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E POI DICONO CHE SIAMO IN DEMOCRAZIA……!!!!

5 maggio 2016

SE  FOSSI  IO  IL  TITOLARE  DELL’ AZIENDA,  PORTEREI  I  LIBRI  IN  TRIBUNALE  E  LICENZIEREI  TUTTI !!!!

Patrick di Majan

 

da  IL  GIORNALE.IT

 

Islam, giudice stanga l’azienda “Assumete le donne col velo”

Un’azienda di volantinaggio scarta una ragazza perché rifiuta di togliere il velo: arriva la condanna al risarcimento

Va assunta anche se durante le ore di lavoro porta il velo. La Corte d’appello di Milano ha dichiarato “discriminatorio” il comportamento di un’azienda di ricerca del personale che, dovendo selezionare ragazze addette al volantinaggio per una fiera di scarpe a Milano di due giorni, aveva rifiutato di inserire nella selezione una lavoratrice italiana di origine egiziana e di fede musulmana a causa del suo rifiuto di togliere il velo.

La società si era difesa rivendicando il diritto di selezionare le lavoratrici sulla base di esigenze estetiche e di immagine, affermando che i clienti non sarebbero mai stati così flessibili. La difesa della lavoratrice affermava, invece, che “quando un requisito coinvolge il fattore religioso gode di una particolare tutela: può essere inserito dell’azienda come condizione di assunzione solo quando sia essenziale alla prestazione lavorativa e il sacrificio imposto alla lavoratrice sia proporzionato all’interesse perseguito dall’azienda”. La Corte ha accolto le tesi della difesa della lavoratrice e ha dichiarato discriminatoria la scelta della società di non far partecipare la lavoratrice alla selezione soltanto a causa del suo rifiuto di togliere il velo.

L’azienda è stata condannata anche al risarcimento del danno non patrimoniale “in misura di 500 euro”. “È una sentenza molto importante” dichiara l’avvocato Alberto Guariso dell’Asgi, Associazione per gli studi giuridici sulla immigrazione, che ha assistito la lavoratrice, “perché riconosce che il diritto all’identità religiosa è un elemento essenziale delle società democratiche e deve sempre essere garantito anche quando comporta un sacrificio di altre esigenze del datore di lavoro non altrettanto rilevanti, come quelle estetiche”.

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