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SIETE SOLO LA VERGOGNA DEL PAESE !!!!

da ImolaOggi

Alla disperazione e alla rabbia delle terremotate risponde:
“Allontanate questa gentaccia”

Casini (Pd) reagisce alle critiche delle terremotate “Allontanate questa gentaccia”
NEWS, POLITICA giovedì, 3, agosto, 2017

La vicepresidente della Regione Marche, la Dem Anna Casini, è stata travolta dalle polemiche dopo aver avuto un durissimo scontro con due donne di Arquata del Tronto, uno dei comuni devastati dal terremoto dello scorso anno. Maria Luisa Fiori ed Eleonora Tiliacos hanno raccontato sulla pagina Facebook “Con Arquata, per Arquata” di essere andate a seguire la seduta del Consiglio regionale nella quale si sarebbe votata la legge 156, quella che dovrebbe accelerare la ricostruzione della cittadina marchigiana. Nei corridoi però la Casini non avrebbe preso bene le critiche delle due, esasperate dalla lentezza dei lavori nella loro città. Dopo un breve scambio di battute, la Casini avrebbe perso la pazienza e chiamando gli uomini della sicurezza ha urlato: “Allontanate questa gentaccia”.

Questa la ricostruzione delle due donne:

– Ripubblichiamo il post misteriosamente sparito dalla nostra pagina stamane. Scusate la replica Emoticon smile:)

METTI UNA MATTINA IN CONSIGLIO REGIONALE

Cari tutti, dopo il post di Giulio Carcani, il presidente del nostro comitato, in tanti ci chiedono dettagli su cosa è accaduto martedì 1 agosto quando Maria Luisa Fiori ed Eleonora Tiliacos sono andate a seguire una seduta del Consiglio Regionale ad Ancona. Ci hanno scritto anche giornalisti, dandoci riprova che alcune testate seguono la nostra pagina, il che ci fa piacere, perché è un’opportunità in più per dare voce a tutto ciò che riguarda il post sisma. Ve lo raccontiamo
Bene, ecco qui i fatti, in sintesi. Niente di epico, niente di troppo importante. Una situazione strana, di amarezza, soprattutto per Maria Luisa Fiori, che oltre ad essere consigliera del comitato è terremotata al 100% e quando andrà nelle SAE avrà vista sulla sua prima e unica casa distrutta.

Maria Luisa ed Eleonora hanno voluto seguire la seduta perché si parlava della legge 156, quella che dovrebbe portare semplificazione amministrativa nella ricostruzione, dal punto di vista edilizio in senso stretto; la legge è stata approvata, dopo lungo dibattito in cui sono emerse critiche e perplessità da parte dell’opposizione, con proposte di emendamenti (in parte poi bocciati) soprattutto da parte dei consiglieri Sandro Bisonni (Gruppo Misto) e Giuseppe Giorgini (Movimento 5Stelle).
Nel corso del dibattito, Giorgini ha richiamato l’attenzione sul fatto che in sei giorni la legge era stata presentata e ora andava a votazione, senza poter permettere una più accurata valutazione da parte dei gruppi consiliari e una qualche partecipazione pubblica alla decisione. La vicepresidente della Regione Marche, Anna Casini, ribatteva che tutti i comitati di cittadini del cratere erano stati infomati dando parere favorevole al provvedimento. Al che Giorgini ha replicato che tra il pubblico erano presenti rappresentanti di comitati ignari della sostanza della legge in discussione. Anna Casini ha guardato verso il pubblico in alto, con aria interrogativa e dubbiosa; abbiamo allora alzato la mano, per farci individuare. La Casini, rivolta a Eleonora, ha domandato: “Lei è residente?”. Consapevole che il pubblico non ha diritto di parola, e per non intralciare la discussione che nel frattempo stava riprendendo, Eleonora non ha risposto alla domanda.
Dopo la votazione sulla legge 156, l’assemblea si è sciolta per una pausa (era ormai ora di pranzo), prima di riprendere la discussione degli altri punti all’ordine del giorno.
Camminando nei corridoi dirette al bar per prendere un caffè prima di rimettersi in viaggio verso Ascoli, Maria Luisa ed Eleonora hanno visto, a una trentina di metri di distanza, la vicepresidente Anna Casini che dialogava con il consigliere Giorgini. Si sono fermate a distanza, perché già la domanda rivolta in aula dalla vicepresidente faceva presagire polemiche che intendevano evitare. Con sorpresa abbiamo visto la vicepresidente muoversi verso di loro; le ha salutate e poi ha ripetuto la sua domanda ad Eleonora, che ha precisato di non essere residente ma solo originaria di Arquata, e indicando come residente Maria Luisa.
Maria Luisa, con tono pacato e sorridendo, ha detto testualmente: “Sono nata, cresciuta e pasciuta nel principato di Arquata, quello che voi avete un po’ dimenticato”. La vicepresidente ha detto: “Sì, a lei la conosco. E perché vi avremmo dimenticati?”. Al che Maria Luisa ha risposto: “Non ha visto come stiamo ancora messi, a un anno dal terremoto?”.
A queste parole la Casini ha cambiato tono, interrompendo Maria Luisa. Rivolta a Giorgini, rimasto qualche metro distante, e girando le spalle a Maria Luisa, ha detto ad alta voce: “Questa gente tenetevela voi”.
Mentre Maria Luisa sbalordita ha ribattuto che non c’è alcun bisogno di essere gestiti da nessuno, la vicepresidente rivolgendosi alla sorveglianza ha ordinato: “Allontanate questa gentaccia”. Come se due persone venute ad assistere a una seduta consiliare, come prevede la legge, e in particolare una terremotata di Arquata del Tronto, fossero presenze inquinanti, sgradevoli e sgradite. “Gentaccia”.
Questa è la cronaca dei fatti, tal quale, suffragabile da molte testimonianze. Qua finisce, in fondo non ci si aspettava di essere amati per aver lanciato la petizione sulla ciclabile; ma non ci aspettavamo un tentativo di umiliazione a freddo.
La nostra presenza è stata discreta, civile, come deve essere. Rispettiamo le istituzioni, conosciamo le regole di comportamento. Noi le conosciamo, ve lo assicuriamo.

Nota a margine: la solidarietà di alcuni dipendenti della Regione Marche, che alla chetichella hanno raggiunto le “gentacce” mentre procedevano verso l’uscita. Da loro sorrisi, baci, abbracci, implicite scuse per il trattamento che ci era stato riservato. Grazie…

Il nostro appello a questo punto è: assistete numerosi ai consigli regionali, affinché le alte cariche si abituino alla presenza dei cittadini. Non lasciate tante sedie del pubblico vuote, con l’eccezione dei giornalisti e di qualche militante di partito. Intervenite numerosi, sempre più numerosii –

L’assessora Pd ha poi provato a difendersi su Facebook, spiegando di essere stata “verbalmente aggredita” dalle due signore “con battute ingenerose e ironiche soprattutto quando ho chiesto loro se fossero residenti ad Arquata”. A quel punto: “Sentendomi minacciata, peraltro in un luogo istituzionale, ho chiesto che le signore venissero allontanate”.

– Anna Casini

Mi trovo a dovermi difendere da un’accusa che mi rappresenta come una politica lontana dalla realtà e soprattutto supponente nei confronti dei terremotati, di cui invece ben conosco il disagio e di cui posso capire la frustrazione. Mentre ero in Consiglio Regionale sono stata chiamata da un collega consigliere che mi ha chiesto di uscire a salutare due sue ospiti di Arquata. Sono uscita con piacere contenta anche di aver approvato una norma che semplificherà le procedure urbanistiche, norma scritta in base alle esigenze dei cittadini, dei sindaci e dei tecnici. Appena arrivata mi è stato detto che le signore lamentavano il mancato coinvolgimento nella stesura della norma e quando mi sono avvicinata le signore mi hanno verbalmente aggredita con battute ingenerose e ironiche soprattutto quando ho chiesto loro se fossero residenti ad Arquata. Sentendomi minacciata, peraltro in un luogo istituzionale, ho chiesto che le signore venissero allontanate.

Ho vissuto direttamente il terremoto ad Accumuli il 24 agosto e dal 24 agosto ho sentito il dovere non solo
Istituzionale di lavorare ogni giorno inclusi sabato e domenica per le zone terremotate e se molte risorse sono state ottenute è anche per merito della mia tenacia. Sono stata ad Arquata il 24 agosto all’alba e ci sono rimasta per settimane, ci sono stata (può confermarlo Angelo Lavia) con la Salaria chiusa e con due metri di neve, ci sono stata alla consegna dei lavori delle platee di Pescara con i vigili del fuoco che spalavano la neve e ho seguito i lavori per aprire la slavina che aveva bloccato diverse persone a Colle, ero domenica pomeriggio a Spelonga a controllare i lavori delle sae. Convinta dell’importanza di una critica costruttiva nei confronti dell’operato delle istituzioni, credo tuttavia che sia lecito difendersi quando si diventa bersaglio di insulti ingiustificati. –

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DOVE GOVERNA LA SINISTRA REGNA IL DEGRADO LA MISERIA E LA DELINQUENZA……… E PURE I VIRUS !!!!

Purtroppo tutti i friulani stanno subendo la “intelligente e bella” politica di Debora Serracchiani e Furio Honsell……. strupri, bivacchi, sporcizia e delinquenza varia . Non è raro a Udine trovare qualche “risorsa” che si fa toilette un mezzo alla strada……..compresi i bisogni fisiologici .
Intanto, le Aziende chiudono……!!!!

Patrick di Majan

da IL GIORNALE DI UDINE .

Chiuse 1000 imprese in un solo anno in Friuli

 Economia 2 agosto 2017  Il Giornale di Udine

Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia) accoglie Matteo Renzi (Presidente Consiglio dei Ministri) all’Aeroporto FVG – Ronchi dei Legionari 17/10/2015

Al 31 dicembre 2016 le imprese attive in Friuli Venezia Giulia erano 90.978, mille in meno rispetto ad un anno prima. Nel corso del 2016 si sono registrate 5264 iscrizioni e 6242 cessazioni ( Rapporto statistico annuale FVG). Tra le cause anche la difficoltà di accesso al credito. I prestiti alle imprese sono calati dell’1,4%.

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Denunciati tre clandestini in Borgo Stazione. “Con i fogli di via ci puliamo il…..”

 Cronaca di Udine 1 agosto 2017  Il Giornale di Udine

Nel corso dei controlli di routine della Polizia di Stato in Borgo Stazione, sono stati denunciati tra stranieri che non avevano rispettato il “foglio di via” ricevuto in precedenza. E’ scattata quindi la denuncia di rito. Alcuni immigrati irregolari contattati dalla redazione ci hanno spiegato che la regola da loro seguita è quella che “con i fogli di via ci puliamo il…”. Più chiari di così…

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da ImolaOggi

Gip Torino: “Non è violenza mastrurbarsi sul bus senza toccare una donna”, marocchino libero
CRONACA, NEWS martedì, 1, agosto, 2017

Masturbarsi in autobus, eiaculando sugli abiti della donna oggetto dei propri desideri, ma senza toccarla, è “un mero atto osceno”. E non si qualifica come violenza sessuale. Lo scrive il gip di Torino, una donna, Alessandra Cecchelli, che ha respinto la richiesta della custodia cautelare in carcere avanzata dal pm Andrea Padalino per un marocchino immortalato dalle telecamere di sicurezza di un autobus.

Nel filmato si vede l’uomo masturbarsi vicino ad una giovane passeggera, che seduta guarda fuori dal finestrino. La ragazza si accorge di avere gli abiti sporchi quando l’uomo è già sceso.
“Nel racconto della donna – si legge nell’ordinanza – non sono presenti elementi per confermare che lo sfregamento masturbatorio ipotizzato sia stato effettuato in appoggio alla gamba della donna”. Quindi, continua il giudice, “appare difficile qualificare il gesto come violenza sessuale e non piuttosto come mero atto osceno”. ANSA

http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2017/08/01/non-e-violenza-eiaculare-su-abiti-donna_8dceba67-e84d-403a-9b87-00e4f0f98fec.html

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Migranti e malattie infettive: il legame c’è eccome, ma non si puo’ dire
NEWS, Sanità e Salute domenica, 30, luglio, 2017

di Lorenza Formicola

Da un po’ di tempo, in Germania, è tornata la paura per tutte quelle malattie che si ritenevano debellate, o a scarsissima diffusione in Occidente. Da quando, per esempio, è emerso il caso di un richiedente asilo dello Yemen, affidato ad una chiesa a Bünsdorf, nella Germania settentrionale, per evitarne l’espulsione, e che avrebbe contagiato almeno 50 bambini di tubercolosi, la malattia infettiva ha scalato nuovamente la classifica delle malattie a più alto rischio di contagio. Ma non capeggia certo da sola.

Lo stato di cose nella Germania della cancelliera Merkel è visibilmente critico, pericoloso. Nonostante quel che i giornaloni diano in pasto ai lettori ignari. Il Robert Koch Institute (RKI), l’organizzazione responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive che fa parte del Ministero federale della salute tedesco, di anno in anno pubblica rapporti sempre più funesti e che non fanno che confermare l’aumento globale delle malattie soprattutto dal 2015 – l’anno in cui la Merkel “ha aperto le porte” ad un numero senza precedenti di migranti. L’ultima relazione è stata pubblicata il 12 luglio 2017 e fornisce dati sullo stato di oltre 50 malattie infettive in Germania nel 2016. Dal botulismo all’echinococcosi, dalla sifilide alla tubercolosi. Il quadro è terso, eppure tetro.

L’incidenza di epatite B è aumentata del 300% negli ultimi tre anni, tra il 2014 e il 2015 quella di morbillo ha superato il 450%, mentre dal 2015 i migranti hanno contribuito al 40% di nuovi casi di AIDS. Per quel che riguarda la tubercolosi, invece, nel 2016 sono stati riscontrati 5.915 casi a fronte del 4.488 del 2014. Un medico intervistato da Focus ha voluto evidenziare il fatto che le autorità tedesche hanno perso le tracce di centinaia di migliaia di ‘migranti’ che possono essere infetti. Ma, soprattutto, ha voluto enfatizzare quel 40% di tutti gli agenti patogeni della tubercolosi che si sta diffondendo e che risultano resistenti alle terapie. Dato comune per tutta l’Europa, Italia compresa: il micobatterio, in alcune situazioni, si è trasformato in modo da non essere sensibile agli antibiotici che cinquant’anni fa sembravano averlo debellato. Tra il 2013 e il 2016 il numero di persone a cui è stata diagnosticata la scabbia solo nella Renania Settentrionale-Vestfalia è aumentato di quasi il 3000%. Per non parlare, poi, del focolaio di morbillo diffuso in tutti i 16 stati federali tedeschi tranne uno – Mecklenburg-Vorpommern -, lo stato con la percentuale di immigrati più bassa.

Eppure i numeri forniti dal RKI rappresentano solo la punta dell’iceberg, e per qualcuno non coprono che una parte dei pericoli diffusi. Sono tanti i medici che ritengono che le percentuali reali dei casi di tubercolosi, per esempio, siano molto più elevate e accusano il RKI di ridimensionare la minaccia al fine controllare i sentimenti anti-immigrazione.

E se in Germania le cose stanno così, in Italia non suona una sinfonia troppo diversa. L’unica differenza sta nel fatto che, da noi, solo una piccola percentuale di immigrati si trattiene. Semplicemente la nostra penisola è zona di transito, e pertanto il confronto non reggerebbe. Eppure il politicamente corretto dei dati ha colpito anche il Bel Paese. Ovviamente. Non sono reperibili tabelle ben stilate, e i cocktail party organizzati dalle fondazioni filantropiche si tengono a debita distanza, pur di non denunciare il pericolo. Né dati, né statistiche, insomma, il binomio immigrati-malattie non esiste e non deve esistere. Soprattutto in un momento storico dove il colpo di frusta del suddetto binomio non è proprio previsto.

A rendere un tantino paradossale il contesto, però, ci pensano come sempre i fatti, come il moltiplicarsi di seminari in contesti medico ospedalieri che cercano di monitorare la situazione perché “i migranti pongono una questione di sanità pubblica ineludibile” (Francesco Blasi presidente della Società italiana di pneumologia). Di tanto in tanto salta fuori qualche numero, come gli oltre duemila casi di scabbia e i 38 di tubercolosi che rientrano nel bilancio 2016 dei centri di accoglienza di Milano. Ma per il resto c’è mancanza di una metodologia sistematica per la raccolta dei dati che, dove disponibili, risultano stravecchi. La questione della diffusione di malattie legate all’immigrazione è stata ormai liquidata dalla versione offerta dai vari pulpiti altisonanti e che coincide con un’unica sentenza: partono sani e se è vero che si ammalano, è colpa del clima insalubre italiano, o più in generale, occidentale, e delle condizioni di vita in cui si vengono a trovare.

Addirittura il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, ha dichiarato che gli immigrati che arrivano nel nostro Paese sono in generale “in buona salute” e sono “più vaccinati degli italiani”, sia perché in molti Paesi le coperture sono più elevate sia perché “li vacciniamo all’arrivo”. Se le cose stessero così, perché partono? E perché ogni migrante ospitato nei campi viene vaccinato contro la difterite, il tetano e la poliomielite se, come gli antivax da una vita ci raccontano, queste malattie in Italia sono praticamente estinte da tempo? E invece non vengono vaccinati contro l’epatite B, siccome in gran parte dei Paesi di provenienza dei migranti è endemica.

Ci sono, poi, i giornaloni, sempre made in Italy, che raccontano l’altra storiella per cui, più che malati, gli immigrati, sono traumatizzati. E via a ruota libera sulla xenofobia, il razzismo e i dati che sono solo allarmismo e niente più. E’ più facile con il buonismo eludere la questione piuttosto che fotografare il momento storico con onestà intellettuale e denunciare i danni di una scellerata politica immigrazionista.

Lorenza Formicola – – http://www.loccidentale.it

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CAOS IMMIGRAZIONE

UN ESERCITO DI 54MILA CLANDESTINI IN GIRO PER L’ITALIA: LIBERI DI DELINQUERE SPACCIANDO, RUBANDO E AGGREDENDO GLI ITALIANI

 31 luglio 2017 wp_7993639

Fuorilegge e a piede libero: allo sbando 54mila stranieri

Non hanno diritto allo status di rifugiato e non hanno avuto decreto di espulsione. E fanno ricchi solo i legali

C’è il ragazzo bengalese che l’altro ieri vagava piangendo per il tribunale di Milano, abbandonato dal suo avvocato, alla ricerca della cancelleria dove si presentano i ricorsi.

E c’è l’ivoriano che a Siena accoltella l’autista del bus. O il senegalese che a Follonica aggredisce un altro autista. C’è di tutto, nel vasto mare degli stranieri che vagano per l’Italia dopo essersi visti respingere la richiesta di asilo. I buoni, i violenti, gli sbandati. L’unica certezza è che è un mondo che nessuno controlla, né per aiutarli né per cacciarli. Centinaia di migliaia di esseri umani, quasi tutti giovani uomini, vivono in un limbo a ridosso della clandestinità: a volte in attesa dell’esito dei ricorsi, a volte semplicemente abbandonati a se stessi.

I numeri sono impressionanti ed in continua ascesa. Le richieste di asilo presentate nel 2015 sono state 83.970; un anno dopo, nel 2016, erano già salite a 123.600, con un aumento del 47%; nei primi sei mesi del 2017 sono state 72.744, il che significa – se il flusso resterà costante nei prossimi sei mesi – un aumento su base annua di un altro 17 per cento. Il problema vero è che gli oltre 280mila stranieri che in questi due anni e mezzo hanno chiesto lo status di rifugiato se lo sono visti respingere nella grande maggioranze dei casi, ma sono rimasti sul territorio nazionale: in parte con loro diritto, avendo presentato ricorso in tribunale; in parte di fatto, visto che i numeri delle espulsioni sono sostanzialmente nulli.

Vengono cacciati fisicamente solo quelli che commettono reati, e spesso neppure loro. Gli altri vagano, si arrangiano, ingrassando il business dell’accoglienza, oppure vivendo di espedienti o di piccoli reati, oppure uscendo semplicemente di testa. Come Said Mamoud Diallo, il guineano che dopo essersi visto respingere dalla prefettura di Sondrio l’asilo per motivi umanitari, il 17 luglio alla stazione Centrale di Milano ha accoltellato senza motivo un poliziotto.

I dati del ministero degli Interni dicono che una parte consistente delle richieste di asilo non viene nemmeno esaminata: dei 123.600 che hanno fatto domanda nel 2016, oltre trentamila non si sono sentiti rispondere nè sì nè no. Dei 91mila casi esaminati, il 40 per cento ha ottenuto una qualche forma di accoglimento: dallo status di rifugiato, il più ambito perché garantisce cinque anni di soggiorno ma concesso con parsimonia, alla protezione sussidiaria (tre anni) o umanitaria (un anno). Il 60 per cento, oltre 54mila persone, si sono viste dire di no su tutta la linea. E sono andate ad ingrossare il limbo dei disperati che vagano per il Paese. Inevitabile, in questi numeri fuori controllo, che si sviluppino forme di aggressività e di devianza.

Fin quando presentano ricorsi, gli stranieri non possono essere espulsi. Così intorno a loro è fiorito un business di avvocati che si fanno pagare fino a mille euro per stendere ricorsi che vengono quasi tutti rigettati ma intanto ingolfano i tribunali e vanno a pesare sui bilanci della giustizia: la parcella dei legali viene infatti pagata dal ministero, perché i profughi sono ammessi al gratuito patrocinio a spese dello Stato. La escalation di queste spese è impressionante: per il gratuito patrocinio l’Italia spendeva nel 2008 trenta milioni l’anno, che nel 2013 erano diventati sessanta milioni e nel 2014 (ultimo dato disponibile) addirittura 88 milioni.

A beneficiarne sono state, nel 2014, 133mila persone, quasi tutte richiedenti asilo. Ma i veri beneficiari sono stati gli avvocati che si spartiscono l’affare. A volte si tratta di avvocati legati alle Onlus che accolgono i profughi, a volte appartengono a un sottobosco che campa producendo ricorsi-fotocopia e poi abbandonando il cliente: spesso già dopo il «no» del tribunale, senza seguirlo neanche nel ricorso in appello. Un malcostume ben conosciuto nelle cancellerie per la Protezione internazionale create in tutti i tribunali italiani, ma contro il quale apparentemente non c’è rimedio: altro lato oscuro dell’immigrazione di massa, dramma per molti e affare per altri.

Fonte: articolo de Il Giornale a cura di Luca Fazzo

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I CATTOCOMUNISTI HANNO DISTRUTTO L’ ITALIA !!!!

L’unica cosa sensata da fare, è chiudere i rubinetti e tagliare i viveri alla Caritas e alle Coop rosse!!!!

Patrick di Majan

da IL GIORNALE.IT

Preti e Caritas contro il decreto: “Non identifichiano i migranti”

Ai responsabili delle strutture spetta l’identificazione e l’espulsione dei migranti. Caritas e parroci sul piede di guerra: “Pronti a fermare l’accoglienza”

Sergio Rame – Gio, 03/08/2017 – 09:59

La rivolta di preti parte dalla diocesi ambrosiana. Si tratta di una vera e propria levata di scudi contro la direttiva del ministro dell’Interno Marco Minniti sulle procedure di notificazione degli immigrati nei centri di accoglienza che entreranno in vigore il 12 agosto.

“Non siamo pubblici ufficiali – spiega la Caritas – non tocca a noi fare comunicazioni ufficiali ai richiedenti asilo”. In base al decreto, infatti, spetta alle strutture che accolgono il compito di comunicare ai migranti l’esito della loro richiesta di asilo e, in caso di bocciatura, a notificare l’espulsione.

Ieri, per la prima volta dall’inizio del 2017, il Viminale ha registrato una diminuzione degli sbarchi dei migranti sulle coste italiane rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un’inversione di tendenza indicata dai dati del Viminale. Da gennaio ad oggi si sono infatti registrati 95.215 arrivi in Italia via mare, rispetto ai 97.892 del 2016, ovvero il 2,73% in meno. La Lombardia è da sempre la Regione che accoglie il numero maggiore di immgrati. Anche le strutture della Caritas, su impulso di papa Francesco, hanno aperto le porte ai richiedenti asilo. Nella diocesi di Milano le strutture coinvolte nell’accoglienza sono 206, ma adesso sono pronte a incrociare le braccia. Il motivo? I parroci si rifiutano di applicare il cosiddetto decreto Minniti. Le nuove disposizioni per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale riguardano anche il ruolo dei preti. Che non ne vogliono sapere di cacciare i clandestini.

Il punto controverso, come spiega il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, riguarda la procedura di notificazione nei centri di accoglienza che entrerà in vigore il 12 agosto. Il decreto trasferisce ai responsabili delle strutture che accolgono richiedenti asilo il compito di comunicare formalmente agli ospiti gli atti assunti dalle Commissioni territoriali compresa, ad esempio, la decisione sugli esiti della loro domanda di asilo. “Si tratta di un compito improprio che non possiamo sostenere e che modificherebbe la natura del nostro intervento pregiudicando il rapporto di fiducia instaurato con gli stessi ospiti”, tuona Gualzetti minacciando di “rimodulare il nostro piano di ospitalità diffusa così come è stato concepito, non rinnovando le convenzioni con le Prefetture che riguardano in particolare le strutture parrocchiali e riservandoci di valutare in che termini coinvolgere per il futuro le parrocchie”.

Complessivamente nelle strutture della diocesi ambrosiana sono ospitate 2.147 persone. La parte maggiore, 617 persone, è ospitata in 103 appartamenti in parrocchia, mentre 518 sono accolti in 17 centri di enti religiosi. In 340 hanno trovato posto in 20 strutture di altro tipo, 23 in 6 appartamenti della Caritas, 235 in appartamenti o comunità di cooperative, 333 in 14 centri della Curia, 81 sono ospitati in 16 appartamenti di privati. La Zona Pastorale che accoglie il maggior numero di richiedenti asilo, 745 persone in 58 strutture, è la Zona I, che comprende le 172 parrocchie sul Comune di Milano.

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da VOX NEWS

GOVERNO SI ARRENDE A ONG E RITIRA IL CODICE ANTI-TRAFFICANTI

agosto 1, 2017

Una pietosa pantomima tra compagni di merende: è carta straccia

Tanto rumore per nulla. Le regole del Viminale sulle Ong sono praticamente carta straccia.

“Il maggior numero possibile” di Ong dovrebbe firmare il codice di condotta messo a punto dall’Italia con l’avallo di Bruxelles, ma per quelle che non lo faranno “continuerà a valere la legge internazionale” che regola i salvataggi in mare, ha sottolineato la portavoce Natasha Bertaud, ricordando che questo significa che “ogni nave ha l’obbligo di salvare le persone in mare e di condurle in un porto sicuro”, cioè l’Italia, perché Malta, Tunisia e altri non li accettano. In sostanza l’Italia è la discarica da cui deve passare l’africanizzazione del continente.

Il Viminale conferma: “Non si tratta di una legge e quindi non si prevedono sanzioni in caso di inosservanza”. Al che ci si domanda perché abbiano stilato questo demenziale codice, se poi vale nulla, come Minniti e i suoi sodali.

Siamo governati dai trafficanti umanitari delle Ong. Prima di affondare le navi dei negreri 2.0, dobbiamo affondare quei criminali politici che ci ‘governano’.

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LA SINISTRA E’ IL MALE ASSOLUTO…….. IL FRIULI NE E’ ALLE PROVE !!!!

Ma voi, non scappate dalla fame?
Scappate forse dai vostri miserabili Paesi per venire in Italia a fare lo sciopero della fame e a rompere le palle????
Fate quello che volete, ma fatelo fuori dall’Italia!!!!
La gente è stufa e vi consiglio di andarvene di corsa………finchè siete in tempo!!!!

Patrick di Majan

da IL FRIULI.IT 30 luglio 2017

Accoglienza: i soldi ai migranti tolti alle famiglie

Pittoni (Lega): “Non distinguere tra richiedenti asilo e migranti economici fa il gioco dei trafficanti”

“In Fvg non solo è in atto un’invasione, ma questa è addirittura pianificata da chi ci governa, imponendo di fatto richiedenti asilo anche a piccoli Comuni sguarniti di forze dell’ordine e servizi, non in grado cioè di gestire numeri anche contenuti di migranti, “ingolosendoli” con corposi stanziamenti (21 milioni l’ultimo bando, solo per la provincia di Udine) assegnati a enti e associazioni accreditate per la gestione dei centri di accoglienza straordinaria (Cas). Il tutto mentre da Roma non cambia il ritornello per cui non ci sarebbero soldi per consentire ai giovani di metter su famiglia e agli anziani di andare in pensione”.
Parole di Mario Pittoni, presidente della Lega Nord Fvg con un’esperienza in Commissione politiche Ue del Senato che si occupa specificamente di flussi migratori.

“Non distinguere – spiega Pittoni – tra profughi e migranti economici fa il gioco dei trafficanti di esseri umani, che hanno imparato a utilizzare l’istituto dell’asilo politico per imporre la presenza di decine di migliaia di immigrati che non scappano da nessuna guerra e assorbono risorse che spetterebbero ai veri profughi, oltre che ai nostri concittadini in difficoltà. I nostri vicini alzano barriere perché manca una difesa credibile della grande frontiera esterna e ognuno si arrangia come può. Hanno tra l’altro a che fare con un Paese come l’Italia che offre addirittura un livello di protezione aggiuntivo, che sembra studiato apposta per attirare altri clandestini. Il “razzismo” – conclude Pittoni – non c’entra nulla”.

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da IL GIORNALE.IT

Le bombe contro i migranti. Ora si rischia la guerra civile

Da Torino a Taranto, attraversando le Regioni rosse ed il Lazio, le bombe esplose contro i centri d’accoglienza e gli hotel che ospitano i migranti ormai non si contano più

Francesco Curridori – Lun, 31/07/2017 – 16:13

Da Nord a Sud, passando per le Isole, la protesta contro il business dell’accoglienza dei migranti percorre tutto lo stivale. Le bombe carta o le molotov ma anche ordigni più rudimentali sono i mezzi più usati dai cittadini per fermare l’arrivo dei migranti nei propri paesi.

Sardegna, l’Isola dove la crisi economica favorisce le bombe

Il caso più recente ed eclatante si è verificato giovedì scorso davanti al centro di prima accoglienza di Dorgali, in provincia di Nuoro ma, per fortuna, i 64 ospiti sono rimasti illesi anche se l’esplosione ha aperto una grande voragine all’esterno dell’edificio. Non si tratta del primo caso in Sardegna, anzi l’avversione verso i profughi ha due precedenti illustri. Lo scorso 11 ottobre l’ex caserma di Monastir, in provincia di Cagliari, ha subìto un attentato incendiario contro la decisione dell’allora prefetto di Cagliari di adibire quell’immobile a centro d’accoglienza. Stessa cosa si era verificata a Burcei, in provincia di Cagliari, ai primi di settembre quando era stata devastata una casa privata che avrebbe dovuto accogliere 25 migranti. A Novembre, invece, a Buddusò, un paesino di 4mila abitanti in provincia di Olbia-Tempio, era stato preso di mira e devastato con una bomba rudimentale un agriturismo che avrebbe dovuto ospitare dei profughi.

Una situazione di insofferenza verso quella che viene vista dai sardi come un’invasione in piena regola in una Regione con uno dei tassi di disoccupazione più alti d’Italia. Un’insofferenza che ha avuto ripercussione sul Pd sia nazionale che regionale tanto che la Sardegna lo scorso 4 dicembre ha registrato la percentuale più alta di No al referendum costituzionale. La maggioranza del presidente dem, Francesco Pigliaru, è sempre più fragile e il 26 luglio scorso si è sfaldata proprio in occasione del voto sul testo unico del turismo davanti a un emendamento presentato da Forza Italia che nega i fondi regionali agli hotel che, anziché ospitare i turisti, accolgono i migranti. Davanti a una norma di tale buon senso, grazie al voto segreto, anche i consiglieri della maggioranza hanno potuto votare secondo il comune sentire dei sardi ma non è bastato a rasserenare il clima. Proprio ieri, a Sassari, una villa, destinata a diventare un centro di accoglienza per migranti, è stata assalita da alcune persone per dare fuoco ai materassi arrivati qualche giorno prima.

La rabbia dei cittadini del Lazio e del Nord Italia

La Sardegna, però, non è un caso isolato. Martedì scorso, a Rocca di Papa, alle porte di Roma, è stata lanciata una bomba contro il muro di cinta di una struttura che è stata adibita a centro d’accoglienza per 500 nordafricani. Nel maggio 2015, alcuni abitanti di Marino, sempre in provincia di Roma, invece, avevano fatto irruzione in una palazzina che era stata scelta con un bando della prefettura per dare un alloggio a 78 profughi.

Altre notizie di fatti di cronaca simile arrivano anche dal profondo Nord. In Veneto, meno di una settimana fa, alcuni ragazzi hanno lanciato tre bengala contro il centro di accoglienza straordinaria (Cas) La Verdiana di San Vito di Legnago, in provincia di Verona. Il 17 febbraio scorso è esploso un ordigno contro il cancello di una struttura che ospita una ventina di richiedenti asilo, ad Aselogna di Cerea, sempre nel veronese. A fine ottobre 2016, invece, è stato colpito, con due ordigni artigianali, un ex albergo a Prada di San Zeno di Montagna. In dicembre dello stesso anno, in Friuli, era stata inviata al sindaco di Turriaco, in provincia di Gorizia, una lettera di minacce accompagnata da una bomba incendiaria ritrovata nei giardini di via 5 giugno, vicino all’ex caserma dei carabinieri che era stata destinata ad accogliere 12 migranti. Decisamente molto più recenti sono i fatti di cronaca avvenuti in Lombardia. L’attacco, a suon di molotov, contro l’hotel Eureka di Vobarno, in provincia di Brescia, risale ai primi di luglio e ha causato un incendio che ha distrutto il pian terreno dell’albergo che avrebbe dovuto ospitare i richiedenti asilo. Stesso metodo è stato usato a fine marzo per danneggiare una villetta a Cumignano sul Naviglio, in provincia di Cremona.

Nemmeno il Piemonte è stato esente da scontri tra italiani e migranti. Nel novembre del 2016 alcuni torinesi, esasperati della forte situazione di degrado, hanno lanciato due bombe carta contro le palazzine ex Moi, occupate da anni da centinaia nordafricani, i quali sono subito scesi in strada e si sono verificati degli scontri molto violenti. A settembre, invece, una busta con un ordigno esplosivo è stata recapitata nel pomeriggio all’agenzia di Viaggi 747 che si occupa di organizzare i rimpatri di immigrati reclusi al Cie.

Anche nelle Regioni rosse la rabbia contro i migranti monta a suon di ordigni

Anche la ‘rossa’ Emilia Romagna ha dimostrato di non poterne più dei continui arrivi di migranti e lo scorso 19 luglio, a Forlì, due bottiglie incendiarie sono state scagliate contro il Cas, gestito dalla Croce Rossa, che ospitava un solo migrante. A febbraio era toccato al centro di accoglienza profughi della frazione di Spadarolo, a Rimini, contro cui sono state lanciate bottiglie che hanno rotto un vetro e spazzatura che ha imbrattato le pareti della struttura e il giardino. Nel maggio del 2016, a Parma, era stata presa di mira la sede di un centro d’accoglienza per profughi e richiedenti asilo dove abitavano una ventina di persone.

Nelle vicine Marche, invece, la maggior parte delle aggressioni sono avvenute nel 2016, anno in cui, a Fermo, è stato ucciso Emmanuel Chidi, a seguito di una controversa lite. Già prima di questo episodio, una certa insofferenza contro l’arrivo continuo e persistente di migranti si era verificata ai primi di maggio con un incendio doloso appiccato all’Hotel Mark di Frontignano, in provincia di Macerata, che era chiuso da 10 anni e stava per accogliere alcuni profughi. A Montottone, un paesino in provincia di Fermo, è stato fatto esplodere un ordigno davanti alla chiesa di Santa Maria, proprio dove si accolgono i profughi. L’autore del gesto aveva già colpito a febbraio e aprile al Duomo, a San Tommaso e a San Marco alle Paludi di Fermo.

I casi al Sud Italia

Scendendo nel Sud Italia la situazione non cambia. In Calabria, a San Fernandino, in provincia di Reggio, ai primi di luglio è scoppiato un incendio, probabilmente doloso in una tendopoli. Sempre qui sono stati aggrediti 6 nordafricani tra il 10 dicembre e il 3 gennaio 2016, proprio a ridosso del sesto anniversario dalla rivolta di Rosarno. In Puglia, invece, l’ultimo episodio di violenza è avvenuto ai primi di giugno di quest’anno quando è esplosa una bomba carta o un petardo vicino a un Cas di Ginosa, in provincia di Taranto.

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E’ ORA DI FINIRLA………. NOBIS ALLA BENEMERITA !!!!

Bisogna far capire a questi pezzenti che in Italia non ci sono solo comunisti falsi buonisti che per arricchire le loro cooperative rosse fanno finta di niente!!!!

Patrick di Majan

da ImolaOggi

Siena: ivoriano accoltella autista bus di linea, i carabinieri sparano
CRONACA, NEWS sabato, 29, luglio, 2017

Siena – L’autista di un pullman di linea è stato aggredito e ferito da tre colpi di arma da taglio al torace da un ivoriano di 19 anni dopo una lite a bordo del mezzo pubblico a Monteriggioni (Siena). L’aggressore è stato fermato dai carabinieri che per bloccarlo gli hanno sparato un colpo di pistola a una gamba.

Chiamati da alcuni passanti, i militari sono stati a loro volta aggrediti dal migrante, che prima avrebbe scagliato contro una damigiana di vetro e poi li avrebbe attaccati con la lama. Grave l’autista del pullman: è in prognosi riservata.

Secondo la ricostruzione, dopo aver esploso alcuni colpi in aria, i carabinieri hanno potuto neutralizzare l’ivoriano sparandogli un colpo di arma da fuoco a una gamba.
Ora, all’ospedale Le Scotte di Siena è in corso un intervento chirurgico per curare l’autista del pullman, che per le ferite gravi subite dai fendenti tirati dall’ivoriano, avrebbe perso molto sangue. L’africano è piantonato in reparto. Nessun carabiniere è rimasto ferito. ansa

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IL PD E’ IL RESPONSABILE DEL DEGRADO DELL’ ITALIA !!!!

ERA IL 2010.
4.400 ERANO GLI SBARCHI IN UN ANNO…..
E IL PD LI CHIAMAVA CLANDESTINI……….!!!!

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TANTI AUGURI !!!!