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VI SERVONO ALTRI MOTIVI PER VOTARE N O AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE ?????

2 novembre 2016

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Angela Merkel, a differenza di Matteo Renzi, è un buon politico . Infatti, a differenza di Matteo Renzi, Angela Merkel ha sempre fatto gli interessi del suo popolo tedesco……. a discapito del popolo italiano!!!!!

Se Angela Merkel, come Matteo Renzi, dice di votare SI al referendum costituzionale del 04 dicembre prossimo, se non vogliamo prenderla nel culo fino in fondo, è doveroso votare N O !!!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE.IT

 

La Germania invade il campo “Un’Italia migliore con il Sì”

Il ministro dell’Interno tedesco tende la mano a Renzi sul referendum. Ma chiude su flessibilità e immigrati

«Con il sì al referendum un futuro migliore per l’Italia». A un mese dalla consultazione popolare sulla riforma costituzionale e dopo quello del presidente Usa Obama arriva l’ennesimo endorsement per Matteo Renzi.

Questa volta è il ministro dell’Interno tedesco Thomas De Maizière, intervistato da Maria Latella per Skytg24 a venire in soccorso del premier. «Non spetta a me esprimere un giudizio sulla struttura sociale di un popolo», si schermisce il ministro che poi però questo giudizio lo esprime ed assai chiaramente. «Quando la struttura parlamentare non è abbastanza efficiente è il popolo a dover intervenire -afferma De Maizière – Riconosco il coraggio di questo governo nel voler cambiare la Costituzione e la struttura decisionale di questo Paese. Potrà dare all’Italia un futuro migliore. Approvare un simile cambiamento per il futuro è una decisione coraggiosa».

Proprio un paio di giorni fa il quotidiano Repubblica, che fino ad ora aveva sempre dato in testa il Sì, ha pubblicato un sondaggio che registrava il sorpasso del No. Se a votare il 4 dicembre andassero i leader europei o il presidente Usa, Renzi dormirebbe sonni tranquilli ma invece a votare andranno gli italiani che sono ancora nella stragrande maggioranza indecisi se non addirittura orientati per il No.

E non è detto che l’interferenza dei leader stranieri non sia un boomerang per il governo. È già successo con le dichiarazioni rilasciate poche settimane fa dall’ambasciatore Usa in Italia, John Phillips. Le sue parole, «se vince il No addio agli investimenti americani», erano apparse come un’inaccettabile pressione sull’opinione pubblica del nostro paese, provocando la dura reazione delle opposizioni.

La presa di posizione di De Maizière non è certamente una sorpresa visto che Berlino aveva chiaramente fatto capire che Angela Merkel si era schierata al fianco di Renzi per sostenere le sue riforme.

Berlino e anche il resto d’Europa. All’inizio di ottobre Pierre Moscovici, commissario agli Affari Economici, aveva parlato di «una minaccia populista» che incombe sull’Italia. Moscovici aveva lasciato intendere che pur di scongiurarla la Ue era pronta a sostenere gli sforzi di Renzi, lasciando aperto uno spiraglio per una maggiore flessibilità dei conti. Nell’intervista di ieri De Maizière sulla flessibilità è stato molto più rigido ricordando che «ci sono obblighi europei e questo vale per tutte le parti».

Anche sulla questione immigrazione il ministro tedesco ha lanciato qualche stoccatina all’Italia colpevole «in passato di un deficit nella registrazione degli immigrati» che così sono arrivati nel nord Europa mentre, ha aggiunto, «l’Italia si comporta in modo corretto, quando registra gli immigrati e non li esorta ad andare al nord». De Maiziere, incalzato dalla Latella, è stato molto chiaro sulla questione delle ricollocazioni chiamando in causa anche il nostro ministro dell’Interno. «La ricollocazione in Europa deve riguardare persone vulnerabili. Cioè bisognose di protezione – avverte – Quando Angelino Alfano mi dice che il 70-75 per cento di coloro che arrivano in Italia sono migranti economici, dunque non soggetti vulnerabili, dev’essere chiaro che queste persone non saranno ricollocate». Insomma il sostegno a Renzi da parte del governo tedesco alterna bastone (niente sconti su flessibilità e crisi migranti) carota, ovvero benedizione per il Si.

De Maizière infine pur invitando a «non fare di tutta l’erba un fascio» ha confermato che «tra i rifugiati possono nascondersi anche combattenti dell’Isis».

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