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SE SI SOMMA LA SINISTRA ALL’ INETTITUDINE, SI OTTIENE SOLO DEGRADO E DISONESTA’ !!!!

5 ottobre 2016

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da  IL  GIORNALE.IT

 

Ora a Roma l’accoglienza dei minori si fa nei commissariati

A Roma i centri d’accoglienza sono stracolmi e, ora, i bambini profughi bivaccano nei commissariati di polizia. Fino a questa estate sono stati ospitati anche dai vigili della Capitale

A Roma i centri d’accoglienza sono stracolmi e, ora, i bambini profughi bivaccano nei commissariati di polizia.

È quanto scoperto da Il Tempo con un’inchiesta sull’accoglienza dei rifugiati presenti nella Capitale.

Sono tutti ragazzi tra i 12 e i 14 anni “per lo più egiziani, senegalesi e albanesi”, spiega Domenico Pianese, segretario generale aggiunto del Coisp che racconta una situazione fortemente critica.“Solo al commissariato Viminale ci sono 14 ragazzini che i poliziotti accolgono come possono. La maggior parte delle volte si presentano spontaneamente. Abbiamo provato a indagare su chi e come li porti negli uffici di via Farini, ma niente”, ha aggiunto Pianese. Certo è che, quando arrivano questi ragazzi, la polizia si occupa di contattare i servizi sociali, i tribunali dei minori e tutti gli enti interessati che sistematicamente non trovano una sistemazione adatta per loro. “Alla polizia – dice il segretario del Coisp – non resta che farsi carico di minorenni che non possono essere rimessi in strada”.

Gli agenti di polizia se ne trovano almeno due o tre ogni giorno all’ingresso del commissariato e vengono accolti nelle sale d’attesa o negli uffici. “Stanno con noi mentre lavoriamo, gli compriamo la colazione, i panini e gli diamo i giubbotti per coprirsi. Nonostante gli sforzi da parte dei vari dirigenti per sollecitare le strutture comunali, al momento la situazione non cambia. Anzi”, racconta un poliziotto che ci tiene a restare anonimo. Il problema, però, non riguarda solo il commissariato Viminale ma anche il centralissimo Trevi, in piazza del Collegio Romano, dove la sala d’attesa che sta ormai diventando la casa dei giovani rom che quasi ogni giorno vengono arrestati per piccoli furtarelli. “Se passa il messaggio che offriamo vitto e alloggio, rischiamo di lavorare in porti di mare”, racconta un agente che aggiunge: “ormai i miei buoni pasto li utilizzo per comprare il cibo a loro”.

L’accoglienza nelle ‘case dei vigili’

Prima dei commissariati romani, i minorenni avevano trovato ospitalità nelle caserme dei vigili urbani. Strutture come quella di via Annibale Maria di Francia, a Fidene, dove lo scorso 26 maggio si è suicidato un ragazzo algerino, sono da mesi al collasso. “A questa emergenza il Comune di Roma ha risposto impiegando il Gruppo Sicurezza Pubblica Emergenziale della Polizia Locale all’accompagnamento dei minori nei posti via via disponibili nei centri di accoglienza delle province limitrofe”, ha spiegato Marco Milani, coordinatore romano Ugl sempre sul Il Tempo.Ormai – aggiunge il sindacalista – ci si sposta fuori Regione, è capitato di dover arrivare fino a Udine, con conseguente dispendio di benzina, di ore di straordinario, di personale, di caselli autostradali e rimborsi pasto. Si sottraggono risorse, uomini e mezzi”. Nello scorso luglio al Gruppo Sapienza arrivarono tre ragazzi egiziani di circa 16 anni che vennero sfamati con gli snack del distributore e dormirono sulle poltroncine della sala d’attesa. “Spesso sono visibilmente malati, i segni inconfondibili sulla pelle spaventano gli agenti che, senza alcuna protezione, devono accompagnarli nelle pattuglie tra ospedali e centri spesso lontani”, racconta Milani parlando dei casi di scabbia e tubercolosi che sono stati riscontrati l’estate scorsa in alcuni minorenni accompagnati dalle caserme ai centri di accoglienza. Per evitare che i minori stranieri  non accompagnati (Misna) dormissero nelle caserme, il Comando generale del Corpo diramò anche un ordine di servizio che vietava l’accoglienza dei giovani immigrati e, ora, questo fenomeno si è arrestato.


Ferrara, straniero picchia poliziotta. E lo liberano subito

A Ferrara una poliziotta era stata strattonata e sbattuta a terra da un nigeriano. Arrestato, non ci sono gli estremi per trattenerlo in carcere

Un nigeriano che di lavoro fa il parcheggiatore abusivo si rifiuta di dare i documenti ad una poliziotta, poi la strattone, la getta a terra picchiandola e fugge.

Lo arrestano poco dopo, ma dopo pochi minuti lo liberano. Lui torna al suo “lavoro” e l’agente è costretta all’ospedale con una prognosi di alcuni giorni.

L’aggressione alla poliziotta

L’assurda, ma reale vicenda viene da Ferrara. Domenica pomeriggio una agente donna di circa 50 anni aveva chiesto i documenti ad un nigeriano, Augustin Chukurma John, 25 anni. Il giovane immigrato l’aveva picchiata, strattonandola e buttandola a terra. La piazza della violenza è famosa a Ferrara per essere preda dei parcheggiatori abusivi e domenica si chiudeva il festival del settimanale Internazionale, occasione di guadagno per i parcheggiatori.

Nigeriano subito libero

Subito dopo l’aggressione, come riporta il Resto del Carlino, alcuni colleghi della poliziotta erano intervenuti per arrestare il nigeriano. ma dopo poche ore è stato subito rilasciato. Il motivo? Secondo l’articolo 121 del codice di procedura penale non ci sarebbero i presupposti per trattenerlo in galera. E così è potuto tornare tra le auto a chiedere il “pizzo” ai poveri automobilisti. Mentre l’agente è lì, con alcuni giorni di prognosi, e la prossima volta probabilmente ci penserà due volte prima di chiedere i documenti e arrestare un malvivente.


Roma, gli immigrati di Colle Oppio: “I gatti? Li abbiamo mangiati”

Ecco il degrado di Colle Oppio, il parco della Capitale dove l’altra sera una turista australiana è stata violentata

E i gatti? “Mangiati. Gatti mangiati. Tutti”. È questa la risposta che riceve Fabrizio Roncone del Corriere della Sera da uno dei tanti immigrati dell’Est Europa che vivono a Colle Oppio, dove l’altra sera una turista australiana ha subìto una violenza sessuale.

“Non è facile capire dove finisca la verità e inizi l’incredibile, vedi e ti raccontano cose incredibili in questo parco che domina il Colosseo, tutto qui a Colle Oppio è fuori dalle regole e dentro l’indecenza, il pericolo, il crimine, l’emarginazione, la disperazione di immigrati e sbandati”, scrive Roncone nel suo reportage. L’ipotesi che queste persone si cibino di gatti arrostiti è confermata anche da un netturbino. Dietro ogni cespuglio, ogni bivacco si nasconde un migrante dall’aria minacciosa e il parco è, ormai, da anni il regno dello spaccio di droga. Si tratta di bustoni di hashish, marijuana e cocaina, nascoste nei tronchi degli alberi.

Un paio di settimane fa, i carabinieri hanno bloccato un senegalese di 22 anni che, prima di arrendersi, ha mandato tre persone in ospedale. Il parco è abbandonato e la situazione di degrado si ripercuote sul turismo perché la famosa Domus Aurea è protetta da una rete metallica da cantiere senza che vi sia un cartello che ne segnali l’esistenza, nonostante pochi mesi fa siano stati spesi 400 mila euro per riqualificare la zona. Tutto inutile. I resti della villa di Nerone sono visibili solo su prenotazione e solo di sabato o domenica e, ogni giorno, i rom, che si aggirano nel parco, derubano i turisti. I senza tetto usano la fontana per lavarsi il viso o farsi il bidet. Il pit bull di un punkabbestia quasi azzanna una signora con il figlio, mentre un barbone lancia una bottiglia vuota contro una barbona che scappa verso la scalinata che arriva in via Labicana. Proprio lì, qualche notte fa, due ragazzi sono stati scoperti a fare sesso in piedi e qualcuno ha girato un video che, poi, è diventato virale sul web.


Le nostre capitali del crimine? Ecco la sorpresa: sono al Nord

Rimini pericolosa come Milano

Le capitali del crimine? Rimini, Milano e Bologna.

Più d’un reato all’ora. È il ritmo che catapulta le tre città del Centronord in testa alla classifica sfornata dal Sole 24 Ore con l’annuale analisi sulla criminalità, basata sui dati del ministero dell’Interno.

Il periodo considerato è il 2015. Paradossalmente, restano nelle retrovie le aree a maggiore presenza criminale. Così, se Foggia (prima provincia del Centrosud con 4.701 reati ogni 100.000 abitanti) è al 23° posto, Rimini (con 7.791), Milano (7.636) e Bologna (7.240) sono in cima alla graduatoria, anche se perdono il primato per i furti in casa, precedute dal trio Ravenna-Savona-Lucca. I proprietari d’auto rischiano invece soprattutto dalle parti di Barletta-Andria-Trani e Bari. Per rapine e borseggi la fa da padrona Napoli, dove l’incidenza è quattro volte superiore alla media. Il metro di giudizio è costituito dalle denunce: 2,7 milioni. Diminuite del 4,5% rispetto al 2014. Nel dettaglio: le segnalazioni di furto sono calate del 7% (pur continuando a pesare per oltre la metà sul totale). In calo pure quelle per rapina (-10%), omicidio (ferme a quota 469) e usura. Lievitano, per contro, estorsioni (+ 20%), riciclaggio (+13%) e frodi informatiche (+ 8,8%). Numeri che portano «il Sole» a sostenere che il controllo del territorio in chiave antiterrorismo tagli i reati, cancellando «l’immagine dell’assedio alle città» e indebolendo «uno degli argomenti più gettonati da alcune forze politiche a sostegno della riforma sulla legittima difesa».

Conclusioni opinabili. Statisticamente, ancor prima che politicamente. Lo studio pubblicato dal quotidiano di Confindustria non reca neppure come postilla l’avvertenza che invece l’Istat sentiva l’esigenza, un anno fa, di inserire in calce al suo report sulla situazione del Paese: «Per i reati predatori livelli assoluti e confronti possono essere influenzati dalla propensione delle vittime a denunciare il reato subìto». Conferma lo stesso Viminale nella relazione sull’andamento generale della criminalità: «Se rappresentiamo l’ammontare dei reati come un iceberg, osserviamo che i valori disponibili danno conto soltanto della parte emersa». Un utile punto di riferimento, sebbene risalente al 2010, può essere l’indagine a marchio Istat sulla percezione della sicurezza, che all’epoca chiariva: quanto ai furti, vengono portati a conoscenza delle autorità nel 96,7% dei casi se riguardano camion (88,6% per le auto, 86,6% per le moto). Raramente si riferisce di minacce (il 27,6% degli episodi) e aggressioni (19%). Denunciate inoltre il 75,6% delle rapine effettivamente consumate ed il 74,2% dei furti in abitazione. Perché non si denuncia? Per vergogna, come in occasione di violenze sessuali. Per la scarsità del valore dei beni sottratti da ladri e rapinatori. Perché non si ha fiducia nella giustizia. O ancora, certifica l’Istat, «per il fatto di cavarsela da soli, specie nelle aggressioni». Con scippi, minacce, furti e borseggi, poi, che al Sud vengono dichiarati meno (all’incirca il 15%) che altrove. Per tacere del ruolo degli stranieri: delinquono quanto gli italiani, ma si intestano (dice sempre l’Istat) il 70% dei borseggi e un terzo dei crimini violenti. Per questo, attacca il presidente della Provincia di Rimini, il renziano Andrea Gnassi, non certo un estremista, «resta intatta la perplessità per un metodo che mette assieme pere con mele, non avendo mai considerato di introdurre più precisi elementi di valutazione».


SINDACATO  ATIITALIANO !!!!!

Patrick di Majan

da  IL  GIORNALE.IT

Sindaco dà le case agli italiani. La Cgil insorge: “Prima i migranti”

A Perugia il sindaco di Forza Italia, Andrea Romizi, inserisce nel bando per l’assegnazione delle case popolari una clausola per favorire gli italiani

Il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, ha inserito una clausola nel bando per l’assegnazione degli alloggi popolari che favorirà italiani e residenti nel capoluogo umbro da almeno 15 anni.

Una scelta politica, legittima, che ha scatenato l’ira del sindacato degli inquili, la Sunia Cgil.

Le case prima agli italiani

L’amministrazione comunale a guida Forza Italia ha deciso di dare priorità ai perugini inserendo nel “modello per le condizioni di disagio aggiuntive” una particolare “condizione di disagio”: essere residente nel comune dal almeno 15 anni assicura 3 punti in più, permetteranno a chi li riceve di scalare la classifica. È evidente che ne verranno favorite le famiglie italiane in difficoltà a scapito degli immigrati, che spesso invece finiscono in cima alle graduatorie grazie al basso reddito e ai tanti figli a carico.

La rivolta della Cgil

Il sindacato degli inquilini, Sunia Cgil, per voce del segretario regionale, Rosario Iannoni, e di quello provinciale, Cristina Piastrelli, hanno però attaccato il sindaco Romizi: “Non si capisce – dicono – come un lungo periodo di residenza possa rappresentare un disagio. Si tratta piuttosto di un escamotage per escludere in maniera arbitraria molti immigrati. A fronte di questo “pasticcio”, che potrebbe dare luogo anche a una serie di ricorsi in sede giudiziaria, il Sunia Cgil chiede l’immediata apertura di un confronto per cercare soluzioni tampone che possano limitare i danni e garantire l’accesso alla casa a chi ne ha veramente diritto”. Soprende come in altre città, invece, il sindacato non si sia mai mosso per denunciare amministrazioni che invece fanno in modo di favorire le famiglie immigrate, inserendo – anche loro – clausole pensate appositamente per gli stranieri. L’ultimo caso è quello del Friuli Venezia Giulia della renziana Debora Serracchiani.

Forza Italia difende a spada tratta il suo sindaco. Pieno sostegno a Romizi arriva dall’onorevole Catia Polidori, Presidente del Comitato Forza Italia Umbria, che su Facebook scrive: “Ecco, sia chiaro: difendere i cittadini è la priorità per i sindaci di Forza Italia . Andrea Romizi ne è l’esempio! Bravo Andrea!”. Anche le forze di centrodestra in consiglio comunale e regionale apprezzano la decsione della giunta perugina. “Cari sindacalisti il problema – commenta Marco Squarta, consigliere regionale di Fratelli d’Italia – è che prima erano discriminati gli italiani! Bisogna fare i complimenti all’amministrazione”.


SE  LO  DICE  LUI…………!!!!!

Patrick di Majan

da  IL  GIORNALE.IT

De Luca: “Nel Pd ci sono pippe e farabutti”

La bastonata del governatore della Campania: “Se i Cinque Stelle hanno successo è colpa dei democratici, c’è gente che non sa conquistare il rispetto degli elettori”

Vincenzo De Luca ci va giù duro, come un caterpillar, contro il Pd. Il governatore della Campania, dopo aver festeggiato l’assoluzione nel caso Seapark (che gli era valsa la poco lusinghiera definizione di “impresentabile”) scuote i democratici e a loro addossa la colpa dello sfavillante successo dell’antipolitica, rappresentata dal Movimento Cinque Stelle.

In pratica, il successo del M5S è “colpa” di quelli che, senza nominare direttamente, finisce per definire come poco meno che incompetenti nel Pd.

Parlando a margine di in una conferenza stampa in Regione, De Luca accusa: “Nel Partito democratico ho trovato pippe e fior di farabutti. Il Pd non ha saputo innovare il suo linguaggio, il suo modo di essere e di presentarsi, non ha saputo conquistarsi il rispetto degli elettori”.

Tutto ciò ha avuto quale pesante conseguenza (per il centrosinistra) l’ascesa dei Cinque Stelle: “Spesso il Pd si presenta sui territori come un’aggregazione di bande e di comitati elettorali ed è chiaro che così si fa fatica a interpretare la speranza di rinnovamento italiano”.

De Luca “abbraccia” Renzi sul referendum: “Deve fare ancora molto, la sfida è complicatissima. Non vorrei che abbia sottovalutato la profondità della palude burocratica che condanna a morte l’Italia”.

Nonostante la posizione estremamente critica sul suo partito, l’ex sindaco di Salerno non cede alla minima indulgenza nei confronti dei grillini contro cui, ormai da qualche anno, ha scatenato una sorta di guerra santa personale: “Il fenomeno grillino è emerso perché gran parte della politica tradizionale è costituita da mezze pippe e pippe intere, gente che quando parla ti fa venire la depressione”.

La posizione critica del governatore della Campania nei confronti dell’estabilishment del Pd s’è rivelata dopo l’assoluzione sul caso giudiziario che gli aveva causato il “marchio di infamia” di impresentabile. E, per questo, a pochi minuti dal verdetto dei giudici, De Luca aveva pesantemente accusato la presidente della commissione antimafia, la “collega” dem Rosi Bindi – senza mai nominarla – bollandola quale “avventurosa parlamentare”.

 

 

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