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IO VOTERO’ NO ………… SENZA SE E SENZA MA !!!!

25 settembre 2016

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da  IL  GIORNALE.IT

 

Poteri del Senato, costi e nuove leggi Venticinque bugie sul referendum

Dai presunti risparmi di 500 milioni al superamento del bicameralismo perfetto: quello che il governo non dice sulla riforma Boschi

1 «Se non passa questa riforma non si faranno più riforme in Italia».

Se passa questa riforma per molto tempo non si potrà più modificare la Costituzione. Ogni modifica della Costituzione richiederà il voto di una Camera e di un Senato eletti con leggi completamente diverse, in tempi diversi, da soggetti diversi. Composti dunque verosimilmente da maggioranze diverse. Sarà la paralisi.

Non si potranno nemmeno rivedere i nostri rapporti con l’Europa necessitando anche su questo punto del voto congiunto di Camera e Senato.

2 «La riforma consentirà di risparmiare 500 milioni di euro che serviranno per reddito di cittadinanza o per aumentare le pensioni minime».

La Ragioneria dello Stato ha dichiarato che i risparmi certi saranno solo 50 milioni di euro circa. Inoltre, a fronte di questi modesti risparmi sarà necessario assumere ulteriore personale per svolgere i nuovi compiti di studio, controllo, verifica, proposta attribuiti al Senato. Con la nuova legge elettorale, che prevede il ballottaggio tra i partiti più votati, lo Stato spenderà 300 milioni di euro in più. Infine, Renzi ha introdotto con legge ordinaria ben 24mila nuovi assessori e consiglieri comunali con un costo enorme per l’erario. Le riforme di Renzi aumentano i costi della politica.

3 «La riforma supererà il bicameralismo ed eliminerà il Senato».

Il Senato potrà intervenire su qualsiasi disegno di legge chiedendo alla Camera di modificarlo, voterà tutte le leggi costituzionali, interverrà sui rapporti con l’Europa, approverà tutte le leggi riguardanti Comuni e Regioni, eleggerà membri del Consiglio superiore della magistratura, eleggerà due giudici costituzionali, darà pareri e farà proposte su molti argomenti.

4 «Il bicameralismo perfetto esiste solo in Italia».

Il bicameralismo perfetto, come quello che la riforma vuole abolire, esiste nelle due più grandi democrazie del mondo: negli Usa e in Svizzera. Il monocameralismo esiste invece in Cina, Corea del Nord, Arabia Saudita, Turchia, Indonesia.

5 «Con la riforma le leggi saranno approvate più velocemente».

Le statistiche dimostrano il contrario. Oggi le leggi finanziarie che introducono le riforme economiche più importanti si approvano mediamente in 50 giorni. Su argomenti come imprese e giustizia i tempi medi di approvazione delle leggi è di 46 giorni. Il decreto Svuotacarceri è stato approvato in soli 38 giorni. Con questa riforma, il solo passaggio al Senato (che potrà essere richiesto sempre da 1/3 dei senatori) potrà essere di 40 giorni e sarà preceduto da un tempo indeterminato alla Camera e sarà seguito da una seconda lettura alla Camera per discutere delle modifiche proposte dal Senato.

6 «La riforma semplificherà il procedimento legislativo».

L’attuale articolo 70 della Costituzione sulla funzione legislativa è composto da sole nove parole, il nuovo articolo 70 sarà composto da 451 parole. Oggi sono quattro i possibili percorsi legislativi, con la riforma saranno almeno otto mentre secondo alcuni costituzionalisti sarebbero nove e secondo altri addirittura dieci o più, a dimostrazione di come la confusa e frammentaria formulazione delle norme impedisca persino di individuare con precisione tutti le possibili procedure.

7 «La riforma risolverà molti conflitti».

La riforma è viziata da: genericità e ambiguità delle espressioni utilizzate, ricorso eccessivo alla tecnica del rinvio, presenza di contraddizioni e incongruenze, approssimazione e incompletezza. Il risultato è un testo con molte lacune normative, che scatenerà conflitti istituzionali e molteplici dispute interpretative.

8 «La riforma favorisce la governabilità».

Su 63 governi in 70 anni di repubblica solo due sono caduti per la mancata maggioranza al Senato. Quando ci sono stati intoppi sono venuti sempre dalla Camera.

9 «La riforma costituzionale è democratica».

Il Senato non sarà più eletto dai cittadini ma sarà nominato dai consiglieri regionali. Addirittura il 5% dei senatori sarà nominato dal presidente della Repubblica. Il Trentino Alto Adige e la Val d’Aosta insieme avranno circa la metà dei senatori della Lombardia con un decimo della popolazione. Il governo potrà chiedere al Parlamento di modificare o abrogare ogni legge regionale politicamente sgradita. La legge elettorale connessa alla riforma consentirà anche ad una modesta minoranza magari con solo il 30% dei voti al primo turno, di ottenere il 54% dei seggi. In virtù di questo premio enorme, presidente della Repubblica e Corte costituzionale saranno nelle mani di questa falsa maggioranza.

10 «La riforma elimina le Province».

Le Province sono già state riformate con la legge Delrio, e i costi sono stati scaricati su Regioni e Comuni. Inoltre non è esclusa la possibilità che le province possano essere previste dalla legge ordinaria.

11 «La riforma consentirà di fare più leggi».

L’Italia è il paese in Europa con più leggi. Il Parlamento approva tre volte le leggi di Spagna e Gran Bretagna e due volte le leggi della Francia. Più leggi si approvano e minore è la libertà dei cittadini. Abbiamo bisogno di leggi più meditate, e meglio scritte, non abbiamo bisogno di più leggi.

12 «La riforma semplifica i rapporti con le Regioni».

Il contenzioso fra Stato e Regioni nato all’indomani della riforma del 2001 è stato in gran parte superato dalla giurisprudenza della Corte costituzionale che ha impiegato 15 anni per chiarire quei rapporti. La riforma, contraddittoria e scritta male, riaprirà il contenzioso generando nuovo caos. L’utilizzo di espressioni generiche come «lo Stato ha legislazione esclusiva circa le disposizioni generali e comuni» su governo del territorio, istruzione, università, politiche sociali, tutela della salute ecc., creerà nuovi conflitti con le Regioni e paralisi decisionale. Cosa si intende infatti per «disposizioni generali e comuni»?

13 «Abbiamo bisogno di una riforma comunque essa sia per rinnovare l’Italia».

Abbiamo bisogno di riforme fatte bene, che servano realmente. Abbiamo bisogno di riformare la giustizia, di modificare a nostro vantaggio i rapporti con l’Europa, di un vero federalismo fiscale, di accorpare le Regioni facendo risparmiare miliardi allo Stato, di introdurre norme anti ribaltone per impedire che la volontà degli elettori venga calpestata, di consentire al premier di nominare e dimettere i ministri per non subire più mille ricatti, di tutelare maggiormente la libertà di intraprendere, i legittimi guadagni e la proprietà privata nei rapporti con il fisco e di tanto altro ancora. Non abbiamo bisogno di riforme inutili fatte solo per acquistare consenso demagogico, legittimazione e più potere.

14«Questa riforma rispecchia la volontà degli elettori».

Questa riforma è stata votata da un Parlamento giudicato illegittimamente eletto dalla Corte Costituzionale, che doveva occuparsi solo della ordinaria amministrazione, ed è passata solo grazie al voto decisivo di 150 parlamentari eletti nelle file dell’opposizione.

15«La riforma è l’ultima spiaggia per l’Italia».

Se questa riforma verrà bocciata, finalmente la parola potrà passare al popolo. Proponiamo fin da subito una assemblea costituente eletta da tutti gli italiani che abbia il compito di affrontare le vere, grandi riforme necessarie per rendere più moderno e competitivo il nostro Paese.

16 «Questa riforma la chiedono l’Europa e gli investitori stranieri».

Gli investitori chiedono meno tasse, meno lacci e lacciuoli burocratici, una giustizia civile più veloce. Tutto questo si fa con leggi ordinarie. Il boom economico degli anni ’60 si realizzò con questa Costituzione. Il paese più ricco al mondo, la Svizzera, e il paese più potente al mondo, gli Usa, hanno un bicameralismo paritario.

17 «Questa riforma scongiura ogni conflitto istituzionale fra Camera e Senato».

Si guardi ad esempio l’articolo 70, comma 6, che per risolvere gli eventuali problemi relativi alla scelta del procedimento legislativo bicamerale o monocamerale, si affida alla decisione presa «d’intesa» tra i presidenti delle Camere «secondo le norme dei rispettivi regolamenti». Ma cosa succederà se i Presidenti di Camera e Senato non troveranno alcuna intesa? Cosa potranno stabilire al riguardo i regolamenti? E quale sarà l’organo deputato a dirimere in via definitiva il conflitto di competenza tra Camera e Senato?

18 «La riforma è completa ed esaustiva».

La riforma contiene un numero impressionante di rinvii a future leggi; si tratta di rinvii concernenti profili sostanziali delle nuove norme costituzionali, che dunque risultano incomplete nel loro contenuto essenziale (come accade per l’articolo 57, riguardante nientemeno che la composizione del Senato).

19 «La riforma disegna in maniera chiara la composizione del nuovo Senato».

L’articolo 57 fornisce indicazioni frammentarie, contraddittorie e difficilmente conciliabili: si tratta di principi palesemente incongruenti che non si comprende come potranno essere coordinati dalla legge bicamerale di rinvio.

20 «I senatori non percepiranno più alcuna retribuzione».

La riforma elimina solo l’obbligo costituzionale di riconoscere loro una indennità. I senatori avranno una diaria, il rimborso delle spese di viaggio, vitto, alloggio e di segreteria. Inoltre, essendo i futuri senatori sindaci e consiglieri regionali, non potranno conciliare gli impegni in Senato e quelli nella loro sede.

21 «La riforma è urgente perché l’economia non cresce».

La riforma entrerà in vigore soltanto dopo le elezioni del 2018. Non c’è quindi urgenza.

22 «La riforma rafforza la partecipazione diretta dei cittadini».

Le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare salgono da 50.000 a 150.000 senza alcuna garanzia che questi disegni di legge siano considerati dal futuro Parlamento, ci si limita a rinviare a futuri e indeterminati regolamenti parlamentari. Circa poi i referendum propositivi e di indirizzo l’articolo 71 comma 4 rinvia addirittura ad una futura legge costituzionale per la loro definizione. Una autentica presa in giro.

23 «La riforma elimina i privilegi delle Regioni».

Le Regioni più privilegiate, e più spendaccione, cioè quelle autonome, conserveranno intatti tutti i loro privilegi e i loro poteri.

24 «La riforma ridurrà gli sprechi delle Regioni».

Fra 1999 e 2015 la diminuzione di personale è stata più marcata in Regioni, Province e Comuni che nelle amministrazioni centrali. Una ricerca di Unimpresa ha chiarito che negli ultimi due anni il debito di Regioni e Comuni è calato di ben 15 miliardi, quello delle amministrazioni centrali è salito invece di ben 100 miliardi e continua a salire.

25 «La riforma attribuisce al Senato funzioni specifiche e ben delimitate».

L’articolo 55 comma 4 si limita a disporre che «Il Senato della Repubblica () esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica», senza fornire alcuna indicazione in merito all’attuazione di una simile petizione di principio. Quale può essere l’effettivo contenuto delle prescritte «funzioni di raccordo»? Quali saranno le modalità con cui esse verranno esercitate? L’attuale sistema delle Conferenze Stato-Regioni deve ritenersi superato? Una simile approssimazione e superficialità possono aprire a pericolose conseguenze, soprattutto nell’ambito dei rapporti interistituzionali dove, quando i confini delle attribuzioni e dei compiti risultano incerti, si possono facilmente sviluppare prassi inattese e tutt’altro che efficienti.

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