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LA SOLITA “SCUOLA” SINISTRONZA……. PER FARSI MANTENERE A VITA !!!!

luglio 14, 2016

A parere di un illustre avvocato udinese, mio amico, camerata e paracaduttista, i fatti sono abbastanza chiari, infatti dice :

<La mia previsione è omicidio preterintenzionale senza l’aggravante dell’odio raziale. Non credo si possa parlare di legittima difesa perchè da quanto detto dai testimoni seri, il Fermano, si è rialzato dopo essere stato colpito ed ha reagito con il pugno. Lo avrei fatto anch’io, ma non è legittima difesa>

e poi, a riguardo della falsa testimonianza ventilata a carico di chi è stata insultata con la frase “scimmia negra”, dice :

<tecnicamente non è falsa testimonianza, perchè non era deposizione a processo, e neppure false informazioni al PM se è stata sentita dalla Polizia.>

Patrick di Majan

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da  IL  GIORNALE.IT

 

Fermo, ora la vedova ritratta: “Emmanuel colpì Mancini col palo”

I testimoni la smentiscono, così Chiniery fa marcia indietro sulla morte del marito a Fermo: “Non parlo bene italiano”. Rischia incriminazione per calunnia

La notizia è questa: la vedova di Emmanuel Chidi Nnamdi, Chiniary, ha fatto marcia indietro. Quello che ha raccontato nei giorni successivi alla morte di suo marito, quindi, sarebbe in qualche modo falso.

O almeno nella questione più importante: chi ha usato il palo della segaletica stradale.

I verbali dei 6 testimoni che confermano la versione di Amedeo Mancini, l’ultrà arrestato per omicidio preterintenzionale, hanno messo all’angolo Chiniary. E così davanti ai magistrati avrebbe dovuto correggere le sue dichiarazioni. I pm, infatti, hanno voluto ascoltarla di nuovo martedì. Il motivo? Le testimonianze a favore di Mancini sono ritenute “attendibili” e concordano nel dire che ad aggredire per primo è stato proprio Emmanuel. La vedova, come riportano Libero e il Corriere, si è quindi giustificata così: “Ho problemi con la lingua italiana e quando ho dato le due precedenti versioni ero sotto choc. Mio marito prese il paletto dalla strada dopo le offese e colpì Mancini”.

Bisogna precisare che secondo i legali della donna, la dichiarazione resa ai magistrati non sarebbe una ritrattazione, ma solo un precisazione. Il resto del racconto, quindi, rimarrebbe sostanzialmente immutato.

La morte del nigeriano a Fermo: la ricostruzione

Bene. Partiamo da qui per ricostruire tutta la vicenda, giudiziaria e mediatica. I due dati certi sono la morte di Emmanuel e l’offesa che Mancini ha rivolto alla moglie del nigeriano: “Scimmia africana”. Nella prima versione la vedova sosteneva che a far scattare la rissa fosse stato lo stesso ultrà, che dopo averla insulta avrebbe attaccato il marito picchiandolo, afferrando lei per il collo e scagliando un cartello stradale contro il marito. “Emmanuel – ha sempre spiegato Chiniary – si liberava dalla stretta, si allontanava e nel frattempo l’uomo bianco afferrava un segnale stradale…e con tale arnese colpiva mio marito all’altezza della testa lato posteriore al contempo gli dava calci alle gambe. Quindi Emmanuel è caduto all’indietro”.

I sei testimoni contro la vedova

Ma a contraddirla ci sono ben 6 testimoni, che non si conoscono tra loro, che hanno assistito alla scena e che avvalano la versione di Mancini. Il quale ha sempre sostenuto di essere stato aggredito: “Ho visto gli immigrati armeggiare intorno alla macchina – ha detto l’ultrà – e ho usato quell’espressione offensiva”. Due testimoni hanno visto la rissa dall’inizio e hanno messo a verbale che, dopo l’insulto, hanno visto “Emmanuel afferrare il cartello stradale con base circolare di ferro e lo scaraventarlo contro Mancini colpendolo e facendolo cadere a terra”. Altre due testimoni, due operatrici umanitarie, hanno fatto sapere che mentre Mancini era a terra “l’uomo di colore cercava di colpirlo con i piedi mentre la donna tentava di attingerlo (colpirlo, Ndr) brandendo una scarpa in mano”.

A quel punto, raccontano i teste, l’amico di Mancini ha cercato di riportare tutto alla calma, ma è stato aggredito dalla moglie di Emmanuel con una scarpa. Una delle testimoni chiama la polizia, mentre altri tre immigrati circondano Mancini. “Ho visto l’uomo di colore che indirizzava all’altro calci e manate in faccia e la donna lo aiutava con la scarpa – dicono i testimoni nelle loro deposizioni incrociate – Poi ho visto l’uomo dalla carnagione bianca colpire con un pugno l’uomo di colore che cadeva a terra”.

Il nigeriano batte la testa e, come ha attestato l’autopsia, è proprio il colpo sul marciapiede che lo porta alla drammatica morte. All’arrivo dei vigili, però, Emmanuel è ancora in piedi, urla nella sua lingua, mentre Mancini spiega alle forze dell’ordine di essere stato aggredito e Chiniary di essere stata apostrofata come “scimmia”.

Gli esami clinici: cartello stradale usato dal nigeriano

Ricapitolando. Sei testimoni più l’amico di Mancini sostengono di aver partecipato alla stessa colluttazone. Chiniary, invece, sostiene una ricostruzione differente. Poi ritratta. Senza contare che l’esame clinico svolto su Mancini in carcere: il medico legale ha evidenziato come sul costato dell’ultrà fosse presente un grave ematoma, probabilmente causato proprio da quel cartello stradale che tutti i presenti confermano essere stato usato da Emmanuel. E che invece la vedova “metteva in mano” a Mancini. Ma ora, ascoltata di nuovo dai pm, ha precisato che “mio marito prese il paletto dalla strada dopo le offese e colpì Mancini “. Una confessione che può costargli l’accusa di falsa testimonianza e di calunnia .


Paolo Diop: “Vi spiego perché la sinistra ha “ucciso” Emmanuel”

Paolo Diop è originario del Senegal e iscritto a CasaPound. Sulla morte del nigeriano a Fermo accusa: “È la sinistra ad aver alimentato l’odio”

Paolo Diop ha imparato a convivere con i pregiudizi, con chi gli dice da tempo che “un uomo di colore non può essere di destra”.

Così lui, che odia la definizione “di colore” e preferisce essere chiamato “negro”, tira dritto. È convinto che essere contrari all’immigrazione non sia razzista. Anzi.

Ventinove anni, tutti passati in Italia ad eccezione dei primi mesi, quando ha lasciato il Senegal. Paolo è italiano e si sente italiano. Iscritto a CasaPound, si definisce la “prova vivente” che il movimento non è razzista.

Ovviamente, da “negro” si è fatto un’idea anche sulla morte di Emmanuel, il nigeriano ucciso a Fermo. Una disgrazia provocata dall’accoglienza indiscriminata della sinistra. Paolo ha scritto un duro post su Facebook contro chi ha cavalcato mediaticamente la tragedia. “È stata la sinistra – scriveva – con questo sporco razzismo al contrario, a soffiare sulla fiamma dell’odio e dell’intolleranza. Sono loro ad aver seminato il seme del razzismo dove prima non c’era”. Quando lo raggiungiamo al telefono è in pausa pranzo.

Paolo, sinceramente: l’omicidio di Fermo è un assassinio razzista?
“Se Mancini ha pronunciato quelle parole (“scimmia”, NdR), sono da condannare. Ma prima di esprimere un giudizio bisogna sapere esattamente come sono andate le cose. Bisogna capire se il nigeriano ha aggredito per primo oppure no. Comunque, se io cammino per strada e ricevo un insulto razziale, volto le spalle e continuo per la mia strada. Non ho bisogno di mettermi a dare calci e pugni”.

Le autorità sono andate al funerale di Emmanuel…
“Non capisco come la Boldrini sia potuta andare ai funerali di un rifugiato politico, che merita rispetto, e poi non vada alle esequie delle vittime di Dacca. Loro erano italiani che rappresentavano il nostro Paese all’estero come imprenditori. Questa è ipocrsia. Come può lo Stato abbandonare i propri concittadini?”

Italiani discriminati?
“Certo. Quando si mette da parte il popolo italiano in favore degli immigrati, si fa discriminazione. Non si possono anteporre gli stranieri a chi è nato su questa terra. L’immigrato fa comodo alle cooperative e alla Chiesa. L’accoglienza è solo un business”.

Paolo, però devi ammetterlo: alcuni italiani sono razzisti.
“No, quello italiano è un popolo che viene condotto al razzismo. È esausto e non ce la fa più”.

E i partiti politici di destra, di cui fai parte, sono razzisti?
“No. Casapound è un movimento identitario, non razzista. Diciamo chiaramente che ogni popolo ha la sua sovranità e identità: gli italiani sono italiani e gli africani sono africani. È una cosa normale. Gli immigrati dovrebbero tornare al loro Paese per renderlo un posto migliore”.

È giusto dare lo status di rifugiato alla moglie della vittima?
“Se è davvero fuggita da Boko Haram, allora sì. Ma se è solo per pietà e pena, per quello che è successo, allora no. Sarebbe una discriminazione verso gli altri richiedenti asilo. Non dobbiamo cedere ai pietismi: qui bisgona solo punire chi ha commesso il reato, non bisogna dar premi alla moglie”.

Sulla morte di Emmanuel hai attaccato la sinistra, dicendo che “in nome dell’accoglienza” hanno “diffuso il razzismo”. Che vuol dire?
“Con le politiche migratorie che portano gli italiani ad essere in seconda posizione nelle politiche sociali dello Stato, la sinistra non fa che alimentare le tensioni sociali che sfociano in questi fatti. Gli italiani sono stanchi di essere vittime a casa loro”.

Mi stai dicendo che Emmanuel non è vittima del razzismo, come dice la Boldrini, ma è vittima della sinistra e dei buonisti?
“Esatto. Sono loro ad averlo “ucciso”, tra virgolette, con questa politica migratoria che alimenta la guerra tra poveri. Che alimenta l’odio. È la sinistra italiana ad aver creato il razzismo”.


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