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LEGGETE DONNE………. E UOMINI !!!!!

maggio 14, 2016

13226914_1105715659493630_7156266438251752822_n Così non mi dispiacerebbero poi tanto……ahahahahahah .

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da  LIBEROQUOTIDIANO.IT      15 Gennaio 2016

 

Come ci vogliono colonizzare

“Italiane, dovete sottomettervi così”. Il sito islamico per educare le donne

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Chiunque parli di integrazione dei musulmani e di convivenza con l’ islam, prima di aprire bocca di nuovo, dovrebbe dare un’ occhiata a un interessante sito internet. Si chiama Al Ghurabaa (www.alghurabaa-magazine.com) ed è un «magazine per la donna musulmana». Una specie di Donna Moderna in versione maomettana, in pratica. Solo che, come è facile immaginare, di «moderno» c’ è ben poco. Quale sia il posto della femmina nel mondo viene chiarito in un eloquente articolo, in cui si precisa, a scanso di equivoci, che «il ruolo della donna nell’ islam non è legato esclusivamente alla maternità». E ci mancherebbe, ci sono un sacco di altre attività: «Una donna può essere educatrice di bambini non suoi, istruttrice delle sue sorelle, compagna e saggia consigliera per il proprio marito e per i propri familiari». Tutte cose nobili e sante, ovviamente. Ma l’ idea di uscire di casa non sembra nemmeno contemplata. Figuriamoci la possibilità di lavorare.

Spiega infatti il magazine: «Molte donne, musulmane e non, oggi sono stressate da un nuovo bisogno indotto: immaginano che la propria realizzazione emotiva possa avvenire esclusivamente attraverso la realizzazione di una carriera lavorativa». Infatti, seguendo i consigli del sito, se ne deduce che la donna possa arrivare alla sua «realizzazione emotiva» soltanto restandosene barricata nella propria dolce dimora, crescendo i figli e sfornando gustose torte di mele alle mandorle o «torte rustiche super-veloci». Manicaretti per cui Al Ghurabaa fornisce dettagliate ricette.

Tra i trucchi per preparare un cupcake halal e i consigli per impastare i biscotti di avena, l’ obiettivo del «magazine femminile» è uno e uno solo: l’ isolamento delle donne. Praticamente in ogni articolo compare un invito a non lavorare. Sembra di leggere quei giornali sauditi in cui si spiega che alle donne non conviene guidare perché, stando sedute al volante, possono riportare danni alle ovaie. La separazione dal mondo deve essere totale. Bisogna difendersi dagli sguardi attraverso gli abiti. Ecco allora i numerosi pezzi che cantano le lodi del velo: c’ è la testimonianza dell’ europea convertita che racconta quanto si senta bene indossando l’ hijab; c’ è il link al sito Niqab.it, dedicato alle donne che vogliono coprirsi col velo integrale.

Poiché bisogna evitare di essere contaminate dalla cultura italiana, dunque il sito sconsiglia di mandare i figli a scuola: meglio educarli in casa. Dopo tutto, spiega un approfondito servizio, «la nostra finalità, come mamme musulmane, non è quella di formare futuri laureati, manager, professori e dottori attaccati a questa vita ed ai beni di questa vita, ricchi, professionalmente soddisfatti e pienamente realizzati nel qui e ora.

È invece quella di insegnare la felicità, la vera felicità, ai nostri figli». E la felicità, manco a dirlo, è la sottomissione ad Allah. Sono tantissimi gli articoli dedicati alla pratica dell’«home schooling». Dietro le paroline inglesi, c’ è l’ educazione casalinga in ottemperanza alla volontà di Allah.

«Tutti pensano che in Italia ci sia “l’ obbligo di mandare i figli a scuola”. In realtà non è così», gongola il nostro magazine. E aggiunge che non mandare i bambini in classe «significa poter educare i nostri figli seguendo i nostri nobili modelli, significa procurare loro gli strumenti necessari per conseguire la felicità in questa vita e nell’ altra, significa poter selezionare le materie di studio, approcciare i programmi scolastici in maniera critica, filtrare i contenuti attraverso i metri di misura che appartengono alla nostra consapevolezza religiosa, insegnando loro non solo ciò che serve per superare l’ esame e ciò che possa formarli tecnicamente e culturalmente, ma anche e soprattutto la scienza utile che li avvicini al loro Signore e che li fortifichi in questa vita».

Viene da rabbrividire a leggere frasi come queste, imbellettate da una grafica dai colori pastello e da foto rassicuranti. Siti del genere, rivolti principalmente alle italiane convertite all’ islam, sono uno strumento per sostenere la segregazione delle donne. Che viene spacciata come una conquista, come un esercizio di libertà (deciso dai mariti violenti, magari). Ma, soprattutto, tali siti servono a creare una comunità separata. Servono a trasformare i musulmani in un corpo estraneo, in una società nella società. Per gli autori di Al Ghurabaa, la sharia’ a viene prima di tutto. La realtà italiana va filtrata, emendata, censurata nell’ attesa di cambiarla da cima a fondo. Non solo le donne vanno blindate fra le mura domestiche, ma pure i figli vanno cresciuti nel totale disprezzo degli infedeli.

Tutto ciò, chiaramente, viene celato sotto un velo di zucchero. Per dire che i bimbi è meglio tenerli a casa da scuola, per esempio, si spiega che in questo modo eviteranno droga, bullisimo e altri pericoli. Peccato che l’ alternativa sia dedicarsi esclusivamente allo studio del Corano. Guardando Al Ghurabaa, capiamo perché siano così tanti i musulmani che vivono in Italia ma non conoscono l’ italiano. Scorrendone gli articoli, risulta chiaro che i primi a non volere alcuna integrazione sono gli islamici. Anche se cucinano ottime torte.

Francesco Borgonovo

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