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BUONA FESTA……….!!!!

25 aprile 2017

da

Politichiamo di Marco Vannucci

 

25 aprile, io non festeggio

Pubblicato su 25 Aprile 2017 da Marco Vannucci

Se Giuseppina Ghersi fu liberata lo fu dall’anima salendo al cielo dopo essere stata stuprata, violentata ed uccisa, da una banda di criminali col fazzoletto rosso al collo. Aveva 13 anni, Giuseppina, era una bambina con la colpa di aver scritto un tema dove ringraziava il Duce per aver dato un dignità lavorativa alla sua famiglia ed il permesso, a lei, di studiare grazie alla riforma scolastica voluta da Giovanni Gentile. Il Professor Gentile, un altro ucciso dai compagni liberatori, per mano assassina di Bruno Fanciullacci. Nel mezzo altre migliaia di vite spezzate dai partigiani, 150mila, 200mila… il numero esatto non lo sapremo mai. Tutti uccisi, da Collegno a Codevigo, dai Fratelli Govoni alle Ausiliare fatte saltare in aria con una bomba nella vagina. Anni dopo, nel cosiddetto tempo di pace e di piombo dopo una tremenda agonia moriva Sergio Ramelli, diciottenne, missino. Un altro tema da eliminare, un altro tema da uccidere per la storia sanguinaria comunista. Io mi vergogno che lo stato festeggi il 25 aprile; io mi vergogno per una festa inneggiante al sangue versato da altri italiani; io mi vergogno di celebrare gli assassini come i liberatori d’Italia; io mi vergogno per il volere a tutti costi continuare a nascondere la storia bollandola come revisionismo fascista; io mi vergogno per questa democratica dittatura che non mi permette di salutare o ricordare come al meglio credo; io mi vergogno per questa continua idolatria faziosa che porta il loro clan -chiamato Anpi- a rinnegare perfino le foibe carsiche. Sia la loro, dunque, la loro festa di liberazione. Non è la mia festa e non la sarà mai. Non si festeggia all’interno delle gabbie civili per la colpa di non aver creduto nelle loro menzogne; non festeggia chi non può onorare i propri morti; non festeggia chi non può protestare. I crimini non si festeggiano.

E’ il 25 aprile dei Carlo Giuliani, non sarà mai dei Rolando Rivi volutamente dimenticati.

Marco Vannucci


da  Walter Baraldi

Come ogni anno siete fin troppo dispersivi e logorroici nell’elencare tutte le stragi dei fascisti nell’arco della guerra civile. Alcuni di voi si riducono addirittura a contraddire palesemente il vero storico con l’unico intento di fare propaganda contro un fantasma che aleggia tutt’ora su di voi a ormai quasi 72 anni dalla sua scomparsa. Il vostro scopo probabilmente è quello di fermare l’adesione ai partiti di estrema destra che puntualmente alle elezioni dite di non temere, ma la cui esistenza e graduale crescita in fondo continua ad ossessionarvi e a tormentarvi.
Come ogni anno abbiamo puntualmente assistito a insulti, ostruzionismo e umiliazioni nei confronti di tutti coloro che questa mattina sono andati a commemorare i combattenti della RSI, a chi nonostante tutto ha voluto ricordare il sacrificio di coloro che hanno messo a repentaglio tutto per amore della propria nazione, colpevoli soltanto di essersi arruolati e di non aver mai tradito quella che è stata etichettata dai vincitori come la “parte sbagliata” della storia.
Mai una parola, mai una testimonianza storica, un estratto di un libro, una foto inerente i crimini dei partigiani, le fucilazioni di massa, dalle ausiliarie rasate e violentate ai ragazzi fatti affogare nei laghi. Come ogni anno vi siete fatti baluardi di valori quali l’accoglienza indistinta e l’amore per il prossimo, l’odio per la guerra e per la discriminazione, l’amore per il diverso. Tuttavia incendiare una libreria o aggredire un fascista fino a ridurlo in fin di vita a distanza di 72 anni è un atto di estrema tolleranza e rispetto nei confronti di chi non la pensa come voi.
Anche quest’anno vi siete dimenticati dei nostri fratelli- italiani esattamente quanto me, quanto vuoi- che proprio in questi giorni in cui quelli che voi chiamate liberatori si aggiravano nelle piazze sventolando bandiere americane e cantando Bella Ciao, venivano esodati dagli jugoslavi passando letteralmente dalla padella della guerra civile alla brace del regime comunista. Nessun cordoglio e nessuna commemorazione per gli italiani costretti a rinunciare con moglie e figli (spesso e volentieri neonati) alle loro abitazioni, ad abbandonarle per sempre per non correre il rischio di essere fucilati o infoibati. Altrettanto paradossali sono le violenze verbali a cui ogni anno sottoponete le brigate ebraiche e tutti gli ebrei che si presentano ai cortei del 25 Aprile, manifestando la loro fede con stemmi, simboli semiti o con bandiere israeliane. Eppure mi sembra che gli ebrei italiani siano i primi ad avere il diritto di festeggiare la fine di un biennio in cui i nazisti avevano preso il controllo del nord Italia.

Andando oltre la vostra pochezza che si commenta da sola, mi piacerebbe fare una considerazione generale sulla Festa della liberazione. Come può una festa in grado di dividere la popolazione, di frammentarla in due “coalizioni”, di generare puntualmente scontri e tensioni sociali potersi definire festa nazionale? Ma soprattutto, come si può considerare festa nazionale la ricorrenza di una guerra civile, di una guerra fratricida, di una “guerra nella guerra”, di una guerra in cui per due anni ci siamo ritrovati ad ammazzarci tra di noi, incapaci di oltrepassare le differenze ideologiche ed unirci per il bene comune dell’Italia? Voi la chiamate Festa della liberazione. Io, personalmente, la chiamo festa della scissione italiana. Da quel giorno in poi, l’Italia non è mai più stata unita. Non è mai più stata una Nazione.

Concludo citando Churchill:
“Strano popolo quello italiano. Un giorno 45 milioni di fascisti, e il giorno dopo 45 milioni di antifascisti. Eppure questi 90 milioni di italiani dai censimenti non risultano”

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E se poi scopriamo che il 25 aprile era una festa fascista…… che figuraccia, vero zeccame rosso?

Patrick di Majan

 

di Gianni Candotto 

 

Il 25 Aprile fu festa nazionale anche per il Fascismo

24 Aprile 2015

 

Il 25 aprile 1874 nasceva Guglielmo Marconi in quel di Bologna.
Appena ventenne nel 1894 inventò il primo prototipo di radio. Nel 1895 fece i primi esperimenti coronati da completo successo (mentre i “rivali” Tesla e Popov non riuscivano a superare gli ostacoli naturali sebbene fossero riusciti a comunicare sul piano). Forte dell’idea rivoluzionaria della radio Marconi chiese un finanziamento al Ministero delle Poste e Telecomunicazione tramite l’ex Ministro di sinistra Pietro Lacava.

L’on.Lacava, esponente della sinistra di governo, una specie di renziano ottocentesco, con quel grande acume tipico della sua razza politica, dichiarò che Marconi era da rinchiudere in un manicomio e l’idea senza senso (anni dopo, una volta acclarati gli effetti rivoluzionari dell’invenzione il Laclava smentì di aver scritto che Marconi era da ricoverare alla Longara).

L’Inventore però, tramite l’ambasciatore italiano a Londra, riuscì a trovare i finanziamenti e depositare il brevetto. Grazie alla radio di Marconi il Titanic riuscì a lanciare l’SOS e così 705 superstiti furono individuati e salvati. Fu il primo grandissimo successo dell’invenzione della radio. Anche il primo servizio di televisione (Bbc 1936) dovette la sua nascita al sistema EMI Marconi. Nel 1908 ricevette il premio Nobel per la Fisica. Fervente sostenitore del Regime, durante lo stesso divenne membro del Gran Consiglio del Fascismo (massimo organo del Partito) fino alla morte avvenuta il 20 luglio 1937.

Dopo la seconda guerra mondiale, dato che Marconi era stato fascista il PCI fece una grande opera di propaganda dalle colonne dell’Unità per sostenere che la radio (contro ogni verità storica) fosse stata inventata dal russo Popov.
Nel 1938, un anno dopo la morte di Marconi, il governo con regio decreto stabilì il 25 aprile, data di nascita dell’inventore, giorno di festa nazionale. Ed è l’unica ricorrenza che oggi festeggiamo, insieme a San Marco, patrono della nostra fanteria di marina.

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