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L’ INDEGNA STORIA DELLA GIUSTIZIA ITALIANA !!!!

settembre 29, 2016

Era una “risorsa”……… portava a casa bei soldini con i furti e con le auto che rubava!!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE.IT

 

Carabiniere sparò a ladro che voleva ucciderlo. Il pm chiede la galera

La richiesta del pm sul caso del militare che sparò e uccise un ladro albanese in fuga con due complici. Il 7 ottobre il Gup emetterà la sentenza

Un anno e 8 mesi per aver sparato ad un’auto carica di banditi che cercava la fuga e voleva investire i colleghi del carabiniere ora imputato.

È questa la richiesta del pm della procura di Ancona ha depositato sulla scrivania del Gup in merito alla morte di un ladro albanese di 24 anni.

La vicenda

Il caso risale al primo febbraio del 2015. I carabinieri intercettano sulla provinciale nelle zone intorno ad Ancona. Sulla Mercedes bianca viaggiano a tutta velocità tre banditi appena segnalati in una frazione vicina per aver commesso un furto in appartamento. Anche l’auto è rubata e quando i carabinieri piazzano il posto di blocco i tre albanesi lo forzano. Ne scatta un lungo inseguimento che si conclude dopo alcuni chilometri. I militari trovano l’auto a bordo strada, apparentemente abbandonata. A quel punto un appuntato e il maresciallo scendono dalla volante per controllare se nella Mercedes fosse rimasto il bottino, pensando che i ladri si fossero dati alla fuga a piedi. Ma si trattava di una trappola. I malviventi partono a tutta velocità con l’auto rischiando di investire i carabinieri.

Per evitare vittime l’appuntato rimasto nella volante esplode 4 colpi. Un altro proiettile parte dalla pistola di un altri appuntato che sperava così di fermare i ladri ed evitare che i colleghi venissero travolti. Come ricostruisce il Corriere Adriatico, “Due proiettili colpirono una gomma e il parafango, un altro, di rimbalzo, ferì alla testa il 24enne trovato poi in fin di vita nell’auto abbandonata poco distante dagli altri due malviventi. Il ragazzo morì quattro giorni dopo in ospedale ad Ancona”.

L’accusa al carabiniere

Il 7 ottobre prossimo il Gup di Ancona, Francesca Zagoreo, deciderà sulla richiesta di incarcerazione avanzata dal pm Mariangela Farneti. La famiglia della vittima chiede pure 2,5 milioni di euro. La difesa, invece, ha provato a dimostrare che l’accusa di “eccesso colposo di uso dell’arma da fuoco” è assurda. Secondo il pm l’imputato non avrebbe dovuto sparare in direzione dell’auto, mentre per gli avvocati difensori si trattò di uso legittimo.


La giustizia all’italiana: omicida a piede libero non si può rimpatriare

Ha ucciso un uomo in Nigeria. Ma siccome là rischia la pena di morte, gli hanno dato asilo

È un profugo, confessa d’aver ucciso un uomo in Nigeria, ma per i giudici non può essere espulso: «Rischia la pena di morte».

E lo lasciano libero in Italia. Il Tribunale di Venezia (Sezione Civile) ha cancellato il provvedimento con cui la commissione padovana per il riconoscimento dello status di profugo aveva respinto l’istanza di un ventenne nigeriano. «Al mio villaggio ho ammazzato uno che con una falsa testimonianza aveva cercato di favorire lo zio per impossessarsi di alcuni terreni della mia famiglia», aveva spiegato il giovane. Una confessione in piena regola, pur di evitare il foglio di via: in Nigeria gli omicidi sono puniti con l’impiccagione. Eventualità in contrasto con l’ordinamento giuridico italiano, che in ipotesi del genere preferisce accogliere i delinquenti o presunti tali piuttosto che esporli al pericolo dell’esecuzione capitale. Così sebbene la commissione, mostrando di non credere al racconto dell’uomo, ne avesse respinto la richiesta, il Tribunale ha deciso diversamente. Più che una paradossale eccezione, la regola. In Veneto le commissioni territoriali rigettano in media, per mancanza di requisiti, 7 domande d’asilo su 10. Ma davanti ai magistrati la musica cambia. Competente per le impugnazioni è il Tribunale veneziano: secondo le statistiche, quasi la metà dei ricorsi viene accolta. Peraltro con costi notevoli per l’erario: nei primi 4 mesi del 2016 ben 810 sono state le richieste di gratuito patrocinio. Lo scorso anno, nello stesso periodo, erano state meno di 400. Un aumento dovuto non solo all’intensificarsi dei flussi migratori, ma pure al moltiplicarsi dei verdetti favorevoli per le ragioni più disparate. Ad esempio, l’omosessualità. Punita con il carcere – o la lapidazione – in molti stati africani. A marzo un migrante del Gambia s’è dichiarato gay. «Allontanarlo dall’Italia ha stabilito il Tribunale – potrebbe sortire l’esito di una condanna all’ergastolo». Negli stessi giorni analoga risposta per un nigeriano timoroso di far ritorno a casa per l’avanzata del terrorismo: «Boko Haram starebbe pianificando di allargare la minaccia terroristica: la vita del ricorrente sarebbe messa a repentaglio dalla sola presenza in Nigeria», argomentava il giudice. Previdente come il collega che a febbraio aveva trattato la vicenda di un ragazzo del sud del Mali. In quella zona non era in corso alcun conflitto che avrebbe potuto comprometterne l’incolumità in caso di espulsione. Eppure, per il giudicante, non si poteva costringerlo a «stabilirsi in una regione del proprio Paese diversa da quella in cui corre rischi effettivi». Naturale pertanto accordargli protezione. Come ora al nigeriano reo confesso. «Lo straniero imputato di un delitto comune punito nel Paese di origine con la pena capitale recita l’ordinanza di recente emissione ha diritto al riconoscimento della protezione qualora vi sia fondato motivo di ritenere che, se ritornasse nel Paese d’origine, correrebbe un effettivo rischio di vedersi infliggere la condanna a morte». Il ministero degli interni, non condividendo la tesi, ha presentato appello. Udienza fissata a marzo del 2017. Nel frattempo, il sedicente assassino potrà rimanere in Italia. Libero.


Trento, 4 furti in 7 giorni. Ma viene rilasciato

Quattro furti in sette giorni. Ma è stato rilasciato. Per quattro volte la polizia a Trento ha fermato un tunisino colpevole di aver messo a segno diversi colpi

Quattro furti in sette giorni. Ma è stato rilasciato. Per quattro volte la polizia a Trento ha fermato un tunisino colpevole di aver messo a segno diversi colpi per poi essere regolarmente rilasciato.

E così ormai tra i commercianti di Trento è quasi scoppiata una rivolta mentre il 39enne magrebino si gode la libertà dopo i furti. Ma non finisce qui. L’uomo, come riporta il Corriere della Sera è stato denunciato nell’ordine per rapina, lesioni, furto con strappo, porto abusivo di coltello e droga.

Come se non bastasse l’uomo, lo scorso 19 settembre avrebbe accoltellato un amico, complice di un furto. L’ultimo colpo messo a segno riguarda un magazzino dove ha rubato della merce, vestiti e abbigliamento. Un tabaccaio ha subito dato l’allarme e così l’uomo è stato fermato dalla polizia. Ma nonostante abbia una fedina penale di tutto rispetto, la Procura ha deciso di non far scattare il fermo. Appena tornato in libertà ha ricominciato a delinquere. Due furi in poche ore. Ma niente resta ancora a piede libero. E ora a Trento con un’escalation di reati così forte c’è paura tra i commercianti che si chiedono quale sarà il prossimo obiettivo del tunisino. Intanto dopo l’ultima rapina l’uomo è stato fermato e denunciato. Ma i negozianti chiedono che venga definitivamente arrestato.


Roma, arrestato leader di CasaPound: “Difendevo le famiglie italiane”

L’arresto è avvenuto al termine di uno sgombero avvenuto questa mattina in Via del Colosseo, a Roma

  questa mattina in Via del Colosseo, a Roma, dove è avvenuto lo sgombero di due famiglie difese dai militanti di CasaPound Italia.

Le operazioni si sono concluse con l’arresto di Simone Di Stefano, vicepresidente ed ex candidato a sindaco di Roma.

I due nuclei famigliari, di cui alcuni componenti disabili, occupavano abusivamente due appartamenti all’interno di una palazzo nella via al centro della capitale. Tempo fa avevano chiesto la regolarizzazione delle loro posizioni ma le richieste non sono state accettate e entrambe le famiglie sono state trasferite nella periferia romana. A questo punto è intervenuta CasaPound che ha aiutato gli occupanti a tornare nelle case in Via del Colosseo.

Questa mattina lo sgombero. L’operazione è stata compiuta dagli agenti dello Spe della municipale, diretto dal comandante Antonio Di Maggio, con la polizia di Stato che ha registrato la resistenza di esponenti di CasaPound Italia oltre al lancio di uova, bottiglie, vernice ed oggetti metallici ed alzando vere e proprie barricate a difesa di ogni singolo piano della palazzina. Dopo tafferugli e resistenze durante oltre tre ore, gli agenti sono comunque riusciti a concludere lo sgombero.

Sono però finite in manette sedici persone, tra cui anche il vicepresidente di CasaPound Italia Simone Di Stefano, come denunciato anche in un video pubblicato sulla pagina facebook di Casapound Italia. Membri del partito sono ora in presidio sotto il Campidoglio chiedendo un incontro al sindaco Virginia Raggi.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fcasapounditalia%2Fvideos%2F10154084873027842%2F&show_text=0&width=560


Il furto poi la furia del migrante: calci e pugni ai carabinieri

Ancora tensioni nella tendopoli di San Ferdinando. Maxi rissa dopo una rapina in tabaccheria. Arrestato un migrante

Si fanno sentire ancora una volta gli abitanti della tendopoli di San Ferdinando. Il ghetto, autogestito, in provincia di Reggio Calabria, assurto alle cronache dopo che un carabiniere, intervenuto per sedare una rissa, ha accidentalmente ferito a morte un giovane migrante africano.

Questa volta è Mohamed Jabbie, 23enne, a far attirare l’attenzione. I carabinieri lo hanno arrestato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e furto. Il giovane, abitante della tendopoli, è stato sorpreso dalle forze dell’ordine mentre era intento a rubare in una tabaccheria. Jabbie, già noto alle forze dell’ordine, per evitare la perquisizione e il controllo, si sarebbe scagliato contro i militari tirando con forza calci e pugni tentando, così, di darsi alla fuga. Non è la prima volta che capita un caso del genere. Le risse, i furti, la prostituzione sono all’ordine del giorno. A Rosarno è sempre emergenza. In città non è mai cambiato nulla. Soprattutto nella tendopoli, oggi abitata da circa 450 immigrati. La situazione è critica. I cittadini, alla fame, sono esasperati. I neri d’africa sono tanti, troppi e, nei prossimi giorni, il numero è destinato a crescere vertiginosamente a causa dell’inizio della stagione agrumaria.

È proprio per questo che si sta lavorando (a rilento) alla costruzione della nuova tendopoli. Sono 44 le tende che saranno allestite nel nuovo campo. Dovranno ospitare circa 500 persone, ma gli immigrati, nella realtà, saranno molti di più. Comunque tanti. Proprio per questo, si dice che, la vecchia tendopoli, non sarà abbattuta e il dramma continuerà. Raddoppiato. Nel frattempo la politica tace, i politici latitano, le associazioni stentano. Almeno fino al prossimo selfie “postato” sui social alla prima manifestazione pubblica.


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Spiegatemi un motivo valido del perché non sarebbe giusto spaccare queste teste di cazzo negre!!!!!!

Patrick di Majan

 

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