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CE LO CHIEDE L’ EUROPA – CE LO CHIEDE ALLAH…….. ANDATE TUTTI A FARE IN CULO !!!!

giugno 25, 2016

ANDATE  NEI  VOSTRI  PAESI  A  DETTARE  LE  VOSTRE  REGOLE……. CAPRONI !!!!

Patrick di Majan

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Ecco cosa succederà in un futuro non troppo lontano se non cacciamo via comunisti e mussulmani!!!!

 


da  IL  GIORNALE.IT

 

“La minigonna è da animali. Donne libere solo nell’islam”

Il movimento islamico radicale dei Tabligh Eddawa: “Le donne europee sono schiave. Solo nell’islam le sono garantiti tutti i diritti”

“Voi pensate che la vera libertà sia quella della mingonna. Ma vi sbagliate: questa è la libertà degli animali”. Hamid sa che dalle sue risposte alle domande sul ruolo della donna dipende buona parte dell’idea che molti si faranno del movimento dei Tabligh Eddawa.

Durante l’intervista è seduto, ma teso. Attento a pesare bene le parole: “Le europee sono schiave – dice – come le modelle: usate e poi gettate”.

Donne, Tabligh Eddawa e poligamia

Nell’islam invece no. Secondo i Tabligh, il sesso debole trova più rispetto tra i fedeli di Allah che in Occidente, “anche se abbiamo la poligamia”. “Vuoi sapere perché gli uomini possono avere più mogli e non viceversa? – fa allora eco l’imam ad una mia domanda – Bene. La questione fu posta da alcune donne anche a Maometto. Il quale le invitò a portare un secchio a testa contente un liquido diverso. Chi il latte, chi l’acqua, chi l’olio. Poi fece versare tutto in un recipiente e, dopo aver mescolato, disse: ‘Ora ognuna di voi riprenda il proprio liquido'”. Ovviamente era infattibile.

“Maometto – spiega Hamid – intendeva dire che per la madre è impossibile stabilire a chi appartiene un figlio dopo essere stata a letto con più uomini”. E per questo le è vietato avere più di un marito.

Inutile fargli notare l’esistenza del test del Dna. La tenacia nel rispondere alle obiezioni lascia intendere che non voglia smuoversi dalle sue idee. “Vorresti fare il test del Dna a tutti gli uomini per permettere alle ragazze di avere più mariti – sbotta alla fine – Questa non è società: questo è il caos”.

La discussione finisce così. Il tema è il più scottante tra quelli trattati nei tre giorni passati con questo movimento di islamici radicali (guarda il video). Solo dopo alcune ore torniamo a ragionare sull’argomento e in auto Hamid conferma la sua versione: “Tu potresti accettare che tua moglie abbia altri uomini?”. Certamente no, ma lo stesso – credo – dovrebbe valere per le donne con il proprio marito. A quel punto la discussione si chiude nuovamente: “Questa è la nostra cultura”, sentenzia l’imam.

Ecco. Spesso i Tabligh, messi alle strette, si rifugiano nei dettami della Sunna. “Ce lo chiede Allah” è la frase ricorrente per smarcarsi dalle situazioni critiche. Sia chiaro: le loro parole trasudano rispetto nei confronti del genere femminile. “Il Profeta ha detto che se una ragazza non è velata dobbiamo distogliere lo sguardo per non vederla”, precisa Abdellah. “Tutte devono essere rispettate – aggiunge Hamid – anche quelle scoperte e occidentali”. Il problema, se così possiamo chiamarlo, è che un burrone (nel bene o nel male) divide le nostra concezione della donna dalla loro. Diversi sono lo status sociale, le libertà, i limiti e i diritti. Per i Tabligh, la più grande responsabilità che le è affidata è quella di “costruire l’uomo di domani”. Punto. Il suo ruolo è quello di moglie e madre, mentre la guida della famiglia, l’ambito finanziario e lavorativo spetta all’uomo. Non che la donna non possa cercare un’occupazione, ma può farlo solo “se questo non mette a rischio il diritto dei bambini ad essere amati”. E comunque solo nel caso in cui l’uomo non riesca a provvedere ai bisogni familiari.

“La sola libertà è nell’islam”

Secondo i Tabligh però sarebbe “l’islam la prima religione e la prima società ad aver dato i veri diritti alle donne”. I diritti islamici, ovviamente. Non quelli “falsi” dell’Occidente. E se la giustizia di genere è garantita solo dal Corano, per i Tabligh è assurdo che le europee non lo capiscano: “Chi si ribella alle leggi scritte nel Corano – dice Hamid – non ha compreso che la sola libertà è nell’islam”.

Il velo, per esempio, sarebbe pensato in difesa della donna perché “le ragazze sono come le banane se le lasci senza buccia marciscono” (guarda il video). Non obbligano le loro mogli a portarlo, perché “è una scelta di vita”, ma l’importante è che non mettano in imbarazzo il loro padre o marito. Essenziale è che la sfera intima rimanga tale, che la donna non venga vista scoperta da altri uomini, che non crei scandalo, che non diventi soggetto (troppo) pubblico.

Le ragazze “sono dei diamanti” che i Tabligh sembrano voler tenere nel privato. Così come solo nella sfera privata deve rimanere ogni riferimento alla sessualità e sensualità: “Pensa – mi spiega Muhammad, prendendo ad esempio quanto conosce degli animali – se guardi un cammello fare l’amore, lui ti cercherà anche per 10 anni finché non ti uccide”. Un modo per dire, credo, che l’ambito sessuale e il corpo femminile non possono essere esposti in alcun modo nella pubblica piazza.

Anche per questo, conclude Hamid, “una ragazza, messa di fronte alle libertà occidentali e quelle islamiche, sceglierà sicuramente la legge di Allah”. Forse, ma bisognerebbe chiederlo a loro. Il problema è che non ci sono: le donne non sono ammesse a queste missioni di predicazione.

 

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