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PRIMA O POI VE LA DOVRETE VEDERE CON LE NOSTRE “CALCOLATRICI”…….!!!!!

29 ottobre 2016

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I  COMUNISTI…….. LA  PEGGIORE  RAZZA  MERDOSA  CHE  ESISTA !!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE.IT

 

Giudice punisce gli italiani morosi: agli immigrati le case pignorate

Gli inquilini morosi sfrattati dai propri appartamenti. E un giudice stabilisce che gli immobili venga usati per ospitare gli immigrati

È una trovata del tribunale di Lecco, ma può fare scuola in tutta Italia.

E rischia di essere una minaccia per tutti quegli italiani che non riescono a pagare tutte le pendenze che hanno sulla propria casa. Il giudice delle esecuzioni immobiliari, Dario Colasanti, ha infatti deciso di usare le case pignorate ai cittadini morosi per ospitare gli immigrati. “Il progetto – ha scritto il giudice nella comunicazione dello scorso 14 ottobre – persegue un alto scopo umanitario e sociale in quanto è volto a realizzare una distribuzione sull’intero territorio provinciale dei rifugiati assicurandogli alloggi dignitosi, così da limitare i disagi e i pericoli della permanenza accentrata nei centri di accoglienza.

Il documento, di cui dà conto Filippo Facci su Libero, è stato spedito via mail alla Prefettura, alla cancelleria del Tribunale e all’Ordine degli avvocati di Lecco per attuare quanto prima la redistribuzione degli immobili. Il titolo non lascia alcun dubbio sulla disposizione del tribunale di Lecco: “Progetto accoglienza – provvedimento G.E. Tribunale di Lecco locazione immobili pignorati ai rifugiati”. Colasanti parla di locazioni “temporanee” per gli immigrati, che hanno fatto richiesta dello status di rifugiati o che lo hanno già ottenuto, e dispone che la Prefettura, che esegue i pignoramenti ai cittadini morosi, paghi il canone d’affitto alle cooperative che si sono aggiudicate il bando. Agli immigrati, infine, viene chiesto di effettuare “opere di manutenzione ordinaria” per sistemare gli appartamenti che gli vengono offerti. Il giudice delle esecuzioni immobiliari, però, non specifica quali lavori debbano svolgere.

In questo modo, il pignorato non tornerà mai in possesso del proprio appartamento. E, se anche volesse venderlo, qualunque compratore ne uscirebbe scoraggiato dalla visita dell’immobile. Anche perché, come spiega lo stesso Facci su Libero, “avrebbe difficoltà anche solo a visionarlo, oppure a visionarlo in buone condizioni, visto che non è credibile che degli immigrati si mettano seriamente a risistemarlo”. Non solo il prezzo di vendita si abbasserebbe ben al di sotto del prezzo di mercato, ma in una eventuale asta diventerebbe quasi impossibile acquistare un appartamento che risulta occupato da un gruppo di immigrati e che pertanto dovrebbe essere sgomberato.


Il Pd alle comiche finali denuncia i giornalisti del No

Ricorso all’Agcom per violazione della par condicio: va conteggiato anche il tempo in tv degli opinionisti

Il Pd si scaglia contro i giornalisti «schierati» sul referendum, quelli che violerebbero di continuo la par condicio.

Vedi Marco Travaglio, dichiaratamente per il No, o anche Andrea Scanzi, uno degli editorialisti del Fatto Quotidiano. Per i Dem sarebbero entrambi da censurare per i loro interventi al di fuori delle regole. Invece continuano a imperversare in Tv o sui giornali con le loro idee contrarie alla modifica della Costituzione, mentre il comitato per il Sì, nonostante le 500mila firme raccolte, procede ai sorteggi per gli spazi di tribuna elettorale.

Per evitare tutto questo il Pd e il comitato «Basta un sì» hanno assoldato un pool di avvocati con l’intenzione di presentare un ricorso all’Agcom denunciando appunto la violazione della par condicio. La tesi è che i giornalisti manifestatamente esposti per il No devono rispettare la suddivisione degli spazi Tv concessi ai due schieramenti, come prevede la norma. L’uomo Rai del Pd, Michele Anzaldi, affronterà il problema in Commissione vigilanza. «Voglio capire – dice – se c’è una violazione della legge e se, per esempio, Travaglio ha finito il suo tempo a disposizione. Il comitato del No lo sa che la posizione contro la riforma viene rappresentata da lui? Zagrebelsky lo sa? E D’Alema è disponibile a lasciare la tribuna sempre a Travaglio? La verità è che questa legge è finita nel cassetto». Nessuna censura, per l’esponente dem si tratta soltanto di una questione di giustizia. «Ci sono giornalisti che non fanno i giornalisti, ma rappresentano il comitato per il No. Come Travaglio che si è apertamente schierato e prende anche i soldi per metterci la faccia». Nulla in contrario, per Anzaldi, a patto che il suo tempo, come quello di tutti gli altri, compresi i colleghi che sostengono il Sì al referendum, venga «conteggiato» a norma di par condicio.

Il direttore del Fatto risponde con ironia. «Sono favorevolissimo – dice – è cosa buona e giusta che il presidente del Consiglio parli da solo in tutte le reti e in tutti i Tg di Rai, Mediaset e Sky, con uno stuolo di impiegati con la lingua ai suoi piedi. Come peraltro già avviene nei nove decimi della carta stampata. Io anzi lo renderei obbligatorio. Così magari finalmente la gente si sveglia e capisce qual è la democrazia che il premier ha in mente».

Nella polemica interviene anche Clemente Mimun. Per il direttore del Tg5 la legge sulla par condicio, di cui si torna a parlare ad ogni elezione importante, «è una follia». «Ci sono mille modi di aggirarla, è umiliante per tutta la categoria», sostiene. Mimun fa il paragone con gli Stati Uniti, dove «ci si comporta come si vuole». «La par condicio – aggiunge – è un po’ come quel vecchio adagio: si applica con gli amici, la si interpreta per i nemici. Allora che facciamo, ci mettiamo a conteggiare anche i cantanti e i calciatori? Ora basta che si dica un sì e un no e si viene schedati».

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