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AHAHAHAHAH……. CONSIDERANO LE PATRIE GALERE ISTITUZIONI……!!!!!

giugno 19, 2016

NON  CONOSCONO  VERGOGNA……. ARRESTANO  O  INDAGANO  UN  RAPPRESENTANTE  DEL  P D   AL  GIORNO  E  SI  DICHIARANO  IL  PARTITO  DELLA  LEGALITA’ !!!!

QUESTO  SI  CHIAMA  OFFENDERE  GLI  ITALIANI !!!!

Patrick di Majan

 

da  PARTITODEMOCRATICO.IT                   Pubblicato il 6 maggio 2016 in Primo piano

 

Orfini: “Il Pd ha dimostrato con le azioni di essere il partito della legalità”

Intervista di Carlo Bertini al Presidente dell’Assemblea Nazionale PD su La Stampa. “Non abbiamo mai polemizzato coi giudici. Altri partiti hanno percentuali di indagati maggiori”

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“Governiamo il Paese, larga parte di Regioni e Comuni e abbiamo migliaia di amministratori: nel novantanove virgola nove per cento dei casi sono persone che lo fanno senza alcun problema con la giustizia. Questo è il Pd. Ma c’è un grande tema: evidentemente gli interessi economici o criminali che vogliono infiltrare o corrompere la politica vanno dove c’è potere. In questo momento l’Italia è governata dal Pd”. Così il presidente Pd Matteo Orfini in un’intervista a ‘La Stampa’.

“Ciò comporta l’esigenza di alzare il livello di attenzione e aumentare gli anticorpi – aggiunge – Senza sminuire i casi specifici. Ma non troverete una parola di critica a un’iniziativa giudiziaria. Semmai se a qualcuno è scappata la mano non è da ricercare tra i politici”.

Dove ha sbagliato il Pd? “Non so, non credo vi siano stati errori – risponde Orfini – mi sembra il Pd abbia dimostrato con le azioni cosa pensi della legalità. Noi abbiamo fatto leggi che hanno inasprito le pene per i corrotti, introdotto i reati ambientali, attivato l’Autorità nazionale contro la corruzione chiamando Cantone. Non abbiamo mai polemizzato con la magistratura e per ogni caso che ha riguardato noi abbiamo chiesto che si arrivasse presto a sentenza”.

E quanto alla possibilità che il Pd vada incontro a uno stillicidio di inchieste fino al referendum di ottobre, “Spero vi siano tutte le inchieste utili a perseguire reati – sottolinea – Faccio il commissario di Roma e sono grato alla Procura perché ci ha aiutato a fare un’opera di pulizia anche dentro il nostro partito”.

“Che un membro del Csm usi tali parole, argomenti e perfino toni nei confronti di un altro potere dello Stato è gravissimo. Non giudico il merito. La nostra carta si basa sull’autonomia dei poteri e distinzioni dei ruoli. E che un membro del Csm faccia un’intervista di battaglia politica e poi la smentisca come i peggiori politici desta preoccupazione e sconcerto”. Così il presidente Pd Matteo Orfini commenta l’intervista del consigliere Csm Morosini. “Ma – sottolinea – lo ritengo un caso isolato, come alcune dichiarazioni sbagliate di Davigo poi corrette. Se giustamente si chiede alla politica rispetto dell’autonomia dei ruoli, deve valere per tutti”.

Quanto alla possibilità che quest’uscita di Morosini abbia ‘aiutato’ il Pd offrendo gli argomenti per la narrazione di un partito sotto assedio, “ma non ci sentiamo assolutamente sotto attacco – precisa Orfini – I giudici perseguono notizie di reato, è il loro lavoro, noi gli abbiamo pure chiesto di lavorare di più e fare meno ferie…”.


IL  PARTITO  DEMOCRATICO  CI  TIENE  ALLA  LEGALITA’…….. DEGLI  AVVERSARI  POLITICI  PERO’ !!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE.IT

 

Attaccano il M5S, ma non guardano a cosa hanno in casa

 

 

Il Pd “legalitario” non vede tutte le irregolarità di Sala

I democratici censurano gli avversari ma chiudono gli occhi sulle gravi omissioni del loro candidato a Milano

C’è un aspetto singolare, nella polemica scatenata dal Partito Democratico contro Virginia Raggi, candidata del Movimento 5 Stelle alla carica di sindaco di Roma, colpevole di avere omesso un paio di incarichi nella dichiarazione cui era obbligata dalla legge sulla trasparenza.

Secondo il Pd, l’avere attestato il falso rende la Raggi ineleggibile, e la Procura di Roma dovrebbe inviarle seduta stante, come atto dovuto, un avviso di garanzia.

È probabile, che le cose stiano come dice il Pd: la legge parla chiaro, non ammette dimenticanze, attestare il falso è un reato perseguibile d’ufficio, e tra le sanzioni c’è la decadenza dei pubblici uffici. L’aspetto singolare è però che nelle stesse, stessissime condizioni della Raggi si trova un altro candidato sindaco, stavolta del Pd. Si chiama Giuseppe Sala, e oggi affronta al ballottaggio Stefano Parisi per la carica di sindaco di Milano. Anche Sala, come è noto, quando ha dovuto stilare la medesima dichiarazione ebbe un brusco vuoto di memoria. La vicenda è da settimane di dominio pubblico, raccontata dal Giornale e dal Fatto. E quindi anche nei confronti di Sala il Partito Democratico dovrebbe gridare alla ineleggibilità e chiedere l’intervento della Procura.

Invece, nulla di tutto questo avviene. Ciò che è intollerabile per la Raggi a Roma, diventa una quisquilia per Sala a Milano. Le accuse che vengono lanciate contro la grillina nella Capitale, sotto la Madonnina vengono liquidate dal partito come inezie partorite dalla solita «macchina del fango».

Eppure, a guardarle in dettaglio, le vicende sono assai simili, e semmai ad avere il naso più lungo sembra proprio Beppe Sala. La Raggi ha omesso di indicare nella sua attestazione due consulenze del 2012 e nel 2014 per la Asl di Civitavecchia. Quando la faccenda è emersa, si è difesa dicendo: «Però le ho indicate nella dichiarazione dei redditi». Nello stesso identico modo, Sala si cercò di trarre d’impaccio quando si scoprì che possiede una casa di lusso in Engadina, vicino a Sankt Moritz, di cui non c’era traccia nella sua attestazione. «Però l’ho indicata nella dichiarazione dei redditi», disse Mr. Expo.

Uno a uno, insomma.

Peccato che Sala nella stessa attestazione si dimenticò ben di peggio: la sua passione per il business del mattone in Romania, che lo porta a detenere una quota rilevante di una società per azioni con sede a Bucarest. Anche di questo, avrebbe dovuto dare conto nella dichiarazione cui era tenuto come pubblico amministratore, e anche di questo non c’è traccia. Eppure, Sala firma: «Sul mio onore affermo che la presente dichiarazione corrisponde al vero».

Ora il magistrato Alfonso Sabella, arruolato dal Pd romano, invoca un avviso di garanzia per la Raggi. Ma a Milano un esposto contro le bugie di Sala giace da settimane nei cassetti della Procura. E i colleghi di Sabella si sono ben guardati dall’inviare a Sala l’avviso di garanzia che lo avrebbe affossato.

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