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CHE SCOPERTA………. L’ HANNO CAPITO ANCHE I BAMBINI !!!!!

19 settembre 2016

da  IL  GIORNALE.IT

 

“Va detto, il caso di Ventimiglia è solo colpa di Alfano e del governo”

Mauro (Ppi): “È ora che si investano più risorse sulla sicurezza”

Sulla situazione di Ventimiglia l’ex ministro della Difesa, il senatore Mario Mauro (Popolari per l’Italia) non usa mezzi termini e attacca il governo: «È l’ora che Alfano e Renzi pensino alla sicurezza dei cittadini e a investire maggiori risorse per le forze dell’ordine».

Senatore, non pensa sarebbe l’ora che qualcuno ascoltasse le proteste degli agenti liguri?

«Riscontrare un deficit dell’attività di governo non è mai piacevole. La situazione di Ventimiglia è frutto precipuo di un errore madornale del governo Renzi, che è la firma dell’accordo Ue-Turchia per la chiusura della cosiddetta via balcanica. Non perché sia stato un errore, ma perché chiudendola senza negoziare la chiusura della via libica, è chiaro che la reazione dei nostri vicini europei è diventata tout court quella di trasformare l’Italia da Paese di passaggio a Paese di destinazione. È quindi evidente che la struttura di Ventimiglia, in questo momento, non solo dovrebbe svolgere le sue normali attribuzioni, ma dovrebbe essere concepita come uno snodo anche di interlocuzione significativa con l’amministrazione francese che sostanzialmente ha sospeso Schengen».

Qual è la soluzione che propone?

«Tanto per essere chiari, andrebbe potenziata quella struttura. Sono stato più volte sul territorio ligure durante l’estate e ho visto che andrebbero valorizzate e incrementate le stazioni dei carabinieri dei paesi che da Ventimiglia arrivano a Savona».

Al commissariato di Ventimiglia gli agenti lavorano in condizioni disumane. Qual è il messaggio che vorrebbe inviare ad Alfano?

«Che andrebbero verificate le condizioni della polizia e da quel punto di vista penso che il nostro governo, in questa circostanza in cui l’economia ristagna, ha certo il dovere di contenere i costi, cosa che peraltro non riesce a fare perché aumenta la spesa corrente e aumenta il debito. Quindi, atteso che stanno crescendo i costi, non si capisce perché questi costi non sono relativi alla sicurezza. Pertanto, chiedo che il ministro Alfano, ma più in generale il governo, venga in parlamento e ci spieghi come sta spendendo i soldi».

Questo caos è dovuto alla questione «immigrazione», che è un tema sempre più scottante. Come risolverebbe il problema?

«Devo dire che il governo Renzi non rappresenta un modello da questo punto di vista. Andavano quindi fatti accordi con i vicini dei libici, per esempio con egiziani e tunisini, visto che siamo stati capaci di dare 6 miliardi alla Turchia e dare loro soldi affinché ai confini si creassero dei campi profughi dove fare identificazione e verificare se veramente si tratta di rifugiati o meno. Questo aspetto è stato proposto dalle minoranze in Parlamento in modo chiaro, ma non è stato minimamente tenuto in considerazione e mi dispiace perché un governo dovrebbe preoccuparsi prima di tutto della sicurezza dei propri cittadini e non di farla spuntare al puntiglio di un ministro».


Ventimiglia lasciata sola Turismo al collasso e residenti esasperati

In un anno 30mila profughi sono venuti qui. Al quartiere Gianchette: “Ci usano come wc”

Diciamo che i ventimigliesi si dividono in tre categorie: chi li odia, chi li ignora, e chi li aiuta.

Non tanto il centro storico, al riparo dal fenomeno migratorio, ma è un quartiere, le Gianchette, quello che ha pagato e sta pagando lo scotto più alto. Al centro di questo rione c’è la chiesa di Sant’Antonio. Don Rito ha messo a disposizione dei profughi l’oratorio che prima era per i bambini di Ventimiglia, e la Caritas ha aperto un centro di accoglienza per donne (specialmente eritree) e i loro figli. Oggi qui dormono 120 persone (una quindicina di bambini, alcuni dei quali neonati), ma la capienza sarebbe di 50. Molti però preferiscono stare fuori, sotto le case dei cittadini. «I residenti si sono stufati di vedere i migranti dormire sotto le loro finestre o comunque in giro per la città. I cittadini chiedono che i profughi vengano trattati con decoro», dicono dal centro. Davanti a Sant’Antonio tanti eritrei e sudanesi bivaccano dopo aver mangiato alla Caritas e in molti vanno a dormire ancora sul greto del fiume Roia e nella «pinetina». Il problema è che la maggior parte di chi arriva non vuole farsi identificare, così, dopo essere stati accolti per qualche giorno, tornano in giro per la strada, lungo la ferrovia, sul cavalcavia, parzialmente senza marciapiede. «Un problema anche vederli di notte nelle zone senza illuminazione fuori dal centro», dice un tassista.

Mesi fa alle Gianchette si sono toccate mille presenze. Mille profughi in mezzo a duemila residenti. «La tensione era palpabile – racconta Dino Durando, operatore Caritas della diocesi di Sanremo -. I moduli abitativi del centro di accoglienza della Croce Rossa non bastano e molti decidono ancora di dormire dove capita finché la polizia non decide di rastrellarli e portarli via». Oggi va meglio, ma la situazione non si è ancora ristabilita. Soprattutto per il rumore e per la puzza che sale nelle case. Il 25 luglio i cittadini residenti nel quartiere si sono riuniti in un Comitato di quartiere per ridare dignità alla zona. «Parecchi residenti, rientrando a casa dopo una giornata di lavoro – dicono dal quartiere -, si trovano sotto ai propri balconi, un centro con 120 migranti. Un bel modo per riposare. E nel tunnel accanto al cimitero c’è una puzza insopportabile di pipì. Lo hanno preso per un wc».

Ventimiglia è sola. Costretta a provvedere ai migranti perché gli altri comuni liguri non accettano di ospitare nessuno. Ma ai profughi non basta un piatto di pasta, a loro servono anche bagni, docce e visite mediche serie. «Quello che sopportiamo ogni giorno non è proprio un bello spettacolo da vedere – dice un passante su via Tenda nei pressi della parrocchia – Noi paghiamo le tasse per ricevere questo trattamento?».

Considerato che nell’ultimo anno sono transitati di qui oltre 30mila profughi, le istituzioni insistono perché Ventimiglia continui ad accogliere immigrati, sostenendo che è una tappa obbligata per loro. E che poi se ne andranno. Ma non è così: la frontiera non la oltrepasseranno mai e così rimangono in città senza sapere dove andare e cosa fare. I francesi non accettano profughi dall’Italia e quelli che provano a forzare la frontiera sulla ferrovia o in autostrada, vengono rispediti indietro.

Questa emergenza sociale ha anche portato un grave danno all’immagine ed all’economia della città. Il turismo è diminuito del 60 per cento e numerosi esercizi hanno chiuso. Tra un mese cesseranno l’attività anche altri quattro storici negozi di Ventimiglia.


Il Coisp ad Alfano: “Basta bugie, situazione al limite in tutta Italia”

Per il sindacato di polizia Ventimiglia non è un caso isolato

Non si placa la polemica tra la polizia di Ventimiglia e il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che l’altroieri aveva provato a ridimensionare la situazione di emergenza cronica in cui le forze dell’ordine sono costrette a lavorare nella cittadina ligure.

Franco Maccari, segretario generale del Coisp (sindacato indipendente di polizia) non usa mezze misure: «Invece di salvare la faccia e la dignità ammettendo come stanno le cose preferisce insistere con le sue bugie, e così finisce per esacerbare gli animi di chi svolge servizi che ci costano sacrifici inenarrabili che compiamo fino a schiattare. E purtroppo non è un modo di dire…».

Maccari si riferisce alla grave situazione in cui versano gli uffici del commissariato di Ventimiglia a causa dell’emergenza immigrazione e rispetto alla quale il ministro Alfano ha parlato di situazione «a tempo» per la quale «si starebbero cercando non si sa bene quali soluzioni». Il leader del Coisp è un fiume in piena: «Sono anni che il problema immigrazione tiene sotto scacco un altissimo numero di poliziotti in tutta Italia – si infervora -, magari fosse solo Ventimiglia il problema. Ogni regione paga il suo dazio in termini di colleghi impegnati in servizi estenuanti, senza orari, senza soldi, senza mezzi, senza tutele, senza criterio, senza programmazione, senza alcuna razionalità. Eppure, in questo paese sembra che i diritti li abbiano solo quelli che stanno per sbarcare, non i cittadini. In un momento in cui la pressione della criminalità e dell’illegalità non è mai stata così alta e così drammaticamente percepita dalla gente si continua a privare il comparto sicurezza delle risorse necessarie mentre fiumi di soldi pubblici vengono spesi per una gestione dell’immigrazione che poi si rivela a dir poco allegra. E poi c’è chi si permette di manipolare dati e numeri per dire che tutto va bene, tutto è sotto controllo dalla poltrona del suo ufficio in cui si barrica lontano dalla realtà».

Da Ventimiglia gli appelli si susseguono da tempo immemorabile. «Ricordo il giugno del 2015 quando io stesso e i colleghi sul territorio urlammo alle istituzioni lo scempio cui assistevamo per un’ondata di arrivi di immigrati diretti fuori dall’Italia – continua Maccari -, una situazione di cui si era al corrente da tempo senza che qualcuno si fosse degnato di pensare a come fronteggiarla. Ricordo bene il menefreghismo assoluto di un apparato che non si degnò neppure di dare direttive o indicazioni su come comportarsi, altro che dotazioni minime per difendere la nostra salute o la nostra incolumità. Ricordo i colleghi che già combattevano senza guardare l’orologio, come fanno tanti altri in tanti luoghi simili, come la Sardegna, la Calabria, la Sicilia soprattutto, senza curarsi del sole che tramonta e poi sorge e poi tramonta di nuovo trovandoli ancora in servizio. E di fronte a quello scenario apocalittico ricordo bene cosa fecero da Roma prelevarono anche da Ventimiglia poliziotti da destinare all’Expo! Che orrendo squallore…».

Gli appelli del Coisp sono caduti regolarmente nel vuoto. «Denunciamo da anni come i poliziotti in molte parti d’Italia lavorino senza tutele e mezzi – conclude Maccari -, in uffici cadenti e sporchi spesso senza essere pagati per i loro straordinari. Abbiamo continuato a farlo fino ad agosto quando, proprio a Ventimiglia, abbiamo dovuto dire addio al collega Diego Turra, stroncato dalla fatica e dall’indifferenza di politici bugiardi che non meritano il nostro sudore e le nostre vite».

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