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I COMPAGNI CREDONO DI POTER FARE QUELLO CHE VOGLIONO……..!!!!

settembre 29, 2016

da  IL  GIORNALE.IT

 

Chiesti 3 anni e un mese di carcere per lgnazio Marino

La procura di Roma ha chiesto 3 anni e un mese di reclusione per l’ex sindaco di Roma

 Tre anni e un mese di reclusione. Questa la richiesta di condanna arrivata dai pm per l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, accusato di peculato, falso e truffa nell’ambito di due diversi processi riguardanti il caso ‘scontrino-gate’ e il pagamento di consulenze per la sua onlus Imagine.

Nel processo, con rito abbreviato, in cui il Comune di Roma è parte lesa, si contesta a Marino di aver speso, tra luglio del 2013 e giugno del 2015, 12700 euro in ‘cene sospette’ con la carta di credito che aveva a disposizione in qualità di sindaco di Roma. Secondo gli inquirenti, tali cene sono state consumate “generalmente nei giorni festivi e prefestivi, con commensali di sua elezione, comunque la difformi della funzione di rappresentanza dell’ente”. I ristoranti preferiti dall’allora sindaco erano a Roma, ma anche in altre città come Milano, Genova, Firenze e Torino.

Marino avrebbe, inoltre, impartito “disposizioni al personale addetto alla sua segreteria affinché formasse le dichiarazioni giustificative delle spese sostenute per le cene, inserendovi indicazioni non veridiche tese ad accreditare la natura ‘istituzionale’ dell’evento, ed apponendo in calce alle stesse la sua firma”. Queste le motivazioni addotte dal pm Roberto Felici nella sua richiesta di condanna per l’ex sindaco della Capitale che avrebbe persino indotto il personale della segreteria del Campidoglio a “redigere atti pubblici attestanti fatti non veri e recanti la sua sottoscrizione apocrifa”. Per quanto riguarda l’inchiesta sulla onlus Image, di cui Marino è stato fondatore e presidente e che coinvolge anche tre persone, l’ex sindaco è accusato di aver creato un danno patrimoniale di 6000 euro all’Inps per il mancato versamento degli oneri contributivi.


Niente fatture e spese fuori controllo L’accoglienza finisce sotto accusa

L’idea di Fdi della Toscana: “Un sistema non più accettabile”

Una legge per controllare come spende i soldi pubblici il sistema dell’accoglienza ai migranti.

La proposta di legge parlamentare «taglia-business», di iniziativa regionale, arriva dal capogruppo di Fdi nel consiglio regionale toscano Giovanni Donzelli. E mira a rendere più trasparente un settore che muove cifre importanti e grandi interessi, obbligando chiunque si occupi di offrire vitto, alloggio e attività agli immigrati a rendicontare tutte le spese sostenute. Perché, spiega Donzelli, oggi non va esattamente così. «Secondo le regole attuali – spiega l’esponente di Fratelli D’Italia – i soggetti che gestiscono gli immigrati non devono giustificare come hanno speso i soldi pubblici ricevuti: niente fatture, niente scontrini, niente dettaglio di spese». In pratica, prosegue Donzelli, «la legislazione di cui si avvalgono le Prefetture per i bandi è ancora oggi quella predisposta venti anni fa per l’emergenza sbarchi in Puglia». In altre parole, con le dimensioni che ha assunto oggi il fenomeno e con l’incremento dei flussi migratori, il sistema «non è accettabile – prosegue il capogruppo toscano di Fdi – e permette a tanti, a partire dalle cooperative, di vederlo come un mare d’oro in cui tuffarsi. Siamo convinti che chiedere trasparenza sia doveroso e servirà anche a limitare il fenomeno degli sbarchi incontrollati in Italia».

Di certo, se dovesse andare in porto, la proposta di legge di Fratelli D’Italia va a toccare una gallina dalle uova d’oro, un business colossale e non sempre trasparente e limpido, come è emerso brutalmente con l’inchiesta Mafia Capitale e con le ormai celebri intercettazioni del «ras delle coop» Salvatore Buzzi, il capo della «29 giugno» che si vantava di fare più soldi con gli immigrati di quanti ne avrebbe guadagnati con il traffico di droga.

Il giro d’affari del business migranti, spiega ancora Donzelli, «secondo le stime toccherà nel 2016 la cifra di quattro miliardi di euro: è un business pazzesco e non è pensabile continuare a vivere in un sistema che, come ben sappiamo, ha già provocato numerosi danni all’erario e inchieste giudiziarie. Crediamo che sia urgente intervenire». Anche per appianare le incomprensibili differenze tra la produzione documentale richiesta a un’azienda che, in altri settori, riceva soldi pubblici per un progetto di qualsiasi tipo (che dovrà giustificare le spese sostenute per il personale, per strumenti e attrezzature, per affitti e licenze, per gli investimenti eccetera) e le carte richieste, invece, a chi si occupa di accoglienza. Nell’ultimo caso, sottolinea l’esponente di Fdi, il soggetto può limitarsi a comunicare unicamente il numero delle persone che verranno accolte. Se invece la legge proposta da Fdi dovesse essere approvata, chi si occupa di migranti dovrà fornire i giustificativi per ogni singolo euro di fondi pubblici ricevuto per l’accoglienza.

La proposta di legge che impone la rendicontazione agli operatori del settore dell’accoglienza può anche essere sottoscritta con una petizione online all’indirizzo http://www.leggeimmigrati.com, che contiene anche informazioni sul business dell’accoglienza e aggiornamenti sull’iter della proposta di legge.

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