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PER CERTI PARASSITI E’ MEGLIO VEDERLI BIGHELLONARE E DELINQUERE IN CITTA’……..!!!!!

ottobre 13, 2016

da  TODAY

 

«Il coprifuoco per i richiedenti asilo è una grave discriminazione»

Lo afferma la Rete Accoglienza Fvg dopo la proposta del Prefetto fatta in apertura del Tavolo provinciale sull’immigrazione

Un no contro la proposta del Prefetto di Udine su un possibile coprifuoco per i profughi in città. E’ quello della Rete di Accoglienza Fvg, nata a novembre 2015 e formata da più di 30 tra associazioni, cooperative, organizzazioni ed enti del terzo settore, che ha espresso disapprovazione e profonda preoccupazione.

Giovedì 6 ottobre, al Tavolo Provinciale sull’immigrazione, il Prefetto Zappalorto aveva proposto agli enti che gestiscono i progetti di accoglienza nel Comune di Udine l’istituzione di un coprifuoco per i richiedenti asilo.

«Un simile provvedimento – scrive la Rete di Accoglienza di una nota – sarebbe discriminatorio, perché limita senza precedenti, e in modo ingiustificato, la libertà personale di una sola categoria di persone: anche qualora vi siano problemi di ordine pubblico, che pure esistono ma non sembrano legittimare un’iniziativa di tale gravità, per legge il provvedimento non dovrebbe essere applicabile a singole categorie di cittadini (Corte Costituzionale, sentenza. n. 2 del 1956 e art. 3 della Costituzione).

Risolvere i problemi di ordine pubblico attribuendone la causa alla semplice presenza notturna dei richiedenti asilo sulle strade è un ragionamento sbagliato e semplicistico. La proposta di un coprifuoco non solo manca di indagare le cause di questi problemi – i traumi della migrazione, le condizioni precarie e talvolta insufficienti dell’accoglienza, la mancanza di una progettualità – ma vanifica i risultati migliori che il sistema ha realizzato finora, i progetti che, come lo SPRAR, valorizzano la convivenza e incoraggiano l’autonomia preservando le libertà fondamentali delle persone garantite dalla Costituzione». 

Non mancano le proposte. «La Rete Accoglienza FVG ricorda inoltre che gli operatori sociali non sono poliziotti e auspica che il lavoro del neonato Tavolo Provinciale abbia come scopo quello di rispondere alle lacune del sistema di accoglienza e coordinare le attività degli enti gestori. C’è bisogno infatti di uniformare e codificare il lavoro degli enti gestori, di stilare un codice condiviso di comportamento, di stabilire un livello minimo di garanzie. Inoltre si devono identificare e tutelare le persone vulnerabili, anche attraverso protocolli e convenzioni con il Dipartimento di salute mentale e con il Sert; è necessario implementare i percorsi di formazione, di inserimento lavorativo, di studio; infine, è indispensabile pensare ad attività ludiche e sociali, anche stipulando convezioni con le associazioni e i gruppi del territorio che si occupano di aggregazione e socializzazione, nonché con le società sportive».

L’invito al Prefetto da parte della Rete è quello di «rendere il Tavolo Provinciale sull’immigrazione un punto di partenza per costruire un sistema di accoglienza efficace ed efficiente, nel rispetto dei diritti umani e della persona». 

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