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POTETE ACCUSARCI DI UNA COSA SOLTANTO……. E ANCHE QUELLA DISCUTIBILE !!!!

10 luglio 2017

I CAMERATI possono venire accusati solo di apologia di fascismo e basta, a differenza dei compagni gaglioffi….. per loro le accuse di peculato, corruzione, turbativa d’asta, finanziamento illecito e ladrocini vari, è diventata oramai routine!!!!

Patrick di Majan

da REPUBBLICA.IT

La spiaggia fascista di Chioggia: “Qui, a casa mia, vige il regime”

La spiaggia fascista di Chioggia

Lo stabilimento “Punta Canna” è pieno di cartelli con immagini di Benito Mussolini, di saluti romani con sotto scritto “Se non ti piace, me ne frego”.
dal nostro inviato PAOLO BERIZZI

CHIOGGIA – Il cartello all’ingresso del parcheggio parla subito chiaro. “Zona antidemocratica e a regime. Non rompete i c…”. Ma è niente rispetto a quello che si vedrà e si sentirà più avanti, sotto gli ombrelloni, tra “camere a gas”, inni al Duce e al regime fascista, scritte sessiste. Lungo il sentiero di traversine in legno che porta verso la spiaggia altri cartelli avvisano i bagnanti: “Regole: ordine, pulizia, disciplina, severità”; “difendere la proprietà sparando a vista ad altezza d’uomo, se non ti piace me ne frego!”; “servizio solo per i clienti… altrimenti manganello sui denti”. Poi – prima della frase di Ezra Pound (“Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui”) – un’insegna indica i servizi igienici: “Questi sono i gabinetti per lui, per lei, per lesbiche e gay”.

Benvenuti alla “Playa Punta Canna” di Chioggia, lido balneare da 650 lettini tra le ultime dune di Sottomarina verso la foce del Brenta. La spiaggia del Duce. Altro che stabilimenti marini ai tempi del Ventennio: in questo vasto pezzo di arenile, se possibile, il fascistissimo titolare Gianni Scarpa, 64 anni, da Mirano, bandana nera e ufficio straboccante di gadget mussoliniani con tanto di cannone che spunta da una finestrella, è riuscito a fare persino meglio. “Qui valgono le mie regole”, mette in chiaro. Già.

Intanto questa mattina – dopo la denuncia di Repubblica – sulla spiaggia fascista sono arrivati agenti della Digos e della polizia scientifica, inviati dal questore di Venezia, Vito Danilo Gagliardi. Ma torniamo alle “regole”. La polizia ha acquisito gli audio e le foto pubblicate da Repubblica.

All’inizio il “comandamento” di “Punta Canna” era “niente bambini e buzzurri” (in effetti di bambini non se ne vedono). Poi per la gioia dei clienti – la maggior parte giovani “di area”, palestrati e tatuati anche con simboli runici, aquile, croci celtiche – si è aggiunto molto altro. “La legge della giustizia nasce dalla canna del fucile”, ammonisce l’ennesima scritta choc. Di fronte c’è l’angolo doccia col nebulizzatore, protetto da una cinta di canne.

Chioggia, nella spiaggia tra cimeli fascisti e discorsi razzisti:”I tossici andrebbero sterminati”

Sta di fronte alla cabina bianca dove il cartello sulla porta dice “camera a gas, vietato entrare”. Lo slogan è parte di un crescendo. A destra, prima del bar e lungo il sentiero che porta alla spiaggia, su un pannello di legno è stampata in bella vista la “summa” del lido, il pantheon del proprietario. Sì, insomma: le sue regole. Diversi poster di Benito Mussolini e di saluti romani (“questo è più di un saluto, uno stile di vita”; “questo è il mio saluto, se non ti piace me ne frego”); la foto di un bambino che dice: “Nonno Benito, per un’Italia onesta e pulita torna in vita”. Un corollario sfacciatamente nostalgico e apologetico.

Elementi d’arredo alla cui vista i numerosi clienti del lido sono talmente abituati che nessuno – tranne qualche nuovo avventore – ci fa più caso. Il motivo lo capisci appena prendi posto sui lettini (650 di cui 70 coperti da tende bianche tipo gazebo) tutti occupati. Ogni mezz’ora, o comunque quando ne ha voglia, il titolare della spiaggia “intrattiene” i bagnanti alla sua maniera: con delle “comunicazioni” diffuse dagli altoparlanti, dei mini comizi da spiaggia. Che non imbarazzano nessuno perché evidentemente condivisi dai clienti. Inni al regime e insulti alla democrazia (“mi fa schifo”), intemerate contro Papa Francesco (“Lui vuole costruire ponti e non muri? Gliene costruiamo uno noi da Roma a Buenos Aires, così lo rispediamo da dove è venuto”), lotta senza frontiere alla “sporcizia umana del mondo, che è il 50% e qui dentro per fortuna non entra”, “tossici da sterminare”.

Ieri, sabato pomeriggio, l’imprenditore balneare del “me ne frego” ha dato il meglio di sé sotto il sole delle tre e un quarto. Sentitelo. “Sono molto contento di avere una clientela esemplare. Guardatevi in giro, oggi siete 650, non c’è una cicca, non c’è una salvietta a terra. A me la gente maleducata mi fa schifo…a me la gente sporca mi fa schifo…A me la democrazia mi fa schifo…Io sono totalmente antidemocratico e sono per il regime. Ma non potendolo esercitare fuori da casa mia, lo esercito a casa mia. A casa mia si vive in totale regime… qui è casa mia e di conseguenza si vive a regime”. Gianni Scarpa plaude ancora ai suoi clienti esaltandone il comportamento. Poi dalle casse spara un attacco modello Duterte. “Voi sapete che io sono per lo sterminio totale dei tossici (alcuni bagnanti sorridono). Di conseguenza penso che è meglio che girino molto al largo da qui. Chi viene qui sa come la penso io… se vuole viene se vuole non viene e io me ne frego… Perché qui dentro voglio gente educata “.

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da IL GIORNALE D’ ITALIA

Il punto di vista

09/07/2017 17:29

L’insostenibile leggerezza dell’essere…antifascisti

Storace (Mn): ‘Frustrati più che mai, non hanno capito che di loro ce ne freghiamo abbastanza’

“Gli antifa, frustrati più che mai, non hanno ‘gnente da fa’. Non hanno capito, Sala, Repubblica, Boldrinova, che di loro ce ne freghiamo abbastanza. Hanno scoperto una spiaggia a Chioggia. Non sopportano che rendiamo onore ai nostri Caduti. Indagano se ci scappa un bel saluto romano. Certo, altro su di noi non ci può essere, come capita a voi lestofanti. Magari presto vi potrebbe capitare di cantare Sala libero. Sarà una lotta di liberazione…”.

Così Francesco Storace, presidente del Movimento Nazionale. Che, ironico ma molto chiaro come suo solito, sottolinea l’atteggiamento di certa stampa e di certi politici che non trovano argomenti se non quelli di attaccare qualunque cosa risulti in qualche modo collegata o collegabile con il fascismo. Senza tra l’altro rendersi conto che in casa loro hanno problemi ben più gravi (il riferimento, in questo caso specifico, è all’indagine appena conclusa – gli atti sono stati depositati nei giorni scorsi – dalla procura di Milano sugli appalti per il verde pubblico all’Expo, in cui il sindaco meneghino risulta indagato per falso ideologico e materiale oltre che per turbativa d’asta).

Ecco allora la levata di scudi contro la commemorazione al Campo X di Milano svolta a fine aprile da alcune centinaia di militanti di varie organizzazioni della giovane destra. Con tanto di saluto romano. Che, è utile ribadirlo, in circostanze come quella in questione – ovvero una cerimonia in cui si rende onore ai Caduti – la Cassazione ha stabilito non essere reato. Allora furono minacciate, contro ogni logica, identificazioni e denunce per “apologia”. Che ovviamente non sono arrivate.

E ancora, più recentemente, il tentativo di indurre, mediante una campagna stampa oltretutto con più di qualche inesattezza ed imprecisioni anche piuttosto grossolane, al boicottaggio della “Festa del Sole” di Lealtà Azione (campagna che peraltro ha avuto l’unico effetto di mettere in ridicolo il giornalista ed il quotidiano che l’ha promossa, che si sono fatti ripetutamente – e giustamente verrebbe da dire – prendere in giro dagli organizzatori). Senza contare inoltre, gli attacchi personali ad esponenti di vari movimenti rientranti nella galassia della destra regolarmente eletti ed accusati di “nazismo” ed altre simili amenità (brutta cosa l’invidia nei confronti di chi conquista un consenso che dall’altra parte è invece sempre meno consistente).

Oggi invece, complice forse il clima estivo, è stata la volta dell’attacco ad uno stabilimento balneare di Chioggia il cui gestore ha la “terribile colpa” di aver riempito lo spazio in questione – 165 lettini e ombrelloni, tutti peraltro a quanto risulta occupati – di immagini e gadget riferiti al Ventennio. Con tanto di altoparlanti che diffondono avvisi ed inni legati al periodo storico in questione.

Non mancano infine, a scadenze più o meno ricorrenti, progetti volti a promuovere in Parlamento leggi miranti a far calare la mannaia sulla libertà di espressione di idee ritenute politicamente scorrette. Da attuarsi vietando vendita di gadget, monitorando internet e con ogni altro mezzo di “polizia del pensiero” venga in mente ai “paladini della democrazia” che di tali iniziative si fanno promotori.

In questo senso recentemente una nota senatrice del Pd ha dichiarato che a suo dire “sono necessari interventi normativi che riconoscano e puniscano con rigore gli interventi che con la libertà d’espressione nulla hanno a che fare”. Peccato che è già così, perché se si passa il limite – quello imposto dalle norme in vigore – si viene puniti. A che servono dunque nuove leggi? L’idea (e si tratta di un’ipotesi tutt’altro che improbabile) è che la signora e i suoi sodali abbiano intenzione di creare nuovi strumenti per mettere a tacere chi non si omologa al pensiero unico di “sinistra” memoria. Come dire: “siamo in democrazia, siete liberi di esprimere il vostro pensiero. Purché non sia contrario a quello dominante. In tal caso non potete manifestarlo in nessun modo”.

A quanto pare nemmeno, secondo loro, attraverso un quotidiano come il nostro Giornale d’Italia, recentemente attaccato da Repubblica forse proprio perché infastidisce nel suo voler ostinatamente, contro tutto e tutti, raccontare la verità. Si mettano tutti l’anima in pace: continueremo a farlo. Perché, come ha scritto il nostro Direttore nell’editoriale di oggi, Ce Ne Freghiamo. E ne andiamo fieri.

Cristina Di Giorgi

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da IL TEMPO.IT

ODIO DI RICINO

Ossessionati dal Duce: l’Italia è nei guai
Sala, Boldrini e gli altri insistono coi bavagli «antifascisti»

di Marcello Veneziani

9 Luglio 2017

Ossessionati dal Duce: il sindaco Sala vuole altre leggi contro il fascismo L’Italia è nei guai ma Boldrini, Pd e Anpi insistono coi bavagli «antifascisti»


Mussolini

Sala rianimazione fascismo e antifascismo. Non è un nuovo reparto clinico per malati mentali e terminali ma è l’eroica impresa del sindaco di Milano, Beppe Sala, che in piena estate del 2017, ha resuscitato il fascismo e l’antifascismo. Lo ha fatto per compiacere l’Anpi, l’associazione partigiani postumi, lo ha fatto per vincere (truccando) la gara d’appalto su chi guiderà la sinistra e magari lo ha fatto per distrarre Milano dalle pesanti indagini giudiziarie su di lui, in tema di appalti, falso e turbative d’asta. Ieri al Comune di Milano, in un convegno antifascista per stigmatizzare l’incursione di Casa Pound in Consiglio comunale, il prode sindaco di Milano ha chiesto di aggiornare e riattivare le leggi contro il fascismo e mandare finalmente in carcere i fascisti come finora non si è fatto. Esco per un attimo dalla Sala rianimazione e torno alla realtà presente. Dunque, ci sono in giro maree di immigrati clandestini, a Milano e in tutta Italia; ci sono fior di delinquenti impuniti, ci sono spacciatori che vengono mandati nuovamente a casa dalla madre che li ha denunciati, ci sono centri sociali e antagonisti che ad Amburgo e nel mondo spaccano tutto e mandano all’ospedale i poliziotti, sul web ci sono siti pedofili e terroristici, ci sono i mille guai e le mille emergenze del nostro Paese e delle nostre città. E questo signore, bocconiano, che si è presentato come manager e che dovrebbe amministrare la città più pragmatica d’Italia, se ne esce con questo delirio psico politico come se fosse appena tornato
dalla macelleria di Piazzale Loreto del ’45.

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