Skip to content

ITALIANI……… BASTA DORMIRE !!!!

3 gennaio 2017

15823663_296770194053204_5408943520832205547_n

NON  POSSIAMO  SOPPORTARE  OLTRE……. SE  VOGLIAMO  VIVERE !!!!

Patrick di Majan

15826140_627075410812629_8033191848315634062_n

da  IL  GIORNALE.IT

Tra tir e veicoli blindati, ecco il futuro degli attentati

L’attentato genera effetti destabilizzanti poiché strutturato su regole non standardizzate, mentre la capacità mortale di un veicolo a motore supera gli schemi di difesa concepiti per le aree urbane

La tattica di lanciare dei tir contro la folla non è stata elaborata dallo Stato islamico, ma risale agli anni ’20, per una naturale evoluzione asimmetrica dell’autobomba.

Con il termine VBIED, acronimo per Vehicle Borne Improvised Explosive Device, intendiamo tecnicamente un Ordigno Esplosivo Improvvisato su un mezzo ruotato. Il 16 settembre del 1920, il cocchiere di un carro carico di 45 kg dinamite e 230 kg ghisa e trainato da un solo cavallo, si fermò di fronte Wall Street. Il rudimentale, ma efficace detonatore a tempo, innescò la deflagrazione causando la morte di 40 persone. Oltre 200 i feriti gravi. Tale iterazione, esplosivo-mezzo, è considerata di livello I. In quanto statica, non presuppone la presenza di un attentatore suicida a bordo, ma di un semplice autista che abbandona il mezzo nella posizione prescelta. Non associati ad operazioni suicide, questi mezzi di livello I (così come ribadito anche dal TRENDS Research di Abu Dhabi), sono stati ampiamente utilizzati in tutto il mondo, soprattutto in Occidente. L’efficacia di un attentato con VBIED di livello I può essere ulteriormente massimizzata con la presenza di dispositivi secondari a tempo cosi da infliggere perdite anche alle forze militari e di soccorso giunte sulle aree adiacenti dopo la prima detonazione. Per oltre 70 anni (tra gli ultimi quelli delle World Trade Towers nel 1993 ed Oklahoma City nel 1995), i sistemi VBIED di livello I, associati ad una maggiore flessibilità operativa dei sistemi di attivazione, sono stati utilizzati con mortale efficacia. Contro la minaccia di livello I, la possibile permanenza prolungata sul luogo prescelto per la detonazione e l’eccessivo carico rispetto alla portata standard del mezzo. La minaccia IED genera effetti destabilizzanti poiché strutturata su regole non standardizzate, mentre la capacità mortale e distruttiva di un veicolo a motore supera gli schemi di difesa nelle aree urbane.

VBIED di livello II

L’evoluzione della minaccia VBIED di livello II avviene negli anni ’80 nell’area Medio orientale. Il mezzo si evolve per scardinare le difese perimetrali nemiche passive e raggiungere l’obiettivo. Nella minaccia VBIED di livello II vi sono due caratteristiche principali: il conducente suicida e la presenza a bordo di un certo quantitativo di esplosivo. Tale tecnica, diffusa poi nel resto del mondo come l’attentato avvenuto a Grozny nel dicembre del 2002, è stata poi ottimizzata sulle precedenti esperienze con l’impiego di due o più veicoli.

La strategia VBIED di livello II è concepita per colpire le strutture fortificate da diverse posizioni nonostante le perdite subite.

Gli attentati avvenuti in Europa, ad esempio, rientrano in tale categoria, sebbene manchi la componente IED a bordo. In tale stadio di livello II è presente l’attentatore suicida a bordo che, una volta superate le linee di difese (rivelatesi inadeguate in Europa), lancia il mezzo contro la folla. L’impiego della componente esplosiva a bordo di un veicolo non richiede particolari abilità, considerando che sulla rete sono disponibili le informazioni per assemblare diversi tipi di granate, per design ed architettura, con semplici articoli per la casa come bombole a gas e chiodi. Il dispositivo può essere impostato dal martire con un timer o un detonatore a distanza derivato da elettronica di consumo, sebbene una tale combinazione richiede comunque del tempo. Proprio l’innesco, è la parte più delicata di un IED. Contro la minaccia di VBIED livello II, vi è da considerare il principale fattore determinato dalla fragilità del mezzo prescelto che, una volta sfondate le difese perimetrali, verrebbe (o dovrebbe essere colpito) dalle forze sul campo in un tempo ragionevolmente breve. Ciò significa che un mezzo ad uso civile potrebbe anche sfondare le linee di difesa (facilmente in Europa), ma non riuscirebbe a raggiungere il punto stabilito per la deflagrazione degli ordigni esplosivi che potrebbero anche essere colpiti e, quindi, detonare. Negli Stati Uniti, camion da 16 tonnellate a vuoto caricati con della sabbia (contromisura ulteriore pensata per attutire la possibile deflagrazione di un ordigno) per un peso di 32 tonnellate, sono periodicamente collocati negli incroci e nei punti strategici lungo i percorsi ritenuti a rischio. In Israele, si utilizzano i carri armati. In Europa tali asset difensivi sono ritenuti “eccessivi”.

VBIED di livello III

L’ultima evoluzione della minaccia VBIED è di livello III diviso in due stadi. E’ localizzata nell’area Medio orientale: a centinai i veicoli di livello III utilizzati dallo Stato islamico. L’ultima naturale evoluzione dell’autobomba è caratterizzata dalla blindatura del mezzo, concepita per aumentare le probabilità di sopravvivenza e raggiungere il bersaglio. Il veicolo kamikaze blindato è progettato per superare le barriere difensive attive e passive e raggiungere infrastrutture di elevato valore. La loro sopravvivenza è nettamente superiore ad i mezzi di livello II poiché concepita per la protezione balistica contro le armi in dotazione fino al 5,56 mm (a volte anche 7,62 mm). Un dispositivo di livello III garantirebbe anche di moltiplicare gli effetti IED standard, associando all’ordigno esplosivo improvvisato un carico infiammabile (ad esempio) all’interno del mezzo. La blindatura, per quanto possibile, avverrebbe all’interno del veicolo, cosi da lasciare inalterato il design esterno del mezzo (prerequisito che non serve in Siria o in Iraq, ma che sarebbe imperativo per un attentato nelle aree urbane). Il secondo stadio prevede la riconversione dei mezzi militari sequestrati sul posto (altamente improbabile in un contesto urbano). Nel secondo stadio, il problema è determinato dal quantitativo superiore di esplosivo a bordo che deve essere in grado di sfondare la blindatura standard del mezzo. Lo Stato islamico predilige gli Humvee (sequestrati 2300 dei tremila venduti dagli Usa alle forze di sicurezza irachene negli ultimi dodici anni), a causa della loro blindatura associata all’enorme capacità di carico (una tonnellata).

L’attentato non tiente conto del politically correct

La minaccia generica IED impone una costante rivalutazione dei protocolli di controllo ed accesso e la conseguente dotazione specifica di difesa che dovrebbe essere scevra dal politically correct (cosa che non sempre avviene). La minaccia specifica su ruote rientra nello sterminato ventaglio generico degli ordigni esplosivi improvvisati. Basti pensare, ad esempio, a svariati asset di trasporto come barche (Boat Borne Improvised Explosive Device), droni (non ancora ottimizzata, ma testata), purtroppo anche gli animali (Animal Borne Improvised Explosive Device) che possono essere trasformati in inconsapevoli sistemi esplosivi improvvisati oltre alle possibili combinazioni degli IED con sostante tossiche. Da rilevare, infine, il vero obiettivo psicologico ridondante di un IED.


Nuovo eurocarrozzone: un corpo di solidarietà in aiuto degli immigrati

Bruxelles si inventa un nuovo business. Un corpo di solidarietà da centomila uomini per l’accoglienza dei migranti

È ufficiale. Lo spaventevole fenomeno dei migranti dall’Africa e dal Levante (spaventevole per dimensioni non meno che per numero di vittime ingoiate dal Mediterraneo) diventerà per il vecchio continente un affare economico in piena regola capace di coinvolgere fino a 100 mila giovani nel volgere dei prossimi quattro anni.

Nasce, per volontà della Commissione Europea, il «Corpo europeo di Solidarietà», organismo inteso a fare della solidarietà come diremo più avanti- non solo una missione, ma anche un lavoro esteso ai giovani di tutta Europa. Accoglienza dei migranti, assistenza nei centri per coloro che chiedono asilo, gestione delle crisi, prevenzione e gestione di calamità naturali: queste le attività cui saranno chiamati a prestare la loro opera i partecipanti all’iniziativa.

Più che combattere e contrastare il fenomeno dei migranti dunque lo si istituzionalizza, lo si accetta supinamente come inevitabile. E chissà che non si riveli provvidenziale la sua parte anche per masse di giovani europei disoccupati non meno che per i migranti medesimi: quelli che ce l’avranno fatta, quantomeno, a lasciarsi alle spalle la tagliola della fame e delle guerre. Il che non impedirà ai partiti nazionalisti e a quelli cosiddetti «populisti» di dar fiato alle loro trombe, gridando non senza ragioni all’invasione autorizzata, se non addirittura incoraggiata, sciolinata dalla Commissione europea. Perché è proprio questo che rischia di accadere.

Si diceva: ma non sarebbe meglio, più umano, più intelligente, più giusto ed economico in senso stretto creare nei Paesi che eruttano miseria e drammi umani le condizioni per evitare le partenze di orde di miserabili, creando a casa loro i presupposti per indurli a restare? Si, sarebbe meglio. Ma sarebbe un’operazione strategicamente complessa, e con ritorni economici del tutto imprevedibili. Per non dire delle difficoltà e dei deplorevoli disagi cui andrebbero incontro i professionisti dell’intrallazzo sulle spalle delle disgrazie altrui.

Destinate a sparire, se non altro, dovrebbero essere (ma il condizionale è d’obbligo) tutte quelle forme di carità pelosa -intese al business di cooperative vere ma più spesso presunte, come abbiamo imparato dalle cronache di Mafia capitale e non solo- cresciute come una fungaia intorno al fenomeno delle migrazioni di massa.

Per partecipare all’iniziativa, i giovani interessati dovranno aderire all’organismo istituito ad hoc dalla commissione Ue. Due i percorsi possibili: uno è quello del volontariato. L’altro è quello che potrà tramutarsi in un vero e proprio lavoro, attraverso un tirocinio di durata compresa fra i 2 e i 12 mesi. Per aderire al «Corpo europeo di Solidarietà» basterà avere 17 anni (18 per i ruoli operativi) registrarsi all’apposito portale che verrà creato e attendere di essere contattati.

Cooperative e organizzazioni interessate all’iniziativa saranno filtrati dagli organismi appositamente creati dal «Corpo europeo» prima di poter procedere alla selezione di quei giovani che abbiano profili compatibili con le iniziative che si intendono avviare.

I volontari (spese di viaggio, vitto e alloggio pagati, oltre a una piccola indennità giornaliera) potranno svolgere servizio, come parte del programma «Erasmus +», in Paesi diversi dal proprio per periodi compresi fra i 2 e i 12 mesi. Gli altri, quelli che punteranno a farne un mestiere saranno pagati in base ai contratti e alle leggi dei Paesi in cui presteranno la loro opera. Gli scafisti naturalmente ringraziano. Per loro, il 2017 si apre con la più rosea delle prospettive.


“Porte aperte ai rifugiati? La Merkel salva la dignità europea”

L’ex ministro francese Macron loda la cancelliera tedesca all’indomani della strage di Berlino: “Disgustoso chi la critica”. L’unica pecca: “Assente ingiustificata a Lampedusa”

“Welcome refugees? Porte aperte ai migranti? La Merkel ha salvato la dignità dell’Europa”.

Testi e musiche di Emmanuel Macron, già ministro all’Economia del governo Hollande che ora tenta la scalata in solitaria all’Eliseo dopo aver fondato “En Marche!”, una sorta di sua personale “Scelta Civica” alla francese.

In un intervento pubblicato su Le Monde e ripreso da diversi media tra cui il settimanale Le Point, Macron ha bollato come “disgustose” le critiche giunte all’indirizzo della cancelleria tedesca sul tema scottante dell’immigrazione. E ha lodato il governo tedesco per la politica d’accoglienza che ha portato in Germania decine di migliaia di rifugiati.

“E’ stata davvero ammirevole la serena compostezza con la quale la Germania ha reagito all’attentato di Berlino – ha scritto Macron-. Angela Merkel e tutta la società tedesca hanno difeso fino in fondo i valori condivisi dell’Europa. Hanno salvato la nostra dignità collettiva accogliendo i rifugiati e offrendo loro servizi, assistenza e formazione”.

E ancora “Niente è più falso dei luoghi comuni e delle abiette semplificazioni di chi crede che l’apertura delle frontiere ai migranti da parte della cancelliera abbia esposto l’Europa e la sua stessa capitale al pericolo terrorista. Rifiutiamo categoricamente di ricostruire quegli stessi muri che tanto dolore hanno portato al nostro continente. Contro i terroristi – aggiunge l’ex ministro – non dobbiamo chiudere Schengen ma rafforzare le frontiere comunitarie. Bisogna sviluppare e ampliare gli accordi con i grandi Paesti di emigrazione e di transito dei rifugiati”.

Non manca una notazione polemica, però. Emmanuel Macron, se proprio deve trovare un neo alla Merkel, glielo scova a Lampedusa: “Quando l’Italia s’è trovata ad affrontare tutta sola l’emergenza degli sbarchi, in un contesto drammatico che ha commosso anche Papa Francesco, né la Francia e né la Germania si sono fatte trovare all’appuntamento”.


15873449_1260674307320228_3931003074908662089_n

15825844_1260684647319194_6138986760563941234_n

da  ImolaOggi

L’Italia chiede all’Europa di censurare la libertà di espressione su internet

ZeroHedge analizza freddamente il significato delle dichiarazioni del nostro capo dell’antitrust, Pitruzzella, in merito alle “fake news”. Come al solito, dietro una richiesta apparentemente ragionevole, si cela una verità inconfessabile. L’establishment vuole mettere in atto un “Ministero della Verità” orwelliano, una schiera di individui non eletti, ovviamente coordinati da Bruxelles, che non rispondono a nessuno delle loro azioni ma che possono decidere cosa è vero e cosa no. Chi controlla il presente controlla il passato, e chi controlla il passato controlla il futuro (Orwell, 1984).   VOCI DALL’ESTERO

censura-ue

di ZeroHedge, 30 dicembre 2016

I primi sono stati gli Stati Uniti, poi la Germania, che ha dato la colpa di quello che non funziona nella società alle “false notizie”, e non, per esempio, a una serie di terribili decisioni prese dai politici. Ora è il turno dell’Italia di chiedere di porre fine alle “false notizie”, cosa che di per sé potrebbe non essere preoccupante. Tuttavia, il modo in cui Giovanni Pitruzzella, capo dell’antitrust italiano, chiede all’Unione Europea di “agire” su quelle che sarebbero “notizie false”, consiste a dir poco in una repressione totale della libertà di espressione e darebbe ai governi la libertà di mettere a tacere qualsiasi fonte che non rispetti la propaganda dell’establishment.

In un’intervista al Financial Times, Pitruzzella ha detto che le regole sulle “false notizie” su internet sarebbero meglio gestite dallo stato piuttosto che dalle società dei social media come Facebook, un approccio già adottato in precedenza dalla Germania, che ha richiesto a Facebook di porre fine all’”hate speech” (discorso di odio, ndVdE) e ha minacciato di multare il social network fino a  500.000 euro per ogni “falso” post.

Pitruzzella, a capo dell’antitrust dal 2011, ha detto che “i paesi dell’UE dovrebbero istituire organismi indipendenticoordinati da Bruxelles e modellati sul sistema delle agenzie antitrust — che potrebbero rapidamente etichettare le notizie false, rimuoverle dalla circolazione e infliggere ammende se necessario.”

In altre parole, una serie di burocrati non eletti, che non rendono conto a nessuno, si riunirebbero tra loro per decidere quali sono e quali non sono le “notizie false”, e poi – rullo di tamburi – “le rimuoverebbero dalla circolazione.” D’altra parte, considerando che una settimana fa Obama ha dato all’Europa il via libera ad ogni forma di censura e sospensione della libertà di parola, quando il Presidente uscente degli Stati Uniti ha votato la “Direttiva per contrastare la Disinformazione e la Propaganda“, nessuno dovrebbe sorprendersi che un’Europa improvvisamente imbaldanzita ricorra a tali misure agghiaccianti.

Così, con l’Europa sull’orlo di implementare una sfrenata censura, ecco lo specchietto per le allodole atto a giustificarla.

La Post-verità in politica è uno dei motori del populismo ed è una delle minacce per le nostre democrazie” ha detto Pitruzzella al FT. “siamo giunti a un bivio: dobbiamo scegliere se lasciare internet com’è, il selvaggio west, o se ha bisogno di regole che tengano conto del modo in cui è cambiata la comunicazione. Penso che abbiamo bisogno di impostare tali regole e questo è il ruolo del settore pubblico”.

Traduzione:  presto dipenderà da Bruxelles decidere quali contenuti Internet sono adatti al vasto pubblico europeo, perché, a meno che non intervenga un burocrate, le “notizie false” scateneranno sempre più populismo e non, per esempio, anni di riforme politiche fallite o di decisioni sbagliate della Banca Centrale.

In breve, è tutta colpa di internet se il sistema politico europeo è scosso da una reazione anti-establishment senza precedenti, che non ha nulla a che fare con, be’, con nient’altro.

Come nota il FT, la richiesta di Pitruzzella arriva in un contesto di crescenti preoccupazioni per l’impatto delle “false notizie” sulla politica nelle democrazie occidentali, compreso il voto sulla “Brexit” e le elezioni americane di quest’anno. In Germania, che nel 2017 va incontro alle elezioni parlamentari , il governo sta progettando una legge che imporrebbe multe fino a 500.000 euro sulle società dei social media per la diffusione di “notizie false”.

Gli alleati di Matteo Renzi, l’ex primo ministro, hanno anche sostenuto che le “false notizie” hanno contribuito alla sua sconfitta nel referendum di dicembre sulla riforma costituzionale, che ha portato alle sue dimissioni, anche se la sconfitta è arrivata con un margine di 20 punti percentuali. Almeno non hanno dato la colpa agli hacker russi… per ora.

Quindi, anche supponendo che limitare la libertà di espressione sia la risposta giusta, perché non imporre alle piattaforme l’auto-controllo?

Beh, secondo Pitruzzella sarebbe inopportuno affidare questo compito all’autoregolamentazione da parte dei social media. “Le piattaforme come Facebook hanno creato grandi vantaggi per il pubblico e i consumatori: stanno facendo la loro parte come operatori economici, adottando politiche che modificano i loro algoritmi per ridurre questo fenomeno”, ha detto. “Ma controllare le informazioni non è il compito delle compagnie private. Storicamente questo è il compito dei pubblici poteri. Essi devono garantire che le informazioni siano corrette. Non possiamo delegarlo completamente.”

Conosciamo almeno un italiano che sarebbe d’accordo (vedi immagine in testa).

E proprio come “Lui”, Pitruzzella ha minimizzato le preoccupazioni sul fatto che la creazione di agenzie statali per monitorare le false notizie introdurrebbe una forma di censura, affermando che si potrebbe “continuare ad utilizzare un internet libero e aperto”… fino a quando tutti i membri dell’internet “aperto” sono d’accordo con quello che le agenzie decidono essere vero e indiscutibile. Ma secondo lui ci sarebbe un vantaggio, in quanto ci sarebbe una “terza parte” pubblica — indipendente dal governo — pronta ad  “intervenire tempestivamente nel caso che venga leso l’interesse pubblico”.

Al momento, l’unico modo in cui le “notizie false” possono essere combattute — almeno in Italia — è attraverso il sistema giudiziario, che è notoriamente lento. “La rapidità è un elemento critico” ha detto Pitruzzella, quindi qual è la soluzione? Ma ovviamente un Ministero della verità.

orwell-ministero-verita

Il Movimento di opposizione 5 Stelle  è spesso etichettato come il principale facilitatore in Italia delle “false notizie”, attraverso il blog del suo fondatore, il comico Beppe Grillo, e una rete di altri siti web affiliati al partito. Ma Pitruzzella ha rifiutato di citarli come i principali colpevoli. “Non so se questo è vero, non vorrei criticare nessuno, nemmeno il Movimento 5 stelle. Ma credo che, se non ci sono regole, molti possono approfittarsene.”

Naturalmente, una volta che la libertà di espressione verrà sottoposta a  censura, Pitruzzella non avrà nessun problema non solo a criticare chi non è d’accordo con lui, ma anche a chiudere prontamente i loro canali di espressione sulla rete.

 

 

Annunci

From → Uncategorized

Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: