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IN “DEMOCRAZIA” DEVONO POTER RUBARE INDISTURBATI E IN ANONIMATO……!!!!

10 gennaio 2017

da  IL  GIORNALE.IT

 

Mps avverte i dipendenti: “Guai a chi fa i nomi”

Il governo apre alla proposta di Patuelli (Abi) di pubblicare la lista dei principali debitori

Sulla «intranet» aziendale i dipendenti del Monte dei Paschi si sono visti recapitare ieri mattina dall’ufficio risorse umane di nuovo una circolare interna diramata qualche mese fa.

In sostanza, un invito generico a non fornire all’esterno o a non diffondere incautamente sui social network informazioni sensibili della banca nel rispetto della direttiva numero 953 del gruppo in materia di comunicazione che regolamenta anche i marchi aziendali e definisce le regole di condotta e «la necessità di un percorso di condivisione con l’area Relazioni Esterne prima che i singoli attivino iniziative di comunicazione verso l’esterno su attività o fatti che riguardano la banca e o lo status di dipendente».

Nessuna minaccia di ritorsione o censura diretta, dunque, ma a chi l’ha ricevuta non è parso un caso che il concetto espresso nella circolare sia stato ribadito proprio dopo l’auspicio espresso «a titolo personale» dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. Quest’ultimo ha infatti chiesto di conoscere i nomi dei principali debitori delle banche che richiedano risorse pubbliche per la loro sopravvivenza. Appello che ha subito fatto partire la caccia all’elenco. E provocato le reazioni del garante della privacy ha precisato che la maggior parte dei debitori, in quanto presumibilmente persone giuridiche, non gode più dal 2011 di alcuna tutela, almeno sotto il profilo privacy. «Sarebbe sicuramente spropositato privare della garanzia della riservatezza ogni cittadino che si rivolga a una banca per chiedere un semplice prestito», ha aggiunto. In caso di persone fisiche che chiedono un prestito, «la legge in primo luogo attraverso il segreto bancario tutela la legittima aspettativa di riservatezza, che ciascuno deve poter avere nel momento in cui richiede ed ottiene un prestito», spiega il garante. «Nell’ipotesi in cui si volesse derogare a questa legittima aspettativa, un’eventuale modifica legislativa non dovrebbe comunque contrastare con la disciplina europea a tutela della riservatezza e dovrebbe circoscrivere adeguatamente l’eccezionalità dei presupposti per determinare la deroga».

Nel frattempo il governo apre alla proposta di Patuelli: i capigruppo del Pd, Zanda e Rosato, ne hanno parlato ieri con il premier Gentiloni che si è mostrato disponibile. L’iter del salva-risparmio comincia oggi al Senato e giovedì dovrebbe essere ascoltato il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan e sempre oggi avverrà per alzata di mano nell’Aula di palazzo Madama il voto sulla richiesta di dichiarazione d’urgenza relativa al disegno di legge dei Cinque Stelle che propone «l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul dissesto finanziario» del Monte.

Intanto, i sindacati chiedono che venga tagliato lo stipendio ai top manager della banca. «Il venir meno dell’ipotesi di mercato e la conseguente decisione di avviare tramite intervento pubblico la ricapitalizzazione precauzionale impone senza ulteriori indugi un intervento di riduzione drastica delle retribuzioni del top management da troppo tempo, come nell’intero settore, assolutamente fuori controllo», hanno scritto in una lettera aperta al ministro Padoan.


Banche, i nomi dei debitori e di chi ha dato i prestiti

Dopo la proposta del presidente dell’Abi, Patuelli, Mps protegge i suoi grandi debitori. Ma alcuni nomi sono noti da tempo

La proposta del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, di fare i nomi dei grandi debitori delle banche salvate dal piano di salvataggio pubblico, continua a far discutere.

Di fatto dopo l’apertura da parte del governo con le parole del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, è arrivata la chiusura da parte dei vertici di Mps con l’amministratore delegato della banca, Marco Morelli: “Non possiamo fare quei nomi,altrimenti rovineremmo la loro reputazione”. Eppure alcuni di questi “nomi” che non avrebbero saldato il debito con la banca senese sarebbero noti da tempo. Si tratta di imprese che avevano ricevuto credito da parte del Monte senza poi però riuscire a rientrare. Tra i casi più noti ci sono ad esempio Sorgenia che era rimasta esposta per 650 milioni di euro con Mps, costringendo poi la banca senese ad entrare nella società per recuperare la perdita. Stesso caso del gruppo Marcegaglia esposto con la Banca agriola mantovana, controllata sempre da Mps. Ma tra i grandi debitori di Mps c’è ad esempio anche il gruppo Sansedoni Siena spa. Anche in questo caso dopo il prestito non c’è stato il rientro e così il gruppo è entrato nella galassia del Monte. Inoltre sempre come ricorda Libero tra le imprese insolventi ci sarebbero anche la senese New Colle Srl, il gruppo Fenice e le controllate Unsa spa, Il Forte Spa ed Euro srl. Non solo settore privato, ma anche pubblico.

Tra i grandi debitori ci sarebbero anche le municipalizzate del Comune di Roma, come ad esempio Acea o Metro C. Mps le aveva finanziate con altre tre banche. Un debito da 200 milioni di euro, poi rimodulato a 163 milioni. In questa storia però non bisogna solo guardare la lista di chi non ha ripagato il debito. Sotto i riflettori finiscono anche i nomi di chi ha concesso prestiti che non sarebbero rientrati. Come riporta il Fatto ci sono diversi dirigenti di istituti bancari che spesso sono finiti nel mirino della giustizia. Come ad esempio Antonio Di Matteo, ex direttore generale di Tercas che è stato chiamato in giudizio insieme ad alcuni clienti delle banche. L’ex direttore generale di Banca Marche è a giudizio per corruzione tra privati insieme ad alcuni immobiliaristi. L’ex presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi è indagato per bancarotta. Veneto Banca ha invece portato in tribunale Vincenzo Consoli. Infine la Popolare di Vicenza ha deciso, sempre come ricorda il Fatto, di fare azione di responsabilità contro l’ex presidente Gianni Zonin. I risparmiatori dalle liste hanno tanto da imparare: sapere chi è i debitore ma anche chi concede prestiti con facilità può evitare altri disastri nelle banche del futuro.


da  DAGOSPIA

8 gen 2017 15:26

FUORI I NOMI DI CHI HA UCCISO MPS! FELTRI: “PRIMA DI SBORSARE 8 MILIARDI, IL GOVERNO PUBBLICHI L’ELENCO DEI MASCALZONI CHE HANNO INTASCATO CIFRE SBALORDITIVE EVITANDO DI RESTITUIRLE. PERCHÉ LO SCANDALO È STATO SEPOLTO SOTTO UNA COLTRE DI OMERTÀ? PERCHE’ I MAGISTRATI NON OBBLIGANO IL ‘MONTE’ A SCOPERCHIARE LA PATTUMIERA CHE NASCONDE LE CARTE DELLA VERITÀ?”

Vittorio Feltri per “Libero quotidiano”

vittorio feltri vittorio feltri

Quante frottole ci hanno raccontato sulla crisi del Monte dei Paschi di Siena. Hanno voluto farci credere – e in parte ci sono riusciti – che si è trattato di una calamità naturale, quindi inevitabile, mentre chi ha gestito l’istituto ha prestato, anzi regalato, soldi a tutti, cani e porci, tranne a chi ne aveva effettivo bisogno per mandare avanti attività produttive, commerciali, artigianali e industriali, e che sarebbe stato in grado di restituirli.

La banca dei maneggioni comunisti, ex e post comunisti, ha favorito soltanto i compagni e gli amici dei compagni ed è saltata in aria perché i fortunelli che hanno incassato senza fornire garanzie si sono guardati da ripianare le somme a debito, considerandole non prestiti, ma gentili omaggi. Ora ci si domanda: cosa ha fatto il Monte per recuperare i crediti? Nulla. Non ha mosso un dito.

MPS MPS

Quante cause ha intentato nei confronti dei bucaioli onde riprendersi ciò che gli era dovuto, interessi compresi? Nessuno si è impegnato – né amministratori né dirigenti – per far quadrare i conti, e i conti sono sballati. Miliardi e miliardi usciti e mai più rientrati. Perché questa banca, la più antica e gloriosa, da quando è finita miseramente sotto il controllo dei rossi – incapaci per definizione, dato che sono anticapitalisti ideologici – non si è peritata di rendere noti i nomi dei bidonisti ai quali ha versato montagne di soldi senza farseli ridare?

Ecco il punto. Perché lo scandalo è stato silenziato, sepolto sotto una coltre di omertà? Per quale motivo la magistratura non obbliga il Monte a scoperchiare la pattumiera che nasconde le carte della verità? Tra l’altro gli stessi compagnucci dei compagnucci che hanno combinato il disastro, ora hanno deliberato di salvare l’ istituto in procinto di fallire donandogli la bellezza di otto miliardi otto prelevati dai forzieri dello Stato, cioè nostri.

I cittadini italiani, svenati dalle tasse, sono pure costretti a sanare i bilanci di una banca che invece di fare la banca arricchiva lorsignori in cambio di che? Ci piacerebbe scoprirlo.

Il governo prima di sborsare 8 miliardi pubblici faccia chiarezza: pubblichi l’ elenco dei mascalzoni che hanno intascato cifre sbalorditive evitando con cura di riportarle al mittente. Risulta che il 70-80 per cento degli insolventi sia costituito da grandi imprenditori, non da poveri cristi strozzati dalla recessione. E allora fuori i nomi dei profittatori, siano opportunamente sputtanati.

IL TITOLO MPS MONTEPASCHI DAL 2000 A GENNAIO 2016 OVVERO DA 110 EURO A 70 CENT IL TITOLO MPS MONTEPASCHI DAL 2000 A GENNAIO 2016 OVVERO DA 110 EURO A 70 CENT

La gente merita di guardare in faccia chi la impoverisce. E noi di Libero, interpretandone le legittime aspirazioni, pretendiamo che il Monte e la magistratura mostrino i documenti che inchiodano alle loro responsabilità coloro che hanno sfasciato l’ istituto presentando le spese ai contribuenti italiani. Da oggi in poi insisteremo ogni giorno finché non sia fatta giustizia e i furfanti non siano esposti al ludibrio popolare.

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