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SPLENDIDO…… L’ ITALIA NE SENTIVA LA MANCANZA !!!!

16 febbraio 2017

SVEGLIA……. GENTE  SVEGLIA…… QUESTO  E’  UN  CAMBIO  GENERAZIONALE  PROGRAMMATO !!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE  D’ ITALIA

 

L’emergenza

16/02/2017 11:16

Migranti, in arrivo un nuovo esodo

Gli sbarchi non caleranno: attesi anche per quest’anno 180mila stranieri sulle coste italiane

Migranti, in arrivo un nuovo esodo
Minniti punta il dito contro gli stati europei: ‘Relocation insoddisfacenti’. E intanto chiede ai nostri comuni di accogliere di più

 

Il flusso di migranti in arrivo sulle coste italiane non calerà. A più di dieci giorni dall’accordo sull’immigrazione Italia-Libia e dal vertice dei leader Ue di Malta (che ha dato pieno sostegno all’intesa siglata da Gentiloni e al-Serraj) a lanciare l’allarme è Frontex, l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera. “È realistico dire che dobbiamo prepararci ad affrontare lo stesso numero di arrivi di migranti del 2016” ha spiegato ieri il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri. Si tratterebbe dunque di circa 180 mila migranti, “sulla rotta del Mediterraneo centrale”, dalla Libia verso l’Italia.
Gran parte sono migranti economici – Al di là delle soluzioni di medio-lungo termine, che si concentrano sulla cooperazione con i Paesi africani, “nel breve termine ciò a cui stiamo lavorando con l’Italia – spiega – è al rafforzamento delle registrazioni negli hotspot e ai rimpatri”. “Dobbiamo rafforzare la possibilità di effettuare i rimpatri perché la maggior parte dei migranti in arrivo in Italia, almeno il 60%, sono economici – ha aggiunto il direttore esecutivo di Frontex – Per questo  dobbiamo essere pronti negli hotspot, per screening e identificazioni, in modo da raccogliere le prove per ottenere il laissez passer ed i documenti di viaggio dai consolati non Ue, per il loro rientro nei Paesi di origine. Con l’Italia ci stiamo impegnando su questo”.
Leggeri ha inoltre spiegato che il maggior numero di naufragi avviene vicino alla Libia, spesso in acque territoriali libiche, un’area dove Frontex non può operare. Questo senza dimenticare il fatto che le imbarcazioni sono diventate più piccole e più cariche questo perché, quando una carretta del mare viene recuperata dalla guardia costiera o affonda, è persa per i trafficanti di uomini che, per mettere assieme crescenti profitti, caricano a dismisura i dinghi.
Minniti chiede maggiori ricollocamenti – Sull’emergenza migranti è intervenuto anche il ministro dell’Interno Marco Minniti, in audizione al Comitato Schengen, che ha puntato il dito contro gli stati europei sono ben lontani dal rispettare gli impegni assunti relativamente al programma di relocation. “Erano stati fissati 40mila ricollocamenti di profughi dall’Italia, ad oggi quelli operativi sono stati solo 3.200 – ha spiegato Minniti – Nelle settimane scorse è stato chiuso un accordo con la Germania che ha accettato di accogliere 500 migranti al mese, tuttavia la disponibilità tedesca non risolve un problema che riguarda l’intera Europa. Faccio presente che le relocation erano obbligatorie”.
E la colpa, secondo il ministro dell’Interno è del regolamento di Dublino. “Quando stabilisci che il Paese di primo approdo deve affrontate il problema, non si tiene conto del principio solidale dell’Europa e le risposte per andare verso un approccio più solidale non vanno nella direzione auspicata”.
Minniti ha aggiunto che “è stata completata nei giorni scorsi la formazione del primo nucleo di equipaggi della Guardia costiera libica a bordo della nave San Giorgio. Ora sono pronti e possiamo ricominciare a restituire le motovedette alle autorità libiche in modo che la Guardia costiera sia in grado di operare” ed ha precisato che “non si pone il problema di rimpatriare in Libia, perché i migranti che arrivano in Italia non sono libici e si può rimpatriare solo dai Paesi di provenienza”.
La linea, come annunciato già nei giorni scorsi è quella di “severità verso chi è fuori delle regole e non rispetta le regole. Integrazione per chi è nelle regole e rispetta le regole. Più si è severi più si è capaci di integrazione. Chi ha diritto – ha detto – rimane e chi e fuori delle regole deve essere rimpatriato”.
L’intento dunque è quello di creare “Centri permanenti per il rimpatrio nei piccoli centri. Il totale è di 1.600 posti su tutto il territorio nazionale. L’ipotesi è di uno in ogni regione”.
Il Governo dunque intende chiedere maggiori sforzi alle amministrazioni locali. “Accoglienza diffusa – dice – per andare verso il superamento progressivo dei grandi centri”.
I Comuni insomma, già martoriati per gli sforzi chiesti nei mesi passati, dovranno fare di più e aprire le porte ai migranti. Il fatto poi che ce ne siano altri in arrivi la dice lunga su quanti stranieri dovrà ospitare la nostra nazione.
E in merito all’accordo firmato con Tripoli, Minniti ha parlato di “un doppio livello di intervento: la protezione delle frontiere sud della Libia che, se presidiate, diventano molto importanti per la sicurezza generale dell’area del Mediterraneo. Il controllo spetta alle autorità libiche, l’Italia può mettere tecnologie, formazione e know-how. Poi – ha proseguito – c’è il controllo delle frontiere marine, con il rafforzamento della Guardia costiera libica. La terza fase della missione europea Eunavformed prevede l’intervento in acque territoriali libiche solo con l’autorizzazione delle autorità di Tripoli, che non c’è e non mi sembra possa esserci. I libici dicono che gli interventi li fanno loro e noi dobbiamo quindi mettere la loro Guardia costiera nelle possibilità di intervenire fornendo motovedette, mezzi e formazione. Lunedì scorso c’è stata una riunione della sala operativa congiunta e si è lavorato a questo”.
Linee che comunque non impediranno ai migranti di partire. In Italia continueranno ad arrivare. L’unica soluzione per fermare il flusso dovrebbe impedire proprio ai barconi di salpare. Ma questo non lo può garantire di certo al-Serraj.

Il flusso di migranti in arrivo sulle coste italiane non calerà. A più di dieci giorni dall’accordo sull’immigrazione Italia-Libia e dal vertice dei leader Ue di Malta (che ha dato pieno sostegno all’intesa siglata da Gentiloni e al-Serraj) a lanciare l’allarme è Frontex, l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera. “È realistico dire che dobbiamo prepararci ad affrontare lo stesso numero di arrivi di migranti del 2016” ha spiegato ieri il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri. Si tratterebbe dunque di circa 180 mila migranti, “sulla rotta del Mediterraneo centrale”, dalla Libia verso l’Italia. 

Al di là delle soluzioni di medio-lungo termine, che si concentrano sulla cooperazione con i Paesi africani, “nel breve termine ciò a cui stiamo lavorando con l’Italia – spiega – è al rafforzamento delle registrazioni negli hotspot e ai rimpatri”. “Dobbiamo rafforzare la possibilità di effettuare i rimpatri perché la maggior parte dei migranti in arrivo in Italia, almeno il 60%, sono economici – ha aggiunto il direttore esecutivo di Frontex – Per questo  dobbiamo essere pronti negli hotspot, per screening e identificazioni, in modo da raccogliere le prove per ottenere il laissez passer ed i documenti di viaggio dai consolati non Ue, per il loro rientro nei Paesi di origine. Con l’Italia ci stiamo impegnando su questo”.

Leggeri ha inoltre spiegato che il maggior numero di naufragi avviene vicino alla Libia, spesso in acque territoriali libiche, un’area dove Frontex non può operare. Questo senza dimenticare il fatto che le imbarcazioni sono diventate più piccole e più cariche questo perché, quando una carretta del mare viene recuperata dalla guardia costiera o affonda, è persa per i trafficanti di uomini che, per mettere assieme crescenti profitti, caricano a dismisura i dinghi.

Sull’emergenza migranti è intervenuto anche il ministro dell’Interno Marco Minniti, in audizione al Comitato Schengen, che ha puntato il dito contro gli stati europei, ben lontani dal rispettare gli impegni assunti relativamente al programma di relocation. “Erano stati fissati 40mila ricollocamenti di profughi dall’Italia, ad oggi quelli operativi sono stati solo 3.200 – ha spiegato Minniti – Nelle settimane scorse è stato chiuso un accordo con la Germania che ha accettato di accogliere 500 migranti al mese, tuttavia la disponibilità tedesca non risolve un problema che riguarda l’intera Europa. Faccio presente che le relocation erano obbligatorie”.

E la colpa, secondo il ministro dell’Interno è del regolamento di Dublino. “Quando stabilisci che il Paese di primo approdo deve affrontate il problema, non si tiene conto del principio solidale dell’Europa e le risposte per andare verso un approccio più solidale non vanno nella direzione auspicata”.Minniti ha aggiunto che “è stata completata nei giorni scorsi la formazione del primo nucleo di equipaggi della Guardia costiera libica a bordo della nave San Giorgio. Ora sono pronti e possiamo ricominciare a restituire le motovedette alle autorità libiche in modo che la Guardia costiera sia in grado di operare” ed ha precisato che “non si pone il problema di rimpatriare in Libia, perché i migranti che arrivano in Italia non sono libici e si può rimpatriare solo dai Paesi di provenienza”.

La linea, come annunciato già nei giorni scorsi è quella di “severità verso chi è fuori delle regole e non rispetta le regole. Integrazione per chi è nelle regole e rispetta le regole. Più si è severi più si è capaci di integrazione. Chi ha diritto – ha detto – rimane e chi e fuori delle regole deve essere rimpatriato”.L’intento dunque è quello di creare “Centri permanenti per il rimpatrio nei piccoli centri. Il totale è di 1.600 posti su tutto il territorio nazionale. L’ipotesi è di uno in ogni regione”.

Il Governo dunque intende chiedere maggiori sforzi alle amministrazioni locali. “Accoglienza diffusa – dice – per andare verso il superamento progressivo dei grandi centri”.

I Comuni insomma, già martoriati per gli sforzi chiesti nei mesi passati, dovranno fare di più e aprire le porte ai migranti. Il fatto poi che ce ne siano altri in arrivi la dice lunga su quanti stranieri dovrà ospitare la nostra nazione.

E in merito all’accordo firmato con Tripoli, Minniti ha parlato di “un doppio livello di intervento: la protezione delle frontiere sud della Libia che, se presidiate, diventano molto importanti per la sicurezza generale dell’area del Mediterraneo. Il controllo spetta alle autorità libiche, l’Italia può mettere tecnologie, formazione e know-how. Poi – ha proseguito – c’è il controllo delle frontiere marine, con il rafforzamento della Guardia costiera libica. La terza fase della missione europea Eunavformed prevede l’intervento in acque territoriali libiche solo con l’autorizzazione delle autorità di Tripoli, che non c’è e non mi sembra possa esserci. I libici dicono che gli interventi li fanno loro e noi dobbiamo quindi mettere la loro Guardia costiera nelle possibilità di intervenire fornendo motovedette, mezzi e formazione. Lunedì scorso c’è stata una riunione della sala operativa congiunta e si è lavorato a questo”.

Linee che comunque non impediranno ai migranti di partire. In Italia continueranno ad arrivare. L’unica soluzione per fermare il flusso dovrebbe impedire proprio ai barconi di salpare. Ma questo non lo può garantire di certo al-Serraj.

bf

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