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MATTEO RENZI DICE CHE SIAMO IN CRESCITA…….!!!!!

14 maggio 2016

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IL  CAZZARO  FIORENTINO  DICE  CHE  TUTTO  VA  BENE  E  CHE  L’ EXPO’  E’  STATO  UN  SUCCESSO……….

da  ImolaOggi

 

Con il governo Renzi il debito sale al ritmo di 4,86 miliardi di euro al mese

 

Con il governo Renzi il debito sale al ritmo di 4,86 miliardi di euro al mese; 160 milioni al giorno, 6,6 milioni l’ora, con aumento pro-capite di 2.025 euro e gravame di 37.145 euro ad abitante.

Secondo i dati Bankitalia, a marzo 2016, dopo 25 mesi del governo Renzi insediato nel febbraio 2014, si registra una nuova impennata del debito pubblico, aumentato di 14,0 miliardi di euro rispetto a febbraio, arrivato a 2.228,7 mld, polverizzando così il precedente record di 2.219 miliardi di euro del maggio 2015.

Il debito che doveva diminuire, è così salito con Renzi-Padoan al ritmo di 4,86 miliardi di euro al mese, un aumento pro-capite (per ognuno dei 60 milioni di abitanti) di 2.025 euro di tassa occulta che graverà all’infinito sui giovani, ed un gravame di 37.145 euro per ognuno dei residenti, 93.000 euro a famiglia.

Eppure sia il premier Renzi, che il ministro dell’Economia Padoan, dalla data del loro insediamento avevano promesso di ridurre il debito, ed anche 1 mese fa, in occasione della presentazione del Def:

“Nel 2018 questo incubo di questa montagna di debito che può attivare terribili regole di taglio della ghigliottina andrà finalmente via e credo che per la prospettiva dell’Italia questo sarà un risultato importante”, aveva detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a margine del Documento di economia e finanza. L’”incubo” a cui fa riferimento Padoan è la zavorra del debito pubblico, che nell’estate 2014 ha toccato il massimo storico in termini assoluti (2.167,7 miliardi di euro) e quest’anno si attesterà al 132,5% del Pil. Ma dal prossimo inizierà a scendere: “Nel 2016 al 130,9% e poi al 123,4 nel 2018″. Per quanto riguarda l’indebitamento, “nel 2015 è previsto al 2,6, nel 2016 all’1,8%, nel 2017 all0 0,8%”, fino a ridursi a zero nel 2018. “Quindi nel 2018 rispetteremo la regola del debito (cioè l’azzeramento del rapporto deficit/Pil nominale previsto dal Fiscal compact, ndr)“, aveva promesso Padoan.

Purtroppo il debito pubblico, per politiche economiche e monetarie sbagliate improntate alla recessione ed all’austerità, è cresciuto nei 25 mesi del governo Renzi, di 121,543 miliardi di euro, il che equivale a quasi 5 miliardi di euro al mese, circa 160 milioni di euro al giorno, 6,6 milioni all’ora, 110mila euro al minuto, 1.833 euro ogni secondo.

Nonostante le promesse da marinaio il debito non potrà diminuire neppure nel 2016, a meno che il Governo non riprenda la propria sovranità monetaria, nazionalizzando Bankitalia (come in tutti i paesi europei e del mondo con le banche centrali pubbliche) incassando 380 milioni di euro di cedole che la Banca d’Italia versa ogni anno alle banche private ed altri azionisti, ed alienando le quote di oro e riserve, pari a 100 miliardi di euro, da tempo proposto da Adusbef e Federconsumatori, che non è di proprietà di cleptocrati ed oligarchi, ma del popolo italiano. AGI


Istat: Peggiora la deflazione in Italia

 

deflazionePeggiora la deflazione in Italia. Ad aprile l’indice nazionale dei prezzi al consumo è sceso dello 0,1% su base mensile e ha registrato una diminuzione su base annua pari a -0,5% (la stima preliminare era -0,4%), più ampia di tre decimi di punto percentuale rispetto a quella registrata a marzo (-0,2%). A comunicarlo è l’Istat.

La maggiore flessione tendenziale dell’indice generale è principalmente da attribuire all’accentuarsi del calo dei prezzi degli Energetici regolamentati (-6,4%, da -2,7% del mese precedente), cui contribuiscono sia il Gas naturale (-9,9%, da -5,7% a marzo) sia l’Energia elettrica, che segna un’inversione di tendenza (-1,9%, da +1,5% del mese precedente).Pertanto, al netto dei soli beni energetici, l’inflazione rimane stabile a +0,4%, mentre al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, scende a +0,5% (da +0,6% di marzo).

L’inflazione acquisita per il 2016 è pari a -0,5% (era -0,4% a marzo).Rispetto ad aprile 2015, i prezzi dei beni registrano una lieve accentuazione della flessione (-1,1%, da -1,0% di marzo) e il tasso di crescita dei prezzi dei servizi rallenta (+0,4%, da +0,7% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a marzo 2016, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si riduce di due decimi di punto percentuale.I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,1% rispetto a marzo e diminuiscono dello 0,2% su base annua (da -0,3% del mese precedente).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,2% in termini congiunturali e diminuiscono dello 0,9% in termini tendenziali (era -1,1% a marzo).L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,2% su base mensile mentre fa segnare una diminuzione dello 0,4% su base annua (la stima preliminare era -0,3%), più ampia di due decimi di punto percentuale rispetto al calo registrato a marzo (-0,2%). Il rialzo congiunturale è in larga parte dovuto al rientro definitivo dei saldi invernali, di cui il NIC non tiene conto.  (askanews)


Expo, il conto finale: è costata 2,2 miliardi e ha guadagnato 30,7 milioni

 

Expo 2015 – da quando è nata a quando ha chiuso i battenti – cioé dal 2009 al 2015, è costata esattamente 2.254,7 milioni di euro, ed è stata messa in liquidazione per 2.285,4 milioni. Ha chiuso con un patrimonio netto pari a 30,7 milioni. Considerando i 7,7 milioni per la gestione fino al 18 febbraio 2016, data della sua liquidazione, il patrimonio netto della società è stato di 23 milioni di euro.

Secondo i documenti depositati, Expo è stata finanziata in questi termini: 1.258,7 milioni di contributi pubblici, 944 milioni di ricavi gestionali e 168,9 milioni di altri ricavi. Dalla vendita dei biglietti ha, inevce, ricavato solo 421,3 milioni, dalle sponsorizzazioni 353,7 mln, dall’affitto degli spazi ai Paesi partecipanti 19,2 mln. Le concessioni di spazi e servizi di Padiglione Italia hanno generato ricavi per 29,2 milioni di euro, le royalties sul cibo e il merchandising a 27,8 milioni. Il risultato complessivo del progetto, dal 2009 al 2015 porta ad un patrimonio netto di 30,7 milioni di euro al 31 dicembre.

Considerando i 7,7 milioni per la gestione fino al 18 febbraio 2016, il patrimonio netto della società al momento della liquidazione è stato di 23 milioni di euro.

Per mandare Expo in pareggio coi soli ingressi da botteghino, si evince, Ogni visitatore avrebbe dovuto pagare un biglietto di poco più di 100 euro.

QUIFINANZA

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