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ECCO PERCHE’ LA SINISTRA E’ INVOTABILE !!!!

FATTI DI CRONACA

Immigrato espulso 3 volte era ancora in Italia: ha ucciso 2 italiani senza pietà

 26 gennaio 2018 Italiani per la Patria

FONTE: RIMINI TODAY

SERIAL KILLER DI ITALIANI POTEVA ESSERE ESPULSO NEL 2008: 3 ERGASTOLI

Era un serial killer” di italiani, Zakaria Ismaini

Condannato a 30 anni per la morte di Anna Maria Stellato, la 24enne ligure il cui cadavere fu trovato nelle acque di Torre Pedrera, all’ergastolo per l’omicidio di Cosimo Mastrogiovanni, 63 anni pensionato di Latiano bruciato vivo il 10 novembre 2014, e reo confesso per l’omicidio della 50enne Letizia Consoli, una vedova uccisa a Catania il 7 febbraio 2015 colpita alla testa e gettata in mare, Zakaria Ismaini si è guadagnato l’appellativo di serial killer dai giudici della Corte d’Assise di Rimini. Nel 34enne marocchino, come si legge nelle motivazioni della sentenza dei giudici riminese, “va evidenziata la peculiarità del caso di specie, commesso da un assassinio seriale”. Il nordafricano viene definito, nel suo comportamento, compatibile con la definizione in scienza criminologica dell’assassino seriale per “la ritualità del delitto, quella sorta di celebrazione di una cerimonia orrida ed oscura”.

C’è un dato importante, secondo la Corte “la vulnerabilità accomuna poi tutte le vittime di Ismaini – si legge nelle motivazioni – Letizia Consoli era una vedova cinquantenne, che aveva l’abitudine di vagabondare per le strade di Catania. Cosimo Mastrogiovanni viveva solo da tempo e cercava una compagnia, indifferentemente maschile o femminile e Ismaini si era recato a casa della vittima molto verosimilmente per fornirgli prestazioni di tipo sessuale, a seguito di un contatto su di un sito internet dedicato agli incontri. Infine Anna Maria Stellato era una giovane donna dalla corporatura assai esile, con problemi di tossicodipendenza risalenti nel tempo”.

Nella sentenza emerge la figura di un uomo conosciuto dalle forze dell’ordine italiane già nel 2008, anno del suo primo arresto a Rimini per resistenza e danneggiamento. Nel 2012 viene interrogato e sospettato dai carabinieri proprio in seguito alla morte della Stellato. Ismaini ricompare a Catania dove nel 2013 si prende una denuncia per aggressione e un anno dopo, nel 2013 uccide Mastrogiovanni a Latiano. In tutti e tre i casi di omicidio, Ismaini fatalmente commette un errore, quello di impossessarsi del telefonino delle vittime e chiamarle nei giorni successivi, quando erano già morte. Chiamate che secondo la sentenza non sono “frutto di un errore bensì di un modus procedendi abituale dell’imputato” che freddamente tenta di crearsi un alibi.

Se l’avessero espulso nel 2008, al primo reato conosciuto, tre italiani sarebbero ancora vivi. Se l’avessero espulso nel 2013, dopo il secondo reato conosciuto, due italiani sarebbero ancora vivi. L’immigrazione uccide. E uccide, anche, perché chi commette reati non viene espulso. Magari perché qualche pervertito dell’accoglienza protesta.

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POVERA PATRIA MIA…….!!!!

da Danilo Trenta

Buon giorno per tutto il giorno – l FASCISMO non ebbe mai nessun merito ” Mattarella Dixit, non riesco nemmeno a commentarla una frase del genere e mi rimane molto difficile, ma liquidare un fenomeno storico complesso come il FASCISMO con poche battute che risentono di una certa cultura “dell’arco costituzionale” tipica della Sinistra Democristiana di cui il Presidente ha fatto parte, che è sempre pronta a vedere il male assoluto nel Fascismo e a nascondere il totalitarismo Comunista, che fu ben peggiore di quello fascista.
Storia…gli ITALIANI condivisero “in parte” gli obiettivi del regime che al di là delle sue responsabilità evidenti, fu anche l’artefice di “importanti riforme sociali” pur commettendo l’errore imperdonabile di far entrare l’Italia totalmente impreparata in guerra con i tanti morti che abbiamo avuto.
Se persino autorevoli esponenti politici come Violante , Amendola e molti altri si misurarono con la necessità di superare gli steccati del dopoguerra, “io personalmente” avrei gradito da parte del Presidente “non eletto dal Popolo”una riflessione più misurata ed attenta per superare tante divisioni che creano tante polemiche e contrasti sociali.
E per una volta “ribadisco una volta”, non si accenna mai , “ribadisco mai”, ai crimini del Comunismo, se si continua con questi toni così faziosi e distorti non si fa altro che alimentare l’odio fra gli italiani che in questo momento storico dovrebbero avere tanto buon senso.

da IL GIORNALE.IT

“Regime senza meriti”. Sul fascismo Mattarella ignora la storia

Giordano Bruno Guerri – Ven, 26/01/2018 – 09:06

Gentile e illustre presidente Sergio Mattarella,

abbia comprensione per un povero storico convinto liberale e democratico costretto dagli eventi a intervenire in quella che potrebbe sembrare una difesa del fascismo.

«E allora perché non ti sei dichiarato liberale, democratico e antifascista?», ribatterà qualcuno in vena di polemiche. Perché è inutile e superfluo, rispondo: un liberale e democratico non può essere che antifascista, altrimenti non è né liberale né democratico. Anzi, a ben guardare, anche l’aggettivo «democratico» è superfluo: come ce lo immaginiamo un liberale non democratico?

Per un uomo delle istituzioni è diverso, tanto più se è anche presidente della Repubblica. Come tale lei è tenuto a ricordare che «La Repubblica italiana, nata dalla Resistenza, si è definita e sviluppata in totale contrapposizione al fascismo. La nostra Costituzione ne rappresenta, per i valori che proclama e per gli ordinamenti che disegna, l’antitesi più netta». Così ha infatti detto lei, ieri, non mancando di ricordare gli orrori delle leggi razziali e delle guerre in cui il regime fascista portò il Paese.

Se non che poi lei ha voluto rispondere al sindaco di Amatrice, diventato noto per la disgrazia del terremoto e adesso lanciato in politica. Il sindaco Sergio Pirrozzi aveva detto con la semplicità del discorso da bar – che Mussolini «ha fatto grandi cose nelle politiche sociali». Lei ha risposto che «sorprende sentir dire, ancora oggi da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione».

È inaccettabile – caro presidente Mattarella, lei ha ragione – se si intende sostenere che il fascismo fu un grande bene, e peccato per quei due errori. Ma è sbagliato anche sostenere che il fascismo non ebbe alcuni meriti, in mezzo alle odiose volontà di dominio e di conquista, esaltazione della violenza, retorica bellicistica, sopraffazione e autoritarismo, supremazia razziale. E qui tocca al povero storico l’elenco solito dei discorsi da bar, ma dimostrati da centinaia di studi: la scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l’avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani, l’avere portato il popolo a partecipare alla vita sociale, sia pure a proprio vantaggio e con metodi inaccettabili.

Certo, sono attività che qualsiasi governo dovrebbe svolgere, ma è un fatto che i precedenti governi liberali le avevano praticate molto meno, e questo consente ai nostalgici di rivangare come meriti speciali ciò che dovrebbe essere la norma.

In conclusione, caro presidente, non neghiamo quelle verità se vogliamo davvero dimostrare e cito ancora le sue parole che la Repubblica italiana, «forte e radicata nella democrazia, non ha timore nel fare i conti con la storia d’Italia».

Con i più cordiali saluti e i migliori auguri di buon lavoro.

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da SECOLO D’ ITALIA

Guerri replica a Mattarella: “Da storico le elenco i meriti del fascismo…”

di Redazione
venerdì 26 gennaio 2018 – 18:17

Nulla di buono nel fascismo, dice Laura Boldrini. Tornare a insegnare nelle scuole l’etica dell’antifascismo, dice l’Anpi. Inaccettabile e sbagliato parlare di meriti del fascismo, afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Al Capo dello Stato ha risposto in forma di lettera lo storico Giordano Bruno Guerri, autore di monografie su Bottai, Ciano e Malaparte e presidente della Fondazione Vittoriale, con un intervento sul Giornale. “Lei – scrive Guerri – ha voluto rispondere al sindaco di Amatrice, diventato noto per la disgrazia del terremoto e adesso lanciato in politica. Il sindaco Sergio Pirozzi aveva detto con la semplicità del discorso da bar – che Mussolini «ha fatto grandi cose nelle politiche sociali». Lei ha risposto che «sorprende sentir dire, ancora oggi da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione».

Ma è sbagliato anche sostenere che il fascismo non ebbe alcuni meriti, continua Guerri: “E qui tocca al povero storico l’elenco solito dei discorsi da bar, ma dimostrati da centinaia di studi: la scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l’avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani, l’avere portato il popolo a partecipare alla vita sociale, sia pure a proprio vantaggio e con metodi inaccettabili. Certo, sono attività che qualsiasi governo dovrebbe svolgere, ma è un fatto che i precedenti governi liberali le avevano praticate molto meno, e questo consente ai nostalgici di rivangare come meriti speciali ciò che dovrebbe essere la norma. In conclusione, caro presidente, non neghiamo quelle verità se vogliamo davvero dimostrare e cito ancora le sue parole che la Repubblica italiana, «forte e radicata nella democrazia, non ha timore nel fare i conti con la storia d’Italia»”.

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ANCHE I CENSORI DI FACEBOOK SONO DEI CODARDI PREZZOLATI E SENZA ONORE !!!!

FACEBOOK NON E’ ALTRO CHE UNA ACCOZZAGLIA DI COMUNISTI!!!!

Infatti, sono state segnalate ai censori pagine del tipo “STERMINIAMO I CRISTIANI” o “LE DONNE OCCIDENTALI SONO TUTTE PUTTANE” oppure “MORTE AI FASCISTI” ecc…. ecc….., ma queste pagine rientrano negli standart di FB .

Se invece scrivi parole tipo ZINGARO, FINOCCHIO, NEGRO oppure CLANDESTINO, ecco che ti arriva la censura comunista e ti ritrovi con il profilo bloccato .

Il mio ennesimo e ultimo blocco del profilo, risale a stamani e il post incriminato, è questa foto con la dicitura “mi sono scassato i testicoli di leggere in ogni luogo -verità per Giulio Reggeni-” .

(ecco la foto incriminata)

Quando invece si trattava dei nostri Marò Girone e Latorre, si leggevano frasi del tipo “MARO’ ASSASSINI” e villanie varie, ma quelle andavano bene, mentre dire che mi sono rotto i coglioni di questa speculazione politica di Regeni, non va bene………. VERO MERDE COMUNISTE????

Patrick di Majan

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da L’ OCCIDENTALE

Censura pre-elettorale

Chiuse pagine di satira su Facebook: chi tocca la sinistra scompare

Assuntina Morresi | Italia 26 Gen 2018

“Sinistra, Cazzate Libertà” è la più famosa, ma anche “Radical chic boriosi che si beffano dell’ignoranza altrui”: sono (meglio dire furono) due frequentatissime pagine fb di pura satira corrosiva contro il politicamente corretto, chiuse due giorni fa da Facebook di colpo, senza neanche uno straccio di preavviso e senza uno straccio di motivazione. Chiuse, stop, fine. Più di centotrentamila i like di SCL, prima della chiusura, mentre i Radical chic piacevano a più di 68.000 persone. Non c’entrano le fake news: chi le conosce sa bene che si tratta di commenti e giudizi dati sugli stessi fatti riportati dai tiggì, oppure non riportati dai tiggì ma avvenuti con certezza: opinioni controcorrente e puro sfottò, non notizie false, insomma.

Isole di libertà in un clima culturale ormai asfissiante, una via di mezzo fra Charlie Hebdo in salsa popolare italiana e Dagospia senza il porno:niente di particolarmente raffinato ma tutto molto sentito e spesso divertente. Risate amare e battute al vetriolo al limite dell’accettabilità, a volte, ma anche commenti spassosissimi dagli admin e soprattutto dai lettori affezionati, con punte di autentica genialità – indimenticabile l’elenco numerato dei fatti che si susseguono puntualmente dopo ogni attentato terroristico, dal sospettato che è sempre “malato mentale”, alle notizie mancate sulla nazionalità degli attentatori, per non parlare delle infinite battute sui gessetti colorati e sul rituale ascolto di Imagine di John Lennon – e anche se le pagine non aderiscono a nessun partito o organizzazione politica, il solo scagliarsi contro il politicamente corretto ha fatto sì che la sinistra sia stata il loro principale bersaglio. La sinistra con i suoi politici, i suoi partiti e soprattutto le sue parole d’ordine, e per questo le due pagine sono state bollate come “di destra”, e quindi, nel clima isterico del momento, addirittura ”fascistoidi”, e come tali, segnalate nei social.

Ma col fascismo non hanno niente a che fare, sono solo due fra le pagine Facebook più rappresentative del sentimento di quella parte di Italia, e forse di Europa, che secondo i media non esistono, e che non ci sta a farsi ingabbiare dalle parole d’ordine dei media e dei giornaloni. Pagine che, senza nessuna pretesa di rappresentare alcunchè, la dicono lunga sui veri sentimenti di tanta gente che quando guarda i tiggì non capisce di quale paese si stia parlando, e che non compra più i giornali perché quello che c’è scritto non racconta la realtà.

SCL ha riaperto, e campeggia l’hashtag #ridateciscl, la pagina è da ricostruire e i like da recuperare, mentre Radical Chic è letteralmente svanita. Si possono vedere solo pochissimi, vecchi post, in cui si ricorda ad esempio “l’ultimo delirio dei Radical Chic: apriamo le gelaterie nei campi profughi” e il loro recente “Torneo della regione più Radical chic d’Italia”, vinto dalla Toscana dopo un corpo a corpo con l’Emilia Romagna. Chissà perché poi hanno chiuso la pagina…

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METTETEVI IL CUORE IN PACE……..FRA DUE MESI VI TOGLIERETE DALLO SCROTO DEGLI ITALIANI !!!!

da TG-news24

NEL SILENZIO PIU’ ASSOLUTO DEI MEDIA, GENTILONI HA FIRMATO IL TRATTATO CHE UCCIDE L’ITALIA: MASSIMA CONDIVISIONE!

by Admin · 24 gennaio 2018

L’ultimo consiglio dei ministri ha approvato ddl di ratifica del trattato di libero scambio con il Canada, un provvedimento dalle nefaste ripercussioni di cui nessuno dei grandi e piccoli media nazionali ha dato notizia.

E’ arrivato il CETA, ma non ditelo in giro. Il governo ha approvato il disegno di legge per la sua ratifica ed attuazione, ossia per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada. Ma piano – per favore! – non strillatelo. Eh già, perché il temuto trattato, firmato lo scorso 30 ottobre a Bruxelles e ratificato dal parlamento europeo questo febbraio sta per approdare al parlamento italiano per seguire l’iter legislativo ed essere votato. Chi lo dice? Il consiglio dei ministri che si è riunito mercoledì sera in fretta e furia e senza neanche un minuto di preavviso; quel cdm di cui i rappresentanti solitamente si affrettano a propagandare i risultati e per il quale invece non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa. E come mai, c’è da chiedersi, neanche il più ridicolo e scarso dei media (provare per credere? Fatevi un giro su google) ha dato questa notizia di epocale importanza? Perché è meglio farlo passare in sordina, o perché forse questo “gran valore” economico non lo ha? Per entrambi i motivi.

Scopo dell’Accordo – si legge nel comunicato del governo – “è stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge ancora – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”. Accidenti, che grande occasione, addirittura la sola Italia potrebbe beneficiare in termini di maggiori esportazioni verso il Canada “per circa 7,3 miliardi di dollari canadesi”. Ripetiamolo insieme: sette miliardi. Per avere un’idea, l’IMU che noi italiani abbiamo pagato sui nostri immobili, nel solo 2016, è costata 10 miliardi di euro; circa la stessa cifra è stata spesa dal governo Renzi per pagare i famigerati “80 euro”. Il governo Gentiloni ha recentemente “salvato” il sistema bancario creando con estrema facilità un fondo da 20 miliardi di euro. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma il concetto è chiaro: questo accordo economicamente non vale la carta su cui è stampato, e il problema maggiore è che a fronte di un così ridicolo guadagno – nemmeno sicuro, considerato che si tratta di stime – stiamo per svendere completamente la nostra nazione, e non è un esagerazione. Perché ciò che più fa male è che i nostri governanti si affrettino a specificare come l’accordo “garantirà comunque espressamente il diritto dei governi di legiferare nel settore delle politiche pubbliche, salvaguardando i servizi pubblici (approvvigionamento idrico, sanità, servizi sociali, istruzione) e dando la facoltà agli Stati membri di decidere quali servizi desiderano mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Peccato che la cosa, oltre a suonare palesemente come una “escusatio non petita”, è oltremodo falsa.

Spieghiamoci. E’ vero che “espressamente” il testo del Ceta – nelle sue premesse – “riconosce” agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità e il resto, ma in maniera altrettanto precisa descrive il funzionamento del “dispute settlement”, ossia di un arbitrato internazionale cui una “parte” (che può essere uno Stato ma anche un’azienda che opera sul suo territorio) può fare ricorso in caso sia in disaccordo con decisioni prese da altre parti. Tradotto, un’altra nazione o peggio una semplice società, spesso multinazionale, può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il business dell’azienda. Il funzionamento di questo “tribunale privato” fa diretto richiamo al DSS, identico strumento previsto dall’Organizzazione Mondiale del commercio (o “WTO”, accordo simile al Ceta ma su scala globale). Quest’ultimo prevede la selezione di un “panel” di giudici, composto da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali) o da atenei altrettanto privati. Il panel redige un rapporto contenente la propria opinione circa l’esistenza o meno di un’infrazione alle regole del WTO.

Esso non ha la forza legale di una vera e propria sentenza eppure la procedura di appello ha una durata massima prevista in novanta giorni, e la sentenza, dopo l’approvazione, è definitiva. Sintetizzando: l’Organizzazione Mondiale del Commercio (cui l’Europa e l’Italia hanno aderito da più di vent’anni, nel 1995) ha fini prettamente economici e finanziari; gli Stati, si dice, sono sovrani, eppure i principi che regolano gli scambi internazionali sono al di sopra delle leggi nazionali, ed internazionali; in caso di controversie, le parti (non gli Stati in realtà, quanto le società multinazionali “discriminate”) possono rivolgersi al WTO e chiedere se sia giusto o meno non applicare il suo regolamento; il WTO, privato e- sicuramente -imparzialissimo, emette la sentenza, che, per carità, non ha forza legale vera e propria (non essendo un vero tribunale), però è ad ogni modo inappellabile e definitiva. Democraticamente. E quel che è previsto per il Wto vale per il CETA. Il tribunale del WTO è stato mai adito per questioni sugli scambi internazionali? Oh sì! Solo gli Stati Uniti sono stati coinvolti in più di 95 casi contro società private, e di questi processi gli USA, in qualità di nazione, ne ha persi 38 e vinti appena 9. Gli altri o sono stati risolti tramite negoziazioni preliminari oppure sono ancora in dibattimento. In circa 20 casi il Panel addirittura non è mai stato formato, e la maggior parte dei processi che hanno perso riguarda livelli di standard ambientale, misure di sicurezza, tasse e agricoltura.

Questo panegirico forse può risultare oscuro pertanto è utile fare una semplificazione: lo Stato italiano, al contrario di quanto dice il governo Gentiloni, non può decidere autonomamente alcunché, prima di tutto perché fa parte dell’Unione europea e ha siglato accordi comunitari come il Patto di stabilità e il fiscal compact, oltre a far parte di un’unione monetaria, quindi di partenza non ha alcun potere decisionale in termini di politiche monetarie, fiscali, economiche e sociali. Secondo poi, pur godesse di una simile sovranità, comunque rischierebbe di trovarsi contro cause miliardarie– private –e di perderle, con tanti saluti al “potere politico”. Quel che allora il misero comunicato stampa del consiglio dei ministri dice in parte è vero, ossia che il governo può “decidere quali servizi mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Scopo dell’accordo è infatti di liberalizzare completamente qualsivoglia tipo di merce o servizio, inclusi quelli che teoricamente uno Stato soltanto dovrebbe garantire, e che invece già stanno finendo in mano ai privati (cliniche sanitarie, scuole, ecc ecc), in un mondo che sempre più sarà alla portata di poche persone e tasche. Ed ecco che la nostra carta Costituzionale si trasforma in carta igienica.

Quanto alle “potenzialità” di esportazione la nostra bella Penisola, da sempre caratterizzata da una grande vocazione all’export, già da tempo ha incrementato la vendita dei propri beni all’estero. Siamo più competitivi? Facciamo cose migliori? Ne più ne meno come prima, semplicemente gli italiani non hanno più una lira (i consumi domestici sono drasticamente calati, grazie a politiche iniziate da Mario Monti che in una celebre intervista ammise di “distruggere la domanda interna”) e quindi le imprese (quelle che non hanno chiuso) si sono arrangiante puntando ancor più sui mercati forestieri; solo pochi giorni fa l’Istat ha registrato nei suoi dati la “morte” della classe media italiana. Nel frattempo, visto che le merci di qualità come quelle nostrane non ce le possiamo permettere, nei nostri negozi arrivano tonnellate di merce a basso costo ma di pessima qualità che viene assoggettata a controlli scarsi o addirittura nulli, poiché già siamo in un’unione di libero scambio, l’Unione europea, che stiamo per estendere al Canada. Inutile dire che simili politiche danneggiano direttamente le nostre imprese, dunque il lavoro e in generale il benessere del nostro popolo. Tutto questo per – forse – sette miseri miliardi. Neanche i 30 denari di Giuda.

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/

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da REATTIVONEWS
Ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2018 alle 11:12

Assessora Pd insulta il centrodestra: «Io della razza umana, loro non so»

Siamo all’insulto. «Io appartengo alla razza umana. Loro non so». Siamo ben oltre l’accesa dialettica politica da campagna elettorale. Una vergogna sulla quale non abbiamo udito prese di distanza. Le parole di Carmela Rozza, assessore alla Sicurezza del Comune di Milano e candidata con il Pd alle elezioni regionali in Lombardia, sono irricevibili, gridano vendetta Nel replicare al candidato governatore del centrodestra, Attilio Fontana, non ha badato ad argomentare, ma si è subito distinta prendendo la clava, passando a un insulto grave, anche per un avversario politico. La “civilissima” assessora era margine di un sopralluogo della Commissione Consiliare per la Sicurezza del Comune di Milano al presidio mobile di Piazza Selinunte. Rispondendo ai giornalisti, ha dichiarato.”Io appartengo alla razza umana loro non so”.

Fratelli d’Italia: “La Rozza si dimetta”

Le repliche furiose del centrodestra non si sono fatte attendere: Fratelli d’Italia ne ha subito chiesto le dimissioni. Un atto che non necessiterebbe del “permesso” del sindaco di Milano, Giuseppe Sala. «La Rozza forse intende alla razza omofoba di sinistra che ritiene che coloro che la pensano diversamente dalla sinistra appartengano ad una razza inferiore», ha commentato Romano La Russa sul Giornale invitandola a parlare piuttosto della fallimentare gestione della sicurezza in città. «Il bilancio è fallimentare con una Milano sempre più violenta soprattutto per i reati commessi dai clandestini».

«Io appartengo alla razza umana»

E’ la volta della Lega: «Siamo lieti che l’assessore Rozza, nonostante la palese incompetenza dimostrata da questi fatti, sia in vena di fare battute, del resto di tempo libero ne ha, visto che di sicurezza non si occupa mai», è è stato il commento- anche piuttosto elegante – di Paolo Grimoldi. L’affondo: «Ma è la stessa Rozza che ha la teorica delega alla sicurezza in una città dove ogni giorno sui mezzi pubblici avvengono aggressioni o rapine? La stessa città dove ogni mese muore un ragazzo nel boschetto della droga di Rogoredo?». Insomma, un disastro totale, in tutti i sensi. Non ci pare di avere visto o letto preese di distanza da parte delle civilissime forze politiche di centrosinistra che hanno biasimato l’inopportuna frase di Fontana… Secolo d’Italia

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da LIBEROQUOTIDIANO.IT 24 Gennaio 2018

Buonismo a tutti i costi

Valeria Fedeli, il protocollo: studenti in gita nei Centri di accoglienza

I vostri figli in gita dagli immigrati. Questa la sintesi, brutale, dell’ultima idea del ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli: il ministero avrebbe infatti firmato un protocollo d’intesa con la fondazione Cittalia e il Comitato 3 ottobre, che prevede che gli studenti visitino i centri d’accoglienza.

I ragazzi, si legge, “dovranno essere protagonisti e agenti attivi della lotta alla discriminazione”. Come? Visitando i centri che ospitano i richiedenti asilo, appunto. Ma non è tutto: come rivela Il Fatto Quotidiano, il processo può anche essere opposto: i migranti andranno nelle scuole a raccontare le loro esperienze e il loro viaggi verso il nostro Paese.

Il presidente del Comitato 3 ottobre, Tareke Kobane, ha spiegato sempre al Fatto: “Il testo che abbiamo firmato prevede anche la possibilità di portare i richiedenti asilo nelle scuole, perché possano raccontare le loro storie e far in modo che i ragazzi si rendano conto di cosa vuol dire lasciare la propria terra e cercare una vita migliore in un Paese straniero”. Al posto delle gite culturali, arrivano le gite per spiegare l’immigrazione.

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A MAJANO LA MINORANZA NON DEVE SAPERE………!!!!

Lo Statuto Comunale di Majano, dice chiaramente che un Consigliere ha diritto di accesso a tutta la documentazione presente in Municipio . Naturalmente, dove è espressamente richiesto, il Consigliere, deve mantenere le informazioni segrete . Ma questo regolamento, secondo alcuni, non vale se il Comune delega a terzi mansioni che potrebbe benissimo gestire in Sede .
Per quel che riguarda i contributi pubblici, il Comune di Majano gestisce in proprio solo i contributi inerenti l’acquisto di libri scolastici e i contributi inerenti il canone di affitto .
Ma è ben poca cosa rispetto a tutto il resto .
Essendo io un componente della Commissione Assistenza, dopo un anno di richieste verbali all’Assessore competente senza ricevere risposte, il 07 agosto dell’anno scorso mi sono deciso a protocollare una richiesta ufficiale :
“Il sottoscritto Patrick Pierre Bortolotti capogruppo del Gruppo Consiliare “ MOVIMENTO
NAZIONALE PER LA SOVRANITA’ ” , chiede:
di avere l’elenco dei nomi e l’etnia (minori e non) con i relativi importi di tutte le persone che usufruiscono in qualche modo di contributi comunali o beneficiari del servizio di assistenza sociale . “

A fine novembre, sempre dell’anno scorso, ho ricevuto l’elenco dei contributi gestiti direttamente dal Comune e subito dopo, un elenco da parte dell’ASS 3 con citate le cifre e il tipo del contributo, ma al posto dei nominativi erano segnate le nazionalita’ di nascita e di cittadinanza dei beneficiari . L’elenco, era accompagnato da una lettera a firma del Funzionario dirigente dott.ssa Marzia Peresson e indirizzata al Sindaco di Majano .
La parte interessante della lettera, è questa :
“Si precisa che, fermo restando il diritto di accesso garantito ai Consiglieri Comunali ai sensi dell’art. 43, comma 2 del D.Lgs. N° 267 del 18 agosto del 2000, lo scrivente servizio, in ottemperanza di quanto previsto dagli articoli 11 e 22 del D.Lgs. 196 del 2003 -Codice in materia di protezione dei dati personali e visto il parere n° 369 del 25 luglio 2013 del Garante per la protezione dei dati personali secondo il quale “(…) l’amministrazione destinataria dell’istanza, cui spetta entrare nel merito della valutazione della richiesta (…) essendo l’unico soggetto competente ad accertare l’ampia e qualificata posizione di pretesa del consigliere all’ottenimento delle informazioni, è tenuta a rispettare i principi di pertinenza e non eccedenza dei dati personali trattati e, quando la richiesta di accesso riguarda dati sensibili, la loro indispensabilità, consentendo nei singoli casi l’accesso alle sole informazioni che risultano indispensabili per lo svolgimento del mandato (art.. 11 e 12 del Codice).-, ritiene che l’indicazione del Comune di nascita dei beneficiari di contributi economici di diversa natura non sia indispensabile, visto che nel medesimo schema allegato viene indicata lo Stato di nascita e la cittadinanza del richiedente . Pertanto, tali informazioni non sono inserite .”

Il 07 dicembre dell’anno scorso, ho risposto a riguardo :

“Majano, li 07 dicembre 2017
Il sottoscritto Patrick Pierre Bortolotti capogruppo del Gruppo Consiliare “ MOVIMENTO NAZIONALE PER LA SOVRANITA’ ” , :
Con la presente, informo che agli inizi di agosto c.a. ho provveduto a richiedere di avere l’elenco dei nomi e l’etnia (minori e non) con i relativi importi di tutte le persone che usufruiscono in qualche modo di contributi comunali o beneficiari del servizio di assistenza sociale e che alla fine di novembre c.a. ho ricevuto dei dati dove si capisce solo la cittadinanza, l’importo e la tipologia dei contributi erogati . Sono perfettamente consapevole che stiamo trattando di dati sensibilissimi, ma anche io devo essere messo nelle condizioni di espletare il mio mandato di amministratore, in poche parole, di poter controllare che i danari pubblici erogati non vadano poi spesi in attività contrarie al buon senso se non addirittura alla legge o illecite . Quello che invece mi riesce difficile da capire, è come un funzionario pubblico, eletto da nessuno, possa decidere come e dove spendere i soldi del Comune di Majano e negare ad un suo amministratore di poter controllare il suo operato .
Premesso tutto questo, sono a richiedere di ricevere integralmente quando richiesto e dal momento che siamo a fine anno, di ricevere anche quelli inerenti il 2017 .”

Dopo 32 giorni, precisamente il 08 gennaio c.a., ho ricevuto una risposta da parte del Comune di Majano a firma del Segretario Comunale dott.ssa Daniela Peresson, dove in sostanza mi si dice che il Comune ritiene corretto e condivide l’operato dell’ASS 3 .

Successivamente, ricevo un elenco identico a quello ricevuto nel dicembre scorso .

Tanto per chiarire, non stiamo parlando di bruscolini, si parla di € 279.315,70 per l’anno 2016 e provvisoriamente, perchè certe spese dimostrabili da parte dei beneficiari scadono il 28 febbraio, di € 228.321,87 per l’anno 2017 .
Più di 500.000 € in neanche due anni (una seconda TARES per i cittadini), con beneficiari (molti stranieri) che spaziano fra i 5.000 e i 10.000 euri l’anno (nel 2016 un beneficiario ha superato i 10.000) ma un amministratore dell’Ente Locale che eroga le risorse non deve sapere a chi vanno . Spero vivamente che questa regola non valga per il Sindaco e la Sua maggioranza, perchè se così fosse, non sarebbe un fatto grave, bensì gravissimo .
Pur essendo fermamente convinto che il Funzionario dell’ASS 3 abbia agito su espressa richiesta di terzi locali, allo stato attuale, è un Funzionario Pubblico che sicuramente occupa il suo posto meritatamente ma certamente non per volontà popolare, a decidere quali siano le informazioni necessarie ad un amministratore dell’Ente erogatore regolarmente eletto dalla cittadinanza per espletare il suo mandato……e poco importa se lo stesso è anche Presidente della Commissione Trasparenza .

Io, rivendico il diritto di essere messo nelle condizioni di fare quello che è mio dovere fare e che i miei elettori si aspettano da me!!!

Per il momento, mi sono limitato a chiedere ufficialmente delle informazioni sulla legittimità dell’operato dell’ASS 3, successivamente avrò modo di discutere la faccenda in Commissione Trasparenza, ma essendo persona poco incline ad essere preso per i fondelli, sono convinto che il problema non solo approderà sulla scrivania di un Procuratore della Repubblica, ma anche in quella di S.E. Il Prefetto di Udine!
Tempo fa, una persona che in loco rappresenta quella che io definisco la più seria Istituzione che abbiamo in Italia, ebbe a dirmi : “a Majano non abbiamo opposizione” .
Ebbene, questa persona ha perfettamente ragione, visto che la minoranza majanese le problematiche le deve imparare dalla stampa o ignorarle del tutto………anche se espressamente richieste!

Sono consapevole che più di qualcuno è convinto che arriverà puntuale il soccorso da parte di una certa Magistratura, ma stiano pur certi che ad ogni richiesta di archiviazione, puntuale come un orologio svizzero, arriverà l’ istanza di opposizione all’archiviazione………. per la gioia di chi, a suo tempo, all’interno del Palazzo Municipale, dichiarò : “ci penso io a mettere la museruola a quel cane fascista” .

Patrick di Majan

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NON CREDETEGLI…….. SONO SEMPRE STATI UNA PALLA AL PIEDE PER L’ ITALIA !!!!

60 anni fa era in vigore il “cortese” (ogni quarantesima parte di un bene di consumo, una andava al parroco) adesso, con l’invasione dell’Europa, hanno trovato un nuovo sistema di arricchimento!!!!

Patrick di Majan

da IL GIORNALE.IT

La Cei a gamba tesa sul voto

Nel mirino del cardinal Bassetti la campagna elettorale: “Immorale lanciare promesse a vuoto”. Sui migranti: “Non chiudere”

Franco Grilli – Lun, 22/01/2018 – 17:24

Il presidente della Cei, il Cardinal Bassetti, parla del prossimo appuntamento elettorale del 4 marzo e a sorpresa commenta anche alcuni passaggi di questa campagna per il voto che si appresta ad entrare nel vivo: “La campagna elettorale sta rendendo serrato il dibattito, ma non si può comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che già si sa di non riuscire a mantenere.

Altrettanto immorale è speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti”. Dopo aver raccomandato sobrietà, di fatto Bassetti spiega di cosa ha bisogno il Paese: “Per il futuro del Paese e dell’intera sua popolazione, da Nord a Sud, occorre mettere da parte le vecchie pastoie ideologiche del Novecento e abitare questo tempo con occhi sapienti e nuovi propositi di ricostruzione del tessuto sociale ed economico dell’Italia. In questa grande opera, è auspicabile l’impegno di tutte le persone di buona volontà, chiamate a superare le pur giustificate differenze ideologiche, per raggiungere una reale collaborazione nel servizio del bene comune”.

A questo punto Bassetti torna su un tema caro alla Cei, quello dell’accoglienza dei migranti: “​Non è chiudendo che si migliora la situazione del Paese”. E ancora: “Avere dubbi e timori sull’accoglienza non è peccato, tuttavia il peccato è lasciare che queste paure determino le nostre risposte”. Infine Bassetti parla anche del caso scoppiato per le parole di Fontana sulla “razza”: “Ci ricorda, in particolare quest’anno, una pagina buia della storia del nostro Paese: le leggi razziali del 1938. In quell’occasione – ha ricordato Bassetti in un clima di pavida indifferenza collettiva, Pio XI ebbe il coraggio di affermare che l’antisemitismo è inammissibile e poi aggiunse: ’Noi siamo spiritualmente semiti’. Oggi, in un contesto estremamente differente, noi possiamo far nostre, senza esitazioni, le parole di Paolo VI nella Populorum progressio. Di fronte all’ostacolo del razzismo che impediva di edificare ‘un mondo più giusto e più strutturato secondo una solidarietà universale'”. Insomma la Cei passa in rassegna tutta la campagna elettorale che finora è stata giocata dai partiti che si contendono la vittoria del 4 marzo. Gesto inusuale che ha il sapore di un intervento a gamba tesa sul voto.

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E I TERREMOTATI NELLE TENDE…….. STRAMALEDETTA SINISTRA !!!!

VOTATE LA DESTRA E IL FVG SARA’ RIPULITO DA QUESTE PORCHERIE!!!!

Patrick di Majan

da LEOPOST

CAVARZERANI EXXX…POLZIVE!!! ARRIVATE LE CASETTE PER I MIGRANTES: RISCALDAMENTO, BOX DOCCIA E ACQUA CALDA AGGRATIS, SALOTTINO E TV COLOR, FRIULANI SENZA MUTANDE

Date: gennaio 23, 2018 4:58 PM

Le prime casette fornite dal ministero per ospitare i migrantes che si lamentavano dell’ospitalità fornita all’interno della caserma di Udine, sono arrivate oggi verso l’ora di pranzo, andranno a sostituire la tendopoli allestita per le emergenze.

I migrantes bella vita ora potranno godere di ulteriore comfort pagato da pantalone.

Come si vede dalle immagini, le casette sono di ottima fattura, possono contenere fino a 8 persone e sono dotate di salottino, acqua calda, box doccia, tv color. Paga Pantalone, Friulani senza mutande. Forza Badile.