Skip to content

IL P D E LA SINISTRA SONO UNA CALAMITA’ PER L’ ITALIA !!!!

settembre 23, 2016

Il Partito Democratico, assieme alla sinistra in genere, ha rovinato l’ Italia in neanche un lustro e la n° 2 del P D, Debora Serracchiani, governa il FVG e in 3 anni ha già massacrato il Friuli……….. a posto siamo, almeno fino al 2018, poi, auspico che i Friulani aprano gli occhi!!!!

Patrick di Majan

14448985_10208730812845826_6963797583185109546_n

14232472_1090591921025354_1072095206319887412_n

14441022_660705560759797_8132230089448148100_n

 

da  IL  GIORNALE.IT

 

L’Istat taglia il pil e gela Renzi: crescita più bassa del previsto

Rivista al ribasso dello 0,1% la stima del pil. Ora Renzi aprirà “ufficialmente” la partita con Bruxelles sulla flessibilità. Ma rischia di perderla

Si gioca tutto sullo zero virgola. E proprio a questi decimali è appeso il futuro del nostro Paese.

Sebbene Matteo Renzi continui a sbandierare ottimismo, i dati economici nazionali dicono l’esatto contrario. Nel bollettino presentato oggi l’Istat ha, infatti, rivisto al ribasso le stime del pil che nel 2015 è cresciuto dello 0,7% e non dello 0,8% come precedentemente previsto a marzo. Per il premier è l’ennesima doccia ghiacciata perché la mancata crescita dello 0,1% si traduce inevitabilmente in buchi da riempire con l’immimente manovra economica.

L’istituto di statistica ha rivisto nel complesso i dati del pil degli ultimi anni, riducendo in particolare la stima per il 2015 da +0,8 a +0,7 per cento. Nel 2015 il pil ai prezzi di mercato è risultato pari a 1.642.444 milioni di euro correnti, con una revisione al rialzo di 6.072 milioni rispetto alla stima precedente. Per il 2014, invece, il livello del Pil è risultato rivisto verso l’alto di 8.497milioni di euro. “Sulla base dei nuovi dati – ha reso noto l’Istat – il pil in volume è cresciuto nel 2014 dello 0,1%, con una revisione al rialzo di 0,4 punti percentuali rispetto alla diminuzione di 0,3 punti percentuali stimata a marzo”.

Non è il primo dato economico che va di traverso a Renzi. Nelle ultime settimane le stime negative si stanno inanellando una in fila all’altra. Solo nei giorni scorsi, infatti, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni aveva registrato una diminuzione dello 0,4% congiunturale, che segue l’aumento dell’1,2% registrato il mese precedente. Al governo non resta ora che mettere nero su bianco il peggioramento del quadro macroeconomico e aprire “ufficialmente” la partita con Bruxelles sulla flessibilità per il 2017 (di fatto già avviata da tempo) da cui dipenderà l’entità della manovra che dovrebbe attestarsi tra i 25 e i 30 miliardi. Il negoziato con la Ue appare da subito in salita considerando che le distanze tra le richieste italiane e le posizioni comunitarie restano ampie, come è emerso chiaramente anche al vertice di Bratislava.

La Nota di aggiornamento al Def, alla fine, sarà presentata a ridosso del termine del 27 e non più questa prossima settimana come annunciato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nei giorni scorsi. Al Mef hanno preferito attendere prima i dati dell’Istat sui conti nazionali 2015 definitivi. Il 26 è già fissata una riunione del Consiglio dei ministri che dovrà stabilire la data del referendum costituzionale ma non è ancora chiaro se quella sarà l’occasione per presentare anche l’aggiornamento delle stime macroeconomiche o alla fine si aspetterà l’ultimo giorno utile, appunto il 27.


Sondaggio amaro per Renzi: cala la fiducia degli italiani

Il governo non se la passa molto bene: in appena sette giorni la fiducia verso il premier cala di un punto

Cala di un punto, in sette giorni, la fiducia in Matteo Renzi (31%) e nel governo (29%), secondo l’Istituto Ixè, in un sondaggio illustrato ad Agorà (Raitre).

Tra i leader politici, al comando c’è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il 53%. Tra gli altri: Di Maio 23%, Grillo 22%, Parisi 20%, Salvini 18%.

Nelle intenzioni di voto si registra una flessione per tutti i principali partiti. Il Pd, in una settimana, passa dal 32,6% al 32% (-0,6%), mentre M5S e Lega Nord perdono mezzo punto, assestandosi al 28,1% e 12,5%.

Nonostante le polemiche per le Olimpiadi il sondaggio evidenzia che gli elettori M5S promuovono il sindaco di Roma, Virginia Raggi, tre mesi dopo l’elezione. Dovendo esprimere un voto da 0 a 10, infatti, la media espressa è stata del 6,8. Di poco sotto (5,9) il voto assegnato dagli elettori totali. Ma il resto degli italiani cosa pensa delle Olimpiadi? Secondo Ixè il 58% direbbe sì ai giochi. L’amministrazione comunale di Roma, però, ormai ha deciso: i Giochi non si faranno.


Ecco la scheda del referendum-truffa

Renzi ufficializza il quesito: uno slogan elettorale concepito soltanto per rispondere “Sì”

 Né più, né meno, che uno slogan elettorale. Ieri a Otto e Mezzo (e su Twitter) il premier Matteo Renzi ha calato l’asso di picche, presentando il quesito che verrà posto agli italiani al prossimo referendum costituzionale e stampato, quindi, sulle schede elettorali.

Una domanda che sembra scritta a tavolino da Luca Lotti e Maria Elena Boschi, una sera d’agosto, davanti a un buon calice di Brunello di Montalcino. Curioso, peraltro, che il domandone in questione sia stato svelato dal presidente del Consiglio con tutto questo anticipo, visto che ad oggi non si conosce ancora la data del voto, ma che ieri in trasmissione ha circoscritto in un periodo che va da fine settembre a fine anno. Un bell’aiutino.

Domanda secca, semplice e chiara, raccolta in appena sei righe, di facile lettura e comprensione. Tutto il contrario, insomma, del testo dell’articolo 70 della Costituzione che passa da 9 a 439 parole e che, come gli ha fatto ben notare Marco Travaglio, «non è scritto in italiano ma in ostrogoto». Con i piedi, insomma.

Ma dentro le urne Renzi, invece, ha tutto l’interesse a farsi capire al volo, ed è per questo che ha attivato la modalità chiarezza e trasparenza per cercare di rendere più facile la vittoria del «Sì» e meno facile la sua dipartita politica. Una frase bella, chiara e pulita che recita: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione». «Sì» o «No»? Una domanda fatta e plasmata apposta per farsi rispondere «Sì», naturalmente. Davanti a un simile quesito solo un idiota si sognerebbe di dire «No». Se non fosse che si tratta del solito gioco di prestigio che nasconde una serie di tranelli (uno per tutti quello che i parlamentari non verranno affatto ridotti ma solo sostituiti in Senato con sindaci e presidenti di Regione).

Quando, invece, il premier sperava in un altro esito o nonaveva messo nel piatto della bilancia il suo futuro politico, come nel referendum di aprile sulle trivelle, la domanda era formulata in un burocratese stretto e incomprensibile. La solita zuppa alla Renzi.


La Boldrini tarocca il sondaggio e gli italiani diventano pro Ue

A dispetto di tutti i sondaggi fatti finora, quello promosso dalla presidente della Camera, Laura Boldrini diche gli italiani amano l’Ue e non vogliono muri

Gli italiani non sono euroscettici. A dispetto di tutte le rivelazioni demoscopiche fatte finora, per Laura Boldrini l’Italia ama ancora l’Europa ed è contraria ai muri.

È questo il risultato di un sondaggio online, promosso dalla Camera dei deputati, partito lo scorso febbraio e conclusosi a fine agosto, a cui hanno partecipato 10.500 persone. A elaborare le risposte del quesito sono stati chiamati sette ‘saggi (Pier Virgilio Dastoli, Tiziana Di Simone, Enrico Giovannini, Eva Giovannini, Simone Fissolo, Enzo Moavero Milanesi, Arianna Montanari) che presenteranno la loro relazione solo all’inizio del 2017. Dalle anticipazioni, però, si sa che “tre quarti dei partecipanti affermano che l’Europa ha portato dei vantaggi, tra i quali la libera circolazione delle persone, lo scambio culturale, pace e stabilità: questa è la risposta a chi dice che dopo Brexit dobbiamo fermarci e pensare solo alle questioni economiche, la nostra consultazione ci dice qualcosa di diverso”, ha spiegato la Boldrini nel corso della conferenza stampa tenuta insieme al presidente dell’Istat, Giorgio Alleva.

Un esito che lascia alquanto perplessi dato che l’Eurobarometro, l’indagine statistica periodica effettuata dal Parlamento europeo, dimostra che il 54% degli italiani non ha nessuna fiducia nelle istituzioni Ue e il 49% non si sente cittadino europeo. Per Swg, invece, la percentuale di italiani che credeva nei vantaggi legati alla permanenza nella Ue è passata dal 70% del 2002 al 20% di oggi. Un bon 52% si dichiara euroscettico. Per la società di Ilvo Diamanti il 60% degli italiani sarebbe favorevole alla chiusura delle frontiere, mentre per Demopolis i cittadini sfiduciati sono il 68%. Secondo Ipr Marketing il 58% degli italiani dubita che l’Unione abbia un futuro e uno su due ritiene attribuisce la recessione al rigorismo di Bruxelles. Per Ipsos Mori il 58% degli italiani vorrebbe un referendum per decidere se rimanere dentro l’Ue oppure uscirne come ha fatto il Regno Unito.

Allora perché il sondaggio realizzato dalla Camera è così diverso? Il problema è, come spiega Libero, che il dato principale è riferito alla percentuale ottenuta da una delle dieci possibili risposte al questi sui vantaggi dell’Unione Europea. L’opzione “nessun beneficio” ha ottenuto il 23%, ma i partecipanti potevano segnare fino a tre risposte per ognuna delle sei domande chiuse e perciò le percentuali finali sono sballate. Alla domanda ‘in cosa l’Ue è stata inadeguata?’, poi, l’opzione ‘in nessun settore’ è stata cliccata solo dal 2,6% degli utenti e quindi il 97,4% dei partecipanti ritiene la Ue inadeguata. Ma questo, la presidente, si è ben guardata dal dirlo.


“Basta critiche all’Europa”. Re Giorgio bacchetta Matteo

Napolitano non gradisce lo strappo di Bratislava coi leader Ue. E Renzi è costretto a inchinarsi all’ex capo dello Stato

Il prossimo anno rispetteremo le regole europee, anche quelle che non condivido e che non ho votato io.

Ma le spese per immigrazione e rischio sismico saranno fuori dal patto. L’ho illustrato a Juncker e credo che ci sia il consenso europeo», dice il premier Matteo Renzi. Che poi avverte: «Se si pensa di prendere in giro l’Italia su immigrazione e terremoto avete sbagliato destinatario». È la replica, indiretta, agli avvertimenti arrivati da Bruxelles, dal presidente della Commissione Ue Juncker.

«La flessibilità non c’era nei trattati europei – ricorda Renzi a Otto e Mezzo – Juncker ha legato a questo il suo programma. È stato di parola e noi l’abbiamo utilizzata. Rispettiamo le regole ma le regole Ue ci dicono che in presenza di eventi eccezionali si può utilizzare un margine diverso». E conclude: «Non stiamo chiedendo più flessibilità all’Europa, ma di cambiare la politica economica».

Non replica, invece, alle osservazioni arrivate ieri da Giorgio Napolitano, cui non è piaciuta l’intemerata europea di Renzi. E il presidente emerito che nominò il premier e benedisse il suo governo e la sua azione riformatrice lo rimbrotta, avvertendolo che «non si può fare da soli».

Intervistato dal Corriere della Sera, Napolitano riconosce che gli esiti del summit di Bratislava siano stati deludenti, ma alzare la voce con gli altri capi di governo – secondo l’ex capo dello Stato – non è produttivo. «Che si sia colta quest’ultima occasione di elusività e inconcludenza per dissociarsene come ha fatto il presidente del Consiglio italiano magari anche per comportamenti ritenuti scorretti nei nostri confronti, è pure comprensibile», dice, ma è ad altro che bisogna guardare.

E Napolitano illustra quella che a suo avviso è la strategia di politica europea che il governo dovrebbe seguire, indicandogli anche i punti di riferimento con cui fare sponda: più che i singoli governi, ognuno alle prese con le sue beghe interne, con il presidente della Commissione Juncker e con il capo della Bce Mario Draghi. La cui «lezione» di «misura e realismo» andrebbe seguita per avviare «un’opera di tessitura, urgente e delicata, di cui l’Italia deve farsi protagonista piuttosto che lasciarsi tentare dal fare da sola».

Non si sa se la lezione impartita da Napolitano sia stata accolta con deferenza o irritazione a Palazzo Chigi. Sta di fatto però che da quando l’allievo si è emancipato dal maestro, che del resto non è più al Quirinale, i rapporti tra i due si sono raffreddati. Il premier non ha apprezzato neppure un po’ quell’altra intervista in cui Napolitano criticava l’Italicum e in particolare quel che, a parere di Renzi, dell’Italicum è la chiave di volta per rendere governabile il paese, ossia il ballottaggio.

La parte più divertente di ieri a Otto e Mezzo sono state le scintille tra Renzi e Marco Travaglio, durante la registrazione della puntata della puntata. Si parla di Jobs Act e occupazione e il presidente del Consiglio sottolinea che «non è che se ti assumo poi sei sbattuto fuori», e il direttore del quotidiano, a Renzi che rimarca che quello creato «è lavoro a tempo indeterminato», rilancia con un «siete voi che fate danni». «Rispettabile, ma una sua opinione», controbatte Renzi che poi attacca: «Quello che è diminuito sono le copie vendute del Fatto quotidiano, non i posti di lavoro». Secca la replica del giornalista: «Non è così, le mando i dati. Pensiamo invece a quello che fate voi con i soldi dei cittadini».


Conduce il Tg1 col crocifisso. Polemiche e apprezzamenti in Rete

Marina Nalesso, busto del Tg1, ha condotto nei giorni scorsi il telegiornale indossando al collo un vistoso crocifisso. Polemiche in rete

Da alcuni giorni il web è in fibrillazione per la decisione di Marina Nalesso, busto del Tg1, che ha condotto nei giorni scorsi il telegiornale indossando al collo un vistoso crocifisso.

Non solo. Altre volte si è presentata con una medaglietta della madonna o del Volto di Gesù. Sul web sono scoppiate le polemiche. Ad attaccarla sono stati atei, musulmani e molti utenti della Rete. Il più duro negli attacchi è stato Silvio Viale, radicale, ateo ed è consigliere Pd a Torino.

La giornalista e il crocifisso

Eppure la Nalesso non si è fatta intimidere. E a FanPage ha dichiarato che lo fa “per fede e per dare una testimonianza”, anche se non può dire altro perché “a noi giornalisti Rai non è permesso rilasciare interviste senza l’autorizzazione dell’azienda”. Benedetta mamma Rai.

La giornalista conduce spesso il Tg delle 13.30 e quello delle 13.30. Sulla sua pagina Facebook sono arrivati anche messaggi di apprezzamento, ovviamente. Ma non sono mancate le critiche da parte di chi vorrebbe annullare ogni simbolo religioso dalla televisione. In Italia la Rai non ha mai assunto decisioni di questo tipo, come invece successo in altri Paesi. Come in Norvegia, dove lo Stato impedisce ai giornalisti di esprimere in alcun modo la propria fede religiosa.

cq3zndrxgaawcme

     Silvio Viale @Silvio_Viale

Anche oggi al l’arroganza di un al collo della conduttrice. @RaiUno @pdnetwork @UAAR_it

 

Advertisements

From → Uncategorized

Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: