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SOPPORTARE ANCORA…….????

27 dicembre 2016

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20 miliardi di euro per salvare la banca del PD, il Monte dei Paschi di Siena……… trovati subito i fondi, mentre i fondi per i terremotati, li stanno ancora cercando!!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  FATTOQUOTIDIANO.IT

 

Monte dei Paschi, tagliati fondi a tutti i ministeri per pagare gli interessi sui 20 miliardi di debito aggiuntivo

di | 27 dicembre 2016

Monte dei Paschi, tagliati fondi a tutti i ministeri per pagare gli interessi sui 20 miliardi di debito aggiuntivo

Numeri & News
La relazione tecnica al decreto “Salva risparmio” prevede una sforbiciata di 10 milioni nel 2017, 70 nel 2018 e 50 dal 2019 per il dicastero di Padoan, mentre quelli della Salute e dell’Ambiente dovranno rinunciare a 2 milioni l’anno prossimo e 4 dal 2018. Sacrifici anche per i Trasporti. I maggiori esborsi per il servizio al debito sono quantificati in “60 milioni per il 2017, 232 per il 2018 e 290 dal 2019”

Ogni ministero dovrà fare la sua parte. L’intervento pubblico per ricapitalizzare il Monte dei Paschi e, se necessario, altri istituti di credito in difficoltà, prevede come è noto la possibilità di incrementare il debito pubblico di 20 miliardi. Ne deriva che l’Italia emetterà più titoli di Stato e pagherà più interessi. E, per far fronte ai maggiori esborsi, i dicasteri dovranno stringere la cinghia. La spending review aggiuntiva, stando alla relazione tecnica del decreto “Salva risparmio” varato il 13 dicembre dall’esecutivo Gentiloni, colpirà in primo luogo il Tesoro, ma non sarà indolore nemmeno per i ministeri dell’Ambiente, dei Trasporti e della Salute. In particolare il ministero guidato da Pier Carlo Padoan – destinato a diventare azionista di maggioranza di Rocca Salimbeni – dovrà rinunciare a 10 milioni nel 2017, 70 nel 2018 e 50 l’anno dal 2019, mentre quello di Beatrice Lorenzin farà a meno di 2 milioni l’anno prossimo e 4 milioni l’anno dal 2018. Stessa richiesta al collega Gian Luca Galletti. Sforbiciata da 2 milioni l’anno prossimo e 3 all’anno da quello successivo per il dicastero di Graziano Delrio.

La relazione che accompagna il decreto, atteso in commissione a Montecitorio mercoledì 28, quantifica gli “oneri per interessi passivi derivanti dalle maggiori emissioni di titoli del debito pubblico autorizzate dal Parlamento” in un massimo di “60 milioni di euro per il 2017, di 232 milioni di euro per il 2018 e di 290 milioni di euro dal 2019“. Per coprirli si useranno in primo luogo risorse del Fondo per interventi strutturali di politica economica, ridotto di 14 milioni per l’anno 2017, 51 per il 2018, 129 per il 2019 e 100 milioni annui dal 2020. Altri soldi (30 milioni l’anno prossimo, 100 nel 2018 e 2019, 129 dal 2020) verranno presi dal Fondo per le esigenze indifferibili. Verrà poi ridotto lo stanziamento del fondo speciale di parte corrente “iscritto, ai fini del bilancio triennale 2017-2019, nell’ambito del programma ‘Fondi di riserva e speciali’ della missione Fondi da ripartire dello stato di previsione del ministero dell’Economia e delle finanze“, utilizzando in parte “l’accantonamento relativo al medesimo ministero”.

“Ai maggiori effetti in termini di indebitamento netto – scrive il governo nella relazione tecnica – nell’importo massimo di 88 milioni di euro per l’anno 2017, di 127 milioni di euro per l’anno 2018 e di 136 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019, in relazione al diverso criterio di contabilizzazione previsto dal Sec2010, si provvede mediante corrispondente utilizzo del Fondo per l’attualizzazione dei contributi pluriennali“.

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da  VOX  NEWS

 

MILANO: RIVOLTA IMMIGRATI, ZONA DEVASTATA E CASSONETTI ROVESCIATI

 

La rivolta degli immigrati in via Sammartini

Quindici giovani gambiani trovano chiuso l’hub, lanciano oggetti e rovesciano i cassonetti

Disordini all’hub di via Sammartioni, a opera di giovani immigrati che hanno trovato chiuso il centro d’accoglienza, a due passi dalla stazione.

La protesta è stata inscenata da una quindicina di minori di origini gambiane, che di fronte alla porta chiusa hanno iniziato inveire contro il personale, lanciando oggetti e rovesciando cassonetti, per poi calmarsi fino alla sistemazione in altre strutture. L’episodio è stato reso noto dal comitato «Greco 2.0», e confermata dalle forze dell’ordine (sono intervenuti Polizia e vigili urbani). «Purtroppo a mesi di distanza da quando è stato sollevato il problema di convivenza fra migranti e residenti e della gestione della presenza di quest’ultimi all’interno dell’hub – commenta Alessio Fasano, presidente del Comitato di quartiere le autorità cittadine non hanno preso ancora nessun provvedimento decisivo per riportare la situazione entro i confini della normalità. Un atteggiamento lassista, che si protrae nel tempo contando sulla civiltà della comunità locale che non è certo usa a scendere in piazza a protestare e in questo particolare caso sperando che la pausa natalizia faccia passare sotto silenzio l’ennesimo episodio preoccupante avvenuto in quel luogo. Speriamo che come altri casi, non sia necessario accada l’irreparabile prima che chi di dovere si decida a intervenire come sarebbe necessario». «La denuncia – commenta l’ex vicesindaco e attuale consigliere regionale Riccardo De Corato – dovrebbe consigliare al sindaco di chiudere quell’hub che è diventato un bubbone portatore di disordini già accaduti in passato ma che Comune e Prefettura fanno finta di non vedere. Ormai i cittadini della zona non ne possono più». «Il Comune – aggiunge la consigliera comunale di Forza Italia Silvia Sardone – continua a sovraccaricare indirettamente questo hub a causa del numero enorme di persone che vogliono accedervi per mangiare o dormire. I cittadini del quartiere sono costretti, loro malgrado, a sopportare degrado e insicurezza e ad assistere a risse e aggressioni tra coloro che frequentano il centro. Fino a quando per alimentare il mito e il business dell’accoglienza si continueranno a creare strutture in vari quartieri della città con le conseguenze di disagio sociale, degrado e criminalità che tutti conosciamo?».


Migrante aggredisce agenti: “Poliziotti di m…pagheranno i vostri figli”

Un migrante senegalese di 38 anni arrestato a Genova tre giorni fa per resistenza a pubblico ufficiale. Minacciava attentati

Non si ferma l’allarme terrorismo. Dopo l’uccisone del jihadista di Berlino a Sesto San Giovanni per mano di due poliziotti italiani, le forze dell’ordine sono a rischio ritorsioni.

Lo ha detto Franco Gabrielli, il capo della polizia. E lo ha ripetutto oggi al Corriere il capo del servizio controllo del territorio del Dipartimento della Pubblica sicurezza, Maurizio Vallone.

La polizia teme attacchi terroristici dell’Isis, e così ha schierato le forze speciali anti-terrorismo. I rischi ci sono, eccome. Due giorni fa, in occasione del Natale, un migrante somalo ha infastidito un intero bus di Genova, poi ha aggredito i poliziotti arrivati sul posto per arrestarlo minacciando di piazzare una bomba.

“Vi metto una bomba così sarà un buon Natale. I vostri figli pagheranno tutto. Poliziotti di m… buon Natale anche a voi. Mica solo i tunisini sanno fare quelle cose”, ha urlato il senegalese 38enne gettando nel panico i passeggeri. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è a Anis Amri, che dalla Tunisia è sbarcato in Italia per poi falciare 12 persone nel mercatino di Natale di Berlino.

Il 38enne è stato bloccato dopo che per diversi minuti aveva importunato i passeggeri del bus nel centro di Genova e preso a testate le vetrate del mezzo. Quando però sono intervenuti gli agenti non si è arreso, ma ha iniziato a inveire contro l’Occidente promettendo di far “pagare tutto ai vistri figli”. Infine ha aggredito alcuni dei poliziotti.

L’uomo, già condannato per rapina aggravata e costretto all’obbligo di firma, è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e ieri il Gip ha convalidato il fermo. In quanto all’interruzione di pubblico servizio se l’è cavata con una denuncia. Ma ora sul caso indaga anche l’Antiterrorismo, visti gli allarmi degli ultimi giorni e l’aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine per scongiurare che in Italia possa accadere quanto successo a Nizza e in Germania.


“Io, spacciatore in nome di Allah per ammazzare voi cristiani”

Degrado e paura a Milano. Il racconto choc di un pusher tunisino: “I soldi per comprare la droga? Me li presta un imam”

In Italia, finora, niente bombe o kamikaze «autoarticolati». Ma la pace è solo apparente. Anche qui si combatte una jihad, diverse sono le armi.

Soldati compresi, magari talvolta ignari, di certo balordi; in molti casi «integrati» ma con poco o nulla da perdere. Un esercito sottostimato, spesso munito di permesso di soggiorno o in attesa, chi con le stimmate del profugo, chi del disoccupato giunto in questo ex Belpaese quando l’immigrazione ancora non suonava come allarme.

Hussein, Jamaa, lMaahi, Hassan, Mohammed, si possono cambiare nomi e volti, la sostanza non muta. Vivono nell’illegalità. Soprattutto spacciando: hashish, cocaina, pastiglie, un po’ di tutto a seconda di ciò che richiede il bazaar dello sballo milanese. «Piccola criminalità» derubricano troppe volte gli investigatori. Il denaro in ballo, al contrario, non è poco. Gli uomini del Califfato lo sanno. E, a quanto pare, anche qualche «predicatore» di Allah.

«La droga? I soldi per comprarla ce li presta l’imam della moschea. Basta che entro un paio di giorni gli vengano restituiti. Con gli interessi. Se mi dà 500 gli rido 600… lui la chiama offerta».

L’ammissione spaventa, chi ci parla deve rimanere anonimo. È un tunisino, in Italia da 20 anni. Circumnaviga la zona di via Padova. Chi sia l’imam non lo vuole dire, nonostante la baldanzosa e ingenua ammissione. Ma in fondo, almeno nell’ambiente del malaffare da strada targato Nordafrica, la rotta dell’approvvigionamento finanziario la conoscono in molti. Ai buoni pagatori il credito non si nega. Si narra che il business l’avesse architettato Abu Omar, l’ex imam egiziano della moschea di viale Jenner a Milano, sospettato di terrorismo e rapito nel 2003 dalla Cia. La leggenda metropolitana racconta anche che gli investimenti nel piccolo narcotraffico lui li riservasse soprattutto ai marocchini.

Da allora la guerra dei tagliagole si è intensificata anche sul fronte occidentale. Ogni arma è buona, disperati e cani sciolti, una volta manipolati e sfruttati, servono alla causa. Tutto è lecito.

Nelle moschee si prega, così come si può preparare la battaglia. Fidelizzando, indottrinando.«L’imam ripete che la droga non dobbiamo venderla ai fratelli musulmani ma solo agli infedeli», racconta ancora il nostro loquace pusher. Fa parte della strategia. L’avvelenamento è riservato ai cristiani. La regola? Lo stupefacente non va tagliato troppo, e soprattutto non con sostanze troppo nocive «perché così potremo guadagnare sugli infedeli fino all’ultimo facendoli morire lentamente». Ecco l’ultima agghiacciante spiegazione.

In via Padova, ormai zona simbolo di abbandono e violenza, come in altri tanti suburbi non di periferia, da qualche settimana, a fianco di polizia e carabinieri vigilano pure i soldati con il loro possenti fucili-mitragliatori. Di fronte al civico 144 – dentro il quale travestita da centro culturale fiorisce da anni una tanto molesta quanto iperaffollata moschea – capannelli stranieri e via vai dal sapore malandrino, continuano. Un poco meno intensi, forse più discreti dell’estate, ma sempre presenti.

Un negozio di copisteria, nonché internet point, a pochi passi, lavora secondo i consueti ritmi arabi. Orari compresi. Solo le facce conosciute, gli amici degli amici, possono fotocopiare, soprattutto falsificare – grazie a un ottimo servizio «paint» -, domande di richiesta di soggiorno, così come altre utili attestazioni rilasciate da uffici pubblici o ignari datori di lavoro. Le matrici sono originali, date e generalità adattate all’uopo. Duecento metri più avanti, verso piazzale Loreto, la piazza dove circa un mese fa si è consumato l’ennesimo omicidio capace finalmente di richiamare l’attenzione di sindaco e governo, l’umanità si rimescola. Qui etnie sudamericane mostrano colori diversi. Altri duecento metri a fianco, nelle strade parallele, stazionano prostitute e padroni dell’Est. Ecco i miracoli della globalizzazione mentre nei supermercati di zona i nostri prodotti scarseggiano. «Perché tanto ormai da queste parti gli italiani sono sempre di meno e il prosciutto non si vende», spiegano sconsolati commessi.

Suona paradossale, eppure è vero. Il consiglio di zona 2, mesi or sono, con finanziamenti europei e del ministero dell’Interno aveva finanziato un progetto per promuovere la coesione sociale e l’integrazione. Al telefono un’impiegata ci rispose così: «Serve agli abitanti per imparare a convivere. Con gli stranieri…».


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