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EPPURE C’ E’ QUALCHE IDIOTA PATENTATO E CAZZARO CHE VEDE LA RIPRESA…….!!!!!

20 maggio 2016

da  ImolaOggi

 

E qualcuno oggi ha avuto il fegato di titolare “L’Italia risale la china”

 

Istat: 2,2 milioni le famiglie italiane senza redditi da lavoro

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Continuano ad aumentare le famiglie jobless, quelle cioè in cui nessuno ha un lavoro, arrivando nel 2015 a 2,2 milioni.

“Gli effetti della crisi sulle condizioni lavorative delle famiglie sono rimarchevoli” si legge nel documento, “le famiglie piu’ fragili, cioè prive di redditi da lavoro, sia monocompomneti sia composto da piu’ persone, sono aumentate passando dal 9,4% del 2004 al 14,2% delle famiglie nel 2015″.

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L’incremento ha riguardato soprattutto le famiglie giovani. Tra i single gli occupati si riducono da 48,6% del 2004 a 44,7% del 2015 e le occupate salgono da 28,8% a 30,6% nello stesso periodo. Tra le famiglie con piu’ componenti aumentano quelle in cui lavora solo la donna (da 7,2% del 2004 a 10,7%) e diminuiscono le famiglie con piu’ di un occupato (da 55,1% a 50,0%). La situazione è particolarmente difficile nel Mezzogiorno dove le famiglie jobless salgono al 24,5% nel 2015 contro l’8,2% del Nord e l’11,5% del Centro.


Ancora segnali di ripresa… Non saranno troppi?

Senza casa né lavoro, sempre piu’ giovani costretti a vivere con i genitori

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Niente da fare, i figli da casa non possono andarsene: nel 2015, rileva l’Istat nel suo Rapporto Annuale 2016, vive ancora in famiglia con il ruolo di figlio o figlia, il 70,1% dei ragazzi di 25-29 anni e il 54,7% delle coetanee (la cosiddetta Generazione del millennio). Percentuali in decisa crescita rispetto a venti anni prima (rispettivamente 62,8% e 39,8%).

In calo anche il numero dei matrimoni. La prolungata permanenza a casa di mamma e papà è dovuta a molteplici fattori, tra cui l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, le difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro e la condizione di precarietà, gli ostacoli a trovare un’abitazione.

Le principali tappe verso la vita adulta, fa notare l’Istat, sono sempre piu’ posticipate notando il passaggio dalla Generazione della ricostruzione (ossia quella dei nati fra il 1926 e il 1945) alla Generazione di transizione (nati negli anni Sessanta e Settanta). Lo dimostra il fatto che aveva vissuto un evento familiare prima del venticinquesimo compleanno come la prima unione, il primo matrimonio, il primo figlio, fino al 75% delle nate negli anni Quaranta e Cinquanta, il 56,5% di quelle che hanno visto la luce negli anni Sessanta e il 46,6% di quelle degli anni Settanta. E oggi si convola a nozze sempre meno: l’istituto del matrimonio sembra in declino fra le generazioni piu’ recenti (Generazione del millennio e Generazione di transizione). La propensione a sposarsi la prima volta è in forte calo perchè l’evento è posticipato verso età piu’ mature: nel 2014 l’età media al primo matrimonio è arrivata a 34,3 anni per gli sposi e a 31,3 per le spose. Particolarmente esplicativo è il caso delle donne che a 30 anni non hanno ancora lasciato la famiglia di origine, (oltre 2,7 milioni, rappresentano piu’ dei due terzi delle trentenni) cresciute di 48 mila unità fra il 2008 e il 2014. Sono diminuite di circa 41 mila unità le spose alle prime nozze tra 18 e 30 anni. (AGI)

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