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LA SINISTRAGLIA ITALIANA INSISTE A DIRE CHE L’ ISLAM NON C’ ENTRA NIENTE……..!!!!!

luglio 2, 2016

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da  IL  GIORNALE  D’ ITALIA

 

Esteri – Il caso

02/07/2016 12:42

Dieci gli italiani nella carneficina di Dacca

Renzi ha espresso solidarietà alle famiglie delle vittime: ‘Colpiti ma non piegati’

Dieci gli italiani nella carneficina di Dacca
La Farnesina: erano in 11 nel ristorante di Dacca, ma uno solo è riuscito a fuggire. I terroristi islamici avrebbero infierito sui nostri connazionali con armi da taglio
Erano 11 gli italiani che si trovavano ieri sera nel ristorante di Dacca al momento dell’irruzione del gruppo islamico e della carneficina. Tra loro anche Gianni Boschetti, il cuoco che è riuscito a mettersi in salvo, approfittando della confusione.

La Farnesina ha comunicato questo numero e, dalle notizie che arrivano dal Bangladesh, c’è la conferma della triste notizia. Nessuno di loro risponde al telefono e neppure è stato trovato altrove, quindi appare verosimile che i dieci italiani siano tra le 20 vittime di civili uccisi.
Si tratterebe di imprenditori e commercianti, tutti attivi nel settore del tessile; cinque di loro da tempo si troverebbero in Bangladesh per seguire aziende di loro proprietà.
Altri testimoni hanno confermato che tutte le vittime sono state uccise con armi da taglio, e quindi sgozzate. Le altre vittime straniere sarebbero giapponesi.
Sarebbero stati risparmiati i cittadini bengalesi, o gli stranieri che hanno dimostrato di conoscere il Corano.
I terroristi, cinque o sei, sono stati poi uccisi nel blitz delle forze dell’ordine bengalesi, attuato questa mattina.
Matteo Renzi poco fa ha tenuto una conferenza stampa e ha comunicato che un aereo della Presidenza del Consiglio sta partendo per Dacca, anche per accompagnare i familiari delle vittime. “Gli italiani sono colpiti ma non piegati”, ha detto tra l’altro il premier.

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da  IL  GIORNALE.IT

Bangladesh, Simona Monti era incinta e stava per tornare

Tra le vittime di Dacca, voleva trascorrere la gravidanza vicina ai suoi affetti

In Bangladesh non ci sarebbe rimasta ancora a lungo. Simona Monti, originaria di Magliano Sabina, nella provincia di Rieti, era pronta a ritornare in Italia e aveva già acquistato il biglietto aereo che le avrebbe consentito di trascorrere vicino alla famiglia i prossimi mesi.

La ragazza, rimasta vittima dell’attacco terroristico a Dacca, dove l’Isis ha preso di mira un ristorante frequentato da stranieri, era incinta e aveva confessato della sua gravidanza al fratello, sacerdote nell’Avellinese. Per un anno avrebbe detto basta ai suoi spostamenti di lavoro, per qualche mese di tranquillità fino al parto.

“Questa esperienza di martirio per la mia famiglia e il sangue di mia sorella Simona spero possano contribuire a costruire un mondo più giusto e fraterno”, ha detto don Luca Monti, parlando a nome della famiglia.

Simona, che conosceva il cinese e diverse altre lingue straniere, viveva in Bangladesh da tempo, lavorando per un’azienda di tessuti, e aveva trascorso un lungo periodo in Cina.


L’Isis annuncia attacchi per il 4 luglio

Nei messaggi monitorati dal SITE, l’Isis avrebbe ordinato una serie di attacchi negli aeroporti di Los Angeles, New York e Heathrow. Dalla Turchia voci su bombe sporche

L’allarme proviene dal SITE, l’Istituto per la ricerca di entità terroristiche internazionali. Su alcuni account twitter utilizzati dai terroristici dell’Isis, si annunciano “spettacolari attentati” nelle prossime 24/48 ore.

Proprio il 4 luglio, giorno dell’Indipendenza americana, secondo i ricercatori del SITE scatterebbe l’ora X per una serie di attentati. Ad essere ripetutamente nominati dai terroristi dello Stato islamico gli aeroporti di Los Angeles e New York. In un altro account twitter Isis, si menziona l’aeroporto di Heathrow. Nei messaggi monitorati dal SITE, si paventano “ordigni esplosivi all’interno dei due hub americani e di quello inglese”. Le misure di sicurezza negli Stati Uniti sono eccezionali, considerando proprio il week end che porterà ad una delle ricorrenze più sentite dagli americani: il Giorno dell’Indipendenza, noto come l’ID4. Dalla Turchia intanto, ancora scossa per il tragico attentato all’aeroporto Ataturk di Istanbul, è stato lanciato un altro allarme. Un terrorista dello Stato islamico, arrestato il mese scorso dalla polizia turca per aver tentato di attraversare illegalmente il confine con altri cinque uomini, avrebbe dichiarato che l’Isis sarebbe entrata in possesso di armi chimiche per devastanti attacchi in Europa. L’uomo afferma che il califfato avrebbe accumulato materiale anche per la fabbricazione di armi nucleari ad Aleppo, in Siria. Gli obiettivi sarebbero Parigi, Bruxelles ed altre località in Turchia.

L’Isis e le bombe sporche

Quando la sostanza radioattiva è combinata con l’esplosivo si parla di bomba sporca. In questo caso è la detonazione che disperde il materiale radioattivo: parliamo di una bomba nettamente inferiore come potenza rispetto ed una esplosione nucleare, ma con una ricaduta degli agenti coinvolti che possono raggiungere anche i dodici chilometri di altezza. Se una bomba sporca dovesse esplodere in una capitale europea, per esempio, i danni sarebbero devastanti perché proprio la ricaduta del materiale (grazie anche ai venti) si estenderebbe oltre gli effetti dell’esplosione, soprattutto se si verificassero delle detonazioni superficiali ad alto rendimento. Quello che più preoccupa sono i siti nucleari sovietici, i centri di studio dei paesi in rivolta, gli agenti biologici prodotti nei laboratori di Saddam Hussein, le semplici ma letali scorie radiologiche per uso sanitario ed i rifiuti tossici. Una bomba sporca con poche libbre di uranio-235, ad esempio, sarebbe capace di far propagare un fall-out devastante, contaminando vaste aree di una metropoli. Le prove fino ad oggi raccolte, dimostrano che lo Stato islamico avrebbe l’intenzione di provocare un qualche disastro nucleare, magari provando a ricreare le stesse condizioni che determinarono la tragedia di Fukushima. Ma per determinare volontariamente tali criticità sono necessarie particolari competenze oltre ad una serie di specifiche condizioni. Determinare volontariamente una fusione nucleare, ad esempio, non è una faccenda semplice. Da rilevare che il sito nucleare per definizione, non è l’unica struttura che ospita il materiale radioattivo. Il materiale necessario per realizzare una bomba sporca esiste in decine di migliaia di fonti radiologiche situate in più di 100 paesi nel mondo. Basti pensare che secondo il rapporto del James Martin Center for Nonproliferation, “tra il 2013 ed il 2014 ci sono stati 325 episodi di materiale radioattivo perduto, rubato o di cui si sono perse le tracce. Un esempio è il cesio-137. Un sottoprodotto della fissione che viene comunemente utilizzato nella radioterapia”. E’, invece, opinione comune ritenere alquanto remota le possibilità che i terroristi possano ottenere uranio altamente arricchito in quantità tali da realizzare una bomba nucleare. Vi è comunque una domanda per tale materiale, anche se ad oggi è impossibile stabilire la reale portata del mercato nucleare illecito.


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