Skip to content

TESSERA N° 1 DEL P D ………. NON CONOSCO VERGOGNA !!!!

12 novembre 2016

FONTE:   ilgiornale.it

 

VERGOGNA DE BENEDETTI! INFAMA TRUMP, SENZA CHE NESSUNO GLI RICORDI LA VALANGA DI REATI CHE HA COMMESSO IN CARRIERA

de-b-pd

De Benedetti: “Uno che confonde i debiti col patrimonio ha un problema”

Donald Trump è un imbroglione, dice di valere due miliardi di dollari ma ne vale 200 milioni.

Uno che confonde i debiti col patrimonio ha un problema”. Così l’imprenditore Carlo De Benedetti parlando a “Otto e Mezzo”, il programma di Lilli Gruber su La7.

Interpellato poi sulla possibile somiglianza tra Trump e Silvio Berlusconi, De Benedetti ha tagliato corto: “Hanno poco in comune eccetto il fatto che hanno entrambi iniziato nell’edilizia e un po’ imbroglioncelli sono. Ma Berlusconi per arrivare a fare il primo ministro si è fatto un partito mentre i repubblicani non sostenevano Trump. Ha conquistato la presidenza degli Stati Uniti senza avere un partito”.

VOLETE QUALCHE RAGGUAGLIO SULLE SUE MALEFATTE PIU’ RECENTI?

ECCO LE ULTIME :

 

DE BENEDETTI? SMASCHERATO E SPUTTANATO DAVANTI AL GIUDICE! SI CONSIDERAVA COSI’ “IMPUNITO” DA POTER QUERELARE CHI, INVECE, RACCONTAVA LA VERITA’ SULLE SUE CONDANNE!

1. AL PROCESSO PER DIFFAMAZIONE CONTRO MARCO TRONCHETTI PROVERA CHE LO AVEVA ATTACCATO, DE BENEDETTI SI RIFUGIA NEI “NON RICORDO” COME A CERTI PROCESSI DI MAFIA
2. IL PRESIDENTE DELLA PIRELLI AVEVA OSATO DIRE CHE I BILANCI DELLA OLIVETTI ERANO “DISCUSSI” E ALLORA IL SUO AVVOCATO CHIEDE IN UDIENZA ALL’INGEGNERE SE RICORDA CHE PATTEGGIÒ UNA CONDANNA PROPRIO SU QUEI BILANCI NEL 1999 E CHE DOVETTE RISARCIRE ANCHE LA OLIVETTI. MA LUI NIENTE. SCENA MUTA, TABULA RASA. “NON RICORDO”
3. POI L’INGEGNERE RECUPERA LUCIDITÀ SU VICENDE ANTICHE, COME LA BREVE AVVENTURA AI VERTICI FIAT NEL 1976. E DICE CHE NON FU ‘’CACCIATO’’, MA ANDÒ VIA SPONTANEAMENTE
4. INFINE, BATTUTA UN PO’ INFELICE SUGLI EBREI: “FECERO GIRARE LA VOCE CHE ERO ALLA TESTA DI UNA CORDATA EBRAICA, MA CHI CONOSCE GLI EBREI SA CHE CHIEDONO E NON DANNO

 

Luca Fazzo per Il Giornale

 Ingegner De Benedetti, se la ricorda questa sentenza?

«No».

Sono le tre di ieri pomeriggio, e nell’aula del tribunale di Milano si consuma un piccolo psicodramma.

Perché Carlo De Benedetti, arrivato in aula come vittima, e deciso a dimostrare come e perché Marco Tronchetti Provera lo abbia ingiuriato e diffamato, si ritrova su una sedia davanti al giudice, in veste di testimone, dopo avere giurato di dire la verità.

Tronchetti è imputato di diffamazione ai suoi danni. Ma sotto le domande del difensore di Tronchetti, De Benedetti si arrabbia, sbotta, vacilla. E infine si rifugia nel «non ricordo». E non è una rimozione da poco. Perché tra le falsità dette dal presidente di Pirelli ci sarebbe secondo l’Ingegnere quella secondo cui i bilanci di Olivetti erano «discussi». «Una frase senza senso e ingiuriosa», ha appena spiegato De Benedetti al giudice, «i bilanci dell’Olivetti sono sempre stati approvati senza obiezione». Ma poco dopo l’avvocato di Tronchetti gli squaderna una sentenza che dice il contrario: la sua condanna in via definitiva per falso in bilancio.

 «Ha memoria di una sentenza pronunciata dal gup di Ivrea in data 14 ottobre 1999 e passata in giudicato il 22 novembre 1999?»

«No. Non mi ricordo, evidentemente era irrilevante perché è finita nel nulla».

«No, è finita con la sua condanna a tre mesi di reclusione per falso in bilancio, poi con la conversione in pena pecuniaria per circa 50 milioni. Le imputazioni si riferivano a tre bilanci Olivetti dal 1994 al 1996. Lei non ricorda di avere risarcito l’Olivetti per questi falsi?»

«Non ricordo nulla di tutto questo, neanche di avere risarcito l’Olivetti».

Insomma, un vero e proprio black out, singolare in un lucido ottuagenario. E non è il solo passaggio su cui il controesame trova De Benedetti in imbarazzo.

È una udienza interessante, uno spaccato rapido ma significativo sui rapporti interni al grande capitale italiano, tra vecchi rancori personali e contrasti d’affari: veleni che attraversano quarant’anni di storia patria, dalla Fiat degli anni Settanta al crac del Banco Ambrosiano a Mani Pulite alla privatizzazione di Telecom, e con la sensazione che sull’odio tra i due incomba in qualche modo anche la vicenda dei dossier illegali di Telecom che ronzavano intorno anche al figlio di De Benedetti.

 I verbali del processo di ieri grondano colpi di clava. L’Ingegnere accusa Tronchetti di averlo diffamato con una serie di comunicati nel 2013, dandogli più o meno del bancarottiere, del tangentaro e del falsificatore di bilanci. Tronchetti ribatte che ha cominciato prima De Benedetti dandogli dell’avido, dell’incapace e del rapinatore.

 Ieri, come era inevitabile, l’avvocato di Tronchetti fa le pulci al passato dell’Ingegnere. E salta fuori che le cattiverie di Tronchetti qualche base di fatto purtroppo l’avevano: come quando definiva l’Ingegnere «cittadino svizzero», «che di per sé – dice l’Ingegnere – non è un insulto ma era stato a utilizzato dai giornali di Berlusconi con evidenti scopi denigratori» per fare credere che preferisse pagare le tasse a Berna che a Roma: e ieri De Benedetti riconosce di avere avuto effettivamente per anni la doppia cittadinanza, e rivela che dal 5 gennaio scorso si è trasferito anche fiscalmente nella Confederazione; o come quando lo definiva «coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano», e ieri gli ricordano che venne condannato a sei anni in primo e in secondo grado, salvo essere assolto in Cassazione.

Dell’arresto per le tangenti alle Poste De Benedetti chiede di non parlare, perché saggiamente su questo punto non ha querelato Tronchetti. Ma poiché la faccenda fa parte del capo d’accusa, il giudice ammette la domanda. «Venni arrestato per quattro ore», deve dire De Benedetti. Poi, ammette, se la cavò con la prescrizione.

Più di tutto, a leggere la sua querela, a De Benedetti è risultato indigesto l’episodio più remoto: la fine nel 1976 della sua carriera in Fiat, da cui secondo Tronchetti venne «cacciato» e da cui lui giura di essersene andato spontaneamente. E qui l’avvocato dell’imputato gli tira fuori i giornali dell’epoca, dove a parlare di un suo allontanamento era addirittura Repubblica . Perché non querelò? «Mettersi contro l’ufficio stampa Fiat era impossibile. Fecero girare anche la voce che ero alla testa di una cordata ebraica per scalare la Fiat. Ma chi conosce gli ebrei sa che chiedono e non danno».

FONTE

http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/processo-diffamazione-contro-marco-tronchetti-provera-che-aveva-99417.htm

Annunci

From → Uncategorized

Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: