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“GRAZIE” PARTITO DEMOCRATICO PER AVER MASSACRATO L’ ITALIA !!!!

23 maggio 2017

Se non cacciamo via subito questo governo illegittimo e tutta la feccia che lo stesso ci obbliga a mantenere, in pochi anni, l’Italia sarà disintegrata!!!!

Pregherò ogni giorno per voi radical chic e falsi buonisti vari perché il Signore vi faccia fare una fine miserabile e violenta…….. magari per mano dei tagliagole islamici o dei delinquenti che per arricchirvi importate!!!!

CHE  D I O  VI  STRAMALEDICA !!!!

Patrick di Majan

da  VOX  NEWS

 

“In meno di 30 anni Europa sarà islamica, Cristiani saranno perseguitati”


SBARCHI, MAFIA HA INCASSATO 4,5 MILIARDI DI EURO GRAZIE AL PD IN 6 ANNI

Sbarchi, Giro d’affari da 4 miliardi. Un vero business: soprattutto per la ‘ndrangheta

Si aggira intorno ai 594 milioni di euro il giro d’affari per la criminalità organizzata in Calabria per quanto riguarda gli sbarchi di immigrati sulle coste della nostra Regione. Un dato che viene evidenziato nella ricerca di Demoskopika che ha analizzato i guadagni che ci sono dietro gli sbarchi di migranti nelle aree che l’istituto definisce “a maggiore controllo della criminalità organizzata italiana”. I guadagni illeciti incassati dai trafficanti raggiungono complessivamente oltre 3.914 milioni di euro: 2.918 milioni di euro per gli sbarchi in Sicilia, 594 milioni di euro per i migranti approdati nelle coste della Calabria, 293 milioni in Puglia e, infine, 109 milioni in Campania.

ARRIVA IL PD AL GOVERNO, BOOM DI AFFARI PER LE MAFIE – Sono oltre 650 mila i clandestini scaricati in Italia dal 2011 ad oggi che hanno generato un guadagno illecito pari a circa 4 miliardi di euro con un incremento di oltre 300 punti percentuali nel triennio 2014-2016 rispetto al triennio precedente. È quanto emerge dalla Nota scientifica dell’Istituto Demoskopika “Sbarchi. Il giro d’affari della criminalità organizzata” che ha analizzato il flusso dei clandestini nelle aree a maggiore condizionamento ambientale della criminalità organizzata italiana nel periodo che va dall’inizio dei governi non eletti, dal 2011 ad oggi.

“La criminalità organizzata italiana, – commenta il presidente dell’Istituto Demoskopika, Raffaele Rio – ha concesso ai gruppi criminali transnazionali, con in testa le organizzazioni cinesi, magrebine, nigeriane e albanesi, di poter gestire l’intera filiera del traffico degli esseri umani. In cambio del denaro per il trasferimento e i servizi annessi, spesso anticipato dal trafficante, i migranti sono totalmente asserviti alle organizzazioni criminali almeno fino all’estinzione del debito contratto. Il placet di ‘ndrangheta, mafia, camorra e sacra corona unita – precisa Raffaele Rio – avviene per alcuni motivi prioritari. In primo luogo, la concessione dei sodalizi criminali italiani, ‘ndrangheta in testa, alle organizzazioni di trafficanti di esseri umani ottiene il beneficio di una “complicità criminale organizzativa” di queste ultime nel mercato degli stupefacenti il cui giro d’affari è, senza alcun dubbio, più remunerativo dell’arrivo dei clandestini. In secondo luogo – conclude il presidente di Demoskopika – perché la criminalità organizzata italiana può ottenere elevati guadagni da appalti e subappalti, vinti al ribasso, potendo disporre di un esercito di lavoratori a basso costo”.

Sono stati ben 652.337 i migranti sbarcati sulle coste a “maggiore controllo” della criminalità organizzata italiana dal 2011 al 19 maggio 2017. In particolare, elaborando i dati dell’UNHCR, sono stati oltre 486 mila i migranti arrivati via mare in Sicilia, poco meno di 100 mila gli immigrati sbarcati sulle coste calabresi, circa 50 mila i flussi di migranti che hanno toccato le coste della Puglia e poco più di 18 mila, infine, i migranti approdati sulle coste campane. Un fenomeno crescente in maniera esponenziale soprattutto negli ultimi anni. Nel triennio 2014-2016, in particolare, si sono registrati quasi 610 mila sbarchi, pari all’80% del dato complessivo al netto dei primi mesi del 2017, a fronte dei 118 mila sbarchi monitorati nel triennio precedente (2011-2013), con un incremento più che rilevante pari a oltre 313 punti percentuali.

Ai trafficanti introiti per 4,5 milioni di euro al giorno

Gli oltre 650 mila migranti sbarcati sulle coste italiane, “a maggiore permeabilità criminale”, hanno portato direttamente nelle tasche di trafficanti di uomini senza scrupoli, appartenenti principalmente a gruppi criminali transnazionali, soprattutto di matrice etnica, oltre 3,9 miliardi di euro pari mediamente a circa 4,5 milioni di euro al giorno nell’arco temporale analizzato che va dal 2011 al 19 maggio 2017. Un introito illecito ottenuto moltiplicando il costo medio di 6 mila euro che ciascun migrante è costretto a pagare per poter lasciare il proprio paese d’origine nella speranza di realizzare il sogno di raggiungere un Paese che è l’investimento per suo il futuro sbarcando sulle coste italiane. Queste stime – si precisa nella nota scientifica di Demoskopika – sono calcolate, senza alcun dubbio, per difetto, poiché riguardano solo il numero di migranti sbarcati e intercettati sulle coste italiane, non prendendo in considerazione sia le migliaia di migranti che riescono a raggiungere l’Italia sfuggendo ai controlli delle forze dell’ordine e sia le vittime che non riescono ad arrivare in Italia. Analizzando il giro d’affari per “area a maggiore controllo” della criminalità organizzata italiana, emerge che i guadagni illeciti incassati dai trafficanti raggiungono complessivamente oltre 3.914 milioni di euro: 2.918 milioni di euro per gli sbarchi in Sicilia, 594 milioni di euro per i migranti approdati nelle coste della Calabria, 293 milioni in Puglia e, infine, 109 milioni in Campania.

Quasi 5 miliardi di euro finiti alle mafie grazie alle politiche del PD. Tutti noi conosciamo gli intrecci Coop-Vaticano-Mafie venuti ultimamente alla luce con il caso di Isola Capo Rizzuto, ma questi numeri ci dovrebbero far riflettere su quali siano le connessioni tra organizzazioni criminali, Ong e Governo: perché con 5 miliardi di euro, di politici ne compri tanti.


L’INVASIONE DEI PROFUGHI MAROCCHINI E SENEGALESI, 50 MILA IN 4 MESI

5 milioni di italiani scappati all’estero in cerca di lavoro e dignità

La crisi economica che attanaglia ogni settore produttivo, la scarsissima disponibilità di opportunità lavorative e un Fisco che, nonostante tutto, continua a spremere i contribuenti nella speranza di poter far fronte alle sempre più insostenibili spese di uno Stato ingordo. Sono soltanto alcuni dei problemi che hanno fatto sì che milioni di italiani optassero per una scelta inevitabile e decisamente dolorosa: abbandonare il proprio Paese in cerca di una nuova Patria capace di offrir loro dignità e futuro. Nel 2006, stando a quanto pubblicato sulle pagine di Libero, gli italiani che hanno detto addio alla propria terra natale, quelli che per intenderci si sono iscritti ufficialmente all’Aire, ovvero l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, erano 3 milioni. A dieci anni di distanza il dato si è aggravato e la cifra ha superato i 4.8 milioni di unità.

Ecco cosa potrebbe accadere a fine 2017

In base ai dati raccolti nei primi mesi dell’anno sembra ormai inevitabile il superamento del tetto dei 5 milioni. Il fenomeno, che non accenna ad attenuarsi, e che anzi dimostra di essere in costante accelerazione, coinvolge principalmente giovani uomini, scolarizzati, di età compresa tra i 18 e i 39 anni. Ciò non significa ovviamente che non siano interessati da questa fuga anche cittadini di età superiore. Secondo gli esperti l’esodo coinvolge un discreto numero delle cosiddette “volpi grigie”, pensionati alla ricerca di un fisco meno esoso che consenta loro di vivere con dignità. I dati rivelati dall’Eurostat, come anche da Mario Draghi, parlano di un Paese in ripresa, ma il lavoro è ancora un’utopia. Leggendo l’approfondimento di Ugo Bertone appare chiaro che i numeri del fenomeno siano ben più alti. “Mettendo a confronto i dati Istat con quelli di alcuni istituti statistici stranieri – viene spiegato su Libero – è chiaro che i numeri, pur impressionanti sono probabilmente sottostimati. La somma dei soli arrivi in Germania e Gran Bretagna supera in un anno campione (il 2015) di 28 mila il dato delle cancellazioni di residenza per tutti i paesi del mondo, registrato dall’Istat”.

Solo una minoranza si registra all’Aire

Il perché di questa incongruenza sarebbe riconducibile al fatto che solo una minoranza di chi si reca all’estero si registra all’Aire. Certo, decidere di dire addio alla propria terra natale non è sempre facile. Si deve mettere sul tavolo anche la possibilità che, una volta giunti a destinazione, non si riesca a trovare un’opportunità lavorativa adeguata ai propri studi o alle proprie aspirazioni. In tanti si adattano, facendo i muratori, i lavapiatti o i baristi. La mobilità – evidenzia un rapporto della Fondazione Migrantes – è una risorsa ma diventa dannosa se è a senso unico, quando cioè è una emorragia di talento e competenza da un unico posto e non è corrisposta da una forza di attrazione che spinge al rientro”.

In pensione nei Paesi dove il Fisco è meno esoso

Alla fuga dei più giovani va poi sommato il preoccupante fenomeno della fuga delle “volpi grigie”, dei nonni insomma. Sono oltre mezzo milione i pensionati che si sono già trasferiti in Portogallo, Canarie, Bulgaria, Tunisia, Polonia, Ucraina, Romania, Thailandia e Costarica. L’Inps eroga ogni anno trattamenti pensionistici per oltre 1 miliardo di euro. Lo Stato cerca soluzioni, e sul tavolo delle proposte vi sarebbe anche quella di introdurre delle agevolazioni per richiamare nella Penisola i pensionati ricchi di altri Paesi… Ma la soluzione sotto gli occhi di tutti, quella che però il Governo sembra ignorare, potrebbe essere una riduzione della pressione fiscale tale da consentire a tutti, pensionati compresi, una vita più dignitosa.

TISCALI.IT

da  ImolaOggi

 

Emma Bonino e l’aborto con la pompa delle biciclette. Da vomito!

Quello mostrato dalla foto è proprio un intervento di quel tipobonino

Se ogni politico nasconde qualche scheletro nell’armadio, Emma Bonino cela un cimitero di 10 mila bambini non nati e da lei spesso personalmente eliminati con una indifferenza orgogliosa e agghiacciante. Negli anni ‘74-75, quelli in cui infiamma la battaglia che poterà alla legge 194, la Bonino diviene con Adele Faccio una leader di quella che ancora oggi Marco Pannella chiama una “battaglia per i diritti civili”.

Soprattutto, fonda il Cisa e si fa promotrice dell’aborto “per aspirazione”, alternativa pratica ed economica ai “cucchiai d’oro”, cioè agli infami interventi compiuti – fuorilegge ma dietro prezzolatissima parcella – da alcuni medici o praticono nostrani.

Quello mostrato dalla foto è proprio un intervento di quel tipo, eseguito con la pompa di bicicletta davanti al fotografo al quale la giovane e bella militante rivolge il suo sorriso. Il metodo è chiamato Karman e normalmente viene eseguito con un aspiratore elettrico, che però costa “un mucchio di quattrini e poi pesa a trasportarlo nelle case per fare aborti nelle case”. Così spiega la deputata radicale alla giornalista Neera Fallaci di Oggi, mostrando gli oggetti accanto a lei (a sinistra nella foto), bastano una pompa da bicicletta, un dilatatore di plastica e un vaso dentro cui si fa il vuoto e in cui finisce “il contenuto dell’utero”. Un kit per il fai-da-te, come oggi usano fare le iper-femministe per ingravidarsi da sole.

“Io – spiega Emma – uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto della marmellata. Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi è un buon motivo per farsi quattro risate”. Un’allegra scampagnata: “L’essenziale per le donne è fare l’aborto senza pericolo e senza soffrire, non sentirsi sole e angosciate”. Già perché mai? “Entro il secondo mese non ci sono problemi: si può fare il self-help, l’auto assistenza, un discorso rivoluzionario delle femministe francesi e italiane. Dopo il secondo mese mandiamo le donne a Londra”. La Bonino, oltre a essersi sottoposta a un aborto clandestino, tramite il Cisa nel 1975 ha eseguito in Italia e a Londra, in dieci mesi, 10.141 aborti. Cioè diecimila omicidi, secondo la legge vigente all’epoca. Per sua stessa ammissione. giovanni palombi


Feltri risponde a Scalfari sul manifesto contro Calabresi: “Sarò teppista, ma so distinguere gli errori e i crimini”

di Vittorio Feltri

Sarò un teppista, come mi definisce Eugenio Scalfari, ma mi sono preso la soddisfazione di svegliare l’ elefante. Negli ultimi anni, nella sua omelia domenicale, aveva tenuto una corrispondenza solo con il Papa, con barriti flautati e grati, dato che il collega di prediche pare gli avesse garantito che non esiste il peccato. Mi sono permesso di sventolargliene uno sopra la proboscide, antico ma rinfrescato da recentissime cerimonie, e il pachiderma si è imbufalito (non so se si possa dire così, ma rende l’ idea).

Lascio perdere le villanie e le sgrammaticature, che scuso per l’ età e perché la questione non è personale, e vado al sodo. A cosa debbo l’ onore della barbuta reprimenda? A un articolo che qui, facendo crescere la barba anche a voi, sintetizzo. La cerimonia del 45° anniversario dell’ assassinio del commissario Luigi Calabresi ha rilanciato l’ idea di promuoverne la beatificazione. Tutti d’ accordo: è stato un martire. Lo sostengono anche quelli che gli hanno confezionato, mentre era vivo, la bara. Dal gregge di pecore (ma cachemire, beninteso) che isolò Calabresi e lo gettò in pasto al commando di Lotta Continua non si è levato non dico un grido, ma neanche un belato traducibile in mea culpa.

Siccome sono uno che fa nomi, li ho fatti. Nessun lavorio dietro le quinte, nessun verbale coperto da segreto: carta pubblica, stampata, a gran tiratura. Nel 1971 uscì non una sola volta ma per alcune settimane il manifesto dell’ Espresso firmato da 800 personaggi della crème di sinistra, e i cui capi intoccabili erano Umberto Eco ed Eugenio Scalfari. Sotto il titolo “Colpi di karatè” si indicava nel “commissario torturatore” il responsabile della morte di Giuseppe Pinelli, un anarchico in stato di fermo dopo la strage di Piazza Fontana.

Ho anche citato due signori che hanno avuto il coraggio di battersi il petto davanti a tutti per quel mandato morale di omicidio, Paolo Mieli e Carlo Ripa di Meana. E ho concluso che l’ Italia sarà un povero Paese finché non si avrà il coraggio della verità.
Di quegli 800 nessuno ha pagato alcun prezzo di carriera o di immagine.

Ci sia un gesto, un piccolo gesto, che costa pochissimo, ma vale moltissimo per dare magari persino un insegnamento alle giovani generazioni, ma anche a quelle anziane e ancora silenti. Forza Eugenio. Questo ho scritto più o meno, con altre parole per non farmi pagare due volte lo stesso articolo.

Dinanzi a questa richiesta scritta persino in italiano corrente, Scalfari ha emesso una gigantesca pomposa pernacchia. Ma la dirige contro se stesso. Mostra infatti di avere ottima memoria e conferma di essere stato allora e di essere oggi un uomo di potere, tale e quale. Egli ricostruisce il momento in cui stese quel manifesto anti-Calabresi insieme ai pezzi grossi della cultura italiana. Sostiene che era un suo dovere, ci era tenuto in quanto a quel tempo era deputato socialista. La piazza fremeva, i “ceti” (scrive così) si ribellavano. E loro diedero indirizzo all’ ira, quello di Calabresi. Ma non volevano fosse ammazzato, bensì semplicemente trasferito. Se è per questo ci riuscirono, fu spedito all’ altro mondo. L’ accusa dei colpi di karatè, quella di essere un torturatore?

Scalfari non lo dice, se l’ è scordato. Fu quasi un modo per proteggerlo, lascia capire, dalla giusta furia del proletariato.
Scalfari rivela che nel 2007, cioè 36 anni dopo, abbracciò la vedova Gemma Calabresi partecipando con Walter Veltroni alla intestazione di una strada di Roma al commissario. Alla signora «dissi che quella firma era stata un errore». Del resto il figlio Mario – ricorda – era corrispondente da New York della “sua” Repubblica, e oggi ne è il direttore. Insomma. Ha aspettato qualche decina d’ anni per confessare in privato un “errore”, un onesto errore; ma ha dato lavoro al figlio, il quale ha fatto carriera, che si vuole di più da lui? Grande è il potere della menzogna.

A questo punto mi consenta Scalfari di rubargli l’ arte delle citazioni specialmente francesi. Questa frase è di Joseph Fouché, ministro di polizia di Napoleone durante il primo impero, commentando la fucilazione del duca di Enghien: «È peggio di un crimine, è un errore». Per Scalfari, che vede la storia dal suo balcone, dove laggiù sullo squallido suolo le formichine uccidono e muoiono, è stato un errore. Per noi, che siamo gente volgare, siamo teppisti, è peggio il crimine. E quel manifesto fu un crimine.

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