Skip to content

TUTTI I PAESI NON GOVERNATI DA IDIOTI PREDILIGONO I PROPRI CITTADINI !!!!

26 settembre 2016

da  IL  GIORNALE.IT

 

La Svizzera non ci vuole: “Prima noi, poi gli italiani”

Per 6 ticinesi su dieci chi vive nel territorio deve avere precedenza sul lavoro. Gentiloni: “Rapporti a rischio”

 Il Ticino ha detto sì schierandosi, una volta ancora, contro l’invasione dei frontalieri, quei confinanti italiani che, giornalmente, in particolare dalle province di Como e Varese, intasano le strade svizzere con 62mila e rotte presenze pur contribuendo è innegabile – alla crescita economica del Paese.

L’iniziativa «Prima i nostri!» approvata ieri con un netto ma non nettissimo 58% (e con oltre il 60% a Lugano), è stata lanciata ancora una volta dal partito di destra Udc – sostenuto in maniera decisa e decisiva dalla Lega dei Ticinesi. Gli iniziativisti vogliono (o meglio, vorrebbero, perché l’attuazione si annuncia assai complessa) fissare nella Costituzione ticinese i principi legati al testo «contro l’immigrazione di massa» approvato, in votazione federale, il 9 febbraio 2014. Si chiede, in particolare, una «preferenza indigena» e la «impedendo licenziamenti per sostituzioni discriminatorie fra manodopera indigena ed estera e intervenendo contro le sensibili diminuzioni salariali causate da un afflusso incontrollato di manodopera italiana. Sebbene il Canton Ticino goda attualmente di un tasso di disoccupazione basso (attorno al 3%, meno della media elvetica), i frontalieri lo ribadisce il voto di ieri – sono visti dalla maggior parte della popolazione come una minaccia. E questo sebbene i politici dell’intero arco costituzionale (destra populista compresa), imprenditori e sindacati li ritengano importanti per l’economia, anche per il loro costo minore rispetto ad un lavoratore indigeno. In Italia le reazioni al voto non si sono fatte attendere: «Senza libera circolazione delle persone i rapporto tra Svizzera e Ue sono a rischio» ha detto duro il ministro degli esteri Paolo Gentiloni. E il governatore lombardo Maroni sula sua pagina facebook: «Il Canton Ticino ha votato per bloccare l’ingresso a decine di migliaia di lavoratori lombardi (LAVORATORI, non immigrati clandestini): accettiamo l’esito del referendum, naturalmente, ma vigileremo perché ciò non si traduca in una lesione dei diritti dei nostri concittadini lombardi o (peggio) nella introduzione di discriminazioni o violazioni delle norme che tutelano i nostri lavoratori. A partire da domani, dunque, la Regione Lombardia predisporrà le adeguate contromisure per difendere i diritti dei nostri concittadini LAVORATORI».E l’europarlamentare di Forza Italia: «Se la Svizzera sceglierà il declassamento dei lavoratori frontalieri, l’Ue dovrà bloccare e sospendere tutti gli accordi di carattere amministrativo, economico e commerciale di cui anche la Svizzera ha ampiamente beneficiato in questi anni. O la reciprocità è reale, o le porte dell’Europa si devono chiudere per chi pensa solo di ricevere e non dare».

Ma ora, cosa succederà all’atto pratico per i frontalieri italiani? A corto termine nulla, e forse nemmeno più avanti. Perché come ha ribadito anche il governo ticinese – «vi saranno intralci di applicazione per il testo proposto e, questo, a causa di un problema di armonizzazione con le leggi federali che il Cantone è tenuto a rispettare». E il precedente del 9 febbraio 2014 è lì da vedere: quel giorno la volontà popolare aveva detto che il 50,3% degli elettori a livello nazionale e ben il 68,2% in Ticino avevano accolto l’iniziativa «Contro l’mmigrazione di massa», ma quella volontà, a due anni e mezzo di distanza, è rimasta lettera (quasi) morta, tanto che probabilmente nel 2017 verrà attuata una versione decisamente più «light», senza tetti massimi e contingenti.


Cacciano chi è in regola, noi teniamo chi delinque

L’accoglienza a due facce. Siamo rimasti l’unicp Paese in Europa che apre le porte a tutti

La frontiera di Chiasso diventa un muro. Un confine invalicabile, come quelli di una volta, ma solo per i lavoratori italiani.

Quelli che tutte le mattine, spesso quando il sole dorme ancora, partono dalle loro case di Como, Varese, più in generale dalla Lombardia, e vanno di là per guadagnarsi uno stipendio. Non sono più graditi, gli svizzeri di lingua italiana non vogliono concorrenza fra i piedi, parlano di dumping sulle retribuzioni, di un mercato distorto e chiudono, o almeno ci provano, il lucchetto di Chiasso. Dopo la Brexit, qualcosa che le assomiglia almeno nel format: la Ticinexit, applicata gli operai e agli impiegati tricolori. Non certo agli immigrati, magari clandestini, perché quelli vengono già acchiappati al volo, è il caso di dirlo, dai droni e dalle guardie di frontiera per essere rispediti come pacchi di qua. A proposito, gli svizzeri votano per allontanare chi arriva con un’identità precisa, con i documenti in regola, con tanta voglia di fare e fare bene. Con il desiderio sincero di non macchiare l’immacolata tovaglia dell’ordine che regna fra Lugano e Berna. Noi italiani invece non possiamo dire una parola che sia una sulle politiche, perdipiù confuse e velleitarie, dell’assistenza, sui flussi che sfuggono di mano, sui profughi che si accampano sotto casa come in un suk, incrociano le braccia per mesi, se respinti rimbalzano indietro come palline da ping pong. I nostri connazionali non hanno voce in capitolo, non che ne abbiano molta di più su tanti altri temi, ma la frontiera dell’immigrazione da noi non esiste. È stata travolta. O funziona a intermittenza, poco e male. Si distingue poco, si prende tutto, ci si rassegna in fretta, si covano altrettanto celermente i bacilli del contagio razzista. Noi non siamo cittadini ma sudditi, dunque non si discute e poi, vuoi mettere, questa è un’emergenza. Anzi una tragedia. I migranti rischiano la vita, talvolta affogano nel Mediterraneo, sono nelle mani degli scafisti. I lombardi invece tagliano la barriera di Chiasso in auto, talvolta indossano giacca e cravatta e poi, conoscendo bene la particolare sensibilità rossocrociata, stanno pure attenti a suonare il clacson e a sfarettare con gli abbaglianti. Un comportamento ineccepibile, da lord del Galateo, ma che non basta quando gli svizzeri entrano in cabina, naturalmente dopo aver scrutato il portafoglio. Da Milano in giù queste sottili analisi non se le possono permettere: i clandestini, non gli immigrati regolari con tanto di occupazione e neppure i profughi, vengono espulsi dieci volte, ma non se ne vanno. Restano. Ed è già tanto se vengono processati quando entrano nelle case e rubano. Inimmaginabile che gli italiani possano esprimersi su un tema che li tocca così da vicino, semmai possono, anzi devono impugnare la matita per il famoso referendum costituzionale. Quello è un quesito da urne, non il lavoro o la criminalità e tutto il resto. Del resto l’Italia è in Europa e l’Europa accoglie, ma solo a casa nostra, tutti quelli che può ricevere. La Svizzera invece è fuori, anche se è incastrata in mezzo al Vecchio continente. E così i nostri vicini si attrezzano per sbatterci fuori, anche se abbiamo tutte le carte in regola. E siamo rispettosi fino alla virgola. Le nostre matite invece sono state spezzate.

Annunci

From → Uncategorized

Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: