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AHAHAHAHAH…….. IL BADOGLIO DEL NUOVO MILLENIO !!!!

luglio 11, 2016

Gianfranco, l’unico che ha amato la Destra

Gianfranco, l’unico che ha amato la Destra

Fonte: finianinostalgici.wordpress.com del 8 luglio 2016

di  Antonio Belluomo Anello

Tutto ebbe inizio nel gennaio 1995 quando Gianfranco Fini, allora segretario dell’MSI, impersonò Caronte e traghettò la destra almirantiana, considerata fino ad allora di ideologia post – fascista, a una di tipo conservatrice e liberale come fu quella espressa da Alleanza Nazionale. Non solo: in quell’occasione venne riconosciuta, tra le altre cose, l’importanza dell’antifascismo come passaggio vitale affinché l’Italia ritornasse una Repubblica Democratica in seguito al ventennio. Già allora qualcuno lo additò come traditore di una fede politica, di una cultura. Erano uomini di partito però e non gli elettori, che invece premiarono Alleanza Nazionale con vittorie e percentuali memorabili.

L’ex leader missino, pupillo di Giorgio Almirante, nello storico passaggio – da MSI ad AN – fu chiaro, deciso e impassibile nel marcare la rottura e allo stesso tempo l’identità: «La Destra politica non è figlia del fascismo. I valori della Destra preesistono al fascismo, lo hanno attraversato e ad esso sono sopravvissuti». Quella che si apprestava a rappresentare Alleanza Nazionale, finalmente, sarebbe stata una destra di Governo, non più minoritaria (come fu sino ad allora quella missina) ma comunque di tipo nazionale, partecipativa e sociale. Si uscì dalla casa del padre con la consapevolezza di non potervi e volervi fare più ritorno. Una svolta storica quella di Fiuggi che riconobbe a Gianfranco Fini la leadership della Destra politica italiana.

Quello che successe poi è noto a tutti: sì passò dalla nascita della “Casa delle Libertà” alla totale fusione di AN e FI. Decisione, quest’ultima, che portò, forse in risposta alla grande colazione della sinistra (PD), alla creatura, tutta berlusconiana, del PDL. Qui caddero e si frantumarono tutti i valori fino ad allora riconoscibili e portati avanti da una certa Destra e, conseguentemente, si perse un’identità politico – culturale di cui ancora oggi se ne pagano le conseguenze. Numericamente ma soprattutto ideologicamente.

La storia cambia per tutti e cambiò anche per Fini e Berlusconi e ancora una volta per la Destra. Nel 2010, ad uno dei pochi congressi del PDL, Fini si oppose pubblicamente a riforme scellerate e personalistiche come fu, ad esempio, quella della giustizia portata avanti da Berlusconi e  suoi fedelissimi. Quel «che fai, mi cacci?» pronunciato e mimato da Fini risulta essere ancora oggi l’unico vero, indiscutibile e irripetibile atto di coraggio che uomo vicino all’ex Cavaliere abbia mai compiuto. Il gesto di un uomo politico superiore su ogni fronte tranne che su quello economico e di conseguenza del potere elettorale. Potere che perse appunto con lo scioglimento di AN. Da lì in poi, Berlusconi o chi per lui, con i suoi giornali, mise in moto la macchina del fango che investì Fini e gli cucì addosso una veste tanto ingrata quanto falsa come fu quella di «traditore della destra». Se anteporre i propri valori, la propria onestà morale ed intellettuale a scelte politiche egoistiche, per il bene di pochi ma vendute come bene comune, allora sì: Gianfranco Fini è stato ed è un traditore; traditore di un piano politico – personalistico – che avrebbe poi distrutto (come è avvenuto) la dignità di un intero elettorato. Fini fu – sicuramente in ritardo – un canto fuori dal coro, un uomo di Destra vero, un onesto pronto a tutto anche a lasciare l’uomo più potente d’Italia nel momento di maggiore popolarità politica ed economica pur di non tradire (nel senso più profondo e nobile del termine) un’idea, un percorso, un sentimento, un elettorato; venire meno alla legalità e alla giustizia.

Ancora oggi, parte del centrodestra filo berlusconiano, aspirante tale e quello scisso solo sulla carta, vede in Fini, paradossalmente, il male di un’area, il punto da cui non ripartire e lo fa con l’ipocrisia di chi mente sapendo di mentire e non guarda ai reali bisogni di un’area politica prima e di un Paese intero poi.

Tutto quell’elettorato, deviato da un ventennio di false politiche (quelle berlusconiane), convinto di votare a Destra quando sceglie i vari Gasparri, Toti, Ravetto, Salvni, Santanché, Meloni e tutti quegli altri prodotti politici “made in Arcore” e che guarda con disprezzo e disappunto al fondatore di AN, non immagina quanto male faccia alle sorti della Destra, quanto rallenti la possibilità di uscire dallo stallo e recuperare dignità.

Per questo, cari amici, vi prego di riflettere su questa destra malata, senza più forma e colore, ormai alla mercé di un Salvini qualunque e di riportare finalmente al centro dei vostri dibattiti l’importanza di un obiettivo comune che abbia però delle basi, un’idea, un percorso prima ancora dei voti e che non faccia riferimento ai vari “yes-men” fino ad oggi fiancheggiatori di Berlusconi, colpevoli anche loro di questa situazione di stallo e smarrimento identitario. Accozzaglie senza idee di Governo, senza sentimento nazionale, spinte solo dal populismo e dalla propaganda non possono essere l’evoluzione finale di una destra che in passato aveva tanto e altro da dire.

E oggi, di fronte a quanto sta succedendo in Europa, in casa nostra e nella nostra area politica non possiamo non ammettere che l’unico vero uomo ad aver davvero amato la Destra sia stato lui, Gianfranco Fini. Senza felpe ma con tanta, tanta testa e altrettanto cuore.

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