che non darà mai tregua. Abbiamo colpito duro e non certo a caso, le carogne nere sono picchiatori ben conosciuti e addestrati all’uso delle armi. »
(Rivendicazione della strage di Acca Larentia a nome dei “Nuclei Armati di Contropotere territoriale”)
Erano ragazzi di 18 anni, armati solo di libri che portavano sottobraccio.

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da IL GIORNALE D’ ITALIA

Il ricordo

07/01/2018 12:35

Acca Larentia: un amore infinito per Francesco, Franco e Stefano

Presente alla commemorazione una delegazione del Movimento Nazionale guidata da Storace e Alemanno

C’erano Francesco Storace e Gianni Alemanno, insieme a tanti altri dirigenti del Movimento Nazionale per la Sovniratà, a rendere omaggio a Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, i giovani del Msi assassinati in nome dello slogan delle sinistre “uccidere un fascista non è reato” negli Anni di piombo.

Sono passati ormai quarant’anni e la comunità della destra continua, come da tradizione, ad onorare questi tre martiri, nei confronti dei quali la giustizia italiana non è riuscita a sbattere dentro una cella di un carcere i responsabili.
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L’editoriale della domenica di Francesco Storace

07/01/2018 06:00

NON PASSA MAI

Il 7 gennaio del 1978 l’eccidio che è incancellabile nella memoria di una comunità che piange ancora oggi il sangue versato

Quarant’anni dopo la strage di Acca Larentia resta vivo il ricordo di Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni, martiri del Msi assassinati dall’odio di regime

Quarant’anni che non passano mai.

Il “presente”.

Le corone.

E la testa che ronza il 7 gennaio. Sempre, ogni 7 gennaio, ogni anno.

Acca Larentia e’ il simbolo furente della storia di una comunità, rappresenta l’agguato vile contro chiunque uscisse da quella sezione. L’odio contro il nostro mondo, che viene commemorato anche da chi con quel Msi non c’entrava nulla, ma sente vivo il legame di sangue con Franco, Francesco e Stefano.

Io fui fortunato. Perché c’ero qualche mese prima e c’ero qualche giorno dopo. Ad Acca Larentia passai molto tempo della mia gioventù, e magari poteva toccare pure a me. Del resto, mi ci ritrovai in mezzo alle pallottole trascorsi appena dodici mesi, in quello stesso luogo. Che continuava ad essere odiato dall’estremismo rosso.

Per quarant’anni e per i prossimi quaranta abbiamo vissuto e vivremo il 7 gennaio quasi in surplace, a chiederci il perché di tanta furia omicida che si abbatte’ contro Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni (di quest’ultimo l’allora capitano dei carabinieri Sivori nega di esserne stato l’assassino). Violenza, terrore, strage.

Tutti e tre oggi sarebbero stati sessantenni o giù di li’ a interrogarsi sul destino di una destra italiana per cui tante vite umane si sono sacrificate. Fummo la generazione dell’incoscienza, sentenziava qualcuno. Eppure amavamo la vita, sapendo di rischiarla ogni giorno. Perché c’erano miti per cui valeva la pena di lottare, e c’erano generazioni passate da onorare con la militanza quotidiana. C’era l’orgoglio di essere additati come neofascisti, nemici di un sistema che chiamavamo regime. Non ci pareva affatto di vivere in democrazia, e il sangue di Franco, Francesco e Stefano stava lì a rappresentarlo in maniera inequivocabile.

Anche stamane il nostro pensiero è triste, imbronciato. Perché non c’è stata mai giustizia per quei nostri Caduti sul fronte di una guerra subita sull’onda e sull’onta di uno slogan terribile: “uccidere un fascista non è reato”. E ci siamo sempre chiesti quale mente infame abbia mai potuto partorire una schifezza del genere.

Con Bigonzetti andavo a scuola, lui nella classe del corso superiore alla mia per via dell’età; con Ciavatta in motorino quando capitava; Stefano l’avrò forse incontrato in qualche nostra manifestazione. Ancora oggi li sento, li sentiamo tutti fratelli nostri che vivono perché davvero non li abbiamo dimenticati.

E sbaglia chi pensa di impartire lezioni a loro nome, perché tutti ci si deve inchinare ad una memoria collettiva senza appropriarsene. Perché quelle strade attraversate dal martirio, in quegli anni, potevano colpire chiunque tra noi. E semmai dobbiamo ancora cambiare e per davvero questo mondo che sembra tornare spaventosamente indietro con leggi e comportamenti persino di autorità istituzionali che paiono caratterizzati ancora dall’odio di allora.

Non credo di sbagliare se mi preoccupa la quotidiana lezione di antifascismo paramilitante che torna dalle parole di Laura Boldrini come dalle proposte di Emanuele Fiano. Quarant’anni fa erano pallottole indirizzate verso Acca Larentia.

Quarant’anni che non passano mai.

Il “presente”.

Le corone.

E la testa che ronza il 7 gennaio. Sempre, ogni 7 gennaio, ogni anno.

Acca Larentia è il simbolo furente della storia di una comunità, rappresenta l’agguato vile contro chiunque uscisse da quella sezione. L’odio contro il nostro mondo, che viene commemorato anche da chi con quel Msi non c’entrava nulla, ma sente vivo il legame di sangue con Franco, Francesco e Stefano.

Io fui fortunato. Perché c’ero qualche mese prima e c’ero qualche giorno dopo. Ad Acca Larentia passai molto tempo della mia gioventù, e magari poteva toccare pure a me. Del resto, mi ci ritrovai in mezzo alle pallottole trascorsi appena dodici mesi, in quello stesso luogo. Che continuava ad essere odiato dall’estremismo rosso.

Per quarant’anni e per i prossimi quaranta abbiamo vissuto e vivremo il 7 gennaio quasi in surplace, a chiederci il perché di tanta furia omicida che si abbatte’ contro Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni (di quest’ultimo l’allora capitano dei carabinieri Sivori nega di esserne stato l’assassino). Violenza, terrore, strage.

Tutti e tre oggi sarebbero stati sessantenni o giù di lì a interrogarsi sul destino di una destra italiana per cui tante vite umane si sono sacrificate. Fummo la generazione dell’incoscienza, sentenziava qualcuno. Eppure amavamo la vita, sapendo di rischiarla ogni giorno. Perché c’erano miti per cui valeva la pena di lottare, e c’erano generazioni passate da onorare con la militanza quotidiana. C’era l’orgoglio di essere additati come neofascisti, nemici di un sistema che chiamavamo regime. Non ci pareva affatto di vivere in democrazia, e il sangue di Franco, Francesco e Stefano stava lì a rappresentarlo in maniera inequivocabile.

Anche stamane il nostro pensiero è triste, imbronciato. Perché non c’è stata mai giustizia per quei nostri Caduti sul fronte di una guerra subita sull’onda e sull’onta di uno slogan terribile: “uccidere un fascista non è reato”. E ci siamo sempre chiesti quale mente infame abbia mai potuto partorire una schifezza del genere.

Con Bigonzetti andavo a scuola, lui nella classe del corso superiore alla mia per via dell’età; con Ciavatta in motorino quando capitava; Stefano l’avrò forse incontrato in qualche nostra manifestazione. Ancora oggi li sento, li sentiamo tutti fratelli nostri che vivono perché davvero non li abbiamo dimenticati.

E sbaglia chi pensa di impartire lezioni a loro nome, perché tutti ci si deve inchinare ad una memoria collettiva senza appropriarsene. Perché quelle strade attraversate dal martirio, in quegli anni, potevano colpire chiunque tra noi. E semmai dobbiamo ancora cambiare e per davvero questo mondo che sembra tornare spaventosamente indietro con leggi e comportamenti persino di autorità istituzionali che paiono caratterizzati ancora dall’odio di allora.

Non credo di sbagliare se mi preoccupa la quotidiana lezione di antifascismo paramilitante che torna dalle parole di Laura Boldrini come dalle proposte di Emanuele Fiano. Quarant’anni fa erano pallottole indirizzate verso Acca Larentia.

Francesco Storace

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da ImolaOggi

7 Gennaio 1978: l’eccidio di Acca Larenzia. Tutto quel sangue senza colpevoli e verità .

Pubblicato: Domenica, 07 Gennaio 2018 09:01 | Scritto da Fabrizio Giusti

ACCADDE OGGI – La morte e di Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni: uno dei delitti più gravi (e insoluti) degli ‘anni di piombo’

ilmamilio.it

Gli anni settanta in Italia traboccavano di speranza, ma anche di morte. Potevi essere ucciso per un paio di stivali che indossavi, perché passavi nel quartiere sbagliato, perché finivi in mezzo ad una sparatoria, perché leggevi il giornale ‘sbagliato’. Furono anni di svolta sociale, di diritti conquistati, ma anche di paura, di stragi, di delinquenza feroce, di ragazzi uccisi di qua e di là della barricata per odio cieco, vendicativo, dove alcune istituzioni giocarono per fagocitare il cambiamento, bloccarlo, oppure sviarlo. Giovani di destra e di sinistra, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e semplici cittadini: tutti travolti dalla spirale della violenza. Anni (anche) senza giustizia e senza colpevoli. Persino senza uno straccio di processo.

La Strage di Acca Larentia, del 7 gennaio 1978, è uno di quegli episodi in cui al dolore e alla fine premature di tre giovani militanti di destra, si è associata l’assenza dello Stato e della Magistratura. Un pluriomicidio a sfondo politico avvenuto a Roma, nel quartiere Tuscolano, in uno di quei perimetri con dei palazzoni figli della crescita espansionistica senza una dimensione umana. Qui, quella sera, tra una piazzetta ed una via, furono uccisi due giovani attivisti del Fronte della Gioventù,, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, che caddero assassinati in un agguato davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larentia. Stefano Recchioni, qualche ora più tardi, venne ucciso da un capitano dei Carabinieri durante una spontanea manifestazione di protesta, organizzata nei pressi della sede dai militanti missini.

“Uccisi dallo Stato e dai comunisti”, si dirà. Così una parte di quella generazione pensò di armarsi e di sparare. Ma è un’altra storia. Tragica altrettanto. Piena di lutti.

Acca Larenzia è la madre delle stragi per un’intera area politica, che vedrà uccisi alla fine degli anni del terrorismo oltre una ventina di giovani del Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale, ritenuto il partito che versò il tributo di sangue più altro tra le forze parlamentari. I giovani di Acca Larenzia non furono i primi. Prima c’erano stati Ugo Venturini, Carlo Falvella, il terribile rogo do Primavalle in cui perì anche il piccolo Stefano Mattei, assieme al fratello Virglio, Enrico Pedenovi, i militanti Giralucci e Mazzola a Padova, prime vittime delle Br, Mario Zicchieri, ammazzato con un fucile a canne mozze davanti alla sede del Prenestino. Solo per citarne alcuni.

Il 7 Gennaio, verso le 18:20, l’Italia era già stata insanguinata abbastanza. Di qua e di là del fronte. Due mesi ancora e sarà la Strage di Via Fani e il delitto Moro a raccontare agli italiani cosa era capace di fare la violenza del terrorismo e a quale livello di fuoco era arrivata, a quale grado di organizzazione e chissà a quale vertice di rapporto con entità sconosciute era giunto.

Quel 7 Gennaio, mentre si apprestavano ad uscire dalla loro sezione, cinque giovani militanti furono investiti dai colpi di diverse armi automatiche sparati da un gruppo di fuoco formato da cinque o sei persone: uno di loro, Franco Bigonzetti, ventenne, rimase ucciso sul colpo. Vincenzo Segneri, seppur ferito ad un braccio, riuscì a rientrare all’interno della sede del partito assieme ad altri due militanti: Maurizio Lupini e Giuseppe D’Audino.

Francesco Ciavatta, studente di diciott’anni pur essendo ferito, tentò di fuggire attraversando la scalinata situata a lato dell’ingresso della sede, ma fu raggiunto e colpito nuovamente alla schiena. Morì in ambulanza, durante il trasporto in ospedale.

Nelle ore seguenti, col diffondersi della notizia dell’agguato, una folla di attivisti organizzò un sit-in di protesta sul luogo della tragedia. In uno di questi frangenti, partirono alcuni colpi in aria, mentre un capitano dei Carabinieri, secondo le testimonianze, sparò ad altezza d’uomo, colpendo piena fronte il diciannovenne Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio. Per questo episodio il capitano Edoardo Sivori finì sotto processo, ma venne poi prosciolto da ogni accusa. Alcuni mesi dopo l’accaduto, il padre del Ciavatta, portiere di uno stabile, si uccise bevendo una bottiglia di acido muriatico. E’ il quarto morto dell’eccidio.

Solo dieci anni più tardi, grazie alle confessioni di una pentita, si arrivò all’arresto di alcuni militanti di Lotta Continua. Uno di loro, Mario Scrocca, si suicidò in cella. Altri tre arrestati furono assolti in primo grado per insufficienza di prove, stessa sorte toccò ad un’altra imputata latitante. I colpevoli dell’agguato sono quindi rimasti sempre liberi. Nessuna verità, nessun colpevole.

Una delle armi utilizzate nell’agguato, una mitraglietta Skorpion, fu rinvenuta in un covo delle Brigate Rosse a Milano. Si scoprì che la stessa arma era stata utilizzata per gli omicidi di Ezio Tarantelli, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore democristiano Roberto Ruffilli. Nel 2013, a seguito di un’interpellanza parlamentare, venne ricostruita la provenienza iniziale dell’arma, che fu originariamente acquistata, nel 1971, dal cantante Jimmy Fontana. Una mitraglietta passata nel corso del tempo tra vari proprietari, come un ispettore di polizia, a fini di collezionismo, e poi, con un tragitto mai del tutto chiarito, a disposizione del gruppo di terroristi.

Acca Larenzia è un buco nero. Nero come il lutto. Nero come l’assenza della Giustizia. Nero come il disimpegno dello Stato. E’ accaduto per altri omicidi degli anni di piombo per i quali nessuno ha pagato, per i quali persino chi è stato ritenuto colpevole ha scontato un giorno di carcere, per i quali ci sono tanti e troppi latitanti in ogni angolo del mondo. Ogni tanto se ne parla, in pochi però si interessano delle famiglie di quei morti innocenti. Di qualsiasi appartenenza politica, di qualsiasi ceto sociale. Sono rimasti gli esseri umani più traditi – i familiari – dalle istituzioni che non hanno saputo dare una risposta alla distruzione degli affetti.

Questo è l’orrore più grande, oltre il sangue sparso sui marciapiedi.

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NO A UNA EUROPA FINANZIARIA-COMUNISTA E PEDOFILA !!!!

Sinistraglia varia e grullini si battono da anni per far entrare la Turchia in Europa…….. traetene le conclusioni!!!!

Patrick di Majan

da ImolaOggi

Erdogan, patto con gli imam: “Sì al matrimonio per le bambine di 9 anni”
EUROPA UE, NEWS mercoledì, 3, gennaio, 2018

Per la Diyanet turca le bambine si possono sposare dall’inizio della pubertà

In Turchia cade anche l’ultimo tabù: le autorità religiose hanno definito lecito il matrimonio per le bambine di appena nove anni. Una presa di posizione che sta provocando un putiferio, nel Paese e che va in netta controtendenza agli sforzi fatti a livello mondiale per diminuire quella che ormai è una vera e propria piaga. La notizia, comparsa sui quotidiani di opposizione ieri, trova conferma sul sito della stessa Diyanet, l’Autorità per gli Affari religiosi, massima autorità dell’Islam in Turchia. (www.lastampa.it)