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SE IL RIMANERE IN EUROPA FOSSE UN BENE PER L’ ITALIA, CI INVITEREBBERO A USCIRE……!!!!

giugno 30, 2016

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da  IL  GIORNALE.IT

Blog

 

 

Ma se il Brexit è un disastro, perché la Borsa di Londra vola? Qui qualche risposta. Controcorrente

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Se la Gran Bretagna fosse un Paese sull’orlo della catastrofe, la sua Borsa dovrebbe crollare. E invece se si esamina l’andamento delle Borse degli ultimi giorni emerge che i due listini ad aver retto meglio sono quello di Zurigo e proprio quello di Londra, che ha di fatto già recuperato le perdite.

Cosa significa? Significa che la salute delle aziende britanniche non è minacciata dal Brexit ovvero che gli investitori di Borsa pesano con minore emotività l’esito del referendum.
Si dirà: ma la sterlina è caduta! E le agenzie di rating hanno abbassato il valore dei titoli di Stato britannici. Nessuna sorpresa: la valuta è molto più volatile della Borsa e si presta molto di più ad attacchi speculativi, che però sembrano essersi già fermati.

Quanto alle agenzie di rating sono le stesse che davano la tripla A ai mututi subprime e non sono proprio indipendenti; diciamo che sono da sempre molto sensibili agli interessi dell’establishment, quell’establishment che ha reagito con una rabbia forsennata al Brexit.
La realtà, come afferma Alberto Bagnai, è che la Gran Bretagna subirà una perdita marginale del Pil nei prossimi anni.

La realtà è che il processo del Brexit sarà lungo (almeno due anni e mezzo da oggi ma forse ci vorrà anche di più) e che Londra è troppo importante per il mondo finanziario che non si può permettere e non vuole nemmeno abbandonarla dall’oggi al domani.

La realtà è che la Gran Bretagna se ne esce dalla Ue, ma a crollare sono le Borse dei Paesi che restano nell’Unione.

Domanda impertinente: dove sono i veri problemi, a Londra o nella zona euro?


Il piano segreto di Berlino per “germanizzare” l’Europa

L’idea di Schäuble è quella di un’Unione ancora più rigida che non fa sconti a chi sgarra. E a guida tedesca

C’è molta carne al fuoco nell’agenda di Wolfgang Schäuble. Se il negoziato con Londra sulla Brexit è affidato ai capi di Stato e di governo dell’Ue, il ministro delle Finanze tedesco guarda al futuro.

I suoi uomini all’opera nella Detlev-Rohwedder-Haus, raro esempio di architettura nazista sfuggito ai bombardamenti alleati su Berlino, immaginano già un’Ue senza gli inglesi finalmente piegata al rigorismo.

È stato Handelsblatt, il primo quotidiano economico tedesco, a svelare cosa bolle in pentola: il «piano segreto» punta a inchiodare «gli Stati membri davanti alla loro responsabilità per una politica di bilancio stabile»; massimo rispetto, dunque, per le regole sul Patto di stabilità, sul Patto per la crescita o sul Fiscal compact. Come ottenere tanta severità da una manica di paesi mediterranei indisciplinati? È semplice: «Immaginando la possibilità per la Commissione di respingere i bilanci nazionali che non corrispondano alle direttive europee sul deficit». Questo il bastone. Quanto alla carota, il piano Schäuble prevede anche uno stimolo: la corretta implementazione delle direttive rivolte ai singoli Stati darebbe accesso a più risorse dei fondi strutturali.

«Niente di nuovo sotto il sole», spiega al Giornale Björn Hacker, docente di Economia Politica all’Università delle Scienze Applicate di Berlino (Htw). «A chi in Germania o all’estero – come il vicecancelliere Sigmar Gabriel, Matteo Renzi e Francois Hollande – chiede un bilancio comune, Schäuble risponde picche: nessun nuovo budget ma solo le risorse già esistenti. E a chi non rispetta le direttive, non toccano neppure i fondi strutturali». Secondo l’accademico il piano del falco del pareggio di bilancio avrebbe effetti depressivi: «Uno stato già in difficoltà non solo non potrà ricorrere a uno stimolo fiscale o a politiche espansive, ma si vedrà tagliare anche le risorse dei fondi strutturali».

Quanto alla Commissione, il rafforzamento del suo potere sarebbe solo formale. La riforma serve infatti a privarla del ruolo di custode dei Trattati, assegnato a una non meglio specificata autorità garante non elettiva. Ridotto il numero dei commissari, al collegio oggi guidato da Juncker resterebbe solo l’onere di approvare o respingere i bilanci nazionali non in regola. «Sarebbe la fine del potere politico della Commissione: una vendetta per avere in passato concesso dilazioni e flessibilità agli Stati invece di attivare le procedure per deficit eccessivo». La scure del ministro si abbatte poi sull’unica istituzione che in questi anni ha agito in piena autonomia: la Banca centrale europea. Il programma di Schäuble prevede di toglierle il controllo delle banche europee, definito «in conflitto d’interessi con la gestione della politica monetaria».

«Sarebbe la fine del progetto di un’unione bancaria: d’altronde né il ministro né la Merkel l’hanno mai voluta – ricorda il docente – ma nel 2012 Mario Monti e l’allora neoeletto Hollande strapparono la promessa alla cancelliera, che da parte sua cercava il loro appoggio per il Fiscal compact». Il piano svelato da Handelsblatt presenta però un vantaggio: è capace di scontentare sia chi crede a un’unione più stretta basata su una vera unione monetaria e bancaria sia gli euroscettici che chiedono un’Ue con meno competenze. L’ultima novità Schäuble la riserva per l’Esm: il Meccanismo europeo di stabilità assume progressivamente le competenze della troika, oggi suddivise fra Commissione, Bce e Fmi. Una «riforma positiva» per Hacker che ha il pregio, dalla prospettiva di Schäuble di far fuori il Fondo monetario internazionale, colpevole in passato di aver proposto la ristrutturazione del debito greco, laddove i tedeschi «vogliono esigere i loro crediti senza sconti».


Banche, Merkel, schiaffo a Renzi: “Le regole non si cambiano”

La Cancelliera tiene il punto: “Non si cambiano ogni due anni le norme sulle banche”. Un altro flop per Renzi

La Merkel torna a sbattere la porta in faccia all’Italia. “Non si possono cambiare le regole ogni due anni”.

Così la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha ruisposto alla domanda di un giornalista sulla eventualità di concedere una maggiore flessibilità ad alcuni Paesi e cambiare le regole sul settore bancario in Italia come conseguenza della Brexit. “L’aspetto stabilità è prioritario, assieme a quello della flessibilità – ha premesso Merkel – abbiamo svolto un lavoro biennale per intervenire in modo pratico”. “Abbiamo lavorato per darci regole comini sulla ricapitalizzazione delle banche, non possiamo cambiare le regole ogni due anni. Le basi attuali offrono lo spazio per rispondere alle necessità dei diversi stati membri”, ha aggiunto.

Insomma a quanto pare la Cancelliera non è pronta per fare concessioni sul fronte bancario all’Italia e soprattutto su una revisione del bail-in. Di fatto Renzi si accosa subito alla Cancelliera e accetta il diktat di Berlino: “Nessuno vuole cambiare le regole. Una questione del genere non è all’ordine del giorno. Anche con le regole attuali siamo in grado di proteggere i risparmiatori. Ma l’ue non può far finta di nulla”, ha affermato riferendosi anche al dopo-Brexit. E ancora: L’Italia ha perso l’occasione per intervenire in modo strutturale sulla questione bancaria come ha fatto la Germania che ha salvato le banche mettendo 247 miliardi. In Europa – ha ricordato il premier – l’ultimo Paese che non le ha rispettate è stata la Germania nel 2003, e allora il governo Berlusconi glielo ha consentito per fare un favore a Germania e Francia”. Insomma a quanto pare la fuoriuscita di londra dall’Unione per il momento non ha cambiato i rapporti di potere. Di fatto Berlino continua a dettare le sue regole e il governo renziano ad accettarle passivamente…


Una commissione Ue ci impone più moschee e meno leggi per i musulmani

Moschee e luoghi di culto dove pregare, e meno leggi per i fedeli di Allah. Così l’Ue bacchetta l’Italia. Ritenuta dall’ECRI “una società anti-islamica”

 Nel meraviglioso mondo dell’Unione Europea esiste una Commissione contro il razzismo e l’intolleranza, conosciuta anche con l’acronimo di ECRI (European Commission against Racism and Intolerance).

Questa, nell’ultimo rapporto di giugno, bacchetta l’Italia sostenendo “pregiudizi persistenti anti-islamici nella società italiana“.

Moschee e meno leggi per i musulmani

Il rapporto ECRI parla chiaro. La società italiana sarebbe anti-islamica. Infatti, come si legge nel report: “Alcuni sondaggi nazionali continuano ad indicare che la maggior parte della popolazione italiana diffida di questa minoranza religiosa. Inoltre, i musulmani, che costituiscono solo il 4% della popolazione italiana, continuano anche ad essere stigmatizzati nelle dichiarazioni e nelle agende politiche di alcuni partiti“. Non solo. Ma anche “la mancanza di accesso alla proprietà dell’abitazione. Di conseguenza, una vasta maggioranza di immigrati vive in case troppo piccole per le quali paga affitti più alti dei cittadini italiani“.

Ovviamente dopo la tirata d’orecchi, arriva anche una bella raccomandazione. Ci viene chieste di porre “particolare attenzione alla rimozione di ostacoli giuridici o amministrativi non necessari alla costruzione di un numero sufficiente di luoghi idonei di culto per la pratica dell’Islam e dei suoi riti funerari“. Quello che ci chiesto, in parole povere, è più moschee dove praticare l’Islam e meno leggi nei confronti dei fedeli di Allah.


L’islam ci conquisterà ed è solo colpa nostra

L’islam si diffonde grazie alle nostre debolezze. I Tabligh Eddawa sanno che prima o poi l’islam prevarrà

“Guarda questa foto – mi dice Hamid – è l’Europa che si inchina ad Allah”. Poi prende il suo computer e mi mostra un’immagine (guarda) del Vecchio Continente i cui confini, ricalcati di nero, creano la figura stilizzata di un islamico che prega in ginocchio.

Un modo, forse, per dirmi che prima o poi anche l’Europa sarà musulmana. Ma se l’islam prevarrà o meno sull’Occidente non dipenderà da armi, missili o terroristi. Siamo fuori strada: l’islam ci conquisterà a causa nostra.

Perché abbiamo distrutto la famiglia e la società. Perché abbiamo rigettato la spiritualità e le nostre origini cristiane, ma trattiamo l’islam con tutti i riguardi, accecati dall’ideologia dell’accoglienza-a-tutti-i-costi.

Delle 72 ore vissute con i Tabligh Eddawa rimane saldamente impresso in mente ciò che ci distingue. Più di ciò che ci accomuna. La forza della fede contrapposta al relativismo europeo, il medioevo contro la modernità. E proprio su queste differenze si giocherà la sfida tra noi e loro.

Partiamo dal principio. Secondo i Tabligh (ma non solo) l’Occidente ha un solo problema, ovvero l’Occidente stesso: l’assenza di valori sani e una fede troppo sbiadita e progressista. “L’islam è la medicina per la malattia dell’Europa – dice l’imam – Maometto è nato 600 anni dopo Cristo per riportare l’ordine nel caos, quando gli uomini uccidevano le figlie per paura che diventassero prostitute. Allo stesso modo, l’islam è arrivato in Europa per superare questa fase di decadenza”. “Nel nostro mondo – continua l’imam – abbiamo mantenuto una struttura sociale naturale”. Questo significa donne velate, famiglia patriarcale e Stato incardinato sui principi religiosi.

Bisogna quindi chiedersi: è questo un pensiero folle senza possibilità di diventare maggioritario? Non necessariamente.

In un mondo contrassegnato dall’individualismo e dalla fluidità sociale, l’islam propone “una regola per ogni cosa”. Esiste quindi il rischio concreto che questo messaggio possa colmare il vuoto di autorità nato in una società priva di punti di riferimento.

Secondo punto. I musulmani, anche quelli più affievoliti, non temono di definirsi tali. Ne sono orgogliosi. Molto più di quanto lo siamo noi nel dichiararci eredi del cristianesimo. Quando parlano del Paradiso il loro volto si illumina come bambini di fronte ad un giocattolo. “Grazie alla benedizione di Allah – dice Hamid senza timore di essere banale – anche l’auto consuma meno benzina”. La differenza è che noi abbiamo abbandonato la spiritualità. Non guardiamo all’infinito, perché in fondo non ci crediamo. I musulmani sì. Perché?

Semplice: l’islam è una religione di sottomissione, con una preghiera fatta di ripetuti gesti di prostrazione. Allah è un dio impositivo, che “non ha bisogno di noi”, e il rapporto divinità-uomo è dal basso verso l’alto. L’esatto opposto del cristianesimo, dove è Dio a cercare l’uomo e Gesù ad incarnarsi in un bimbo. Per questo sono meno inclini alla “contaminazione” con la modernità. Basti pensare al rapporto che i Tabligh Eddawa hanno con la scienza. Muhammad mi racconta di come il Profeta ha indicato ai suoi seguaci una medicina infallibile: “Succhiamo il sangue ‘cattivo’ dalle zone malate del corpo: è ottima per la cervicale”.

Mettete insieme tutti questi fattori e sommateli ai tassi di crescita delle famiglie musulmane, che concepiscono ad un ritmo doppio rispetto alle coppie europee. Se la loro comunità rimarrà separata da quella occidentale come l’olio con l’acqua, l’effetto finale non potrà che essere di sostituzione demografica. L’acqua se ne andrà per lasciare spazio all’olio. Senza considerare che non manca certo una sorta di revanscismo islamico contro i cristiani: sui loro social network, i Tabligh mi fanno vedere le foto delle torture medievali che gli spagnoli avrebbero impresso agli islamici.

Il sentimento è ancora fermo al quegli anni, quando i cristiani li allontanarono dalla Spagna. Come se su Facebook le donne pubblicassero ancora le immagini delle streghe messe al rogo. Noi siamo andati avanti, loro non ancora.

Abbiamo due strade, dunque, per rispondere. Quella di “inquinare” l’islam con la modernità, oppure recuperare una nostra dimensione spirituale che ci renda davvero “comunità”. Altrimenti ci conquisteranno. E sarà solo colpa nostra.


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ECCO  I  VERI  “DEMOCRATICI”…………… MA  VERRA’  IL  GIORNO .

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