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E ADESSO, AVETE NIENTE DA DIRE PER GIUSTIFICARE L’ INGIUSTIFICABILE ????

14 giugno 2016

Ieri sera un altro terrorista islamico ha accoltellato a morte il comandante della polizia di un comune vicino a Parigi. Poi è salito in casa del comandante e si è filmato mentre assassinava la moglie. Pare che il filmato l’abbia inviato in Siria (Le Figaro).
Ma se il problema a Orlando (Usa) era l’omofobia e il controllo delle armi, adesso qual è il problema, visto anche che in Francia il controllo delle armi è rigidissimo? La poliziottofobia e l’odio per la famiglia naturale? E al Bataclan sette mesi fa? L’odio per i metallari? E a Bruxelles? L’odio nei confronti dei viaggiatori in aereo?
I RADICAL CHIC e I GIORNALI la capiranno mai?

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da  IL  GIORNALE.IT

 

“Sono dell’Isis, Allahu Akbar”. Poi un islamico fa due morti a Parigi

Il killer, ucciso dalle forze speciali, ha detto di appartenere all’Isis. Era già stato condannato per affiliazione a una rete jihadista

 n Francia il jihad torna a far scorrere il sangue. Un uomo che ha rivendicato la sua appartenenza all’Isis ha ammazzato a coltellate un funzionario di polizia e la sua compagna prima di essere a sua volta ucciso dalla polizia.

La tragedia si è consumata a Magnanville, piccolo comune alle porte di Parigi, dove il terrorista islamico ha prima ucciso il poliziotto e poi fatto irruzione nell’abitazione della coppia, barricandosi all’interno. Un bambino di 3 anni, figlio della coppia, è stato poi ritrovato illeso.

A pochi mesi dagli attentati di Parigi e di Bruxelles l’Europa torna ad aver paura dell’incubo jihadismo. Il copione è sempre lo stesso. L’assalitore, Larossi Abballa, un 25enne che abitava a Mantes-la-Jolie, ha urlato “Allahu Akbar” (Dio è grande), poi si è scagliato brandendo un coltellaccio contro Jean-Baptiste Salvint, 42enne vice comandante della polizia giudiziaria a Les Mureaux. Il funzionario di polizia, che non era in uniforme e si trovava fuori dalla sua abitazione, è stato ammazzato con nove coltellate. L’assalitore è poi entrato all’interno della casa prendendo in ostaggio la donna, 36enne segretaria d’amministrazione al commissariato di Mantes-la-Jolie, e il bambino. Le forze dell’ordine sono intervenute immediatamente: gli abitanti degli edifici adiacenti sono stati allontanati, l’erogazione di gas ed energia elettrica è stata interrotta, tutte le strade sono state chiuse. E, ovviamente, sono iniziate le trattative con la polizia per il rilascio degli ostaggi. È stato proprio in questo momenti che l’uomo avrebbe affermato la propria appartenenza ai tagliagole dello Stato islamico.

Gli uomini dell’unità speciale Raid hanno deciso di lanciare l’assalto intorno alla mezzanotte, uccidendo l’uomo. All’interno dell’abitazione, gli agenti hanno trovato il corpo senza vita della donna, che è stata sgozzata dal terrorista, mentre il bambino era in buone condizioni. L’agenzia di stampa dello Stato Islamico, Amaq, ha riferito che l’attacco è stato condotto da un combattente dell’Isis, ma al momento non ci sono rivendicazioni ufficiali: “Un combattente dello Stato islamico ha assassinato all’arma bianca un uomo del commissariato di polizia di Mureaux e sua moglie vicino a Parigi”. Secondo la France Presse, Larossi Abballa era già stato condannato nel 2013 per l’affiliazione a una rete jihadista. Insieme ad altre sette persone aveva inviato terroristi in Pakistan per combattere il jihad.

Il duplice omicidio di Magnanville segue di due giorni il massacro di Orlando e getta nuove ombre sulla Francia dove, proprio in questi giorni, si giocano gli Europei di calcio. Ieri sera alle 20:52, poco prima dell’azione terroristica, Larossi Abballa ha postato un video di rivendicazione. Un lungo messaggio in cui invita a uccidere poliziotti, secondini, giornalisti e rapper. E in cui dichiara: “L’Euro 2016 sarà un cimitero”. “Sarà fatta piena luce sulla natura di questo dramma abominevole”, ha dichiarato il presidente francese François Hollande che ha convocato immediatamente una riunione all’Eliseo.


Islam e violenza
Riporto le conclusioni del bel volume di Adonis, anziano intellettuale laico siriano e arabo, su “Islam e Violenza”. Il titolo delle conclusioni è “Contro l’essenzialismo”.

La nozione di progresso nella concezione islamica dell’uomo e del mondo

La concezione dell’uomo e del mondo che regna nell’islam si fonda su tre pilastri.Primo, la profezia islamica è l’ultima profezia e il profeta dell’islam è il sigillo dei profeti. Lui stesso ha detto: «Dopo di me, nessun profeta».Secondo, le verità tramandate da questa profezia a proposito del mondo celeste e del mondo terrestre e umano sono le verità ultime. Non ci saranno altre verità che possano confutarle. In compenso, si può accettare ciò che non contraddice queste verità e ciò che non è da esse contraddetto.Terzo, l’uomo non può modificare o cambiare ciò che la Rivelazione ha detto. Ha soltanto il dovere di credere e obbedire, ovvero di praticare. Se si spinge questa logica alle sue estreme conseguenze, si può dire che neppure Dio ha più niente da rivelare. Ha detto la sua ultima parola al suo ultimo profeta: «La religione è l’islam». Si comprende quindi la frase: « L’islam estirpa ciò che lo precede, a meno che non sia in sintonia con i suoi precetti». Tutto ciò che non è d’accordo con l’islam, viene respinto. Se l’islam estirpa ciò che lo precede, estirpa anche ciò che viene dopo. La religione è il criterio della giustezza di ciò che è venuto prima e di ciò che verrà dopo. L’uomo per eccellenza, secondo Dio, è il musulmano, colui che vive nella religione dell’islam. Si comprende quindi, in base a questa logica, come la Rivelazione regoli la ragione: la ragione del musulmano estirpa le ragioni precedenti. I suoi giudizi e i suoi criteri, a partire dal momento in cui godono della Rivelazione, estirpano i criteri e i giudizi precedenti e futuri.Si comprende quindi come l’uomo, secondo questa concezione, tragga la propria essenza umana soltanto dalla rivelazione islamica, a partire da questa rivelazione. L’islam definisce questa essenza umana, che viene da Dio e non dall’uomo; dalla Rivelazione, non dalla cultura, dall’esperienza o dalla vita; dalla parola di Dio, non da quella degli umani.Parlando del rapporto fra essenza ed esistenza, ci rendiamo conto che la tesi di Sartre, secondo cui «l’esistenza precede l’essenza», afferma l’esatto contrario della concezione islamica, secondo cui l’essenza precede l’esistenza, dato appunto che l’essenza umana viene da Dio. L’islam costituisce la natura umana reale, quindi è chiaro che la sua dottrina è una forma di essenzialismo. Questo può forse spiegare perché, secondo la concezione islamica, l’altro, il non-musulmano, debba scegliere tra due identità: o si dichiara non credente e allora va rifiutato se non ucciso; oppure vive sotto la protezione del regime islamico e in tal caso paga il tributo.Se l’essenza dell’uomo precede la sua esistenza, ne deriva che l’uomo non crea la propria personalità, non esercita alcun influsso sull’ordine del mondo. Cerca di imitare, nella propria vita e nella propria opera, il prototipo rappresentato dalla vita del profeta e dei suoi seguaci più vicini. La via dei musulmani non è segnata dalla creazione, ma dal mimetismo e dalla ripetizione. Per l’uomo non c’è alcuna libertà, solo un invito a reiterare. Ogni creazione è un’eresia, ogni eresia conduce all’inferno.Come diceva l’imam Shāfiī: «Chi spiega il Corano esprimendo la propria opinione personale sbaglia, anche quando ha ragione». L’individuo non deve avere un’opinione, solo la comunità può esprimere un parere. Ma, come diceva Sartre, l’uomo è necessariamente libero, perché la sua essenza è la libertà. Al contrario, l’uomo, nella visione islamica, è necessariamente imitatore e deve rispettare la tradizione. Non c’è nessuna libertà. È costretto a vivere, pensare e operare incarnando la propria essenza musulmana. L’uomo non può essere uomo senza l’islam. Essere musulmano significa abbandonare ogni individualità e dissolversi nella comunità. Non c’è alcuna soggettività all’interno dell’islam.Ora, il progresso è prima di tutto un progetto. È un’opera essenzialmente umana. L’uomo stesso è un progetto, secondo la tradizione umanista, di cui Sartre è il grande rappresentante moderno. Un progetto presuppone di uscire dal passato e di andare dal presente verso l’avvenire. Ogni progetto implica una visione dell’avvenire, contiene una tendenza verso uno stadio più elevato e più umano. Citando Sartre si potrebbe dire: «L’uomo è un movimento verso il futuro». Crea da sé la propria essenza, realizzando il proprio progetto, senza alcuna costrizione, soprattutto religiosa.Nell’islam il movimento è necessariamente rivolto al passato. L’avvenire non ha senso e non esiste se non alla luce del passato: il passato è l’avvenire del presente. È così che va inteso il termine «progresso» secondo l’islam: la pratica di imitare l’ideale incarnato dal passato, perché il passato è il luogo della verità. In altre parole, dedicarsi al progresso significa islamizzare l’avvenire a partire dal passato. Secondo la visione islamica, il progetto del progresso è islamizzare il mondo.Di qui si comprende perché l’islam sia una religione indissolubilmente legata al potere, un potere essenzialmente religioso, agli antipodi della vita civile, laica. L’islam è un movimento destinato a trasformare questo mondo in religione: la cultura, nelle sue forme artistiche, scientifiche, umane, va strumentalizzata per difendere il potere. Così il musulmano crede di vivere sempre nella luce dell’origine. Si separa dal tempo per andare verso l’eternità del paradiso.Il paradosso è che i popoli che hanno vissuto sotto il dominio islamico hanno compiuto grandi opere, nonostante le restrizioni religiose. Hanno fatto progressi nella vita, nella poesia, nell’arte, nel pensiero, nella filosofia e nella scienza, senza che venisse meno il conflitto fra quelle restrizioni e coloro che realizzavano quei progressi. Alcuni di loro hanno pagato con la vita, con la distruzione delle loro opere o con l’emarginazione.Ciò che lascia sbalorditi in questo paradosso è che fra questi creatori, soprattutto nel campo della filosofia e della poesia, non si trova un solo adepto dell’islam tradizionale, l’islam del potere. Non c’è nessun poeta importante, nell’arco di ben quattordici secoli, né un solo filosofo illustre, che abbia creduto nell’islam del potere o nell’islam della Legge.Tutti confermano, in un modo o in un altro, ciò che disse il poeta al-Ma’arrī. «Ci sono due categorie di persone al mondo. Quelle che hanno una religione ma nessuna ragione e quelle che non hanno religione e usano la ragione».Ecco perché, secondo questa prospettiva, il senso e l’essenza dell’uomo non vengono dalla sua umanità, ma dalla sua religione, vale a dire dall’islam. E se un musulmano abiura la sua fede, perde l’essenza umana e sarà condannato e ucciso. L’uomo è stato creato per essere musulmano e servire l’islam.Per essere ancora più espliciti: la concezione oggi prevalente nell’islam continua a considerare l’islam stesso come l’unica fonte di tutte le verità. Il problema non sarebbero nemmeno queste verità, se fossero personali e riguardassero soltanto l’individuo. Il problema nasce dal fatto che queste verità totalizzanti e chiuse vengono imposte culturalmente, socialmente e umanamente. Rappresentano i criteri assoluti per edificare una società, anche se in questa società ci sono altre componenti, altre religioni.La verità nell’islam è una verità-comunità. Non viene dalla creatura, ma dal Creatore, quindi non cambia. Si tramanda da una generazione all’altra, totale e definitiva, come un lascito spirituale, e il suo senso fissa il segreto dell’esistenza. Se viene abbandonata, l’esistenza stessa finisce, perché non ha alcun senso al di fuori di quelle verità. Si comprendono allora la nozione di jihād o di martirio: è l’illustrazione del senso veicolato da quelle verità. Difenderle significa difendere Dio e difendere l’esistenza, persino da se stessa.Quando si considera la verità come questione personale, che impegna soltanto colui che crede, la si può accettare come espressione di libertà. Quando si proclama che la verità è sociale e totale, e che impegna l’intera società, allora la si impone mediante la Legge. Ecco perché diventa violenza. E credere diventa sottomissione. A quel punto, non è più la società a possedere la verità, ma viceversa. Il Testo è più importante della realtà: ne diventa padrone e la rende schiava. La verità diventa una guerra infinita contro il pensiero e contro l’uomo – contro le verità degli altri.Il progresso, secondo questa prospettiva, è un’imitazione perfetta delle origini. Invece, secondo la tradizione occidentale, da Aristotele a Hegel, l’imitazione non ha alcun valore se non implica un superamento. Imitare significa superare ciò che si imita. Altrimenti, l’imitazione non sarebbe che una copia superficiale e una deformazione. Ebbene, è questa imitazione, questa deformazione, che gli arabi vivono nella nostra epoca.Il progresso è un’opera umana, fondata sulla creazione e sull’invenzione. È strettamente legato all’avvenire. La cultura che non considera l’avvenire se non come riscrittura del passato non vede alcun progresso. Purtroppo, finché una simile visione regnerà sulla società araba, si può dire che a procedere sarà solo la regressione.L’uomo è un essere creativo per definizione. Va sempre più lontano, nella vita, nella società, persino nella lingua. L’avvenire è lo spazio in cui si realizzano i poteri, le energie dell’uomo, per meglio dominare l’universo e meglio penetrarne i segreti.La concezione che regna attualmente richiede una nuova lettura dell’islam e delle culture dei popoli che hanno vissuto sotto l’egida del potere islamico; richiede anche una nuova interpretazione dell’intera cultura araba, l’elaborazione di una nuova storia; richiede infine che si stabiliscano nuovi rapporti fra le parole e le cose, fra gli uomini e il mondo, fra l’essere umano e il progresso.
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