Skip to content

I “DEMOCRATICI” SONO DEMOCRATICI SOLO QUANDO VINCONO I “DEMOCRATICI” !!!!

10 novembre 2016

13094267_1695035824081454_317074098249353678_n

Controsenso del giorno: I “democratici” che protestano contro il voto sovrano del Popolo sono realmente degni di tale parola? O, l’unica cosa che a loro interessa è l’ accerchiamento del potere nelle loro mani?
Protestano ora contro Trump, protestavano contro Brexit o fin nelle votazioni locali italiane vinte dal centrodestra…
Ragion in più per votare NO al referendum renziano e antisovrano….

Il  P D   annovera nelle sua fila una ciurma di inetti capaci solo di creare degrado e miseria e che assieme ai suoi alleati, sono per l’Italia una disgrazia peggiore di una malattia incurabile!!!!!

Patrick di Majan

14910384_591349727733892_1079995512479000485_n

14955969_1818568665091835_1194559180968683323_n

 

da  IL  GIORNALE.IT

Dilaga la protesta anti Trump dei “democratici” solo a parole

In America scende in piazza l’odio. I finti democratici non riconoscono il voto popolare. E marciano contro il nuovo presidente (eletto democraticamente)

Sono democratici solo a parole. Perché non rispettano il voto popolare, perché schifano che Donald Trump possa essere stato votato legittimamente da tutti gli americani, perché non accettano che il loro candidato (Hillary Clinton) non possa essere stato eletto.

Così, questi finti democratici sono scesi in piazza in tutta l’America al grido “Not my president”. Non lo riconoscono, insomma. E sputano su ogni singolo voto che è stato depositato nell’urna e, quindi, su ogni singolo americano che ha voluto dare fiducia al tycoon.

È bastato realizzare che Trump avesse vinto davvero le elezioni e che quindi fosse il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti perché i finti democratici iniziassero caroselli, proteste e sit in. Fosse successo il contrario, avesse cioè vinto la Clinton, i repubblicani non avrebbero certo sfilato lungo le strade d’America gridando “Not my president”. Ma questi sono, appunto, democratici. E così hanno inscenato decine di manifestazioni anti Trump in diverse città degli Stati Uniti. Da New York a Philadelphia, da Boston a Chicago. E così via: Portland, San Francisco e Washington. A Manhattan sono state arrestate una trentina di persone. A Seattle, in una sparatoria nello stesso quartiere in cui si svolgeva la protesta, sono rimaste ferite cinque persone, una delle quali in modo critico. La polizia della città ha, tuttavia, precisato che la protesta e la sparatoria, “una qualche forma di lite personale”, non sembrano essere episodi collegati. L’autore della sparatoria è, però, riuscito a fuggire.

Le parole di Trump, appena incassato il risultato pieno della vittoria, sono state distensive. “Sarò il presidente di tutti gli americani”, ha detto invitando anche chi non lo ha votato a lasciarsi indietro i rancori e le divergenze. Ma i democratici sono per natura rancorosi se le cose non vanno come piace a loro. È così in tutto il mondo. Fa parte del loro dna. “Not my president” è il nuovo slogan scandito dai manifestanti scesi in piazza, ma anche l’hashtag sui social dedicato alla protesta contro l’elezione del candidato repubblicano. A New York la protesta si è svolta lungo la sesta avenue, fino alla Trump Tower. “No Trump! No KKK! – hannop urlato i manifestanti per le strade di Chicago – no agli Usa fascisti!”. “He Made America Hate Again”, il banner di uno dei manifestanti a Boston giocando sullo slogan usato da Trump in campagna elettorale. Eppure la Clinton è stata sportiva dopo la sconfitta: “Dobbiamo accettare questo risultato… Donald Trump sarà il nostro  presidente. Gli dobbiamo una mentalità aperta ad una chance”. Gli elettori del Partito democratico, invece, non lo sono. A Washington sono scesi in piazza, diretti alla Casa Bianca, persino un centinaio di liceali.


Non hai l’impressione di aver rotto i coglioni abbastanza su questa terra????

Sei indignato della vittoria di Donald Trump? Io sono indignato che un vecchio comunista continui a rompere i coglioni a 60.000.000 di italiani!!!!

Patrick di Majan

15027984_10211168229871322_8142488013559720590_n

14993291_1803499563224434_7011400450910234378_n

da  IL  GIORNALE.IT

 

Napolitano contro Trump: “Ondata di demagogia e carica distruttiva”

Il Presidente emerito della Repubblica non si capacita della vittoria di Trump: “Rigetto delle tradizioni, è la vittoria di chi si è sentito escluso”

 

Giorgio Napolitano non riesce a capacitarsene, ma la realtà è lì sotto gli occhi di tutti: Donald Trump è stato eletto 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America.

 

Sulla poltrona che è stata di Obama si siederà il magnate colorato d’arancione e il Presidente emerito della Repubblica mastica amaro. In un intervento pubblicato oggi sul quotidiano torinese La Stampa, Napolitano prova ad analizzare “l’impensabile” trionfo del tycoon nella corsa per la Casa Bianca, contro “gli equilibri sociali ed elettorali, le basi di convivenza civile, la dialettica partitica” tradizionali della galassia a stelle e strisce.

Il predecessore di Sergio Mattarella scrive di “un rigetto di istituzioni e regole tradizionali”, intriso di “demagogia, irragionevolezza, carica distruttiva e disgregativa”. In definitiva dal suo ragionmento emerge il ritratto della vittoria di chi è insoddisfatto di ogni tipo di establishment e colpito dalla globalizzazione. Dopo un rapido mea culpa per le politiche europee di austerity che “non sono valse dinnanzi alla crisi” (sic), Napolitano invita i democratici sconfitti a fare autocritica.

E conclude augurandosi che il moderato discorso della vittoria rifletta, “ci auguriamo”, qualche consapevolezza delle responsabilità di un presidente. Solo il tempo potrà dire se gli auspici del Presidente emerito si realizzeranno. Ognuno, d’altronde, ha il presidente che si sceglie. O almeno così dovrebbe funzionare in democrazia, che ci piaccia o meno.


Il delirio degli irriducibili che ora schiumano rabbia

L’ascesa del «gorilla» Trump scatena lo psicodramma della sinistra chic: una catastrofe peggio del terremoto

È in corso un vero dramma tra i democratici italiani dopo la tranvata clamorosa arrivata dagli Usa. Giornalisti liberal filo Pd, tifosi della Clinton, «esperti» di politica americana (col cuore a sinistra) che dopo aver twittato pronostici trionfali di vittoria e insulti al «gorilla» Trump sono spariti dai radar, generando profonda ansia tra i loro follower.

«Qualcuno ha notizie di Vittorio Zucconi?» si chiedono su Twitter, in attesa che il corrispondente di Repubblica dia segni di vita, dopo aver descritto per giorni il tycoon come un troglodita sessuomane («Hillary sa cosa sono i codici nucleari. L’altro pensa che siano numeri di telefono di modelle e starlet disponibili»). Compatibilmente col fuso orario, Zucconi poi riappare, afflitto per la discesa nel baratro degli Usa come tutti gli altri vedovi inconsolabili della stagione Obama. Tipo Beppe Severgnini, americanista (ma anche anglista) del Corriere traumatizzato dopo la valanga Trump. Consegnare a lui l’America, assicurava Severgnini, «è come affidare lo Space Shuttle a un gorilla», a nessuno verrebbe in mente. Tranne agli elettori americani. A questo punto, l’unica è pregare: «God bless America – twitta la penna brizzolata – Dio benedica l’America. E, già che c’è, butti un’occhiata a tutti noi…». Lapidario Carlo De Benedetti, l’imprenditore tessera numero uno del Pd: «Trump è un imbroglione, dice di valere due miliardi di dollari ma ne vale 200 milioni».

Dopo le magre figure fatte con la Brexit, ripetersi con le presidenziali Usa non è il massimo. Fortuna che almeno Gad Lerner ha un capro espiatorio cui attribuire la cantonata pubblicata sul suo sito alla vigilia del voto: «Dieci motivi per dormire ragionevolmente tranquilli e svegliarsi senza Trump». La profezia diventa virale sui social, che sbeffeggiano Lerner (nuovo acquisto della RaiTre a guida Bignardi), finché il giornalista è costretto a intervenire, scaricando la colpa sul giovane collaboratore («Di previsioni sbagliate ne ho collezionate parecchie – scrive a Dagospia – ma questa va invece attribuita al suo legittimo autore, bravo e in questo caso sfortunato: il mio amico Andrea Mollica»). In pieno shock, con sintomi evidenti, la deputata Pd Ileana Argentin che la spara grossa: «Questa elezione è una tragedia, non potevamo avere una notizia più brutta, dev’essere che il 2016 è un anno bisestile. Incredibile, una disgrazia dopo l’altra. Per me l’elezione di Trump è peggio del terremoto francamente» azzarda la parlamentare Pd, prima di affrettarsi a precisare – dopo le polemiche sul paragone col sisma – che «i terremotati sono nel mio cuore, non si può strumentalizzare quel che ho detto».

Effetti collaterali della vittoria di Trump sui nervi sensibili della sinistra italiana. Tradita ancora una volta dai sondaggi, pompati dai media amici. «Tiè, beccate sta sventagliata blu» (il blu è il colore dei Democratici Usa) ha twittato improvvidamente Filippo Sensi, portavoce del premier Renzi, davanti ai primi exit poll che sembravano confermare la mappa del voto favorevole alla Clinton. Tutto sbagliato. Mancava l’esperienza di Walter Veltroni, un altro democratico listato a lutto per Trump alla Casa Bianca. L’ex leader del Pd, sull’Unità, aveva consigliato prudenza: «I sondaggi ormai sono cinquine al lotto». Quel che è certo, spiegava Veltroni, è che la sua vittoria sarebbe una catastrofe planetaria: è «il candidato più estremista che sia mai apparso sulla scena delle elezioni americane», con lui si apre «una grave crisi delle sue istituzioni democratiche», tanto che Veltroni sente ormai chiaramente «scricchiolare la democrazia», nientemeno. La soluzione? Il renziano Fabrizio Rondolino, nell’attesa, individua il problema: «Il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà occidentale». Luciana Littizzetto, comica politicamente schierata e profumatamente retribuita dalla Rai, sente invece altri tipi di rumori, visto che pubblica – con la consueta eleganza – la foto di un gabinetto con il volto di Trump sul muro e un water al posto della bocca del tycoon: «Questo è quello che ci riserva il futuro, buongiorno un corno». Messaggio quantomeno più incisivo di quello di Laura Boldrini, che si dice «sorpresa per l’esito del voto negli Stati Uniti», ma da femminista ci tiene ad assicurare che «Hillary non è stata sconfitta perché donna ma perché percepita come espressione dell’establishment». Si consola invece, con una lettura originale, l’ex piddino Stefano Fassina, convinto che la vittoria di Trump è «la vittoria degli operai contro il neoliberismo». Convinto lui. Meglio così che inconsolabili.


Letta: “La più grande rottura dopo la caduta del Muro di Berlino”

Secondo l’ex premier italiano la vittoria di Donald Trump rappresenta una cesura storica di portata inedita dalla fine della Guerra Fredda

“La più grande rottura politica dalla caduta del Muro di Berlino“: Enrico Letta, come si dice ironicamente in gergo, “la tocca piano”.

Commentando su Twitter il risultato delle elezioni presidenziali americane, l’ex presidente del Consiglio descrive il trionfo di Donald Trump come “una grande sveglia per l’Europa”.

“L’Europa deve darsi una grande sveglia, a questo punto è più sola -spiega Letta in un’intervista comparsa oggi su Avvenire – Abbiamo tutti una responsabilità in più. Dobbiamo sviluppare un’idea di maggior responsabilità, capace di farci rilanciare lo sviluppo dei nostri valori. E smetterla con le inconcludenze e i piccoli litigi di questa Ue, anche in materia di conti pubblici, per capire che dobbiamo trovare le ragioni per stare più uniti.” “

Vedo due conseguenze, soprattutto: un’America più isolazionista e meno presente nel Mediterraneo, dove dunque le nostre responsabilità saliranno e una crescita dei fattori d’instabilità. E questo potrebbe portare più volatilità sui mercati, con il timore – che dovrebbe farci tremendamente paura – che i nostri tassi d’interesse tornino a essere quelli di prima del Quantitative easing di Draghi. Per noi, vedo più rischi che opportunità.”

Letta imputa le responsabilità della sconfitta di Hillary Clinton all’incapacità, da parte dei democratici, di comprendere come l’ex Segretario di Stato fosse e sia tuttora percepita come uno dei massimi esponenti dell’establishment. “È diventata centrale la separazione in corso fra la classe politica e il corpo elettorale – chiosa ancora l’ex premier – Dopo Brexit, questa è un’altra vittoria sull’antipolitica. Trump ha chiesto il voto anche contro il ceto politico repubblicano. È incredibile: Hillary Clinton ha preso il 93% a Washington, Trump solo il 4%. Il distacco fra i luoghi del potere e quelli della gente è diventato un abisso. Questo deve interrogarci su come sarà la nuova era della politica. È impressionante l’errore dei democratici, il non aver capito che Hillary era percepita come un campione dell’establishment”.

La valutazione sul nuovo presidente Usa, però, rimane severa: “Il suo successo è uno stop per la democrazia come l’abbiamo concepita finora, è un inno al politically incorrect, a tutto ciò che è fuori dei canoni di correttezza. Il giudizio su di lui non cambia ed è durissimo: ha illuso il popolo americano che si possano risolvere facilmente i motivi di frustrazione. Vedremo se le sue prime parole, più concilianti, saranno seguite da fatti.”


Saviano: “Trump? Simbolo dell’America cafona, tracotante e ignorante”

Lo scrittore, che da dieci anni vive sotto scorta, commenta la vittoria del magnate amercano alle elezioni presidenziali

“Bisogna considerare l’intera faccenda con attenzione, perché non è un fenomeno solo americano, ma un fenomeno che sta attraversando le democrazie sudamericane e quelle dei governi europei”.

Così Roberto Saviano commenta l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti.

“Visto dall’Europa, è il simbolo dell’America profonda, quella cafona, tracotante e ignorante che non legge giornali né libri, ma un’America con cui comunque bisogna misurarsi”.

E aggiunge lo scrittore: “Trump è un uomo di successo che promette soldi e cambiamenti ai suoi elettori e chi lo ha votato lo ha fatto perché è stato conquistato dal suo metodo di relazione e di relazionarsi. Nel momento in cui utilizzo un linguaggio scurrile, violento e immediato, quello è il mio programma, mentre invece tutto quello che risulta educato, perbene, politicamente corretto, sembra insincero.

Saviano conclude: “Quando ti presenti e dici frasi come quelle che ha detto lui – contro le tasse, i messicani, le donne e i gay – invece di generare repulsione, provocano una strana forma di empatia anche se quelle frasi non si condividono. Più non condivido, più apprezzo che lo hai detto in maniera sincera”.

Proprio oggi Saviano torna nelle librerie italiane con il suo nuovo romanzo, La paranza dei bambini, pubblicato da Feltrinelli a tre anni di distanza da Zero Zero Zero. Lo scrittore lo ha definito un “romanzo romanzo” perché le storie in esso raccontate sono ispirate a fatti veri, storie prese da inchieste giudiziarie e da casi di cronaca.


Prodi: “Trump cavalca la paura. È un populista nuovo”

Prodi: “Avanza un populismo nuovo, non più solo di destra ma globale, alimentato dagli stessi nutrimenti in Usa e in Europa”

“Oggi il mondo è dominato dalla paura. E guardi che le dico, se a candidarsi per i democratici ci fosse stato JFK in persona, forse non ce l’avrebbe fatta nemmeno lui”. Romano Prodi, in una intervista al Mattino, dice la sua sul risultato delle elezioni presidenziali.

“Questa vittoria inaspettata è certo una lezione che conferma quanto vado dicendo da tempo: avanza un populismo nuovo, non più solo di destra ma globale, alimentato dagli stessi nutrimenti in Usa e in Europa. Ad incrementarlo contribuisce un’involuzione delle nostre società su questioni come la distribuzione del reddito, l’insicurezza di fronte alle immigrazioni non gestite in modo appropriato, i salari e il lavoro precari o inesistenti, il terrorismo, la finanziarizzazione dell’economia, la globalizzazione affrettata. Tutto ciò rende i sistemi democratici più fragili e vulnerabili di fronte a populismi alla Trump“.

Secondo l’ex premier quello degli americani è stato un voto “contro le élite, con Sanders non sarebbe accaduto, Sanders adombrava una rottura di sistema, non con il populismo ma con un suo programma, e certo sarebbe stato in ciò un competitor più costruttivo. Non saprei però quanto sarebbe stato capace di attrarre il voto del centro degli Stati Uniti”. E sul fatto che i listini hanno preso ad accelerare commenta: “Già si stanno preparando perché i mercati finanziari sono maestri nell’annusare le politiche che saranno adottate. Ho già visto i distinguo spuntati nei diversi settori: i farmaceutici che si riposizionano sul prezzo dei farmaci, gli energetici che si aspettano più politiche filo-petrolio, poco aperte ai settori ambientalisti. Le interpretazioni si frammentano ma sarà come per la Brexit: le vere conseguenze, anche su questo piano, si vedranno dopo. Del resto, ha sentito il discorso di Trump a commento della vittoria, no? Molto più rassicurante, pacato e, in campo economico, assolutamente keynesiano. Il che suggerisce: attenzione a trarre conclusioni affrettate, per ora possiamo solo ribadire che hanno vinto la paura e l’insicurezza. E un sistema politico democratico dovrebbe essere sempre in grado di fornire risposte in grado di assicurare sicurezza e coraggio, altrimenti si perde”. E conclude: “Trump è un populista dello stesso stampo degli altri europei, quindi è chiaro che quelli come lui gioiscano facendo a gara a mandargli le felicitazioni. E Marine Le Pen è stata la prima con il suo tweet . Così si preparano anche loro a fare tesoro delle paure sia di destra che di sinistra, raccogliendole tutte come ha fatto il tycoon senza escluderne nessuna”.


La banderuola Renzi fa togliere la bandiera della Ue

Il vento è cambiato. E Renzi, su consiglio di Jim Messina, diventa anti casta. E fa sparire da Palazzo Chigi la bandiera dell’Ue

È la solita banderuola. Adesso che il vento dell’anti casta soffia in poppa, Matteo Renzi si scopre anti europeista.

È il terrore delle urne a spingerlo a cambiare casacca. Prima c’è stata la vittoria del “Leave” in Inghilterra, adesso il trionfo (inaspettato) di Donald Trump alle presidenziali americane. Il prossimo passo rischia di essere il referendum del 4 dicembre. Lì il fronte del No è nettamente in vantaggio e su quel voto il premier si gioca il futuro politico. Così, dopo aver cambiato i toni nei confronti degli euroburocrati di Bruxelles, ha deciso di bandire la bandiera europea dalla scenografia delle conferenze stampa di Palazzo Chigi.

Da settimane Renzi ha ingaggiato un braccio di ferro con i vertici dell’Unione europea. Sul tavolo c’è la legge di Bilancio che Bruxelles non considera in linea con le regole comunitarie perché sforerebbe più del consentito il patto di Stabilità. In realtà, oltre a non riuscire a far quadrare i conti pubblici del Belpaese, il premier sta cercando di porsi in una posizione di forza rispetto all’Ue per non dare di sé un’immagine di galoppino dell’Europa. Troppo tardi. Anche perché quello di Renzi non è un risveglio di coscienza, dopo anni di ossequi alla cancelliera Angela Merkel, ma una mossa elettorale. Dal momento che i sondaggi lo danno sconfitto al referendum sulle riforme costituzionali, Renzi prova a recuperare tra gli elettori di centrodestra puntando sul sentiment anti europeista e anti casta. Su questa scia anche la scelta di far sparire da Palazzo Chigi la bandiera della Ue.

L’idea di bandire la bandiera dell’Europa è di Jim Messina, il consulente di Barack Obama che Renzi paga 400mila euro per farsi dire come vincere il referendum. Secondo l’Huffington Post, che per primo ha dato la notizia, questa mossa “è servita per piantare qualche paletto”. Messina vuole, infatti, che Renzi si spogli “dall’abito di establishment che indossa da quando è al governo”. Dalle riunioni con il suo staff sarebbe, infatti, emerso che “l’unico modo per vincere al referendum è riuscire a identificarsi con l’anti-sistema, la forza del cambiamento rispetto a un sistema che ha governato in Italia negli ultimi trent’anni”. Nel Pd sono infatti in molti a credere che quel “vaffanculo pazzesco” (per dirla con le parole di Beppe Grillo) dato dagli americani a Obama e alla Clinton, possa investire anche il suo governo.


Io, Patrick di Majan, vi dimostro tutto il mio disprezzo e vi rispondo solo con una immagine :

14724473_10210525342677294_3114122029773870115_n

Annunci

From → Uncategorized

Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: