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MALEDETTI IDIOTI……. FRIULANI SVEGLIA !!!!

30 novembre 2016

Capito friulani, senza stranieri torneremo poveri……. insultateli voi questi inetti comunisti che hanno trasformato la capitale del Friuli in un letamaio a cielo aperto!!!!

Non dobbiamo arrenderci, è ora di incazzarci sul serio!!!!!

Patrick di Majan

 

da  Messaggero  Veneto  (la PRAVDA  udinese)  29 novembre 2016

 

Un destino multietnico per il Friuli Venezia Giulia

Il monito dell’assessore regionale Torrenti alla presentazione del rapporto 2016: “Senza stranieri torneremo poveri”. “Solo un Friuli multietnico può compensare il calo di residenti.” Il flusso dall’estero, in netta contrazione, non compensa più la denatalità. A scuola tra poco metà degli alunni non sarà italiano

di Michela Zanutto

UDINE. «Il Friuli Venezia Giulia si sta impoverendo. Ha bisogno di persone, di immigrati da lavoro. Non è più una questione di integrazione, ma di una nuova società che sta nascendo proprio sotto ai nostri occhi»

. L’assessore alla Solidarietà Gianni Torrenti preme l’acceleratore verso il futuro guardando ai dati del Rapporto sull’immigrazione 2016. Il Fvg è una regione che si sta spopolando (a causa di denatalità e invecchiamento della popolazione) e non può permetterselo.

«Dobbiamo assolutamente mantenere il numero di abitanti attorno al milione e 250 mila. Automaticamente la presenza straniera sarà consistente per i prossimi anni», sottolinea Torrenti.

I dati del Rapporto «non valgono solo come importante monitoraggio statistico, ma devono essere uno strumento per fronteggiare la necessità urgente di governare meglio i processi di integrazione – ha aggiunto l’assessore -. Un dato su tutti fa riflettere e mostra una composizione multietnica e complessa della nostra società: i nati con almeno un genitore straniero sono il 44,2 per cento a Pordenone e il 40,6 a Udine».

In questo conteggio non sono considerati gli italiani nati all’estero (5 mila 525 le acquisizioni di cittadinanza italiana in regione nel solo 2015, mediamente servono dodici anni per ottenere il documento), «se aggiungiamo anche loro, superiamo il 50 per cento dei nuovi nati – ha sostenuto Torrenti -. E questo vuole dire che fra sei anni, alle scuole elementari, troveremo una società estremamente variegata.

Persone con usi e costumi diversi dai nostri con cui dovremo tutti rapportarci. Andiamo verso questo tipo di società e per affrontare questa società servono uno sforzo culturale e di prospettiva molto intensi».

I cambi demografici mostrano una fotografia chiara dell’oggi che però si è evoluta lentamente nel tempo. «Perciò qualunque tipo di politica sulla natalità che mettiamo in campo adesso ha effetti di tipo lavorativo almeno a distanza di vent’anni – ha aggiunto l’assessore -. E vent’anni non riusciremo a coprirli nel ricambio.

Basti pensare che il gap vivi/morti di italiani in regione vede 7 mila nuovi nati contro 14 mila decessi. Così non ce la possiamo fare. Al di là dell’evidente problema previdenziale, se si abbassa la popolazione, si abbassa la ricchezza complessiva del territorio perché il prodotto è fatto anche di consumi».

Ecco perché la regione ha tutto l’interesse ad avere un’immigrazione di qualità, per Torrenti: «Dobbiamo imparare a confrontarci con le popolazioni che hanno usi diversi dai nostri, usi che non possono essere assimilati. Perciò serve un confronto quotidiano fatto di rispetto in cui ciascuno deve fare un passo indietro, ferme restando le leggi laiche del nostro Paese.

La crisi di accoglienza dei richiedenti asilo è figlia della nostra crisi lavorativa, di atti di terrorismo che nulla hanno a che fare con chi arriva, ma creano grande senso di paura, e anche dell’insicurezza nel nostro modello culturale. Se il nostro riferimento sono i Pokemon go e il loro il Corano, allora siamo perdenti in partenza.

Forzare, anche sul velo, crea tensioni inutili, perché sono certo che sarà il tempo a dare risposte più intelligenti. La realtà è che dobbiamo imparare a confrontarci sulla nostra cultura senza campanilismi».

Fatta la fotografia senza filtri della società, siamo chiamati a prenderne atto. «Non è che con i proclami riusciamo a evitare queste problematiche di integrazione – ha proseguito Torrenti -. Anche per la nostra regione ogni anno si conferma questa sfida di sapere attrarre migrazione di eccellenza.

La strada potrebbe essere quella dell’innovazione che dovrebbe portare nuova occupazione, coniugandosi con nostre richieste di nuovi arrivi perché noi abbiamo bisogno di persone, immigrati da lavoro.

L’indice di dipendenza totale – che rapporta il numero di persone dipendenti per questioni di età (minori di 15 anni e maggiori di 64) al numero di coloro che dovrebbero mantenerli (di età 15-64 anni) – mostra uno squilibrio verso le età più giovani per la sola popolazione straniera, 28,9 per cento contro il 50 per cento dell’equilibrio, e verso le età più anziane per la popolazione totale, al 61 per cento.

«L’esame congiunto di questi due dati e di quelli che riguardano l’integrazione ci dicono due cose: c’è bisogno di mettere in campo politiche di incremento delle nascite per equilibrare nel lungo periodo l’invecchiamento della popolazione – ha fatto notare Torrenti -. Sull’equilibrio demografico si gioca, infatti, la tenuta di tutto il sistema produttivo, sanitario e sociale, e per quest’ultimo le politiche di integrazione sono strategiche».

 

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