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LE ZECCHE SI SENTONO I PADRONI DELL’ ITALIA……. VI FAREMO CAMBIARE IDEA !!!!

luglio 5, 2016

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La n° 2 del  Partito Anti-Democratico, ha deciso che il popolo friulgiuliano non deve votare i  referendum, anche se sono state raccolte e consegnate tutte le firme necessarie……… questi, sono coloro che ci vorrebbero insegnare la democrazia!!!!

Impedire al popolo di votare referendum legittimi per la paura del risultato è la decisione più antidemocratica e vigliacca che il Consiglio Regionale potesse prendere.
Ma il popolo reagisce e non dimentica.
In centinaia oggi in piazza a Trieste con le nostre bandiere.
E non finisce qui: inizia una mobilitazione lenta e inesorabile, fino alla liberazione.

Vogliono trasformare l’ Italia in un regime comunista, ma avete fatto i conti senza l’oste……. vedrete che brutte sorprese avrete da oggi in avanti, adesso cominciamo con manifestazioni pacifiche, come quella di oggi a Trieste, ma continuate a romperci i coglioni e vedrete dove saremo capaci di arrivare .

SERRACCHIANI………. VERGOGNATI !!!!

Un Sindaco del  P D  ha  dichiarato che gli ignoranti non dovrebbero votare, in realtà voleva dire che il diritto di voto lo dovrebbero avere solo quelli del P D…………….. infatti, alle loro primarie, votano negri, cinesi, cani e porci!!!!

Patrick di Majan

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Mario Anzil, Sindaco di Rivignano-Teor e Marzio Giau, Prosindaco di Rivignano e Consigliere Provinciale, sempre in prima linea!!!!


da  LA  VITA  CATTOLICA

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da  Messaggero  Veneto    05 luglio 2016

 

No al referendum per abolire la riforma sanitaria

Disco rosso dal Consiglio regionale. La maggioranza perde il voto di Pustetto (Sel), ma trova il sostegno di Barillari (Misto). Astensione per il Ncd

di Giovanni Stocco

L'aula del Consiglio regionaleL’aula del Consiglio regionale

TRIESTE. ll referendum per abrogare la riforma sanitaria? Inammissibile, quindi non si farà. Così si è pronunciato il Consiglio regionale, al termine di una discussione lunga e complessa, in un’Aula infuocata dalla presenza di numerosi esponenti dei Comitati e amministratori locali.

numerosi esponenti dei Comitati e amministratori locali.

La proposta referendaria, sostenuta da 2 mila 559 cittadini e sospinta da nove Comitati distribuiti in diverse zone del territorio regionale, è stata respinta dalla maggioranza che, nell’occasione, ha perso il voto di Stefano Pustetto (Sel), ma incassato l’appoggio di Giovanni Barillari (Misto).

Alla fine, sono stati 26 i voti contro l’ammissibilità del referendum, 20 a favore, 2 astensioni. Contro il referendum si sono espressi il Pd, il gruppo dei Cittadini, Giulio Lauri e Alessio Gratton di Sel, oltre a Barillari. Favorevoli al referendum, M5s, Forza Italia, Autonomia responsabile, Fratelli d’Italia, il resto del Misto e Lega Nord.

Astensione per Nuovo Centrodestra che, con il capogruppo Alessandro Colautti, si era pronunciato contro l’ammissibilità del referendum nel corso del dibattito.

Già prima dell’inizio del confronto in Consiglio, circa 300 persone avevano “occupato” piazza Oberdan con striscioni, baveri e fischietti. Oltre ai Comitati, si riconoscevano amministratori locali, alcuni consiglieri regionali di opposizione, delegazioni di CasaPound e del Tlt, sigla indipendentista di Trieste.

Anche l’Aula si è presto tramutata in una corrida: M5s e Fi hanno lanciato l’attacco frontale alla giunta Serracchiani tra accuse di «arroganza» e «totale indisponibilità al dialogo e al confronto», spingendosi, con il veterano Bruno Marini ad etichettare come «terroristiche» le prese di posizione dei giorni scorsi dell’assessore regionale alla Salute Maria Sandra Telesca

Durissimo Luca Ciriani (FdI) secondo cui «quello della sinistra è razzismo intellettuale: la partecipazione è piegata agli interessi di una ristretta cerchia di eletti, chi la pensa diversamente è razzista o ignorante».

Per la maggioranza, la proposta referendaria chiedeva, semplicisticamente, di azzerare l’intera riforma, senza analizzare i singoli aspetti, e rischiava di «provocare una paralisi del sistema socio sanitario regionale».

Pietro Paviotti (Cittadini) ha rivendicato «il coraggio di questa maggioranza di fare le riforme che il centrodestra non ha mai neanche abbozzato per paura di perdere consenso».

Così l’assessore Telesca: «Sono emerse con chiarezza le ragioni, già evidenziate dalla Corte costituzionale, per l’inammissibilità di questo referendum. Non siamo sordi alle voci dei cittadini, ma consideriamo nostro compito quello di ascoltare i territori e attuare la riforma spiegandone sempre meglio i contenuti e ricercando le soluzioni alle criticità da alcuni sollevate».

Scintille tra Forza Italia e Nuovo Centrodestra. Il capogruppo forzista Riccardo Riccardi, pur adottando toni decisamente più governativi di alcuni colleghi, ha spiegato che «strappare ai cittadini il diritto di esprimersi costituisce una deriva pericolosissima», ha pungolato la presidente Debora Serracchiani («se il Pd promuove un referendum costituzionale per dare la parola al popolo, cosa teme in questa circostanza?»), e ha poi rilevato come il Ncd, di fatto, si stesse allineando con il Pd.

Immediata (e stizzita) la replica di Colautti, secondo cui «la riforma deve essere cambiata in Aula», che ha tenuto a precisare che «il Ncd non fa da stampella al Pd, ma non si abbassa a inseguire il M5s sul terreno della guerra civile applicata alla politica».

Franco Belci, segretario uscente della Cgil, ha poi commentato così: «L’attuazione della riforma incontra problemi, ma il referendum sarebbe stato un grande azzardo», mentre per il capogruppo del Pd Diego Moretti «chi auspicava defezioni in maggioranza, salvo quella prevedibile di Pustetto, si è trovato smentito: la maggioranza ha retto e ora, come già programmato, si va avanti con l’applicazione delle riforme».

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