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PROVATECI……. PORCI !!!!

agosto 1, 2016

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Sinceramente, se dovese succedere che qualche italiano perda la vita per colpa di questi terroristi, mi dispiacerebbe molto, ma sarebbe anche utile, così ci arrabbieremo sul serio e vi spazzeremo via tutti quanti, buoni o cattivi che siate . Finito con voi, cominceremo a fare i conti con la sinistra italiana………..!!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE.IT

 

I jihadisti d’Italia: “Siamo già tra voi vi macelleremo”

L’Isis ordina di colpire gli infedeli ovunque si trovino. E aderente sa perfettamente qual è il suo compito

«Islamic State in Rome» era l’hashtag usato per minacciare il nostro Paese. E la propaganda via web, insieme agli attentati che progettavano, sono costati a due aspiranti jihadisti la condanna a sei anni di carcere per terrorismo internazionale.

Il pakistano Muhammad Waqas, 27 anni, e il tunisino Lassaad Briki, 35enne, sono stati arrestati nel luglio 2015 e condannati dal Tribunale di Milano lo scorso maggio. L’indagine della Digos – coordinata dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Enrico Pavone – era nata dai tweet con le foto del Duomo di Milano, del Colosseo, di auto della polizia. Alcuni messaggi: «Siamo in vostre strade. Siamo soldati di Allah», «Siamo già a Roma. Nostri coltelli sono affilati e pronti per la macellazione». Le motivazioni della condanna pubblicate ieri dalla corte d’Assise (presidente Ilio Mannucci) sono uno dei primi documenti giudiziari italiani sul fenomeno dei «lupi solitari» che aderiscono all’Isis dall’Europa. E preparano attacchi contro gli «infedeli». Come gli imputati che, per gli inquirenti, se non fossero stati arrestati sarebbero passati all’azione. Nel mirino anche la base Nato di Ghedi, non lontano da Manerbio (Brescia), dove i due abitavano. Non serve – spiegano i giudici – che i lupi solitari commettano azioni violente per essere considerati pericolosi ed essere perseguiti. «L’esecuzione di un’azione terroristica in genere segna anche il momento in cui l’intervento repressivo dello Stato è ormai inutile». Da qui la necessità dell’«anticipazione» delle contromisure, «con la configurazione di un reato di pericolo». L’Isis ordina «di colpire gli infedeli ovunque si trovino, cosicché ogni aderente sa perfettamente qual è il suo compito, la cui esecuzione dimostra la condivisione e il perseguimento degli scopi dell’associazione e viene perciò dalla stessa rivendicato». È il «terrorismo individuale», marchio di fabbrica del Califfato.


“Io pronto al martirio per Isis”. Espulso un pachistano dall’Italia

Paura nel Milanese. L’anti terrorismo ha sventato il jihad di un 26enne pachistano. Voleva compiere un attacco terroristico simile a quello di Parigi

 Prima l’adesione ideologica all’Isis e la condivisione dei barbari attacchi commessi dalle diverse sigle della galassia jihadista.

Poi il drammatico salto di qualità: la preparazione al jihad con un atto di martirio. Fortunatamente l’anti terrorismo di Milano l’ha fermato prima che potesse far del male a qualcuno. Tra i potenziali obiettivi del pachistano arrestato oggi ci sarebbe dovuta essere anche una rivendita di alcolici da colpire con armi da fuoco e militari. Ma il miliziano dello Stato islamico non si sarebbe fermato qui. Sapeva, infatti, dove andare a reperire materiale per la costruzione di ordigni esplosivi.

Una prolungata attività di indagine coordinata dalla procura distrettuale anti terrorismo di Milano d’intesa con la procura nazionale antimafia e anti terrorismo ha portato alla luce un crescente processo di radicalizzazione che ha portato un pachistano, che risiede a Vaprio d’Adda (in provincia di Milano), a un passo dal jihad. Contro di lui il Viminale ha emesso un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale “per motivi di sicurezza pubblica”. Per il 26enne gli attentati terroristici di Parigi erano una “legittima” reazione alle “aggressioni militari compiute dalla Francia e dalla coalizione anti Isis nel teatro siro-iracheno”. Non solo. Oltre a desiderare di raggiungere la Siria per unirsi ai tagliagole dello Stato islamico, tentando di convincere in tale proposito anche altri connazionali, tra cui la moglie, ha mostrato segni di progressiva esaltazione ideologica a sostegno del Califfato. Tanto che l’aspirante jihadista aveva già prestato giuramento di sottomissione al califfo Abu Bakr al Baghdadi.

“Nessun imam sapeva niente? – chiede provocatoriamente Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord – nessuno aveva visto niente?”. Il pachistano era giunto in Italia con i propri familiari quando aveva solo tredici anni. E in Italia ha frequentato le scuole al termine delle quali ha trovato un lavoro in un negozio di articoli sportivi di Vaprio d’Adda. Era, insomma, ben inserito nella nostra società. Eppure questo non è stato sufficiente a evitare che si radicalizzasse sui social network. Negli ultimi tempi ha, infatti, cercato ed esaminato in rete documenti e filmati riconducibili al fondamentalismo islamico e al terrorismo di matrice jihadista. Ha, poi, intrattenuto stretti contatti con islamici radicalizzati. Alcuni di questi sono stati successivamente arrestati ed espulsi dall’Italia. Lo stesso destino che adesso toccherà anche a lui.


 

Da giugno c’è stato un attacco terroristico ogni 84 ore

Si tratta di attacchi letali, che appaiono avvenire in modo casuale e con il ricorso a mezzi facilmente accessibili e poco controllabili

Da giugno c’è stato un attacco diretto o ispirato dallo Stato Islamico ogni 84 ore in zone che non sono quelle considerate “di guerra”, in Iraq, Siria, Libia e nel Sinai, in Egitto.

È la media che è stata formulata da IntelCenter, gruppo che analizza i fenomeni terroristici, citata dalla Cnn. Oltre metà di questi attacchi sono stati condotti non in grandi città ed in luoghi “non tradizionalmente considerati sotto la minaccia terroristica“, precisa ancora IntelCenter.

Il gruppo che ha preso in considerazione una finestra di tempo di appena due mesi, che parte proprio da giugno, ha spiegato che si tratta di attacchi letali, che appaiono avvenire in modo casuale e con il ricorso a mezzi facilmente accessibili e poco controllabili.

Prendendo in esame gli ultimi attacchi, in particolare quelli avvenuti in Germania e Francia, analisti di Flashpoint Partners, indicano che appare aumentata la capacità di “coordinamento tra potenziali lupi solitari o piccole cellule non ufficiali con i media jihadisti“.

Un modo per garantire che il loro messaggio sia diffuso e provare la loro fedeltà all’Is senza necessariamente unirsi alle sue fila“, aggiungono gli esperti di intelligence citati dalla Cnn, ricordando come il principale messaggio della propaganda dell’Isis nell’ultimo anno sia stato: “Non venite in Siria, uccidete i miscredenti in patria“.

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