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UN PAZIENTE DEL COTOLENGO FAREBBE UNA POLITICA MIGLIORE !!!!!

2 novembre 2016

da  IL  GIORNALE.IT

 

Il governo regala 480 milioni per l'”inclusione” dell’Africa

Nella legge di Bilancio spuntano due stanziamenti per «rilanciare il dialogo coi Paesi coinvolti dai flussi»

L’immigrazione è diventata ormai un capitolo di spesa imponente per il bilancio pubblico italiano.

Anche nella bozza di legge di Stabilità, tra emergenze nazionali, risorse che scarseggiano e uscite pesate col bilancino per non violare i parametri di Bruxelles, trovano spazio i finanziamenti destinati ai migranti e all’Africa. Cifre importanti a fronte di un’ondata migratoria di proporzioni enormi. E così, tra le «Ulteriori disposizioni finanziarie» della manovra si trova, all’articolo 79, l’istituzione di un Fondo per l’Africa. «È istituito – si legge – nello stato di previsione del ministero degli Affari esteri un fondo con una dotazione finanziaria di 200 milioni di euro per l’anno 2017, per interventi straordinari volti a rilanciare il dialogo e la cooperazione con i Paesi africani d’importanza prioritaria per le rotte migratorie». Un fondo di 200 milioni di euro che sarà poi la Farnesina a gestire, con progetti specifici, per «dialogare» meglio con i Paesi da cui arrivano i clandestini stipati sui barconi.

Ma non c’è solo questo stanziamento. Poco più avanti si tratta espressamente del tema «Immigrazione». «Ulteriori risorse fino all’importo massimo di 280 milioni di euro, oltre a quelle già stanziate nella sezione II del bilancio per le attività di accoglienza, inclusione e integrazione in materia di trattamento e di accoglienza per stranieri irregolari, potranno essere destinate a valere su programmi operativi cofinanziati dai fondi strutturali europei 2014/2015». Significa in altre parole che la spesa per centri di accoglienza e gestione dei profughi in Italia può essere aumentata di altri 280 milioni oltre alla quota di fondi Ue già impiegata per l’emergenza immigrazione, e oltre a quelli già ritagliati nel bilancio del Viminale. Che sono parecchi. Nella sezione del «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017» che riguarda appunto il ministero dell’Interno si trovano le cifre. Per la voce «Flussi migratori, interventi per lo sviluppo, coesione sociale, garanzia dei diritti e rapporti con le confessioni religiose» il governo prevede per il 2016 una spesa di 1,5 miliardi di euro (per la precisione 1.563.269.537).

Sul fronte della cooperazione internazionale il governo si è dotato anche di una agenzia ad hoc, dipendente dalla Farnesina, che è partita nel gennaio del 2016 «con l’ambizione di allineare l’Italia ai principali partner europei e internazionali nell’impegno per lo sviluppo, aiuto concreto a uomini, donne e bambini che altrimenti vediamo morire sulle nostre coste, fuggendo da guerre e sottosviluppo». Anche su questo fronte l’Italia impegna cifre generose.

Nel 2015 i fondi erogati in aiuti pubblici per la cooperazione internazionale sono stati 1,8 miliardi di euro. Tanti progetti finanziati, dall’Africa sub-sahariana all’Asia. Si va dal milione di euro erogato per «Inclusione e reinserimento sociale delle persone che vivono in strada nelle città di Conakry, Kindia e Labè» in Guinea, ai 13,6 milioni di euro per il «Risanamento urbano di Ca Mau City» in Vietnam, dal finanziamento in Uganda della «campagna di informazione e sensibilizzazione a sostegno delle persone Lgtbi (acronimo di lesbian, gay, bisexual, transgender e intersex)» ai 395mila euro per «L’Empowerment femminile nella Provincia di Boulgou» in Burkina Faso. Ente finanziatore? Sempre il nostro ministero degli Esteri.


L’Italia è il Paese delle tasse: penultima per competitività fiscale

La propaganda di Renzi sulle imposte in calo smascherata dai numeri: la pressione fiscale mette in fuga chi vuole investire

 

“È innegabile, col nostro governo le tasse sono scese”.

Parole e musica di Matteo Renzi. Lo scorso febbraio il premier si affannava a sottolineare l’operato del suo governo ed etichettava come “raccontatori di balle” ch provava a sostenere il contrario. Ma adesso arrivano alcuni dati che sconfessano ancora una volta le parole del premier. In Italia le tasse non sono diminuite e di fatto il nostro Paese non riesce ad attrarre gli investimenti dall’estero. Il tutto per un peso fiscale che toglie il fiato al tessuto economico. E a sottolineare questo aspetto è lo studio “International tax competitiveness index 2016” sui Paesi Ocse. E così in una classifica di 35 Paesi, l’Italia si posiziona al 34esimo posto per quanto riguarda l’attrattività del Paese per gli investimenti basandosi sulla pressione fiscale. Peggio di noi solo la Francia. Insomma la competitività dell’Italia non è ripartita e il governo Renzi ha affossato quel poco di investimenti che restavano nel nostro Paese. Come ricorda Italia Oggi, per competitività si intende un’aliquota fiscale bassa capace di “sedurre” chi vuole investire in Italia. L’indice di competività, l’Itci di fatto viene rilevato su cinque variabili: tassa sull’impresa, Iva, l’imposta patrimoniale, le imposte individuali e quelle internazionali.

L’Italia ad esempio è uno dei Paesi con la più alta tassazione sulle imprese, ovvero al 31,3 per cento. Se si guarda invece all’Iva l’italia si piazza al 24esimo posto con il 18 per cento. Ma le noti dolenti arrivano sulle imposte individauli. L’Italia è al penultimo posto, mentre al primo c’è la Nuova Zelanda. Sul fronte anche della tassazione internazionale, ovvero le tasse applicate sui profitti delle aziende straniere in Italia, l’Italia si colloca al 28esimo posto. Nelle prime posizioni invece troviamo Paesi Bassi, Lettonia e Gran Bretagna. Tutti dati questi che di fatto mettono in discussione l’operato del governo per stimolare la crescità che per forza deve passare dalle imprese. Imprese che però devono fare i conti con un Fisco che lascia pochissima libertà di manovra e che erode il profitto. L’Italia fanalino di con una pressione fiscale alle stelle, si fa battere anche da Paesi come Slovacchia, Slovenia o Ungheria che hanno avviato politiche concrete per abbassare la pressione della mano del Fisco su chi vuole fare impresa. Una circostanza questa che in Italia è ormai diventato un lusso. E se l’imprenditoria deve sottostare a un regime fiscale asfissiante, la ripresa di cui tanto parla il governo è destinata a restare solo nelle slide del presidente del Consiglio.

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