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CON QUALE CORAGGIO LE ZECCHE PARLANO DI PROGRESSO ????

11 gennaio 2017

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da  IL  GIORNALE.IT

 

Docente in congedo da settembre torna per un giorno e così salta la supplente

Il professore ha chiesto un congedo dopo il primo giorno di scuola per ripresentarsi solo prima delle vacanze di Natale. La preside: “Cosa ci è venuto a fare, nella nostra scuola, il 23 dicembre?”

“Egregio professore, lei ha avuto la sorte fortunata — tale ha da ritenersi, nella difficile contingenza economica attuale — di avere ottenuto recentemente un posto di lavoro statale: insegnante di Diritto in una bella e grande scuola di una città importante.

Data la sua età, forse non se l’aspettava, questa sorpresa. Ma penso che l’abbia gradita, perché ha accettato la proposta. Un motivo familiare, tuttavia — così si è espresso di fronte agli studenti della nostra classe prima, il 23 dicembre scorso — le aveva impedito di assumere servizio”, inizia così la lunga e amara lettera, pubblicata dal Corriere della Sera, che la preside di un’istituto scolastico ha inviato a un docente in congedo da settembre, e quindi assente dal primo giorno.

Ricevuta la richiesta di congedo, la preside ha iniziato la ricerca di un supplente: “Dal 12 settembre 2016 (primo giorno di scuola), infatti, lei era assente e noi ci siamo impegnati, con mille difficoltà, per trovarle un sostituto. Lei forse non sa, non avendo, nonostante l’età, alcuna esperienza di scuola, che trovare un supplente è difficilissimo: nel suo caso, ci siamo riusciti, finalmente, il 2 dicembre. Abbiamo anche noi avuto una fortuna: quella di trovare una giovane docente, entusiasta e coinvolgente. Gli studenti erano contenti, i genitori confortati”.

Qui però arriva la beffa perchè il docente in questione decide di ripresentarsi a scuola il giorno prima della vacanze di Natale, facendo così saltare la tanto amata supplente: “Ma l’ho licenziata il 22 dicembre: in obbedienza al suo superiore diritto di occupare quel posto, in quanto docente titolare – continua la preside – E, finalmente, il 23 dicembre, il giorno prima delle vacanze di Natale, lei si è presentato alle classi. Professore, io mi impegno a trasmettere le sue parole ai ragazzi e ai loro genitori che, insieme a me, si chiedono: cosa è venuto a fare? Poche ore dopo l’ingresso nella scuola, presentava all’ufficio personale una nuova richiesta di congedo, stavolta dal 9 gennaio 2017”.

A causa di cavilli legali, l’amata supplente non può essere richiamata, come spiega la dirigente d’istituto: “Noi non ci siamo persi d’animo: la tenacia è una delle virtù della scuola italiana, bellissima e disgraziata. Abbiamo ricominciato, durante le vacanze di Natale, a cercare un nuovo supplente. Perché, come lei — che insegna Diritto — sa bene, non si può richiamare il supplente precedente, per bravo che sia, se il periodo di assenza è stato interrotto dal rientro del titolare, pur se per un giorno soltanto”.

Conclude la preside: “I ragazzi avevano trovato un’insegnante volenterosa e capace, contenta di far loro da guida nel cammino. Lei, professore, è stato qui un solo giorno, per sparire subito. Gli studenti e i loro genitori vorrebbero ora dare almeno un senso al danno ingiusto che hanno subito: nessun insegnante per settimane, poi finalmente un docente bravo, poi finalmente il titolare, poi di nuovo chissà… Ma purtroppo, professore, io non trovo parole per spiegare: vuole dirlo lei, per favore? Cosa ci è venuto a fare, nella nostra scuola, il 23 dicembre?”.


Verona, la protesta della Lega Nord: “Immigrati nelle case popolari sottratte agli italiani indigenti”

Paolo Tosato della Lega Nord lamenta e protesta per l’assegnazione di 5 case comunali ai profughi. Secondo il senatore leghista, quelle case devono andare agli italiani più in difficoltà

Il sovraffollamento dei centri d’accoglienza e le moltissime proteste degli immigrati ospitati in Veneto rende il clima teso.

Una polveriera che ha già mostrato le prime scintille, come la ribellione di Coma o quella a Verona, fatta a colpi di cassonetti ribaldati. Proprio dalla città scaligera parte una controprotesta contro i profughi.

La protesta della Lega Nord

A lamentarsi non ci sono solo i profughi, ora anche i cittadini (giustamente, ndr) alzano la voce. A Verona, il senatore Paolo Tosato, della Lega Nord, ha denunciato un sopruso ai danni dei veronesi più in difficoltà. “Che necessita c’è di destinare (ai migranti, ndr) appartamenti di proprietà comunale in via Molise, via del Pontiere e a Palazzina? – si chiede il leghista -. Perché tali appartamenti non vengono messi a disposizione di famiglie veronesi in attesa di un alloggio pubblico? Le domande inevase sono molte e quindi questa decisione ci appare molto grave. Non sarebbe meglio che il Comune di Verona assegnasse tutti gli appartamenti di sua proprietà alle famiglie veronesi sfrattate o in difficoltà? Non è forse questo il suo compito primario? Sono, evidentemente, lontani i tempi in cui l’amministrazione comunale assegnava punteggi per gli alloggi Agec in base agli anni di residenza a Verona“.

Giusta considerazione. Dal Comune minimizzano, facendo sapere e sottolineando che sono solo 5 appartamenti comunali abitati dai profughi, rispetto agli oltre 3500 Agec, ovvero l’azienda Gestione Edifici Comunali del Comune di Verona. Giustificazione lecita? Secondo Tosato non è così, e ribatte: “Sono alloggi sottratti alle famiglie veronesi. I profughi non rimarrebbero per strada perché le Prefetture troverebbero comunque loro un alloggio, magari in strutture private. Sfugge, forse, al Comune che oggi in Italia gli esclusi non sono i migranti ma gli italiani che non godono delle stesse attenzioni e garanzie. Oggi un italiano in difficoltà non finisce in albergo a spese della collettività ma in mezzo alla strada. Il Comune dovrebbe, quindi, occuparsi di loro“.


Poletti si scusa ma traballa. Ritorna l’ipotesi dimissioni

Mea culpa per la gaffe sui cervelli all’estero. Sui voucher: “Stretta in arrivo”. Sfiducia da votare, pronto Nannicini

 Poletti si cosparge il capo di cenere, chiede scusa, resiste ma è sempre più solo. Il ministro del Lavoro, finito nell’occhio del ciclone per la gaffe sui giovani italiani che lavorano all’estero, si presenta a palazzo Madama per un’informativa.

Chiede nuovamente scusa: «Ho sbagliato, ma la campagna di insulti e minacce sui social media che ha coinvolto anche mia moglie e mio figlio non trova alcuna giustificazione». Ecco cosa aveva detto il ministro: «I giovani che se ne vanno? Ne conosco alcuni ed è un bene perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi. Se in 100mila sono scappati dall’Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di pistola». Una gaffe coi fiocchi che ha imbarazzato anche una larga fetta di maggioranza oltre che i colleghi di governo. La prova plastica è che Poletti, in aula in Senato, parla in perfetta solitudine: nessun ministro accanto a lui e un applauso tiepido alla fine della sua arringa. Il problema è che si racconta che nel nuovo esecutivo Poletti sia un po’ un pesce fuor d’acqua. Per ora il Pd lo blinda con le parole del capogruppo Ettore Rosato: «No», risponde secco a chi gli chiede se il ministro sia pronto a un passo indietro. E pure il vicepresidente del Pd Lorenzo Guerini esclude le dimissioni: «Assolutamente no». Tuttavia nel Palazzo si mormora che Poletti potrebbe lasciare a favore di Tommaso Nannicini, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Renzi, non riconfermato, e ora impegnato alla stesura del programma economico del Pd. La sua figura piacerebbe anche ai sindacati che di fatto si sono sempre interfacciati con lui per le più importanti vertenze sul tavolo.

L’attuale ministro del Lavoro è in imbarazzo non solo per le sue gaffe ma anche per le politiche messe in atto durante il governo Renzi. Tanto che Poletti ammette: «In relazione alle prime evidenze registrate dal monitoraggio sui voucher il governo considera necessaria la revisione di questo strumento per riportarlo all’origine di una copertura dei lavori occasionali per portarli fuori dal lavoro nero». Una specie di mea culpa confermata pure dall’analisi dei dati: «La disoccupazione giovanile rimane a livelli preoccupanti»; salvo poi cercare di individuare un piccolo spiraglio di luce: «nel 2008, prima della crisi, i giovani disoccupati erano 400mila, 707mila nel marzo 2012, a novembre 2016 erano 627mila».

Il ministro incassa il pollice verso dei verdiniani che per bocca di Barani ricordano: «Anche Claudio Scajola lasciò per una frase su Marco Biagi; mentre qui è molto più grave perché ne va del futuro dei nostri figli: mica tutti hanno il privilegio di contare su coop rosse che ottengono finanziamenti». Scontata la bocciatura di Movimento 5 Stelle, Sel e Lega, pronti a votare la mozione di sfiducia individuale già apparecchiata ma non ancora calendarizzata. Non è chiara, invece, la posizione di Forza Italia. Per ora si sono espressi alcuni senatori azzurri come Maurizio Gasparri che chiede una riunione del gruppo per decidere il da farsi: «Sono orientato a votare la sfiducia», dice. E il senatore Nitto Palma spiega: «Le sue scuse sono inaccettabili: Poletti prenda atto della situazione, che le sue dichiarazioni non possono essere scusate e faccia i passi che deve fare, togliendo quest’aula dall’imbarazzo nel momento in cui si dovrà votare, mi auguro di no, la mozione di sfiducia».

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