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BUGIARDO CAZZARO E INETTO !!!!

15 agosto 2016

da  IL  GIORNALE.IT

 

Pil fermo, si rischia la stangata Iva

Manovra in arrivo: il Paese non cresce e alla Stabilità mancano 10 miliardi

Nel secondo trimestre 2016 l’Italia ha ricevuto un’amara sorpresa: la stagnazione. La produzione industriale arretra, la deflazione è una realtà e anche l’export non brilla.

La mancata progressione del Pil è la fotografia di un Paese che non consuma, e dove le fabbriche funzionano solo perché ci sono ancora le commesse estere. Se questo è lo scenario, non si può non chiamare in causa la scarsa efficacia delle politiche del governo. La pressione fiscale, sebbene stia calando di qualche decimale, è ancora troppo elevata. Renzi ha preferito usare la flessibilità concessa dall’Ue per misure di sostegno della domanda che non hanno funzionato, come il bonus di 80 euro. Ora, dinanzi a una legge di Stabilità che parte menomata di 10 miliardi volatilizzati dalla mancata crescita, diventa difficile persino sterilizzare 15 miliardi di clausole di salvaguardia sull’Iva. Una minaccia da evitare per non ripiombare anzitempo nella recessione.


Bancarotta Renzi

L’Istat demolisce le balle del premier: la ripresa non c’è. Il Pil si è fermato e la crescita è a zero. Ci salvano Draghi e l’export

Da mister zerovirgola a mister zeropunto. Matteo Renzi non riesce più neppure a galleggiare nella mediocrità e blocca l’Italia a crescita zero, come ha certificato ieri l’Istat.

Nel secondo trimestre, nonostante un giorno lavorativo in più rispetto al precedente, il Pil è rimasto più che fermo, immobile, gelando le attese sbandierate dal governo di una crescita attorno allo 0,2, che comunque sarebbe stato un dato ben lontano dalla media dei Paesi europei. Come se non bastasse, a giugno il debito pubblico ha segnato il nuovo record di 2248 miliardi, mandando a gambe all’aria tutte le previsioni sui conti dello Stato che, a questo punto, andranno rivisti. Prepariamoci ad aprire il portafoglio e a pagare i conti della premiata ditta Renzi: due anni disastrosi, roba da libri in tribunale nonostante i trucchi da illusionista messi in campo e i continui diversivi. Matrimoni gay, fecondazioni artificiali, spinelli liberi, riforma del Senato: di questo si è occupato il Parlamento. Un’agenda lunare, cioè lontana anni luce dai problemi terreni, i cui nodi stanno venendo inevitabilmente al pettine.

Pensava, Renzi, di sfangarla mettendo l’informazione Rai al suo servizio. Niente brutte notizie e il gioco è fatto. Non ha tenuto conto che, per capire come gira il vento, non è necessario accendere la tv, basta parlare con il vicino di ombrellone, con il gestore del tuo bagno, fare due passi in centro. La stagione non è decollata e un motivo ci sarà. E sicuramente non è l’incertezza sull’esito del referendum costituzionale come ci vogliono fare credere. Dire che se vincessero i «no» sarebbe il disastro economico è disonesto, terrorismo politico. Anche un cretino capisce che non c’è nessuna relazione tra il numero dei senatori e la crisi.

Il disastro è Matteo Renzi e, purtroppo, si è già compiuto, comunque vada il referendum. Il premier cadrà sui soldi che non ci sono, non sui senatori «diversamente eletti», e questo accadrà anche nel malaugurato caso di una sua vittoria referendaria. Tanto vale giochi d’anticipo e – come ha fatto Berlusconi con un Milan non più sotto controllo – si faccia da parte come ultimo «gesto d’amore», in questo caso non per la sua squadra ma per il suo Paese. Che un «cinese» disposto a subentrare da qualche parte lo si trova.


Il peggio deve ancora arrivare

L’Italia maglia nera d’Europa compromette anche i prossimi anni. È il fallimento delle riforme del premier

Il Pil dell’Europa cresce, quello dell’Italia ristagna. Il dato deludente del secondo trimestre proietta una lunga ombra sulla crescita dell’Italia nel 2016 e nel 2017.

Noi abbiamo un’ampia capacità produttiva inutilizzata, cioè un deficit di produzione rispetto al nostro potenziale. Potremmo agevolmente crescere nei prossimi anni al ritmo dell’1,5-2% annuo. Ma ormai gli analisti prevedono che nel secondo semestre del 2016 ci sarà una crescita dello 0,2% al più. A fatica totalizzeremo lo 0,8% di crescita del Pil nel 2016 contro la previsione ufficiale dell’1,2%. Per il 2017 l’ufficio studi di IntesaSanPaolo prevede lo 0,8-0,9 al massimo; quello di Morgan Stanley lo 0,7. Quali le cause del rallentamento? Poiché senza l’Italia la crescita media europea nel secondo trimestre è lo 0,4 e quella del primo semestre è l’1,6, non si può trovare in Europa la spiegazione della crescita zero dell’Italia nel secondo trimestre. Del resto l’export italiano nell’area europea nel secondo trimestre è cresciuto del 2,1. C’è chi, nel tentativo di reperire all’estero la spiegazione del nostro rallentamento, ne trova la causa nella difficoltà di esportare nei Paesi extracomunitari. Ma nel secondo trimestre il nostro export extra-comunità europea è cresciuto del 2,9%. La spiegazione della semi stagnazione del Pil dell’Italia sta nella debolezza della domanda interna. Nonostante il governo attuale spenda in bonus di ogni specie per accattivarsi l’elettorato, con effetti negativi sul bilancio e sul debito pubblico, la domanda di consumi rimane fiacca, perché la disoccupazione è alta e ci sono alte tasse e preoccupazioni sul futuro. Dagli 80 euro in busta paga il governo è passato all’esonero contributivo per i nuovi contratti a tempo indeterminato ed ora ai bonus per i prepensionamenti e alla quattordicesima mensilità per i pensionati con meno di mille euro. Ma anche se queste misure saranno varate, con la legge di stabilità, le previsioni di crescita del Pil per il 2017 rimangono a meno dell’1%.

Quel che difetta nella domanda interna è l’investimento pubblico privato. Nel bilancio pubblico la spesa corrente ha soffocato la spesa per investimenti. Per le imprese gli investimenti sono ostacolati da procedure bizantine, che il governo attuale ha messo in atto, e dalla difficoltà a ottenere il credito bancario malgrado la Bce abbia abbassato il suo tasso di interesse sotto zero; le imprese fan fatica a ottenere credito perché le banche sono oberate di sofferenze sui crediti che smaltiscono al rallentatore; le procedure per il recupero delle garanzie non sono state snellite ed è difficile realizzare le garanzie immobiliari a causa della esosa tassazione diretta e indiretta degli immobili. Le emissioni di obbligazioni delle banche per aumentare il loro patrimonio e quindi la loro capacità di credito sono ostacolate dal timore degli obbligazionisti di perdere il proprio risparmio a causa delle norme europee sul bail in e delle avventurose e opache operazioni governative nel campo bancario. L’investimento nel settore delle costruzioni è del 33% inferiore al livello del 2007.

Secondo il Financial Times il fatto che l’economia italiana ristagni proietta una luce negativa sul governo Renzi. In effetti il divario fra le promesse e i risultati è impressionante. Ciò che più preoccupa è che, nonostante il divario fra la nostra performance e quella media europea e il divario che si prospetta fra il nostro futuro sentiero di crescita e quello degli altri in Europa, il governo Renzi non cambia rotta. Non ammette che, avendo tutto il potere nelle proprie mani, con il suo decisionismo frettoloso, ha sbagliato le sue politiche e le sue riforme. Non riconosce che ha fatto danni e altri ne può fare con modifiche azzardate e ingarbugliate delle leggi ordinarie e delle norme costituzionali ed elettorali.

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