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E’ TUTTA COLPA DELLE ZECCHE ROSSE……… RICORDATEVELO !!!!

23 dicembre 2016

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da  ImolaOggi

 

Per colpa dei cazzari che urlano “No ai muri”, ci ritroviamo le città piene di barriere

 

Strage Berlino, barriere anti camion anche a Rimini

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RIMINI, 23 DIC – Il posizionamento di barriere sulla sede stradale in modo tale da ridurre la larghezza delle stesse e limitare la velocità dei veicoli in transito, così da tutelare maggiormente le aree più densamente frequentate in questi giorni di festa, specie da parte di mezzi pesanti: lo prevede l’ordinanza – entrata in vigore da questa mattina – e predisposta dalla Polizia municipale in collaborazione con la Questura e la Prefettura di Rimini per incrementare il livello di sicurezza nelle città del Paese all’indomani dei fatti di Berlino delle aree interessate dallo svolgimento di grandi eventi in occasione del Natale e Capodanno 2017.

In generale le misure di sicurezza che in queste ore le squadre d’Anthea stanno posizionando riguardano le strade e le piazze del centro storico e della marina, là dove sono o saranno in corso le manifestazioni del programma di festeggiamenti di Capodanno. Particolare tutela anche per le aree interessate da fiere e mercati, come quelli ricorrenti del mercoledì e sabato. (ANSA)


La gloriosa famiglia del “depresso culturale” Anis Amri

L'immagine può contenere: 4 persone, persone sedute
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Nooooooooooo, l’islam non c’entra. E’ un depresso culturale!

Il tunisino, che frequentava la moschea dei terroristi, aveva un “disagio culturale, manifestava un disagio psicologico, dovuto alla mancata accettazione culturale del nostro sistema”.

 

Ci siamo! Strage Berlino, “Anis Amri aveva un disagio psicologico”

 

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Francesca Vazzana, direttore del carcere di Pagliarelli, ricorda perfettamente Anis Amri, detenuto nell’istituto penitenziario di Palermo da settembre a gennaio 2015, poi trasferito all’Ucciardone “per gravi e comprovati motivi di sicurezza” ora ricercato dalla polizia tedesca perché accusato di essere l’autore della strage al mercatino di natale di Berlino.

Prima di Palermo il tunisino era stato nelle carceri di Catania, Enna, Sciacca e Agrigento, sempre trasferito dopo aggressioni e molestie nei confronti dei compagni. “Era un soggetto molto difficile”, racconta Vazzana al Messaggero, “la sua condotta degenerava frequentamente nell’aggressione. Era con ogni evidenza un soggetto che manifestava un disagio psicologico, dovuto alla mancata accettazione culturale del nostro sistema“.

Poteva trattarsi di un problema di radicalizzazione? “Alla luce dei fatti accaduti, sembra scontato trarre questa conclusione, di fatto Amri aveva atteggiamenti che, generalmente, assumono le persone che non stanno bene, che hanno un disagio psicologico. Il totale rifiuto delle regole sfociava spesso in aggressività, soprattutto nei confronti dei compagni di cella. E’ stato subito chiaro che questa forma di aggressività derivasse da un problema culturale. Ovviamente era uno dei soggetti monitorati, ma allora non emergeva con chiarezza un profilo di radicalizzazione”.

Per la direttrice del carcere palermitano, “ha picchiato alcuni detenuti, è stato aggressivo con le guardie penitenziarie, ma dagli episodi che si sono verificati nell’istituto che dirigo, non sono emersi elementi che facessero pensare a un fenomeno di radicalizzazione. Era un riottoso violento”. In generale, “i soggetti monitorati sono moltissimi. Tutti i detenuti islamici ormai lo sono. Siamo diventati attenti a ogni minimo segnale”. askanews

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