Skip to content

SANNO APPROFITTARE……. ANCHE SE SONO DEGLI IDIOTI !!!!

21 dicembre 2016

Se assomiglia al padre, di sicuro non potrà mai essere un “cervello in fuga”…….

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE.IT

 

Poletti jr. non emigra: lavora nel feudo di papà e prende soldi pubblici

Carriera nelle coop per il figlio del ministro che insulta i giovani: al suo giornale 500mila euro

Tra i milioni di giovani rimasti in Italia, a riprova che «non è che qui sono rimasti solo i pistola» come sostiene il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (contro cui il M5s presenterà una mozione di sfiducia), c’è anche suo figlio, Manuel Poletti.

1466777736-lapresse-20160614192959-19536081

Poletti jr, uno dei due pargoli dell’ex presidente di Legacoop, non ha mai sentito la necessità di partire per l’estero per cercare un impiego fuori dall’Italia, unendosi così a quell’esercito di espatriati che, sempre citando il ministro, in molti casi «è bene che stia dove è andata perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi». Manuel Poletti, infatti, si è inserito bene nel mondo del lavoro, traducendo la sua passione per il giornalismo in una brillante carriera, già direttore poco più che trentenne.

Prima il figlio di Giuliano Poletti, ex segretario del Pci di Imola e poi consigliere Pds alla Provincia di Bologna, è stato preso dall’Unità (quotidiano organo del Pci-Ds-Pd) come corrispondente da Imola. Tempo di farsi le ossa come cronista, e Poletti jr riesce a fare il balzo. Dove? Nel mondo delle coop rosse, fiorente industria soprattutto nella rossa Emilia Romagna. Una passione che spesso si tramanda in famiglia, ed è proprio quel che è successo in casa Poletti. Dopo l’Unità, il figlio del ministro Poletti (che, a riprova che le occasioni in Italia si trovano se ci si impegna, è ministro del Lavoro col diploma di perito agrario) è passato a guidare alcuni settimanali locali controllati da cooperative associate a Legacoop, la potente associazione che proprio suo padre ha presieduto per più di dieci anni, dal 2002 al 2014, prima di essere chiamato a Roma dal premier Renzi.

Attualmente Poletti jr è presidente di Media Romagna soc.coop., una cooperativa che fa parte di LegaCoop Romagna. La coop del figlio del ministro si occupa di comunicazione, ed edita un giornale di cui è direttore lo stesso Manuel Poletti, SetteSereQui, nato dalla fusione di tre precedenti testate della provincia di Ravenna. Come cooperativa editoriale, il gironale di Poletti jr ha ottenuto i contributi pubblici all’editoria. Parecchi: 191mila euro nel 2015, 197mila nel 2014, e 133mila nel 2013. Più di mezzo milione di euro in tre anni. «In questa veste di imprenditore-cooperatore, oltre che di socio e lavoratore della sua cooperativa, Manuel Poletti sta seguendo in parte le orme del padre muovendo passi importanti all’interno di Legacoop Romagna – scriveva Italia Oggi -. È lui infatti a guidare il neonato network ribattezzato Treseiuno, una rete di cooperative romagnole attive nei settori della comunicazione e dell’informatica nata con lo scopo di fare massa critica e intercettare nuovi mercati e possibilità di sviluppo». L’obiettivo del network di coop lo ha spiegato lo stesso Poletti jr al notiziario associativo Romagna Cooperativa: «Proporci come fornitori di servizi avanzati ad associazioni e imprese. E non solamente del mondo cooperativo». In particolare si punta a fornire servizi a «Fico», la grande «Fabbrica italiana contadina» di Bologna progettata dal gruppo Eataly di Oscar Farinetti, grande sponsor del Pd di Renzi, di cui Poletti senior è stato (ed è ancora, con Gentiloni) ministro.

Incroci inevitabili, coincidenze fatali, a prescindere dal sicuro merito e impegno dietro alle carriere. Così come sarebbe malevolo voler vedere per forza un marchio parentale anche nella linea politica del giornale-coop diretto dal figlio del ministro-ex Legacoop. Ad esempio sul referendum, il direttore Poletti jr ha firmato un editoriale-appello il giorno prima del voto: «Basta un Sì per un Paese migliore». Disdetta per la famiglia Poletti, ha stravinto il No. Si vede che non sono andati via abbastanza buoni a nulla.


Barbara Palombelli e il post contro Poletti

Le parole sulla fuga dei cervelli del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, continuano a far discutere: il duro commento della Palombelli

Le parole sulla fuga dei cervelli del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, continuano a far discutere.

Poletti ieri aveva detto: “Se 100mila giovani se ne sono andati dall’Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’”. E ancora: “Bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei ‘pistola’. Permettetemi di contestare questa tesi”. E ha poi aggiunto con una stilettata destinata a far discutere: “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Fin qui le parole del ministro. Ma dopo le notizie che giungono dalla Germania, dove Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, è dispersa dopo l’attacco al mercatino di Berlino, sui social sta circolando e non poco un post pubblicato su Facebook da Barbara Palombelli: “Una ragazza di Sulmona dispersa a Berlino, vittima della strage. E un ministro del lavoro che si dovrebbe sotterrare dalla vergogna. Come si fa a dire”, prosegue Barbara, “meglio levarseli di torno??? Mi viene da piangere”.


Un ministro (minuscolo voluto e dovuto) del genere, è una VERGOGNA e un DISONORE per l’Italia!!!!

Patrick di Majan

“Inadeguato a fare il ministro”. Mozione di sfiducia contro Poletti

Il ministro nell’occhio del ciclone dopo l’attacco ai giovani in fuga dall’Italia. Polemiche anche sul lavoro del figlio che prende soldi pubblici

Mentre il premier Paolo Gentiloni si trova a dover gestire l’emergenza banche e i conti in rosso di Alitalia, esplode in seno al governo il caso Poletti.

Nei giorni scorsi, a colloquio con i giornalisti a Fano, il ministro del Lavoro ha attaccato a testa bassa i 100mila giovani che se ne sono andati dall’Italia perché non sono riusciti a trovare un buon lavoro: “È meglio non averli tra i piedi”. Poi ha rincarato: “Non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’”. Parole che hanno fatto infuriare le opposizioni che questa mattina hanno depositato al Senato una mozione di sfiducia nei suoi confronti.

Ore infuocate per Giuliano Poletti. Le sue dichiarazioni sui giovani che vanno a lavorare all’estero hanno creato non pochi imbarazzi al governo. Anche perché nelle stesse ore è spuntata fuori la condizione del figlio Manuel che ha potuto non emigrare perché lavora nel feudo di papà e prende soldi pubblici. Una situazione piuttosto imbarazzante che ha scatenato accese critiche sui social network. “Io mi sporco anche le mani – ha provato a difendersi in una intervista al Fatto Quotidiano – mio padre non c’entra nulla con quei soldi”. Ma l’indignazione generale resta. E fa ancor più eco se si riascoltano le parole del padre che, da ministro del Lavoro, ha avuto il coraggio di apostrofare che hanno dovuto lasciare il proprio Paese perché quel lavoro non lo hanno trovato.

Contro Poletti si è abbattuta ora una mozione di sfiducia. A firmarla sono i senatori di Sinistra italiana, del Movimento 5 Stelle, della Lega nord e del Gruppo Misto. “Il ministro – si legge nella mozione di sfiducia – ha nelle ultime settimane dato riprova di un comportamento totalmente inadeguato al suo ruolo, esprimendosi in più di un’occasione con un linguaggio discutibile e opinioni del tutto inaccettabili”. La mozione di sfiducia ricorda, in particolar modo la dichiarazione “inaccettabile e che compromette la libertà di voto dei cittadini” di Poletti sulla possibilità di evitare il referendum sul Jobs Act grazie allo scioglimento delle Camere e alla convocazione delle elezioni politiche e le “affermazioni gravissime” dello stesso ministro sui giovani italiani costretti a cercare lavoro all’estero.


“Ministro Poletti, siamo andati via perché non ci siamo accontentati”

Dopo le accuse di Giuliano Poletti a 100 mila giovani italiani, Lara Lago, una studentessa emigrata ad Amsterdam per lavorare, ha deciso di scrivere una lettera al ministro per spiegare le sue ragioni

Dopo l’attacco ai 100mila giovani che se ne sono andati dall’Italia, per Giuliano Poletti le cose si mettono male: ora quei “cervelli in fuga che è meglio non avere tra i piedi” – per usare le parole del ministro – spiegano le ragioni che li hanno convinti ad abbandonare il bel Paese.

Il ministro del Lavoro è stato fin troppo chiaro, quei giovani non sono sicuramente i migliori. Il suo intervento a Fano, però, ha suscitato parecchie polemiche e ora alcuni italiani emigrati all’estero hanno deciso di giustificare le loro scelte. Così ha fatto Lara Lago, che dopo aver studiato giornalismo all’Università di Verona, ha deciso di trasferirsi ad Amsterdam per trovare lavorare. Ecco il suo messaggio condiviso su Facebook.

“Caro ministro Poletti, questa non è una lettera di protesta ma un invito, suo, personale, lo prenda in considerazione – si legge sul suo profilo -. La invito a chiudere la sua vita in una valigia, 23 chili per la precisione. Ci metta dentro i suoi effetti personali, vestiti, foto di un paese assolato, speranze, competenze mischiate tra lo spazzolino e le scarpe da ginnastica. Perché ci sarà da correre. Venga pure da solo. Preghi non tanto di parlare un buon inglese, quello è vitale e lo diamo per scontato, a lei come a tutta la vostra classe politica, si auguri piuttosto di capire ogni venatura degli accenti inglesi che popolano il mondo: quello spigoloso dell’indiano a cui dovrà chiedere indicazioni in stazione, quello veloce degli autoctoni cresciuti senza doppiaggi anche in un paese non anglofono, quello dei madrelingua in azienda, americani, australiani, inglesi, i capi che la scruteranno dall’alto al basso solo per le sue idee e per la capacità di esprimerle, non certo per la sua cravatta o per come è stirata la sua giacca. Qui nessuno usa il ferro da stiro, tanto per dire, e l’essere brillanti non ha bisogno di essere inamidato. Venga Ministro”.

Nei primi giorni – continua – quando fa buio provi a rientrare a casa con agilità, provi cosa significa il dover partire da zero. E quando dico zero intendo non sapere più fare la spesa perché i nomi sono tutti diversi e a comprare il burro con il sale ci si mette un attimo. Soprattutto se nemmeno si immagina l’esistenza del burro con il sale. Quando dico zero intendo nessuno che la aspetterà a casa, nessuno da chiamare se prenderà una storta sulle scale. Certo, urlando ‘help’ qualcuno la sentirà. Ma non si aspetti il calore italiano, caro Ministro, che se tutto il mondo è paese non tutti i paesi sono l’Italia e se le si dovesse fermare la macchina in una strada e se volesse chiamare un collega di lavoro, questo con il suo efficace pragmatismo le manderà un sms con l’indirizzo dell’autorimessa più vicina”.

“Poi chiami in Comune, prenoti un appuntamento, vada a registrarsi in un paese che la sta accettando nella misura in cui ce la farà da solo contro il mondo, compili carte, burocrazia, apra un conto in banca nel nuovo Paese, condivida con altri la casa, il piano, il bagno, a volte la stanza con la sporcizia, i turni per la cucina. E non osi lamentarsi con altri italiani perché all’inizio si sentirà dire ‘È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?’. Lei dice che i 100mila giovani che se ne sono andati non sono i migliori. È vero, ma siamo quelli che non si sono accontentati, quelli che non si arrendono, quelli che non tollerano di avere un futuro impacchettato nella nebbia, quelli che, anche se non saranno i migliori, erano troppo bravi a scuola, con troppe idee, troppo spavaldi, con troppa voglia di farcela. Così tanta da non sopportare un Ministro del lavoro che non capisce che se stiamo andando via è solo per questo: per il lavoro. E quando ci stupiamo che qui dopo tre contratti scatti il tempo indeterminato, i mutui abbiano interessi bassi e vengano concessi anche e soprattutto ai giovani e che sì, lavorando si possa ancora comprare una casa, ci sentiamo rispondere: ‘È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?’” – scrive Lara.

Un’ultima cosa Ministro. Tra tutti gli italiani che vivono in Olanda non ne ho ancora sentito uno che dica: ‘Si sta meglio qui.’ Tutti invece dicono: ‘Se si potesse vivere una vita così anche in Italia torneremmo di corsa. Ma.’ Non so se il nostro Ma è in mano a lei Ma torneremo solo quando il coraggio e le competenze verranno viste come un valore aggiunto. Coraggio e competenze, non raccomandazioni e furbizia. La aspetto ministro Poletti, anzi no, troppo facile avere qualche appiglio. Si tuffi, è morbido. Sicuramente di più di certe sue affermazioni morbide solo perché inconsistenti. Firmato: una dei 100mila giovani che se n’è andata dall’Italia, una di quelle che ‘è meglio non avere tra i piedi’ come ha dichiarato lei. Una che ci mette la faccia e le idee. Senza poterle o doverle rettificare”.

 

Annunci

From → Uncategorized

Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: