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HAI I GIORNI CONTATI……… PAGLIACCIO !!!!

24 settembre 2016

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da  IL  GIORNALE.IT

 

Renzi tradisce l’italiano in cambio di un “Sì” del partito rosso tirolese

Il patto segreto tra il premier e la Svp per definire i toponimi solo in lingua tedesca

«Italiano? No grazie». Sentirsi sbattere la porta in faccia nel proprio Paese è una sensazione a cui gli italiani si stanno pian piano rassegnando.

Se poi questo processo di accanimento terapeutico contro l’italianità si traduce in un tentativo di pulizia linguistica che parte dal lontano Alto Adige, non importa, tanto lì è Italia «ma anche, no».

La storia che si sta consumando nella provincia di Bolzano, come racconta Il Tempo, dove il governo Renzi è sceso a patti con l’Svp (La Südtiroler Volkspartei, ovvero il partito della comunità tedesca e ladina altoatesina) con l’offerta della cancellazione del bilinguismo dai toponimi in cambio del Sì al referendum, è qualcosa da far rabbrividire.

Eppure è attualità. La cancellazione dei nomi italiani di monti, vallate, laghi, malghe, alpeggi, località sparse è un chiodo fisso da almeno trent’anni per la Svp: nomi italiani, quindi fascisti. Un’equazione paranoica. Fascisti lo sarebbero perché il primo decreto dello Stato che li recepì nella piena ufficialità risale al 1923. Un vizio originale che pesa ancora ma che fa arrabbiare la maggioranza degli Italiani che risiedono in provincia e che con quei nomi sono cresciuti: ciascuno di essi rappresenta una storia dell’infanzia, un’escursione in montagna, un pranzo con la famiglia o un ricordo, bello o brutto che sia. Questo è la toponomastica, ovunque. Anche in Alto Adige.

La Svp però la vorrebbe in massima parte solo tedesca: l’hanno chiamata pulizia linguistica, qualcuno azzarda «etnica». Di fatto sarebbe lo sradicamento dell’identità di una intera Comunità. Il via libera è venuto direttamente da Roma, governo Renzi. Sinora tutti i governi di ogni colore avevano resistito alle moine del partitino altoatesino. Quello Monti era anche ricorso alla Corte Costituzionale contro una legge provinciale approvata in tutta fretta nel 2012 che voleva tentare il colpo di mano. La sentenza era attesa il 4 ottobre. Sentenza scontata di riconferma di principi statutari (e lo Statuto di Autonomia ha rango costituzionale) del bilinguismo assoluto.

La Provincia ha competenza in materia di toponomastica, disciplina lo Statuto ma, specifica, «fermo restando l’obbligo di bilinguità». Quindi è ovvio che la Corte costituzionale il 4 ottobre non poteva che ribadire l’intangibilità del principio.

Come per l’Italicum però a sorpresa (ma nemmeno troppo) la Consulta ha deciso di non pronunciarsi, rinviando di qualche mese, concedendo tempo e vantaggio al governo per stringere l’accordo dello scandalo con la Svp. A denunciare la vicenda è Alessandro Urzì, consigliere regionale del Trentino Alto Adige e consigliere della provincia di Bolzano. «Il gioco è chiaro ci spiega – i voti dei disciplinati elettori Svp per il Sì alla riforma in cambio della rinuncia da parte di Renzi a opporsi alle manovre di pulizia linguistica».

Domani, incassato il rinvio della udienza della Consulta, si riunisce la Commissione paritetica Stato/Provincia (i nominati rispondono a Pd e Svp) che fisserà con norma di attuazione dello Statuto – di rango costituzionale, senza dovere scomodare Parlamento e in una contrattazione privata con il Governo – i principi grazie ai quali l’operazione di riduzione del numero di nomi italiani sarà possibile.

Intanto la Svp ha già presentato il suo disegno di legge provinciale in cui c’è scritto che tutto il patrimonio di nomi in italiano oggi esistente ed ufficiale sarà rivisitato. Tradotto: non ci saranno zone di protezione.

Scontato l’esito, anticipato da un accordo segreto fra l’ex presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder e l’ex ministro Graziano Delrio in cui si elencavano impietosamente i nomi italiani da cancellare: la spugna è già bagnata e domani turisti e residenti non troveranno più probabilmente né la Vetta d’Italia lungo la cresta di confine con l’Austria (si rassegnino a chiamarla Glockenkarkopf) né, fra le centinaia di nomi pronti al colpo di mannaia, la Malga dei buoi (Ochsenalm). Ma chi se ne importa dell’identità e dignità italiana, per Renzi conta solo vincere il referendum.


Referendum truffa. Il quesito scritto dai banca Etruria

Un presidente del Consiglio e il suo ministro per le Riforme non hanno il diritto di imbrogliare i cittadini in modo così smaccato

Passino le bugie, le promesse non mantenute, le sceneggiate sui palcoscenici internazionali per mascherare i fallimenti.

Ridicolo, ma ci può stare per disperazione, spacciare una crescita dello 0,7 per un successo (la Spagna, per esempio, cresce del 3). Gli italiani ci hanno fatto l’abitudine al Renzi venditore di fumo, semplicemente non fanno più caso a ciò che dice. Ma la truffa no, un presidente del Consiglio e il suo ministro per le Riforme non hanno il diritto di imbrogliare i cittadini in modo così smaccato.

Mi riferisco al quesito che hanno deciso di stampare sulla scheda che troveremo nelle urne dell’imminente referendum sulla riforma del Senato. Che reciterà (faccio una sintesi): «Vuoi tu ridurre il numero dei parlamentari e diminuire i costi della politica?». Chiunque, a una simile domanda non può che rispondere: sì, certo. Ma non è così. Mi spiego. Sarebbe come se ci chiedessero: «Vuoi pagare meno tasse?», senza dirci che se diciamo «sì» ci tolgono la pensione e dimezzano lo stipendio. Oppure. «Vuoi bene alla mamma?», evitando di avvisarci che parallelamente tolgono la mutua a tutta la famiglia.

Avremo modo di spiegare, in maniera documentata e dettagliata, nelle prossime settimane, perché votando «sì» non solo non cambierà un bel niente ma ci ritroveremo ancora più sudditi di uno Stato ingordo, padrone e invadente. Per ora ci limitiamo a mettervi in guardia da un premier e da un governo di truffatori che usano, come hanno fatto i loro amici e parenti con le banche (il caso Etruria spiega molte cose) metodi spregiudicati con cittadini indifesi in quanto sprovveduti in materia e in buona fede.

Ad affidare il nostro destino al duo Renzi-Boschi rischiamo la stessa fine di chi ha affidato i suoi risparmi alla Etruria, banca di famiglia. Le riforme vanno fatte, eccome. Ma non questa, non così, non con trucchi e imbrogli, non prendendoci in giro. E non è neppure vero che «meglio poco di niente» se quel «poco» peserà come un macigno sulle libertà politiche e sulle regole della democrazia. Ma soprattutto mi rifiuto di farmi prendere per il naso da Maria Elena Boschi, che serafica ieri ha spiegato: «La domanda referendaria è esattamente il titolo della legge». Senta, bella signora, chi ha scritto quel titolo guarda caso proprio in quel modo truffaldino? Buon sangue non mente, ma mi creda: ai Boschi abbiamo già dato.

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