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INCAPACI E INCOERENTI…… SIETE LA CATASTROFE DEL F V G !!!!

3 gennaio 2017

Vi ricordate quando difendevano a spada tratta il CIE di Gradisca d’Isonzo e chi osava dissentire veniva tacciato da FASCISTA e RAZZISTA (quando non ti davano anche del BASTARDO)…… ve lo ricordate?

Adesso, naturalmente dopo che la Magistratura ha bloccato il business del magna-magna, regola dei disonesti falsibuonisti comunisti, dopo che si sono resi conto che il popolo si è rotto i coglioni della loro demenziale politica dedita all’arricchimento delle loro COOP rosse e delle loro saccocce, cercano di correre ai ripari gridando quello che noi, di DESTRA, sono anni che sosteniamo…….. ESPULSIONI .

In questo post mi limito a definirli INCAPACI e INCOERENTI, ma se sapessero quello che penso realmente di loro, sprofonderebbero 100 metri sotto terra!!!!

Patrick di Majan

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da  UDINETODAY

 

Migranti: Moretti (Pd) sbagliato riaprire il Cie a Gradisca

“No al Cie di Gradisca, la strada da seguire è quella degli allontanamenti”

Il commento del capogruppo del Partito Democratico in Regione, Diego Moretti, sulla situazione di emergenza dell’immigrazione in Friuli Venezia Giulia

I trasferimenti hanno costi e regole rigide, ecco perché sono ancora pochi. E quando un immigrato è senza passaporto l’operazione è più complessa .

UDINE. Sono più di 200 gli stranieri che ogni anno vengono espulsi dalla Questura di Udine, ma il numero dei rimpatri eseguiti dalle forze dell’ordine non supera quota 100.

Nella maggior parte dei casi infatti gli stranieri colpiti da decreto di espulsione non vengono allontanati dal Paese in modo coercitivo (anche perché i trasferimenti hanno un costo) ma hanno l’obbligo di farlo “volontariamente” entro i successivi 7 giorni, cosa che non sempre accade.

Serracchiani: riaprire i Cie? No, sono stati un fallimento

Emblematico a questo proposito il caso dell’ultimo soggetto espulso dalla polizia nel 2016, un nigeriano con diversi precedenti già colpito da più provvedimenti amministrativi di espulsione, tutti evidentemente ignorati.

L’uomo è stato scortato dai carabinieri al Centro di identificazione ed espulsione di Torino da dove poi sarà rimpatriato con un volo charter.

Ma sono pochi i Paesi con i quali ci sono accordi bilaterali che regolano i rimpatri.

E quando gli stranieri sono privi di passaporto l’operazione è molto più complessa. «In quel caso – spiegano dall’ufficio Immigrazione di viale Venezia – è necessario chiedere un lasciapassare al consolato di provenienza e i tempi della risposta possono variare di molto a seconda dei singoli casi e dei Paesi interessati».

Tanto che a volta la risposta arriva quando lo straniero è già stato rilasciato. «Nella maggior parte dei casi – ammettono dalla Questura – possiamo trattenere i soggetti solo per 48 ore».

Gradisca si schiera contro la riapertura del Cie: appello alla Regione

Dare applicazione concreta al giro di vite contro l’immigrazione illegale voluto dal capo della polizia Franco Gabrielli e dal uovo ministro dell’Interno, Marco Minniti, non sarà quindi semplicissimo soprattutto nell’immediato.

Anche perché al momento mancano posti disponibili nei quattro Cie (Centri di identificazione ed espulsione) attualmente operativi che infatti dovrebbero quintuplicarsi, fino ad assicurare la presenza di una strattura in ogni regione italiana.

Nella circolare inviata da Gabrielli alle Prefetture e alle forze dell’ordine si annuncia l’intenzione di dare il «massimo impulso all’attività di rintraccio dei cittadini dei paesi terzi in posizione irregolare» e si invitano i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza ad attivare dei «piani straordinari di controllo del territorio volti non solo al contrasto dell’immigrazione irregolare, ma anche allo sfruttamento della manodopera e alle varie forme di criminalità che attingono dal circuito della clandestinità».

L’obiettivo insomma è quello di rendere effettive le espulsioni e di far lievitare il numero dei rimpatri. Ma oggi gli immigrati irregolari quasi non esistono più: «Quasi tutti chiedono asilo per ragioni umanitarie e la maggioranza si dichiara omosessuale perseguitato nei Paesi di provenienza» ammette una fonte che si occupa di immigrazione.

Tenendo in considerazione il tempo che passa da quando si presenta richiesta di asilo politico e anche l’eventuale ricorso di fronte a un diniego della commissione, passano infatti circa due anni.

E chi riceve protezione per motivi umanitari (la soglia più bassa prevista dopo l’asilo e la protezione sussidiaria che si “trasformano” in un permesso di soggiorno di 5 anni) ha poi il diritto a restare in Italia e in Europa per altri due anni.

Ecco perché i rimpatri di afgani e pakistani (che attualmente occupano quasi tutti i posti disponibili nelle caserme o negli appartamenti per i richiedenti asilo) sono ancora molto pochi. Sono una decina i richiedenti asilo di quelle due nazionalità per i quali è stata richiesta e ottenuta la revoca dell’accoglienza a causa di reati commessi e del mancato rispetto delle regole stabilite nei centri.

Circa un centinaio invece le procedure avviate per la violazione della convenzione di Dublino che stabilisce che a gestire la pratica per la richiesta di asilo deve essere il primo paese membro dell’Ue al quale viene presentato.

Se quindi uno straniero arriva a Tarvisio e si dichiara richiedente asilo, ma si scopre che aveva già presentato domanda in Austria e Germania deve essere rimandato lì (circa 20 le persone trasferite per questo motivo nel 2016).

Oltre ai provvedimenti amministrativi di espulsione decisi dalla Questura quando lo straniero ha una posizione di soggiorno irregolare o perché è ritenuto pericoloso per la sicurezza pubblica (nel 2016 ci sono 3-4 casi al mese di rimpatri diretti e 2-3 al mese passando attraverso i Cie), ci sono le espulsioni decise all’autorità giudiziaria, in conseguenza di procedimenti penali che possono avvenire a titolo di misura di sicurezza se lo straniero condannato è ritenuto socialmente pericoloso o come misura alternativa alla detenzione o a titolo di sanzione sostitutiva della pena.

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