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TUTTA BRAVA GENTE CHE AMA TANTO E SPENSIERATAMENTE I “PROFUGHI”……..!!!!

giugno 12, 2016

da  Messaggero  Veneto  12 giugno 2016

 

Affare-profughi: sette indagati a Udine

Nel mirino l’associazione Ospiti in Arrivo. Un dossier di 2800 pagine. Avrebbe tratto ingiusto profitto favorendo la permanenza di irregolari

di Davide Vicedomini

UDINE. Sono accusati di aver occupato alcuni edifici per far dormire i profughi arrivati a Udine dalla rotta balcanica e di aver tratto ingiusto profitto dalla permanenza di stranieri illegalmente presenti sul territorio allo scopo di essere riconosciuti come associazione e di ottenere in futuro la richiesta del cinque per mille.

Nel mirino della Procura nell’ambito della vicenda migranti finisce l’associazione Ospiti in Arrivo.

Un dossier di 2800 pagine curato dal pm Claudia Danelon fatto anche di intercettazioni telefoniche.

Sette i volontari indagati, tutti residenti nella provincia di Udine.

La realtà da quasi due anni si occupa di richiedenti asilo nel capoluogo friulano.

Nata dall’iniziativa spontanea di un gruppo di cittadini ha prestato da fine 2014 aiuto e assistenza ai migranti in occasione dell’emergenza.

Cinque gli edifici occupati, secondo la Procura, a più riprese dall’associazione: l’ex acciaieria Safau, l’ex sede Amga di via Scalo Nuovo, un’area demaniale in via Chinotto, l’ex sede Alfa Romeo di via Cormor Alto e la caserma Osoppo .

Per tre degli indagati il reato contestato è anche quella di aver favorito la permanenza di questi stranieri per trarne ingiusto profitto.

I soggetti interessati hanno ricevuto in questi giorni l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. A difenderli sono gli avvocati Aldo Scalettaris, che segue tre indagati, Mery Mete, Patrizio Palermo, Arrigo Stefano e Caterina Bove.

«Riteniamo i reati inesistenti – questo è il commento del legale Aldo Scalettaris –. Stiamo valutando gli atti che sono molto corposi. Le attività d’indagine riguardano anche intercettazioni fatte dalle forze dell’ordine».

«Riteniamo la situazione piuttosto grottesca perchè proprio coloro che hanno cercato di ovviare a una carenza istituzionale accogliendo e aiutando i profughi allo scopo meramente umanitario, ora si ritrovano indagati e accusati di diversi reati. Oltretutto mi pare alquanto arzigogolata l’accusa di voler favorire la permanenza dei migranti per fini di lucro allo scopo di beneficiare dei contributi del cinque per mille».

Il procuratore capo, Antonio De Nicolo parla di «indagini dovute per cui non occorre generare alcun allarmismo».

«Vedremo che cosa è accaduto e ascolteremo le valutazioni della difesa caso per caso. Se ci saranno delle ragioni plausibili il caso verrà chiuso come è stato aperto».


Profughi, truffa su forniture d’acqua dal Pordenonese

Acquisti a San Quirino e cessioni a una società inesistente. In 21 a giudizio all’ex Cie di Gradisca. Altra inchiesta a Udine

Rinviati a giudizio per il reato di associazione a delinquere. È la sentenza del giudice per l’udienza preliminare di Gorizia nei confronti di ventuno persone coinvolte nell’indagine della guardia di finanza di Udine nell’ambito della gestione dell’accoglienza degli immigrati ospitati nell’ex Cie di Gradisca d’Isonzo. Inchiesta che si è basata anche sull’acquisto di acqua, destinata ai rifugiati, dall’azienda Santanna di San Quirino, estranea alle accuse.

Secondo l’accusa gli indagati avrebbero speculato sulle spalle dei migranti, arrivando anche a intascarsi i soldi destinati ai migranti. A finire nel mirino anche nomi eccellenti: dal presidente della Camera di commercio di Gorizia, Gianluca Madriz, all’ex presidente della Provincia di Gorizia e già direttore dell’Unione delle Province, il cividalese Gianfranco Crisci.

Sotto inchiesta anche il colonnello Vittorio Isoldi, ex vice comandante della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli”, già direttore del Cie di Gradisca di Gradisca e coordinatore poi di Connecting People, la cooperativa che ha gestito per anni, fino a settembre 2015, il centro di accoglienza, prima di chiedere il concordato preventivo. Per tutti e 21 il reato contestato è quello di associazione a delinquere finalizzata alla truffa a danno di ente pubblico e frode in pubbliche forniture.

Ad avere un ruolo chiave, secondo gli inquirenti, era Vittorio Isoldi, nella qualità di direttore del Cie, che, insieme a tre dipendenti della cooperativa, si sarebbe indebitamente appropriato di oltre 88 mila euro inviati dall’estero (tramite circuiti di money transfer) dai familiari agli ospiti della struttura. I nomi di Gianluca Madriz e Gianfranco Crisci rientrano, invece, nell’altro filone d’inchiesta, avente a che fare con una serie di violazioni attraverso l’utilizzo di fatture per operazioni di fatto inesistenti al fine di conseguire risparmi fiscali nell’ambito della gestione della struttura d’accoglienza.

In particolare Connecting People avrebbe acquistato bottiglie di acqua, destinata agli ospiti, dall’azienda Santanna di San Quirino. L’acqua, però, sarebbe stata “formalmente” ceduta, alla Cgs Storitve doo, società di fatto inesistente, con sede in Slovenia, fondata da Madriz e con Crisci nel suolo di amministratore. Una “scatola vuota”, insomma, ma preziosa per ottenere risparmi fiscali. La società slovena avrebbe poi rivenduto in Italia le bottiglie alla stessa Connecting People. La “triangolazione” avrebbe consentito di evadere l’Iva godendo quindi delle agevolazioni fiscali.

Intanto un’altra inchiesta è stata aperta a Udine su un giro d’affari sui migranti, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di sette volontari.

Nel mirino l’associazione “Ospiti in arrivo”, attiva dal 2014, che a parere dell’accusa avrebbe tratto ingiusto profitto favorendo la permanenza nel nostro Paese di immigrati irregolari. Il dossier messo insieme dalla procura della Repubblica del tribunale di Udine è arrivato a circa 2.800 pagine. Cinque gli edifici occupati, secondo la Procura, a più riprese dall’associazione: l’ex acciaieria Safau, l’ex sede Amga di via Scalo Nuovo, un’area demaniale in via Chinotto, l’ex sede Alfa Romeo di via Cormor Alto e la caserma Osoppo.


da  ANSA.IT

 

Gestivano centro accoglienza e rubavano soldi ai migranti

Rinviate a giudizio 21 persone di una onlus a Gorizia

ANSA) – GORIZIA, 11 GIU – Hanno gonfiato le spese e ridotto i servizi ai migranti, si sono impossessati di 88 mila euro inviati dall’estero agli stessi ospiti della struttura ed hanno commesso violazioni fiscali. Sono i motivi per cui il Gip del Tribunale, in seguito a indagini svolte dalla Guardia di Finanza ha rinviato a giudizio 21 persone a vario titolo operanti nell’ ambito di una nota onlus che gestiva un centro di accoglienza immigrati per il quale il ministero dell’Interno (tramite la Prefettura) sosteneva oneri economici per l’accoglienza e il mantenimento dei cittadini extracomunitari ospitati. I reati contestati, che riguardano anche tre persone giuridiche, sono associazione per delinquere, reati fiscali, peculato, frode in pubbliche forniture, falso e favoreggiamento.
La onlus, che opera in più regioni italiane, dal 2015 non gestisce più il Centro di accoglienza dopo la “risoluzione” avvenuta con la Prefettura di Gorizia.

 

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