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SE QUESTA NON E’ DITTATURA CHE COS’E’ ????

23 febbraio 2017

da  TODAY

 

“I richiedenti asilo non sono clandestini”: condannata la Lega Nord a Saronno

“I profughi non sono clandestini”: condannata la Lega Nord per discriminazione

Il tribunale civile di Milano ha condannato il Carroccio a pagare 10mila euro di danni per i manifesti esposti a Saronno nel 2016 contro i migranti: “Chi fugge dal suo Paese e chiede asilo in Italia non può essere denigrato e umiliato con quel termine”

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„A sinistra Matteo Salvini con il sindaco Alessandro Fagioli, a sinistra il manifesto discriminatorio (Foto Ansa – Il Saronno)“

“I richiedenti asilo non sono clandestini”: condannata la Lega Nord a Saronno
MILANO – La Lega Nord è stata condannata per “discriminazione”: ha usato il termine clandestini per indicare quelli che, a termini di legge, sono invece ‘richiedenti asilo’. E’ quanto stabilito da una sentenza del giudice Martina Flamini della prima sezione civile del tribunale ordinario di Milano che ha condannato la Lega a pagare 10mila euro di danni e 4mila euro di spese processuali “per il carattere discriminatorio e denigratorio dell’espressione clandestini” contenuta nei manifesti affissi nell’aprile scorso a Saronno.

IL PROCESSO – Il processo è stato intentato da due associazioni di volontariato, Asgi e Naga, dopo i manifesti affissi dalla Lega Nord nel comune di Saronno per contestare la proposta della Caritas di ospitare in un convento 32 richiedenti asilo. Immediata la reazione del sindaco leghista Alessandro Fagioli che non solo negò i permessi all’ospitalità, ma iniziò una battaglia politica contro “i clandestini”.

LA SENTENZA – Ma il “termine clandestino” si legge nella sentenza “ha una  valenza denigratoria e viene utilizzato come emblema di negatività”. In pratica, secondo il giudice, “contraddistingue il comportamento delittuoso (punito con una contravvenzione) di chi fa ingresso o si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del Testo Unico sull’immigrazione”.

Con l’epiteto di ‘clandestino’ – si legge nella sentenza – si fa chiaramente riferimento ad un soggetto abusivamente presente sul territorio nazionale, ed è idoneo a creare un clima intimidatorio (implicitamente avallando l’idea che i ‘clandestini’, non regolarmente soggiornanti in Italia, devono allontanarsi).

IL CASO DI SARONNO – Ma a Saronno sono sarebbero stati accolti ‘clandestini’, bensì richiedenti asilo: “Contrariamente rispetto a quanto indicato nei manifesti per cui è causa, i 32 ‘clandestini’ sono persone che, esercitando un diritto fondamentale, hanno chiesto allo Stato italiano di riconoscere loro la protezione internazionale”.

Gli stranieri che fanno ingresso nel territorio dello Stato italiano, perché temono a ragione di essere perseguitati o perché corrono il rischio effettivo in caso di rientro nel paese d’origine di subire un grave danno, non possono considerarsi irregolari e non sono, dunque, ‘clandestini’.

“NON SONO CRIMINALI” – Il dispositivo entra poi nel dettaglio su come, oggi, in Italia si usi genericamente il termine di clandestini per indicare qualsiasi immigrato presente sul territorio nazionale: “L’espressione ‘clandestini‘, evocando l’idea di persone irregolarmente presenti sul territorio nazionale – alle quali viene pagato “vitto, alloggio e vizi”, a costo di grandi sacrifici chiesti ai cittadini di Saronno, ai quali, invece, vengono tagliate le pensioni e aumentate le tasse – veicola l’idea fortemente negativa che i richiedenti asilo costituiscano un pericolo per i cittadini“. Dunque, “emerge con chiarezza la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione, che ha l’effetto non solo di violare la dignità degli stranieri, richiedenti asilo, appartenenti ad etnie diverse da quelle dei cittadini italiani, ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti”.

LA CONDANNA – La Lega non è stata condannata solo a risarcire con 10 mila euro (più 4mila di spese legale) i ricorrenti ma anche a pubblicare il provvedimento sui suoi siti Internet istituzionali, sulla Padania e su alcuni quotidiani nazionali per bilanciare gli effetti “dell’elevato contenuto discriminatorio delle espressioni contenute nei manifesti, della loro portata denigratoria, della loro idoneità a creare un clima fortemente ostile nei confronti dei richiedenti asilo”.

 

 

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