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AFRITALIA…………. STRAMALEDETTI COMUNISTI…….. VERGOGNA E DISONORE DEL MONDO INTERO !!!!

5 ottobre 2016

da  IL  GIORNALE.IT

 

Sbarchi senza fine: 11mila migranti salvati in 48ore

Da inizio anno già sbarcati 145mila migranti. Il boome nelle 48 ore. E il governo Renzi non muove un dito

L’ondata è inarrestabile. Continuano ad arrivare senza sosta. Negli ultimi due giorni sono sbarcati quasi 11mila migranti.

Un numero estremamente alto che ritocca all’insù le stime del Viminale e che punta a superare gli arrivi del 2015. Anziché arginare quest’invasione, però, il premier Matteo Renzi si preoccupa unicamente di raggranellare lo 0,2% di flessibilità in più sui conti pubblici per far fronte all’emergenza.

Solo nelle ultime ventiquattr’ore sono sbarcati 4655 migranti sulle coste italiane. Ieri, invece, ne sono arrivati altri 6.000. Numeri impressionanti che obbligano il ministero dell’Interno a ritoccare costantemente il “Cruscotto statistico giornaliero”. Se guardiamo il censimento di fine settembre i disperati arrivati nel Belpaese erano 144.493. Un numero superato negli ultimi giorni. Il traffico è stato tanto intenso da obbliogare la Centrale operativa della Guardia costiera a coordinare 72 distinte operazioni. Se si dovesse andare avanti di questo passo è più che ovvio che il numero degli sbarchi del 2015, quando si era toccato quota 153.842, venga ampiamente superato.

Anche il numero delle vittime nel Mediterraneo continua ad aumentare. “È ricorso ieri il terzo anniversario della tragedia di Lampedusa che è costato, in un solo naufragio, la vita di 368 persone e da allora si sono verificati in media dieci morti al giorno nel Mediterraneo”, ha dichiarato il portavoce dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), Joel Millman, in una conferenza stampa a Ginevra. Nelle ultime quarantotto ore le navi italiane hanno recuperato 28 cadaveri. Sulla nave “Dattilo” della Guardia Costiera, che questa mattina è sbarcata a Catania con oltre mille migranti a bordo, sono però venuti alla luce tre neonati e sono in buone condizioni di salute. Al 15 settembre, stando ai dati del Viminale, i minori stranieri non accompagnati erano già 18.564 contro i 12.360 arrivati nel 2015.


EPITAFFIO…se lo dice ANCHE…Carlo De Benedetti…

 

De Benedetti: «Una nuova grave 
crisi economica metterà 
in pericolo le democrazie»

L’ingegnere: se vince il No, Renzi dovrà dimettersi. Insieme, il premier e Parisi si accorderanno ridimensionando la sinistra e restituendo Salvini alle valli.

«L’Occidente è a una svolta storica: è in gioco la sopravvivenza della democrazia, anche a causa della situazione economica e finanziaria. La globalizzazione, di cui tutti noi, e mi ci metto anch’io, eravamo acriticamente entusiasti e ci siamo affrettati a raccogliere i frutti, ha creato una deflazione che ha ridotto i salari della media di tutti i lavoratori del mondo, e ha accresciuto le ingiustizie sociali sino a renderle insopportabili. Si sta verificando la previsione di Larry Summers, l’ex segretario al Tesoro di Clinton: una stagnazione secolare». 

Ingegner De Benedetti, è sicuro che lo scenario sia così negativo?

«Siamo alla vigilia di una nuova, grave crisi economica. Che aggraverà il pericolo della fine delle democrazie, così come le  abbiamo conosciute».

Addirittura?

«La democrazia nasce con il declino delle monarchie e della nobiltà e con l’ascesa della borghesia. Anche in Italia la democrazia si afferma dopo la guerra, quando si è creata una classe media. Oggi proprio la progressiva distruzione della classe media mette a rischio la democrazia; senza che si sia risolto il problema della stagnazione. Peggiorato dalla folle scelta europea dell’austerity in un periodo di piena deflazione, il che equivale a curare un malato di polmonite mettendolo a dieta».

Ma ci sono Draghi e la Fed. La politica monetaria espansiva: il quantitative easing.

«Le banche centrali hanno tentato di cambiare mestiere: dopo cinquant’anni in cui il grande nemico era l’inflazione, hanno combattuto la deflazione secondo le vecchie teorie, creando moneta. Ma così hanno costruito una trappola. Hanno immesso sul mercato trilioni di dollari, una cifra inimmaginabile e incalcolabile. Non ci sono più titoli da comprare. Ma questo, oltre a mettere in ginocchio il settore bancario, non ci ha fatto uscire dalla stagnazione e dalla deflazione».

Quali possono essere le conseguenze politiche?

«Negli Usa non si può escludere una vittoria di Trump; anche perché il candidato democratico è percepito come antipatico, passato, freddo, come puro establishment».

Com’è stato il dibattito tv, e chi l’ha vinto?

«Deludente. Con una leggera prevalenza di Hillary».

Crede davvero che Trump possa diventare presidente?

«Tre anni fa, il fenomeno Trump non sarebbe stato possibile. Ancora all’inizio della campagna elettorale non avrei puntato un dollaro su di lui. Ora non mi sento più di escluderlo; anche se ovviamente non me lo auguro. Nei sondaggi è sottostimato: molti si vergognano di dire che lo votano. Potrebbe conquistare Stati in bilico, come Colorado e Florida. E anche Stati tradizionalmente democratici, come Pennsylvania e Michigan».

Cosa rappresenterebbe una sua vittoria?
«Per il mondo occidentale, una tragedia. Il protezionismo americano aggraverebbe la nostra crisi».

E in Europa cosa può accadere?

«In Francia non si può escludere che diventi presidente Marine Le Pen. Il padre non poteva farcela: troppo legato a Vichy e all’Algeria francese; lei sì. Hollande si è sciolto al sole, Sarkozy è un déja-vu che i francesi non vogliono più. La Spagna è senza governo da un anno, il Portogallo in bilico, la Grecia è ancora lì perché nessuno ha interesse a fare davvero i conti. In Polonia vige un nazionalismo di destra. L’Ungheria è già passata all’estrema destra, l’Austria no ma solo grazie alla colla delle buste che ha causato il rinvio delle presidenziali. Una situazione da anticamera del fascismo».

Resta la Germania.

«Ma le elezioni tedesche del 2017 costituiscono un bel punto interrogativo, se si estrapolano i risultati delle recenti amministrative. Nel resto del mondo la democrazia arretra. Le primavere arabe sono finite con i generali. In Medio Oriente comanda la Russia di Putin, che si è messo d’accordo con un altro autocrate, Erdogan. L’unico Paese che continua a crescere è la  Cina di Xi, che compra 70 chilometri di coste in Cambogia per fare il più grande porto al mondo, costruisce la ferrovia da Shenzhen a Varsavia e la nuova strada della seta verso l’Occidente. Un’altra svolta epocale».

E in Italia?

«In Italia, sulla base dei sondaggi, i Cinque Stelle oggi potrebbero vincere le elezioni».

Con quali conseguenze?

«Non ci voglio pensare. Li ho sentiti in tv da Palermo accusare tutti i giornali di essere contro di loro. Non è così, i giornali criticano i comportamenti. Contro la Appendino nessuno ha scritto nulla. Se dopo quattro mesi la Raggi non ha ancora fatto la giunta, come si può non criticare? E poi ancora con questa storia dei poteri forti…basta, davvero».

Ma i Cinque Stelle sono il secondo partito italiano, forse il primo.

«All’interno del movimento ci sono certamente persone perbene, d’altronde li vota un terzo degli italiani. È la classe media, che sceglie il movimento come per una sorta di vendetta verso le élites da cui si sente tradita. Per disperazione, più che per convinzione. Ho sentito Grillo gridare: “Sono tornato a comandare io”. Ma per fare cosa? Io non l’ho capito».

La crisi della democrazia può segnare un ritorno al fascismo?

«Semmai, un nuovo populismo, aggravato dal protezionismo, dal crollo degli scambi, dalla grande recessione in arrivo. La democrazia è ridotta al voto; ma il voto è uno strumento, non è la democrazia. Non è detto che finisca così; possono ancora farcela Hillary, Juppé. E poi c’è il baluardo dell’economia tedesca, che resta fortissima».

Ha fatto bene o ha sbagliato Renzi a polemizzare con la Merkel e l’Europa?

«Dopo Bratislava non poteva che arrabbiarsi. Con Ventotene noi italiani ci siamo illusi di essere entrati in un mini-direttorio europeo. In realtà era una photo-opportunity. La Merkel e Hollande, secondo tradizione, sono l’unico asse europeo; l’Italia è tagliata fuori. Del resto in Europa, salvo che al momento della sua creazione, non abbiamo mai contato nulla. Renzi è stato il primo a tentare di contare qualcosa. Ha ottenuto 19 miliardi di flessibilità sui conti pubblici; ma ciò non è sufficiente per far ripartire l’economia. Di fatto restiamo a crescita zero».

Lei tre mesi fa disse al «Corriere» che al referendum avrebbe votato no, se Renzi non avesse cambiato la legge elettorale.

«Lo confermo».

Quindi voterà no, visto che l’Italicum è sempre lo stesso.

«Se ci fosse vera volontà politica, ci si potrebbe accordare per una nuova legge elettorale; ma al momento vedo solo tattica. I Cinque Stelle vogliono il proporzionale puro, e non mi stupisce: un movimento populista è sempre contro qualsiasi forma di maggioritario»

Renzi può sopravvivere politicamente a una vittoria del no?

«Se vincesse il no, Renzi dovrebbe dimettersi il giorno dopo. Anche s
e non credo che lascerà la politica. E per fortuna, perché ha dimostrato di avere energia e qualità».

E Berlusconi?
«Berlusconi aspetta col cappello in mano. Comunque finisca il referendum, ci guadagna: anche se vince il sì, Renzi avrà bisogno di lui. La scelta di Parisi si spiega così. Insieme, Renzi e Parisi si accorderanno, ridimensionando la sinistra e restituendo Salvini alle valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza».

Ma come, lei che auspicava il partito democratico ora battezza il partito della nazione?

«Non scherziamo, non è certo un mio auspicio; di sicuro per combattere i populismi appare inevitabile che al partito di Renzi si sommino una parte dei voti e dell’apparato del centrodestra».

E in economia cosa dovrebbe fare il governo secondo lei?

«Un’operazione di grande coraggio. Abbattere le imposte sul lavoro. Il lavoro è la sola cosa che conta; il resto è sovrastruttura. Il lavoro è dignità. Un Paese in cui manca il lavoro conosce prima o poi turbe sociali e sommovimenti».

Dove trovare i soldi per abbattere le imposte sul lavoro?

«Certo non in deficit. Con la fiscalità generale, meglio se progressiva».

Una patrimoniale?

«Non è il nome esatto, perché dovrebbe includere anche i redditi, tranne quelli da lavoro. L’energia umana è molto più importante del petrolio. Ad esempio Israele ha un’intelligenza per centimetro quadrato che non esiste in nessun’altra parte del mondo; con il servizio militare che serve a educare i cittadini, a farli studiare, a formarli all’uguaglianza. Un Paese naturalmente socialista».

Governato da anni dalla destra dura, con un partito socialista quasi sparito.

«In tutto l’Occidente i partiti diventano sempre più evanescenti, anche se paradossalmente aumenta il loro numero. Non sono crollate soltanto le ideologie; anche di idee ne sono rimaste poche. Ma vivere nella continuità è la morte. Se continueremo così, distruggeremo le nostre società».

 

se lo dice ANCHE lui…OLTRE i pazzi ( economisti e politici NON allineati…) che da…25 anni almeno…avvertono…
:biggrin:


E’ quello che succederà a noi se non prendiamo a calci in bocca i sinitrati malefici che per denaro venderebbero anche loro madre!!!!

Patrick di Majan

 

Solo che gli schiavi (il 35%) non pagavano le tasse e non facevano il soldato…

L’impero romano? Cadde per i pochi nati e i troppi stranieri

Arriva da noi il libro che ha diviso la Francia per il polemico parallelo tra il passato e oggi

Rino Cammilleri – Ven, 30/09/2016 – 08:21

Già esaurito e in ristampa, il libro dello storico Michel De Jaeghere Gli ultimi giorni dell’Impero Romano che arriva ora in Italia (Leg, pagg. 624, euro 34), è uscito due anni fa in Francia e, là, ha sollevato un putiferio.

………

Perché? Perché l’autore dimostra che quella civiltà collassò per le seguenti cause: a) crollo demografico, per far fronte al quale si inaugurò b) una persecuzione fiscale che c) distrusse l’economia; allora si cercò vanamente di ovviare tramite d) l’immigrazione massiccia. Che però si trascurò di governare.

………

Michel De Jaeghere, direttore del Figaro Histoire, fa capire che tutto cominciò col declino demografico. I legionari, tornati a casa dopo anni di leva, mal si adattavano a una condizione di lavoratori che, quanto a profitto, li metteva a livelli quasi servili. Così andavano a ingrossare la plebe urbana, cui panem et circenses gratuiti non mancavano. Le virtù stoiche della pietas e della fidelitas alla res publica vennero meno, e il contagio, al solito, partì dalle élites.

……..

Intanto, che fa il fisco per far fronte al mancato introito (dovuto alla denatalità)? La cosa più facile (e stupida) del mondo: aumenta le tasse. Solo che gli schiavi non le pagano, e sono il 35% della popolazione. Gli schiavi non fanno nemmeno il soldato. I piccoli proprietari, rovinati, abbandonano le colture, molti diventano latrones (cosa che aumenta il bisogno di soldati).

Il romano medio cessa di amare una res publica che lo opprime e lo affama, e non vede perché debba difenderla.

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/limpero-romano-cadde-i-pochi-nati-e-i-troppi-stranieri-1312691.html


Ecco perché è un  DOVERE  prenderli a calci in culo!!!!!

Patrick di Majan

 

LA MEDIOCRATIE Alain Deneault La “mediocrazia” ci ha travolti, così i mediocri hanno preso il potere

 

La “mediocrazia” ci ha travolti, così i mediocri hanno preso il potere

Una «rivoluzione anestetizzante» si è compiuta silenziosamente sotto i nostri occhi ma noi non ce ne siamo quasi accorti: la “mediocrazia” ci ha travolti. I mediocri sono entrati nella stanza dei bottoni e ci spingono a essere come loro, un po’ come gli alieni del film di Don Siegel “L’invasione degli ultracorpi”. Ricordate?
“Mediocrazia” è il titolo dell’ultimo libro del filosofo canadese Alain Deneault, docente di scienze politiche all’università di Montreal. Il lavoro (“La Mediocratie”, Lux Editeur) non è stato ancora tradotto in italiano ma meriterebbe di esserlo se non altro per il dibattito che ha saputo suscitare in Canada e in Francia.
Deneault ha il pregio di dire le cose chiaramente: «Non c’è stata nessuna presa della Bastiglia – scrive all’inizio del libro -, niente di comparabile all’incendio del Reichstag e l’incrociatore Aurora non ha ancora sparato nessun colpo di cannone. Tuttavia, l’assalto è stato già lanciato ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere». Già, a ben vedere di esempi sotto i nostri occhi ne abbiamo ogni giorno. Ma perché i mediocri hanno preso il potere? Come ci sono riusciti? Insomma, come siamo arrivati a questo punto?
Quella che Deneault chiama la «rivoluzione anestetizzante» è l’atteggiamento che ci conduce a posizionarci sempre al centro, anzi all’«estremo centro» dice il filosofo canadese. Mai disturbare e soprattutto mai far nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale. Tutto deve essere standardizzato. La “media” è diventata la norma, la “mediocrità” è stata eletta a modello.

Chi sono i mediocri

Essere mediocri, spiega Deneault, non vuol dire essere incompetenti. Anzi, è vero il contrario. Il sistema incoraggia l’ascesa di individui mediamente competenti a discapito dei supercompetenti e degli incompetenti. Questi ultimi per ovvi motivi (sono inefficienti), i primi perché rischiano di mettere in discussione il sistema e le sue convenzioni. Ma comunque, il mediocre deve essere un esperto. Deve avere una competenza utile ma che non rimetta in discussione i fondamenti ideologici del sistema. Lo spirito critico deve essere limitato e ristretto all’interno di specifici confini perché se così non fosse potrebbe rappresentare un pericolo. Il mediocre, insomma, spiega il filosofo canadese, deve «giocare il gioco».

Giocare il gioco
Ma cosa significa? Giocare il gioco vuol dire accettare i comportamenti informali, piccoli compromessi che servono a raggiungere obiettivi di breve termine, significa sottomettersi a regole sottaciute, spesso chiudendo gli occhi. Giocare il gioco, racconta Deneault, vuol dire acconsentire a non citare un determinato nome in un rapporto, a essere generici su uno specifico aspetto, a non menzionarne altri. Si tratta, in definitiva, di attuare dei comportamenti che non sono obbligatori ma che marcano un rapporto di lealtà verso qualcuno o verso una rete o una specifica cordata.
È in questo modo che si saldano le relazioni informali, che si fornisce la prova di essere “affidabili”, di collocarsi sempre su quella linea mediana che non genera rischi destabilizzanti. «Piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale» è l’obiettivo del mediocre.
Verrebbe da dire che la caratteristica principale della mediocrità sia il conformismo, un po’ come per il piccolo borghese Marcello Clerici, protagonista del romanzo di Alberto Moravia, “Il conformista“.
Comportamenti che servono a sottolineare l’appartenenza a un contesto che lascia ai più forti un grande potere decisionale. Alla fine dei conti, si tratta di atteggiamenti che tendono a generare istituzioni corrotte. E la corruzione arriva al suo culmine quando gli individui che la praticano non si accorgono più di esserlo.

I mali della politica

All’origine della mediocrità c’è – secondo Deneault – la morte stessa della politica, sostituita dalla “governance”. Un successo costruito da Margaret Thatcher negli anni 80 e sviluppato via via negli anni successivi fino a oggi. In un sistema caratterizzato dalla governance – sostiene l’autore del libro – l’azione politica è ridotta alla gestione, a ciò che nei manuali di management viene chiamato “problem solving”. Cioé alla ricerca di una soluzione immediata a un problema immediato, cosa che esclude alla base qualsiasi riflessione di lungo termine fondata su principi e su una visione politica discussa e condivisa pubblicamente. In un regime di governance siamo ridotti a piccoli osservatori obbedienti, incatenati a una identica visione del mondo con un’unica prospettiva, quella del liberismo.
La governance è in definitiva – sostiene Deneault – una forma di gestione neoliberale dello stato, caratterizzata dalla deregolamentazione, dalle privatizzazioni dei servizi pubblici e dall’adattamento delle istituzioni ai bisogni delle imprese. Dalla politica siamo scivolati verso un sistema (quello della governance) che tendiamo a confondere con la democrazia.
Anche la terminologia cambia: i pazienti di un ospedale non si chiamano più pazienti, i lettori di una biblioteca non sono più lettori. Tutti diventato “clienti”, tutti sono consumatori.
E dunque non c’è da stupirsi se il centro domina il pensiero politico. Le differenze tra i candidati a una carica elettiva tendono a scomparire, anche se all’apparenza si cerca di differenziarle. Anche la semantica viene piegata alla mediocrità: misure equilibrate, giuste misure, compromesso. È quello che Denault definisce con un equilibrismo grammaticale «l’estremo centro». Un tempo, noi italiani eravamo abituati alle “convergenze parallele”. Questa volta, però, l’estremo centro non corrisponde al punto mediano sull’asse destra-sinistra ma coincide con la scomparsa di quell’asse a vantaggio di un unico approccio e di un’unica logica.

Che fare?

La mediocrità rende mediocri, spiega Denault. Una ragione di più per interrompere questo circolo perverso. Non è facile, ammette il filosofo canadese. E cita Robert Musil, autore de “L’uomo senza qualità”: «Se dal di dentro la stupidità non assomigliasse tanto al talento, al punto da poter essere scambiata con esso, se dall’esterno non potesse apparire come progresso, genio, speranza o miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido e la stupidità non esisterebbe».
Senza scomodare Musil, viene in mente il racconto di fantascienza di Philip Klass, “Null-P“, pubblicato nel 1951 con lo pseudonimo di William Tenn. In un mondo distrutto dai conflitti nucleari, un individuo i cui parametri corrispondono esattamente alla media della popolazione, George Abnego, viene accolto come un profeta: e’ il perfetto uomo medio. Abnego viene eletto presidente degli Stati Uniti e dopo di lui i suoi discendenti, che diventano i leader del mondo intero. Con il passare del tempo gli uomini diventano sempre più standardizzati. L’homo abnegus, dal nome di George Abnego, sostituisce l’homo sapiens. L’umanità regredisce tecnologicamente finché, dopo un quarto di milione di anni, gli uomini finiscono per essere addomesticati da una specie evoluta di cani che li impiegano nel loro sport preferito: il recupero di bastoni e oggetti. Nascono gli uomini da riporto.
Fantascienza, certo. Ma per evitare un futuro di cui faremmo volentieri a meno, Deneault indica una strada che parte dai piccoli passi quotidiani: resistere alle piccole tentazioni e dire no. Non occuperò quella funzione, non accetterò quella promozione, rifiuterò quel gesto di riconoscenza per non farmi lentamente avvelenare. Resistere per uscire dalla mediocrità non è certo semplice. Ma forse vale la pena di tentare.

 

 

 

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