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BISOGNA INCOMINCIARE A LICENZIARE I MAGISTRATI INCAPACI !!!!

agosto 22, 2016

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da  IL  GIORNALE.IT

 

L’assalitore egiziano liberato accoltella subito un ragazzo

Aveva massacrato un anziano nel Lodigiano per un euro. Rilasciato, ferisce il giovane che lo aveva bloccato

Sant’Angelo Lodigiano (Lodi) – Massacra un anziano a calci, pugni e bastonate.

Viene lasciato libero e, qualche ora dopo, trova per strada il giovane che lo aveva bloccato, nella sequenza da arancia meccanica che avrebbe potuto uccidere il 67enne, e lo accoltella forandogli un polmone e facendolo finire dritto in sala operatoria.

Finalmente arrestato, ora il trentenne egiziano è stato portato in cella di sicurezza nella caserma dei carabinieri di Lodi e stamattina dovrà affrontare, in tribunale a Lodi, il giudizio per direttissima per lesioni personali aggravate. Si chiama Moustafa Hussein, ha 30 anni. Da dieci anni circolava per Sant’Angelo Lodigiano e da qualche mese chiedeva, dal pomeriggio alla sera, la carità, di negozio in negozio in centro. E bisognava dargliela. E c’è anche chi gli ha detto no e si è trovato le gomme dell’auto tagliate come raccontano diverse persone in paese.

Tre giorni fa l’egiziano blocca, fuori da un bar, per l’ennesima volta un anziano del posto. Si chiama Andrea Grossi, prende 500 euro di pensione al mese e ha fondato, per poi esserne l’animatore volontario per 35 anni, la locale sezione della Croce Bianca. L’uomo gli aveva dato due euro di mancia il giorno precedente. Stavolta non ha moneta. Cerca di spiegarlo all’egiziano che all’improvviso scatena l’inferno. Prima gli assesta, violentissimo, due pugni in faccia. Poi si guarda intorno veloce e, in pochi secondi, trova un manico di scopa abbandonato: inizia a colpire Andrea a bastonate dappertutto. All’addome, alle braccia, alle gambe e anche in testa. L’uomo trova la forza di chiedergli perché gli stia facendo tutto questo. Per tutta risposta, l’egiziano continua a assestare nuovi colpi. Intorno a loro diverse persone che, però, si allontanano velocemente temendo il peggio.

Solo un ventisettenne, italiano, a un certo punto urla all’immigrato: «Cosa fai? Smettila subito, non vedi che lo stai ammazzando?». Dopo di che, prendendo colpi a sua volta, lo allontana dal pensionato. Sarà un ufficiale della polizia locale a disarmare del bastone l’egiziano e a placcarlo. Poi arrivano anche i carabinieri. E l’ambulanza. Andrea Grossi viene portato in ospedale. E l’aggressore? Se ne torna a casa tranquillo. È così che due giorni dopo, a due passi da casa, incontra il ventisettenne che aveva difeso l’anziano e che ha la sfortuna di abitare vicino a lui, e lo colpisce diverse volte al torace con un coltello da tasca lungo cinque centimetri, mandandolo in prognosi riservata. Finalmente arriva l’arresto.

Il sindaco di Sant’Angelo Lodigiano Maurizio Villa oggi chiederà, urgentissima, la riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica perché «fatti simili non si debbano mai più vedere». A Sant’Angelo Lodigiano gli stranieri rappresentano, ormai, il 18 per cento della popolazione. Solo un mese fa un nordafricano aveva fatto irruzione nella basilica locale, durante la Messa, terrorizzando e urlando frasi in arabo.

E tutti ricordano ancora il massacro di capodanno di sette anni fa, quando fu ucciso brutalmente nel suo negozio, per rubare due soldi e quattro gratta e vinci, il tabaccaio settantacinquenne Mario Girati: da tre tunisini e un egiziano.


da  IL  MESSAGGERO.IT

Ragusa, tenta di rapire una bimba. Il pm nega l’arresto e il ministro manda gli ispettori .

 

Ram Lubhaya e a sinistra il procuratore Carmelo Petralia

«Tentativo di rapimento», insiste la procura di Ragusa. «No, un sequestro vero e proprio», ribattono i genitori della bimba di 5 anni che lo scorso martedì, sul lungomare di Scoglitti (Ragusa), è stata presa in braccio dall’indiano Ram Lubhay, 43 anni, «per non oltre 45 secondi, allontanandosi per non più di 10 metri», trapela dal
verbale che contiene le dichiarazioni di un testimone.

Il pm Giulia Bisello, codice alla mano, sulla base del rapporto dei carabinieri e senza sentire Lubhay, aveva deciso di non convalidare il fermo. Bersagliata dalle polemiche, dal disappunto di cittadini che hanno sommerso di telefonate il centralino del 112, ieri ha convocato e interrogato a lungo l’indiano, confermando la sua linea: il reato di tentato rapimento non prevede l’arresto, ma la denuncia a piede libero.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha deciso di avviare accertamenti sulla vicenda. Più precisamente, come specificano da via Arenula, si tratta di «verifiche preliminari». Orlando ha in sostanza richiesto informazioni sull’accaduto attraverso l’organo a ciò preposto, e cioè l’Ispettorato del ministero. Le valutazioni affidate alla discrezionalità del magistrato, viene sottolineato, «naturalmente non sono sindacabili». E solo se fossero ravvisabili «abnormità o violazioni di legge tali da essere sottoposte a valutazioni disciplinari» il ministro agirà di conseguenza.

Ma il procuratore della Repubblica, Carmelo Petralia, difende senza esitazioni la scelta del suo sostituto. E di fronte alla decisione del guardasigilli, rincara la dose: «Rientra nei suoi poteri – dice Petralia – ma avrei gradito una dichiarazione di solidarietà nei confronti di un magistrato che applica la legge e che è fatta segno di pesanti e volgari offese di internauti, esponenti politici e non», annunciando che della questione si occuperà la procura di Messina «alla quale trasmetteremo gli atti e i documenti di cui siamo in possesso».

La mamma della bimba non le manda a dire: «Questa legge mi fa vomitare. Ci è stato detto che l’indagato non ha concluso il reato: lo dovevamo perdere di vista per poter dire che stava portando via la nostra bambina». E spiega che l’indiano «si è fermato perché noi l’abbiamo bloccato. La teneva molto stretta a sé, con il faccino quasi sotto la sua ascella. Speravamo che questa persona venisse anche solo espulsa dall’Italia».

L’avvocato Biagio Giudice, legale di fiducia di Lubhay, spiega che il suo assistito «ha risposto a tutte le domande del pm, ha fornito la propria versione dei fatti e si è proclamato innocente. In sede di processo cercheremo di dimostrare la sua estraneità all’ipotesi di reato contestato».

L’indiano si guadagna da vivere facendo tatuaggi all’hennè in spiaggia, e la notte rimane spesso a dormire sull’arenile di Scoglitti. I carabinieri, che l’hanno cercato per condurlo all’interrogatorio, l’hanno trovato a Vittoria, in un casolare occupato da altri extracomunitari.

Sul fronte politico, gli esponenti del centrodestra non risparmiano critiche alla procura. «Funziona così la giustizia in Italia? Se l’immigrato fosse riuscito nel suo intento allora si sarebbe potuto procedere con la carcerazione. Poiché è stato fermato dalle urla della gente, allora è come se non avesse mai
commesso nulla. Che vergogna!», dice Maurizio Gasparri, di Forza Italia. «Quando manderemo a casa i pagliacci che ci governano reintrodurremo il reato di immigrazione clandestina e la certezza della pena e follie come queste non succederanno più», scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. E mentre Roberto Calderoli, vice presidente del Senato e Responsabile organizzazione e territorio della Lega Nord chiede l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per Daniela Santanchè (FI), «il pm è in preda alla schizofrenia più totale». «L’Italia è davvero il paese della cuccagna, avrà pensato l’indiano. Come è possibile negare il pericolo di ripetizione del reato? Il messaggio passerà sicuramente anche all’estero: se vuoi essere mantenuto e delinquere, vieni in Italia», aggiunge Lucio Malan, sempre di Forza Italia.

Domenica 21 Agosto 2016 – Ultimo aggiornamento: 23:32
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