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NOBIS E LUNGA VITA AL GIORNALE D’ ITALIA !!!!

16 luglio 2017

da IL GIORNALE D’ ITALIA

l’editoriale del sabato, di Roberto Buonasorte

15/07/2017 06:00

IL GIORNALE D’ITALIA NON MOLLA

Chi ci conosce sa che nella vita, come in politica, abbiamo sempre scelto la via più dura

No, non ce la farete a tapparci la bocca, e anche se l’assetto societario cambierà, ognuno continuerà a stare su questa barca

Solo Dio sa la fatica che facciano per mandare on line questo nostro foglio tutte le mattine.

Lo sa Igor per primo, con la sua proverbiale pazienza, e lo sanno tutti gli altri ragazzi che collaborano e ci consentono di far circolare sulla rete una testata antica e prestigiosa come Il Giornale d’Italia, dal 1901…

Certo, ci hanno provato in tutti i modi a chiuderci la bocca; un po’ con le querele, pensando di intimorirci-ma un giornale vive di querele, io credo che siano medaglie-un po’ chiudendo i rubinetti delle campagne di comunicazione istituzionale (è della settimana scorsa la revoca dell’ultimo contratto di pubblicità pubblica arrivata a mezzo P.E.C.) un po’ attraverso campagne infami.

Chi ci conosce, e la storia personale di ciascuno di noi è caratterizzata in tal senso, sa che nella vita come in politica abbiamo sempre scelto la via più dura.

Gianfranco Fini era all’apice del potere? E noi ce ne siamo andati.

Gianni Alemanno era il potente sindaco di Roma? E mentre i suoi attuali e più tenaci avversari all’epoca erano in giunta con lui a governare la capitale, noi eravamo all’opposizione.

Mentre gli altri, anziché fare politica con passione e cercare il consenso sul territorio, sostituivano le correnti di partito con ricche Fondazioni, noi ci immergevamo nella incredibile avventura di rimettere in campo Il Giornale d’Italia.

In questi mesi, è vero, abbiamo avuto grandi difficoltà; avremmo potuto chiudere, fallire, e invece-testardi come pochi-abbiamo stretto i denti, e forse già dal mese prossimo potremmo avere un nuovo assetto societario che consentirà di mettere in sicurezza il giornale.

Certo i gufi sono stati molti, ma la tenacia di Storace in primis, e la pazienza dei ragazzi-che anche con qualche arretrato da ricevere hanno sempre lavorato con il sorriso sulle labbra-ci hanno consentito di resistere.

Il Giornale d’Italia non molla! Se lo mettano bene in testa tutti.

Se ne sente la necessità, ogni mattina, di arricchire il proprio sapere approfondendo le belle pagine di storia e del fascismo, anche attraverso quelle splendide immagini in bianco e nero che inducono a riflettere, a fermarsi, a renderci tutti un po’ più umili se si pensa a quei tempi che furono insieme di grande splendore e di grande sofferenza.

Se ne sente la necessità, ogni mattina, di leggere la penna graffiante del Direttore, senza timori reverenziali.

E mentre i nostri lettori godono nell’aprire l’applicazione e trovare la sorpresa del giorno, per i nostri avversari quell’ora-le sei del mattino quando cioè l’edizione è on line-rappresenta il terrore.

Pare di vederli, chi tira un sospiro di sollievo perché non è oggetto dei nostri corsivi, e chi invece urla vedendosi, pizzicato, immortalato in prima pagina.

No, non ce la farete a tapparci la bocca, e anche se l’assetto societario cambierà, ognuno continuerà a stare su questa barca, sempre, come dal primo giorno quando-era il 10 ottobre del 2012-scrivemmo a nove colonne: Silenzio, si riapre, oggi potremmo dire: Urlatelo, si continua!

Roberto Buonasorte

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