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E’ ORA DI FARLA FINITA CON QUESTI PEZZENTI !!!!

21 dicembre 2016

SERRACCHIANI,  I  FRIULANI  SI  SONO  ROTTI  I  COGLIONI  DI  SOPPORTARE  I  TUOI  DANNI……….. TORNATENE  A  ROMA  A  FARE  DISASTRI !!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GAZZETTINO   di E.B.

Mercoledì 21 Dicembre 2016, 11:49

 

Diciottenne seguita e violentata in stazione: arrestato profugo afghano

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TRIESTE – E’ scesa dal treno in stazione centrale nella tarda serata di domenica per rincasare a piedi come al solito. Ma lui, un afghano, l’aveva presa di mira e poco dopo la mezzanotte, in viale Miramare, l’ha aggredita e violentata. La vittima è una ragazza di 18 anni.

L’aggressore l’ha seguita dalla stazione ferroviaria, attendendo che arrivasse in una zona poco frequentata. Lì giunti, l’ha afferrata per i capelli e la giacca toccandola nelle parti intime. Lei ha opposto resistenza, cercando di divincolarsi e invocando aiuto. L’uomo, forse sorpreso dall’energia della ragazza, nel tentativo di bloccarla ha cominciato a picchiarla scaraventandola a terra. Le grida della giovane hanno però richiamato l’attenzione di un passante che ha visto la scena ed è corso in aiuto della ragazza. A quel punto l’aggressore, vistosi scoperto, si è dato alla fuga in direzione di piazza Libertà ma i carabinieri sono riusciti ad arrestarlo: i reati sono quelli di violenza sessuale e lesioni personali.

L’uomo, 35 anni, è risultato essere titolare di permesso di soggiorno per protezione sussidiaria dall’agosto 2013. La giovane ha subito chiamato il padre raccontandogli quanto accaduto e questi ha immediatamente contattato il “112”. L’intervento dei carabinieri è stato tempestivo, una pattuglia ha raggiunto la vittima per prestare soccorso e acquisire la descrizione dell’uomo, mentre un equipaggio del Nucleo Radiomobile ha iniziato le ricerche, riuscendo in pochi minuti a localizzare lo straniero nei pressi della stazione ferroviaria. Alla vista dei carabinieri l’uomo ha tentato di disfarsi del berretto che indossava al momento della violenza, ma il gesto è stato notato dai militari dell’Arma che lo hanno portato in  carcere.


L’assurdo diktat agli atti del parlamento……. un parlamento a maggioranza PD e la n° 2 del PD, la dobbiamo subire noi friulani, friulani, che in neanche tre anni, hanno assistito alla lordura della loro terra……… SERRACCHIANI,  VAI  FUORI  DAI  COGLIONI……. finchè sei in tempo!!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE.IT

 

Violenza sessuale, niente più “vittime” solo “sopravvissute”

La nuova guerra delle parole sullo sfondo dell’infame fenomeno degli stupri. Gli atti parlamentari: “In Italia solo il 2% delle donne associato a temi sociali e di professionalità”

Vietato dire di una donna che ha subito violenza sessuale che è una “vittima”. O, almeno, è caldamente consigliato definirla “sopravvissuta”.

L’ultima battaglia delle parole è nel documento presentato all’attenzione dei giornalisti in cui vengono disegnate le linee guida da utilizzare quando si deve raccontare il dramma infame dello stupro.

“Le persone colpite da questo genere di trauma non necessariamente desiderano essere definite “vittime”, a meno che non utilizzino esse stesse questa parola. Venir etichettati può infatti far molto male. Un termine più appropriato potrebbe essere “sopravvissuta”. Deriva, questa raccomandazione della Federazione Internazionale dei Giornalisti, da quanto è scritto negli approfondimenti alla Convenzione di Istanbul pubblicati tra gli atti parlamentari e che risalgono alla fine del 2013 e rientra nel più ampio panorama dell’analisi sulla violenza di genere.

La situazione dell’Italia, secondo il testo, è quella di un Paese arretrato, addirittura incapace di pensare alle donne in altra chiave che non sia quella sessuale: “La concezione stereotipata delle donne nei media è largamente diffusa in Italia. Prendendo in considerazione lo spazio che occupano nei programmi televisivi, il Censis registra che il 53% delle donne che appaiono in televisione non ha voce; il 43% è associato a temi come sesso, moda, spettacolo e bellezza, e solo nel 2% dei casi ai temi di impegno sociale e professionalità. Inoltre, nei programmi televisivi le donne sono quasi sempre relegate a rappresentare l’opinione popolare o a parlare della loro esperienza personale e condizione familiare”.

 

 

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