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VI STA’ BENE…….. SAPETE CHE SONO BESTIE E CONTINUATE A SPOSARLI !!!!

ottobre 11, 2016

da  IL  GIORNALE.IT

 

Violentata e schiavizzata dall’ex marocchino furioso per la rottura

Due settimane all’inferno per una 26enne nel Salernitano: minacciata e picchiata dall’uomo, lasciato perché lei aveva scoperto era già sposato. “Sei la mia schiava”

 Ha vissuto quindici giorni d’inferno, oltraggiata, violentata e segregata in casa da quell’uomo che diceva di amarla ma che in Marocco, sua terra d’origine, era già sposato.

Lei lo aveva scoperto e voleva lasciarlo ma lui l’ha costretta con la forza a restare insieme, a diventare la sua schiava.

Una brutta storia che arriva dal Salernitano, nella zona rurale di Eboli, che è terminata grazie a un caso fortuito che ha permesso ai carabinieri di sottrarre la giovane al destino infame cui l’aveva costretta il suo fidanzato che alla rottura non si voleva rassegnare.

Tutto è iniziato due settimane fa quando la giovane, 26enne marocchina, ha scoperto che il ragazzo con il quale da qualche tempo aveva iniziato a frequentarsi – un connazionale di 29 anni – non era single ma, anzi, in Marocco aveva una moglie che lo aspettava. Per non intromettersi nel ménage familiare che le era stato tenuto nascosto, la giovane aveva deciso di fare un passo indietro e lasciarlo. Tanto è bastato a scatenare la furia dell’amante. Ha aspettato qualche giorno e poi ha messo in pratica il piano.

Si è presentato a casa della ragazza, il 29enne, brandendo un coltello. Glielo ha puntato alla gola e l’ha costretta a seguirla fino al suo pied-à-terre, a qualche chilometro di distanza. Qui le ha tolto i documenti e i ha nascosti in un cassetto chiuso a chiave. Per quindici giorni le ha impedito di uscire, costringendola a vivere nei pochi metri quadri della sua abitazione. A fargli da schiava. Secondo il racconto della giovane, il suo ex fidanzato l’ha più volte violentata, costretta ad avere rapporti sessuali e per “ammorbidirla” l’avrebbe più volte picchiata, con violenza, senza pietà.

Ha vissuto così per due settimane, alla totale mercé del suo aguzzino. Fino a che è riuscita ad ottenere da lui il permesso di recarsi in un call-shop per telefonare ai genitori, che vivono in Marocco. Era da tempo, ormai, che non si sentivano e magari avrebbero potuto preoccuparsi per le condizioni della figlia chiedendo aiuto fino alle forze dell’ordine. L’uomo ha abboccato e ha consentito alla sua “schiava” di abbandonare momentaneamente l’abitazione.

Per strada, la ragazza s’è imbattuta in una pattuglia di carabinieri che l’hanno subito notata. Impossibile non farlo. Correva tremando, impaurita cercava una via di fuga dalla prigionia che le era stata imposta. Ma il 29enne marocchino non se ne era rimasto in casa ad aspettarla. L’aveva seguita, in macchina e quando ha scoperto che stava provando a fuggire l’ha raggiunta. L’ha aggredita, l’ha spinta a terra e ha cercato di buttarla – letteralmente – in macchina per riportarla di corsa nel “suo” lager dove sarebbe stata di nuovo picchiata, offesa e violentata. I carabinieri, che hanno assistito alla scena, hanno impedito alla violenza del marocchino di avere ancora una volta ragione.

L’intervento dei militari ha consentito alla giovane di liberarsi. Ai tutori dell’ordine, ha confidato il suo inferno. Ha raccontato loro, per filo e per segno, tutte le sevizie che era stata costretta a subire. Di come era stata percossa, violentata, umiliata. Nel frattempo, con un blitz nell’abitazione del marocchino, i carabinieri hanno potuto confermare il tremendo racconto della ragazza. Hanno trovato il coltello che era stato usato per minacciarla e hanno rinvenuto i documenti che le sono stati restituiti.

Come recita una nota stampa ripresa dai media locali, per l’aguzzino 29enne sono stati disposti gli arresti domiciliari in attesa che il giudice per le indagini preliminari convalidi l’arresto a suo carico. Ha una lunga sfilza di ipotesi di reato delle quali dovrà rispondere: sequestro di persona, maltrattamenti, violenza, percosse e riduzione in schiavitù.

Per la ragazza, invece, si sono aperte le porte di una comunità protetta dove verrà seguita ed assistita per superare il pesantissimo trauma dei quindici giorni d’inferno che è stata costretta a vivere dall’amore sballato di un uomo violento.

 

 

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