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FUORI DA QUESTA EUROPA COMUNISTA !!!!

8 gennaio 2017

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Dai tentativi di islamizzarci, alla vergognosa voglia di farci sopportare quello che non vogliamo sopportare, alla discriminazione degli autoctoni che muoiono di freddo mentre i negri stanno al calduccio negli alberghi, ecc…… ecc…., frutto di una vergognosa e delinquente politica comunista basata sull’arricchimento delle loro cooperative rosse…….. il tutto con la complicità della Chiesa Cattolica che baratta volentieri i Suoi valori e la Sua Fede con il denaro che le Caritas Diocesane portano nelle loro casse .

NOI  DICIAMO  N O  A  TUTTO  QUESTO  DEGRADO !!!!

Patrick di Majan

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da  L’ OCCIDENTALE

 

L’islamizzazione a Lione

Storia delle donne che spariscono dalle strade francesi

di
 | 06 Gennaio 2017
donne islam

Niente più donne a spasso per la Francia socialista e le sue periferie a maggioranza musulmana. In un sobborgo di Lione, la giornalista di France 2 TV,  Caroline Sinz, intervista donne che vivono nelle comunità a maggioranza islamica, e qualcuna le confida, molto semplicemente: “Ho paura di uscire. Ormai indosso solo vestiti larghi e giro senza trucco per evitare di essere presa di mira”. Dai caffè alle strade, le donne stanno sparendo dalla circolazione.

E’ la paura a dettare i nuovi codici comportamentali, come spiega il reportage mandato in onda in Francia prima di Natale, che il ministro per gli Affari digitali ha giudicato un “intollerabile caso di discriminazione contro le donne”. Salvo poi aggiustare il tiro spiegando che non si tratta in alcun modo di questioni religiose. Quello del ministro Lemaire è l’ennesimo caso in cui si finge di non vedere la radice del problema e ci si rifiuta di affrontare il crescente pericolo della islamizzazione.

Nel distretto di Seine-Saint-Denis, una zona abitata da oltre 600mila musulmani (su una popolazione di 1,4 milioni di persone), le donne tendono a rintanarsi in casa, incapaci di ‘integrarsi’ nella società islamica parallela. Negli ultimi anni, l’islamizzazione di certi quartieri è stata alimentata dagli investimenti di stati come il Qatar, che hanno fatto fiorire nuove moschee un po’ ovunque. Ben 22 i miliardi di dollari impiegati nella diffusione dell’islam salafita e della sharia, la legge coranica, che parla chiaro sul ruolo della donna nell’islam.

Se non puoi neanche uscire di casa senza il permesso di tuo marito, è ovvio che poi interi quartieri europei somigliano sempre di più all’Arabia Saudita. Ma i finanziamenti a pioggia che arrivano dagli Stati del Golfo, in realtà, possono sorprendere soltanto quelle élites politiche e culturali a cui dà prurito parlare di “scontro di civiltà”. La subordinazione della donna a una società patriarcale, l’umiliazione continua, l’applicazione di un “diritto parallelo” a quello vigente nei Paesi occidentali, va avanti da decenni in tanti Paesi europei, e tutto questo è avvenuto proprio sotto il naso di quei politici schierati per i diritti della donna, ma che hanno scelto di abbassare lo sguardo davanti all’islamizzazione.

Nel 2002 Samira Bellil(nella foto) ha raccontato la sua adolescenza nei sobborghi francesi, nell’autobiografia Dans l’enfer des tournantes (titolo inglese To Hell and Back, “All’inferno e ritorno”). “Dal momento in cui una ragazza esce di casa, i giovani musulmani credono di avere il diritto di giudicarla e aggredirla”. Lei stessa è stata violentata perché “ogni ragazza che fuma, si trucca o indossa certi vestiti è una puttana”. E va punita. A distanza di anni dallo scioccante libro della Bellil sulle periferie parigine, la situazione sembra peggiorata. Il numero di matrimoni forzati o combinati è in crescita, insieme alla diffusione della poligamia e al numero delle donne costrette ad abbandonare la scuola. E cosa fanno i ministri francesi? Si fingono sorpresi – ma non troppo indignati! – se le donne sottoposte a tutto questo poi spariscono dalle strade. “Liberté, égalité, fraternité” , benvenuti in Francia.


da  IL  GIORNALE.IT

 

La miss (nigeriana) non piace ai finlandesi. E sui social è guerra

La bellezza nordica? È diventata un’opinione. Anzi una polemica, in questi tempi accapigliati e attaccabrighe

La bellezza nordica? È diventata un’opinione. Anzi una polemica, in questi tempi accapigliati e attaccabrighe.

Miss Helsinki per esempio te la immagini come da stereotipo, ma anche come tratto caratteristico di popolo, cioè genericamente con i capelli biondi e occhi azzurri o verdi, la pelle bianchissima, il lineamento morbido. Tradizionalmente le finlandesi sono tra le donne più belle del mondo, Pamela Anderson per esempio è di origini finlandesi, così come la nostra Anna Falchi, ragazze molto simili alle svedesi, sogno erotico dell’italiano anni Settanta, biondo, libero e bello. Ma a quanto pare non è più così. Tutta colpa, involontaria, di una ragazzina di 19 anni, Sephora Ikalaba, appena eletta miss Helsinki, capitale della bellezza nordica. Perché Sephora in realtà è una giovane migrante nigeriana, 165 centimetri di altezza riferiscono le note biografiche, nera di pelle e di capelli. Insomma una tipica bellezza africana più che vichinga. In Finlandia a dire la verità molti non la considerano nemmeno una bellezza, e qui si sconfina onestamente nel cafone: c’è chi sui social l’ha battezzata «la più brutta miss degli ultimi anni», chi ha trovato nei suoi lineamenti marcati una somiglianza imbarazzante addirittura con Barack Obama, chi l’ha buttata sul giudizio razzista del tipo di quelli che Calderoli riferì poi pentendosi (speriamo…) sull’ex ministro Kyenge. Ma qui la baruffa estetica in realtà passa in secondo piano rispetto alla polemica politica. Perché il problema non è tanto se la nuova miss Helsinki rappresenti la Bellezza ma se rappresenti la Finlandia. La giuria che l’ha scelta infatti è stata accusata di aver giudicato secondo ideologia per «soddisfare la dittatura terzomondista del politically correct». Siti iper nazionalisti arrivano persino a pretendere punizioni esemplari per i giudici traditori. Non è la prima volta che capita. Ariana Miyamoto, madre giapponese e padre afroamericano dell’Arkansas, fu contestata in patria perché «non ha tratti per rappresentare la bellezza nipponica nel mondo» così come successe da noi con Denny Mendez, di origine dominicana e prima miss Italia di colore. All’algerina Tartag Tinhinane fu rimproverato di aver ringraziato in arabo e francese invece che in dialetto berbero e a miss Libano Saly Greige, addirittura di aver fatto un selfie con l’odiata (dai libanesi) miss Israele, Doron Matalon. Perché forse è relativo che una bellezza debba rappresentare per forza un etnia. Ma di sicuro tutto il mondo è paese.

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  1. pachine

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